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25/11/2016

LA RIFORMA COSTITUZIONALE BOSCHI -VERDINI e l’INNO DI MAMELI.

 

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ANSIA DA RIFORMA

Il 4 dicembre si vota per la modifica della Costituzione. Ma un’ansia profonda si cela dietro questo nuovo progetto di riforma della Costituzione, una sensazione di irrequietudine, che affiora e fatica ad essere rimossa.

In quali condizioni arriva l’Italia a questo importante appuntamento ?

Chi sono questi italiani che si accingono a modificare la Carta Costituzionale ? Chi sono diventati ? Quali sono le motivazioni della riforma  ? Chi promuove questo cambiamento ? E’ vero o no, che potrebbe essere un grave rischio per l’economia nazionale la mancata eventuale approvazione della riforma Boschi – Verdini ?

Siamo del tutto sicuri che il governo così come concepito al netto dell’approvazione della riforma rappresenterebbe gli interessi di quegli italiani i cui avi lottarono per un italia libera, unita e democratica ?

O forse non suona del tutto estraneo alla costituzione materiale del paese questa storia degli eletti dei segretari di partito nelle liste bloccate ?

L’attuale sistema Costituzionale Parlamentare bicamerale su base partitica, il potere esecutivo diviso con le  regioni per mezzo della riforma del 2001 del titolo V, la residua ampia influenza del voto proporzionale nelle elezioni locali, vengono dichiarati  pronti per la rottamazione.

Ma ha un senso questa ansia di novità ?

Dalle macerie del Regno di Italia, creato per volontà di Dio e del Re, sorgeva la Repubblica Italiana. Adesso si chiede la presa di atto do un mutamento di quegli equilibri sociali ed economici, i quali diedero vita alla carta del 1948, un mutamento dovuto più ad un’allargamento delle sfere di competenze dei partiti e ad una perdita di democrazia interna che ad una reale metamorfosi dell’azione politica.

Ma uno Stato non è soltanto la costituzione formale ma anche quella materiale.

LA COSTITUZIONE MATERIALE

La riforma Costituzionale imposta con il referendum di modifica dell’aprile 2016, parte da un concetto giuspositivista formale dello Stato e dell’istituzione Governo che viene posto al di sopra di tutto, e la giustapposizione della legge formale  quale unico baluardo dello stesso, misintepretando il senso della costituzione materiale, con quello del valore formale delle fonte di leggi.

Se si vogliono cercare dei valori della cultura occidentale uno è proprio l’approccio definito funzionalista o sociologico, o meglio essenziale dei rapporti costituzionali di un paese, quelli che fanno di un territorio un popolo e una bandiera e un inno, appunto una nazione.
Nel lessico dei costituzionalisti italiani della seconda metà del 20° sec., acquisì grande fortuna a partire dalla teorizzazione che ne fece C. Mortati nel volume La Costituzione in senso materiale (1940).

A differenza di molti costituzionalisti, infatti, compresi quelli apparsi di recente in televisione a sostegno della riforma Verdini – Boschi, Mortati non riteneva che il diritto potesse esaurirsi nel complesso delle norme vigenti e tutte subordinate a una costituzione formalmente posta o definita come tale, né concordava con S. Romano, secondo cui ogni ordinamento si componeva anche e necessariamente dell’istituzione quale primigenio dato organizzativo. Prima e al di sopra della costituzione formale, occorreva riconoscere la presenza di una «costituzione originaria» composta di due elementi: uno scopo tanto comprensivo da «apprezzare in modo unitario i vari interessi che si raccolgono intorno allo Stato», e il partito politico ( o il gruppo dei partiti) quale strumento per realizzarlo.

La costituzione «originaria» o «materiale» non era per lui il presupposto o il sostrato di quella formale, e non era meno giuridica di essa. Era anzi giuridica per eccellenza, perché da essa si ricavava il criterio per imprimere giuridicità «a tutto il sistema degli atti successivi, attraverso i quali si svolge»: contrapporre una «costituzione vera», basata sui rapporti di forza, a una «costituzione giuridica» significava porle su piani incomunicabili, e privare di fondamento la seconda.

Ritengo essere una speranza un valore di comune la condivisione dell’occidente del valore della costituzione materiale.

Proprio in quanto giuridica la costituzione originaria poteva trasferire sé stessa nella costituzione formale, che a sua volta avrebbe stabilizzato e garantito l’equilibrio dei rapporti di forza e i fini politici componenti la costituzione materiale, pur senza assorbire interamente e definitivamente la «ideologia sostenuta dalle forze politiche dominanti», che poteva sempre indirizzare lo svolgimento della costituzione positiva verso forme anche diverse dalla revisione del testo scritto.

Per Mortati fra costituzione formale e costituzione materiale doveva dunque esservi tendenziale compenetrazione, e non solo perché, una volta che le si fossero contrapposte, le due nozioni perdevano ogni capacità euristica.

Combinando le funzioni ascritte a ciascuna rispettivamente, imprimere finalità fondamentali e costitutive alle supreme istituzioni statuali, e stabilizzarne e garantirne il perseguimento fin dove possibile, si poteva prospettare in senso diacronico la nozione di costituzione e spiegarne, oltre alla nascita, la pretesa di durare nel tempo.

Al contrario proprio quello che si cerca di fare oggi,  come su un tavolo operatorio di un pazzo chirurgo, è rassemblare un Frankstein, ovverossia modificare la costituzione formale in modo irreversibile senza speranza di giustificarne la durata nel tempo, offrendone i valori intepretativi.

La riforma reintrodurrebbe quella imposta a modo di “rapina” dalla politica degli anni 2000 : il c.d porcellum che è stato  a più riprese dichiarato non Costituzionale.

Ovverossia la esclusiva possibilità di voto per i cittadini di una lista bloccata di candidati su nomina di un segretario di partito, ovvero del veto su tutti i candidati parlamentari che così rimangono avulsi dalla base elettorale e quindi dal popolo, o meglio dal territorio; eliminerebbe altresì il potere di veto delle regioni, limitandone le competenze in radicale mutamento di rotta rispetto alla riforma del titolo V del 2001, che istituì in parte il federalismo, oltre poi concludendo con il dare vitto e alloggio e titolo di senatore agli stessi presidenti di regione e/o quelli ivi eletti per pascolare al senato, ridotto così ad un anti – bagno del governo.

Nel frattempo il paese non sembra trovare una risposta alle domande che sono a latere della crisi che ha segnato l’inizio di questo processo di riforma costituizonale.

Fuggitivi di ogni dove, di diverse cause, arrivano sempre più in massa e si mischia il sangue senza aggiungere identità, memoria. Un paese alla mercè del venuto, incapace di dare e fare, un paese senza un credo un motto uno scopo. Un tale paese e forse come l’occidente stesso così assemblato non ha un futuro.

LA GERMANIA E LE REGIONI TEDESCHE.

C’è chi dice che la riforma sia necessaria perchè il potere delle regioni è dannoso per l’economia e che la riforma  sia necessaria perchè lo Stato ha troppi problemi da mancato accentramento.

In Germania al contrario non si sente nessuna esigenza di diminuire il potere dei 16 stati federali che la compongono  e rimane pur sempre la 4° economia del mondo

I c.d. LANDER. sono regolati da una legge di cornice (Art. 75 GG). con la quale la Federazione approva i principi essenziali della materia, appunto  in una legge di cornice, e i Länder adottano proprie leggi, nel quadro di tali principi. Si tratta, per esempio, dei settori del pubblico impiego, dei principi generali in materia di istruzione superiore e dell’anagrafe. I presupposti e i limiti per l’esercizio di tale competenza sono gli stessi che vigono per la competenza concorrente. La competenza residuale dei Länder prevede che in tutte le altre materie la competenza legislativa spetta in via esclusiva ai Länder. Tra le competenze più significative si ricordano il sistema scolastico, la polizia e l’ordine pubblico, l’ordinamento dei comuni, l’organizzazione e amministrazione della giustizia di primo e secondo grado, la cultura. Tuttavia, per il carattere fortemente cooperativo e unitario del sistema federale tedesco, le leggi dei Länder in settori di loro competenza sono molto simili tra loro, e il grado di differenziazione concreta tra i territori risulta assai minore di quanto potrebbe essere ai sensi della Costituzione. I compiti comuni (Art. 91 GG). Questa categoria è stata introdotta successivamente, durante la groβe Koalition del 1969, e rappresenta il punto più alto della parabola centralizzatrice del sistema tedesco. Alcune importanti competenze dei Länder come l’economia regionale, l’edilizia, l’istruzione superiore, l’agricoltura, vengono sostanzialmente trasferite alla competenza legislativa federale con il consenso dei Länder interessati, in cambio di partecipazione economica della Federazione che si accolla la metà delle spese. Si è parlato in proposito di una sorta di «dettatura dei compiti» da parte della Federazione tramite l’offerta di finanziamenti federali per progetti dei Länder. Le competenze non scritte. Vi sono alcuni settori per i quali la competenza non è espressamente menzionata, ma che rientrano nella sfera della Federazione in quanto annessi ad altri. È il caso per esempio delle università e delle forze armate, o la disciplina della capitale federale e l’inno federale

ITALIETTA

Seppure la Costituzione formale tedesca, che da sempre è risultato essere lo stato che, unitosi nel medesimo periodo 1870, per caratteristiche regionali, porta le similitudini maggiori con quello italiano, si chiede di modificare la Costituzione formale per eliminare in modo definitivo il rapporto tra partito – voto- e rappresentanza in parlamento, tra stato e regioni, il bicameralismo, e così tutto insieme la tendenziale compenetrazione, tra le due costituzioni, quella materiale di allora e con quella formale di oggi, e le funzioni ascritte a ciascuna rispettivamente, quali quella di non permettere di imprimere finalità fondamentali e costitutive alle supreme istituzioni statuali con lo strumento dei partiti su base democratica con il voto proporzionale.

Si chiede dunque di creare una nuova Costituzione, studiata a tavolino ( da un solo professorone a quanto se ne sa, ex Guf)  che dia via ad una forma di governo espresso da un solo parlamento, con la raccolta del consenso effettuata non più quale partecipazione, ma su base mediatica, con la nomina di liste di eletti per volontà di un  segretario di partito. I partiti quelli che rimarrano, emergeranno non dalla matematica delle esperienze sociali, bensì  due o al massimo tre, esclusivamente tra quelli capaci di investire in comunicazione.

Nessuna valvola di sfogo, nè di garantire la legislazione dal basso. E’ previsto invece l’aumento delle firme per le leggi popolari, e il perseguimento fin dove possibile –, in senso diacronico, della nozione di costituzione materiale, ma anche quella di non poterne più spiegare, oltre la nascita,  la pretesa di durare nel tempo.

Un nuovo stato autocratico dunque, accentratore, e garantito da un blocco di maggioranza di una sola camera raggiunta con un ampio premio di voto e un semplice click su facebook,  una nuova costituzione.

E perchè allora, non un nuovo inno o una nuova bandiera ( ah già…. abbiamo quella europea ) ?

Comunque vada il risultato, il referendum segna per l’italia come nazione il definitivo smarrimento. Quali forze esterne affermatesi negli ultimi 150 anni hanno e o fanno pressione ?  In che anno si sono sviliti e svuotati i popoli di italia , dove sono finiti i  moti patriottici dell’800, quel grande fermento, che  spinse un popolo diviso a scegliersi un inno, darsi una forma di stato e di governo, fondendo in uno l’amore per la patria con quello della propria identità ?.

La riforma BOSCHI VERDINI lascerà profonde ferite comunque.

MAMELI

Forse non tutti sanno che anche l’inno d’Italia, al contrario della Costituzione tedesca, che include l’inno, non è presente nella nostra costituzione.

Eppure insieme alla nazionale di calcio è uno dei rimanenti simboli, lobbies anti stati permettendo, dello stato italiano.

Composto da GOFFREDO MAMELI a casa di un amico, con profonda intuizione, proprio a Genova, quando il grande patriota aveva l’età di venti anni,  ovvero nel 1847.

Ve li immaginate i bamboccioni di oggi, passare da Fedez a Mameli ? L’inno dicevamo, fu scritto per contribuire alla commemorazione della cacciata degli occupanti austriaci nel quartiere  genovese di Portorai.

Ebbene gli italiani non sanno che esso non fu  inserito nella COSTITUZIONE, quindi la Boschi potrebbe pernsarne ad uno nuovo chessò “meno male che silvio ( e giorgio) c’è…“?.( Testo e musica di A. Vantini).]

Prima dell’inno di Italia, l’inno era  “La canzone del Piave” la quale ebbe la funzione di inno nazionale della Repubblica Italiana fino al Consiglio dei Ministri del 12 ottobre 1946, quando Cipriano Facchinetti (di credo politico repubblicano), comunicò ufficialmente che, durante il giuramento delle Forze Armate del 4 novembre, quale inno provvisorio, si sarebbe adottato il Canto degli Italiani. il comunicato stampa recitava che :

« […] Su proposta del Ministro della Guerra si è stabilito che il giuramento delle Forze Armate alla Repubblica e al suo Capo si effettui il 4 novembre p.v. e che, provvisoriamente, si adotti come inno nazionale l’inno di Mameli […] »

Facchinetti dichiarò, altresì, che si sarebbe proposto uno schema di decreto che avrebbe confermato il Canto degli Italiani inno nazionale provvisorio della neonata Repubblica, intenzione che, però, non ebbe seguito Facchinetti propose poi di ufficializzare il Canto degli Italiani nella Costituzione, in preparazione proprio in quel momento, ma senza esito.

La Costituzione, entrata in vigore nel 1948, sancì infatti, nell’articolo 12, l’uso del Tricolore come bandiera nazionale, ma non stabilì quale sarebbe stato l’inno, e nemmeno il simbolo della Repubblica, che fu poi adottato con decreto legislativo datato 5 maggio 1948.

Da quel dì l’inno rimase provvisorio. Eppure è un simbolo, più delle liste di nominati dei partiti per fare il parlamento, più di Renzi, più della EATALY, è un simbolo di quella Costituzione materiale, la linfa del paese. Tutta la storia dell’inno dimostra che lo stesso si impose autonomamente come inno di italia. Eppure la concorrenza era forte. Brani musicali di maggiore stampo militare come “La canzone del Piave”, “la Canzone del Grappa” o “La campana di San Giusto”. Tuttavia la canzone degli italiani diventava sempre piu popolare. Poco dopo l’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale, il 25 luglio 1915, Arturo Toscanini eseguì il Canto degli Italiani durante una manifestazione interventista

Nel 1916 il poeta e regista Nino Oxilia diresse il film muto L’Italia s’è desta!, il cui titolo riprende la seconda strofa del Canto degli Italiani. La proiezione della pellicola cinematografica veniva accompagnata da una orchestra con coro che eseguiva gli inni patriottici classici più famosi del tempo: l’Inno di Garibaldi, il Canto degli Italiani, il coro del Mosè in Egitto di Gioachino Rossini e i cori del Nabucco e dei I Lombardi alla prima crociata di Giuseppe Verd Infatti  l’approvazione definitiva della Costituzione, avvenuta il 22 dicembre 1947 ad opera dell’Assemblea Costituente, fu salutata dal pubblico che assisteva alla seduta dalle tribune (e in seguito anche dai padri costituenti), con una spontanea esecuzione del Canto degli Italiani.

Un disegno di legge costituzionale preparato nell’immediato dopoguerra il cui obiettivo finale era l’inserimento, nell’articolo 12, del comma “L’inno della Repubblica è Fratelli d’Italia” non ebbe seguito, come pure l’ipotesi di un decreto presidenziale che emanasse un’apposita disciplinare. L’inno non ne aveva e non ne ha bisogno. Perchè allora, per questa riforma, tanta propaganda?

In alcuni eventi istituzionali organizzati all’estero poco dopo la proclamazione della Repubblica, a causa della mancata ufficializzazione del Canto degli Italiani, i corpi musicali delle nazioni ospitanti suonarono per errore, tra l’imbarazzo delle autorità italiane, la Marcia Reale[77]. In un’occasione, in uno Stato africano, la banda nazionale del Paese ospitante eseguì invece, in luogo dell’inno nazionale italiano, ‘O sole mio.

FUTURO

Sarà cosi’ anche per questa riforma Boschi Verdini. Ma al contrario. Dopo la sua approvazione, per decenni ci saranno senatori che proveranno a schiacciare il bottone pensando ancora di poter decidere qualcosa, consigli regionali che proveranno a votare no allo spostamento di un sito di rifiuti nucleari o al trivellamento per scopi di utili e profitti di società estere, pensando ancora di potersi ribellare. Mentre come visto in Germania, quando il governo ordina qualcosa da fare nelle regioni,  è previsto una proposta di progetto economico da parte del governo federale che fornisce in parte una giustificazione con un accollo ulteriore di metà delle spese, sotoposto comunque ad approvazione.

Dicevamo nella nuova italia della Boschi, per un effetto contrario a quanto accadde all’inno di mameli, ci saranno parlamentari ancora convinti che senza la tv potranno farsi una base elettorale garantendo un rapporto diretto con i propri elettori.

Alla Corte Costituzionale crederanno di poter decidere la incostutizionalità di una legge, ma non troveranno più la Costituzione su cui poter decidere, mentre ci sarà chi proverà ad istituire il circolo della bocciofila costituzionale. E il Presidente della Repubblica potrà farsi lunghissimi sonnellini in attesa della futura riforma che prevederà, a questo punto, un nuovo cancelleriato.

SI serviranno in tavola gli spaghetti costituzionali, la costituzione diventerà un piatto tipico come il caciucco o l’amatriciana.  Ma in realtà gli italiani in questi anni di melassa televisiva hanno già affossato loro medesimi la Costituzione del 48. Lo stesso dicasi   dello slancio iniziale della metà dell’ottocento.

Forse quando la crisi economica  sarà giunta al suo apice, probabile ancora un decennio, il ciclo dei corsi e dei ricorsi storici, il costante conflitto tra libertà e assolutismo tra lavoro e capitale, determinerà un vero sommovimento di energie.

I nuovi venuti potrebbero reclamare più diritti e ciò potrebbe contribuire a dare un senso nuovo e portare, per evitare una rivoluzione, i politici e gli italiani a fare una vera riforma costituzionale formale.

Se si vuole ripartire occorre farlo da una delle ultime sentenze della  Corte Costituzionale, che sempre più assurge oramai  a mito fondante e atto di risorgimento della repubblica o della costituzione materiale quale  atto euristico tout court, ovvero la SENTENZA n.1/2014  ( https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Calderoli ) .

Siamo sicuri che questo arzigogolo, questo diabolico meccanismo di voto di un solo partito al potere  garantirà l’identità degli italiani.?

COSE SEMPLICI.

Citiamo  in ultimo, a mo’ di esempio per dire che a volte le idee ( o le riforme felici ) vengono da un gesto semplice, tornando al Canto degli Italiani, ricordiamo la naturalezza con cui, senza essere adottato in una legge, si impose come canzone ed inno.

Il brano fu musicato da Michele Novaro (dopo aver scartato l’idea di adattarlo a musiche già esistenti). Come ? Accadde che il 10 novembre 1847 Goffredo Mameli inviò il testo dell’inno a Torino per farlo musicare appunto al maestro genovese Michele Novaro, che in quel momento si trovava nella casa del patriota Lorenzo Valerio. Novaro ne fu subito conquistato e, il 24 novembre 1847, decise di musicarlo. Così Anton Giulio Barrili, patriota e poeta, ricordò nell’aprile 1875, durante una commemorazione di Mameli, le parole di Novaro sulla nascita della musica del Canto degli Italiani:

« […] Mi posi al cembalo, coi versi di Goffredo sul leggio, e strimpellavo, assassinavo colle dita convulse quel povero strumento, sempre cogli occhi all’inno, mettendo giù frasi melodiche, l’un sull’altra, ma lungi le mille miglia dall’idea che potessero adattarsi a quelle parole. Mi alzai scontento di me; mi trattenni ancora un po’ in casa Valerio, ma sempre con quei versi davanti agli occhi della mente. Vidi che non c’era rimedio, presi congedo e corsi a casa. Là, senza neppure levarmi il cappello, mi buttai al pianoforte. Mi tornò alla memoria il motivo strimpellato in casa Valerio: lo scrissi su d’un foglio di carta, il primo che mi venne alle mani: nella mia agitazione rovesciai la lucerna sul cembalo e, per conseguenza, anche sul povero foglio; fu questo l’originale dell’inno Fratelli d’Italia […] »
(

Le strofe recitano come è noto così  :

Noi fummo da secoli calpesti, derisi, perché non siam popoli, perché siam divisi. Raccolgaci un’unica bandiera, una speme: di fonderci insieme già l’ora suonò. Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte,  l’Italia chiamò, sì! 

Uniamoci, uniamoci, l’unione e l’amore rivelano ai popoli le vie del Signore. Giuriamo far libero il suolo natio: uniti, per Dio,chi vincer ci può?
Stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò, sì! 


Dall’Alpe a Sicilia,Dovunque è Legnano; Ogn’uom di Ferruccio Ha il core e la mano;

I bimbi d’Italia Si chiaman Balilla; Il suon d’ogni squilla I Vespri suonò. Stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte.Siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò, sì!

Son giunchi che piegano Le spade vendute;Già l’Aquila d’Austria Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia E il sangue Polacco Bevé col Cosacco,Ma il cor le bruciò.
Stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte,  l’Italia chiamò, s
ì!”

Stringiamoci a Coorte Italiani  : l’ora il 4 dicembre, s’ è desta.

09/08/2015

EVIL DARK OF DEMOCRACY: GLOBAL GOVERNANCE

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Dear Noieuropeisti,

today we publish excerpts from the article: “ABOUT” THE LAW OF GLOBAL GOVERNANCE “Eyal Benvenisti. POSSIBLE OBSTACLES TO RULES OF UNIT OF ‘GOVERNANCE’ GLOBAL, in Quarterly Journal of Public Law, fasc.4, 2014, p. 916, Barbara Marchetti, so that you begin to understand the effects of the displacement of the constitutional functions typical of a nation-state, “institutions” or better “entities” multinationals, of higher power, and merged in the related system called ” multi – governance “.

The question is always the same, that  we repeated in other comments in this blog, if  legitimacy is what enables an institution to establish its power, acquire that’ authority from below, who is the king now?

At the time of the King it was expressed by force (Hobbes, the Leviathan), during the parliaments with elections, but quid iuris inside the Era of the global juridical space, with the agencies of the system of multi governances?

In the current system there are more than 40,000 organizations worldwide public-private global regulators of interests that must run their job in the absence of uniform standards and common principles.

The essay discusses the debate between those who, on the one hand, enhances the functions of these supranational agencies, for their role in the “regular” and “judge” equally complex and distinct aspects of the business world, and who on the other hand, doubt the effectiveness of their institutions, their authority, for the fact of not having a public status, to have rules s’, shared by governments, but proposed by the “regulators”, or by even “Rulers” which are often confused with advisors of the players (firms, governments) stakeholders (stake – holders).

One of the problems, mostly unspoken, it is that mechanism of production of decisions and rules, defined system of “Multi Governance”, it is the enormous power assumed by the lobbying and pressure on the various decision-making panels, the mix of their “members “, from scientific careers and inspired by the research institutes and academia.

The article says Marchetti’s thesis on Benvenisti work about obstacles to globalization for the powers of “governances” tout court, tells about what actually these obstacles, namely the lack of global powers to review decisions, the lack of legitimacy and autority , and then as we commented, the lack ( impossibility) of a world public opinion, of  widespread powers of checks and balances, coming from  the renunciation of the rights of national states and the shift of their functional skills, once crucial for the constitution of a state, to over structured bodies of  global legal space, more like a vast sea that made for an order.

These barriers are the reason why citizens of this virtual global legal space, has become a sort of “ignorant”, legibus solutus with “law tables”   flying   over their head.

A subject reduced to the simple role of “Whistleblower”of scandals, beggars unuseful protests in their home or at the newsstand and so helpless spectator paying taxes.

In the new global legal space,  citizen is no longer able to have an influence in front of the different scale of the effects of the decisions  rolling down from  the over structured agencies that affect their daily life (eg authorization drugs – medical cares – governance procedures of insurance- governance & regulations of the financial markets – GMO’s authorizations) and the majestic palisade of the increasingly sophisticated technicalities in which the only people are able to move easily are the Globals, multinational corporations with their hundreds of lawyers.

The global legal space intersects with the power of the sovereign states within the framework of international law and is the subject of the work of Benvenisti, a “giuspubblicista” world famous, which states that the paper ECHR, in particular art. 6 and Article. 13 of the American Conventions on the -human rights, impersonifichino guarantee a Grundnorm of this world system said legal space Multi Governance.

The Marchetti reviews the major themes of the debate around the system of “multi governances” and international law states.

And ‘possible to overcome the space and mix international legal system constraints world halfway between the international law of a bilateral nature, bilateral agreements between states (even informal) and the coercive power that concealed influence the same, in a only right inspiration, uniform and able to legitimize, to report “accountability” to the fragile institutions of the cd agencies of the law?

The Marchetti tries to answer by reviewing accurately the crucial issues of this debate: “regulators”, the principle of “internal review”, the “global judges”, the “global standards”, the ‘authority, the “legitimacy “and ‘” accountability “, international law, the independent authorities, global agencies, companies that have an interest enormous (the so-called globals) and citizens. Please note that S. Cassese (former member of the Italian Constitutional Court) whose work has definitely influenced the ‘author in the article, is cited as the author of works in line with the Benvinisti’s thesis.

In fact the arguments in support of global governance (multi governances ed), also commented on this blog, are expressed from the theoretical of the “administrative organization”, with full abstention from a final judgment by limiting the description of the structural aspects.

Enjoy the reading.

Emiliano Varanini, Lawyer in Rome.

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Global governance “, by B. Marchetti.

Moving beyond the state of many public functions – the protection of health, environment, food safety, labor, trade, financial regulation – creates a multitude of problems: they are linked, on the one hand, the lack an anchor to bring these constitutional powers; and second, an absence of mechanisms of participation, accountability and ‘review’ comparable to those built in the state democracies. The result weakened the guarantees of the ‘rule of law’ and techniques of control of global decisions. In addition, next to the traditional international organizations can be found organisms multiform, a mixed or private, for which the logic negozial-diplomatic and traditional mechanisms of production and changes to the rules do not apply. Global action translates more and more often in standard, conventional instruments and “soft law” that penetrate in the legal state through new routes, bypassing national parliaments and their circuits Democrats. I therefore changed the creators of regulation, they have changed the means by which it is realized the comprehensive care of the interests, and have different consequences and addressee of the global action.

Compared to these changes, a critical reflection is felt long as necessary: ​​a number of studies (which are identified under the common label of “Global Administrative Law” – Gal) have highlighted the need to build safeguards and rules to contain the new powers , they tried in national experiences possible antidotes to major diseases and have proposed the transplantation into the global landscape. Benvenisti moves from the moorings of this reflection to proceed. He abandons the specialized approach and sectoral, typical of many studies on the global legal space, to propose the construction of a unitary law applicable to any international regulatory body. The goal is ambitious, it requires extensive knowledge of international reality and the logic that govern it and assumes the partial overcoming the fragmentation of the international order. To achieve this result, Benvenisti performed first to examine the variety of subjects regulators, then look for a possible basis for their common framework, establishes the core of this, in his joints procedural and substantive, and finally fixed the terms of the relationship between global regulators and state sovereignty, identifying reasons, meaning and scope of the mutual influences. What Benvenisti proposes is, therefore, a systematic construction of the unitary and global regulation, in which the action of the regulators is subjected to a core of essential rules, albeit that (still) incomplete, is able to mitigate and contain many inequalities and deficiencies in the “governance” international. Below we propose some critical reflections: they will touch in particular the usefulness of the public / private distinction in the global space, identifying the source of the “procedural obligations” of global institutions, the implications related to the transposition of certain guarantees participatory level International and theme of ‘review’ operated by cd Judges global. A myriad of informal arrangements has created in recent decades regulating agencies are very distant from the traditional model of public international organization. States prefer the way of non-binding agreements and international cooperation informal alongside the “International Governmental Organizations’ (IGO), based on the logic of consensus, they now prefer to network structures, also in semi-public, public organizations / individuals and institutions private. This escape from the public – or rather the classic structure of the international organization, founded on treaties binding on the rule of “consensus” – translates, according to Benvenisti, in an easing of the mechanisms of “accountability” and an accentuation of inequalities between strong states and weak states, the latter unable to balance their economic strength and less commercial. This trend de-formalizzatrice led to the emergence of three types of subjects that flank the traditional international organizations: they are the informal intergovernmental networks, institutions Public / Private and private institutions. Penetrating in numerous examples from the book, however, does not seem entirely clear and unambiguous implications of this classification, to the point that we can wonder about the usefulness and extremely problematic, in the global context, the public / private distinction …. omissis …. The International Conference on the Harmonization, including between the institutions public / private, is composed of Medicines Agencies in certain countries (United States, Japan, European Union) and representatives of the pharmaceutical industry: it the task of establishing the technical requirements for the registration of medicines for human use, influencing the marketing and circulation in the entire world market. His features informal and the presence of multinational pharmaceutical companies make it criticized the action in terms of accountability, transparency of decision-making, inclusion / exclusion of stakeholders, and regulatory capture. ….. Public participation, therefore, does not seem in itself indicative of the presence of collateral own sphere journalism, nor gives it distinctive compared to those used in formally private institutions. Again, the International Financial Corporation (IFC), which is also appointed to draw up standards, has very slow – despite its nature originally public – to accord procedural safeguards and the ‘review’ to those affected by projects financed and did so largely in response to strong pressure from NGOs. The formal nature of the institution and the presence of non-governmental actors seems crucial, therefore, to establish the applicable rules: the construction of the rules on the decision and the process still requires an investigation of the concrete mechanisms of decision, a survey of the interests at stake and a review of the risks of conflict of interest and regulatory capture specifically related to a particular structure of government, regardless of the public or private nature of the body concerned. If the core of the guarantees and principles of Gal can (and therefore must) increase the accountability of global regulators and mitigate inequalities and inefficiencies in the system, you must first find a common basis for the obligation to lend IGO respect. Beyond the reasons that we can move the decision of the individual institutions to submit to such self-discipline – for example in order to make it less indigestible its actions, and thus enhance its effectiveness – Benvenisti identifies the international law of human rights the common source of such an obligation. The reason for this anchor rests on the following topic: Global bodies are subject to the customary international law and general principles of law; the international law of human rights is – in its core – part of customary international law and general principles of law; the LAG, with its guarantees of advertising, participation, justiciability and rationality of decisions, is part of the international law of human rights, and therefore constrains the international regulators. In support of its construction, Benvenisti recalls the American Convention of Human Rights, which in art. 13 protection – even against state powers – the right of access to public information and the Universal Declaration of Human Rights, which in art. 21 states that everyone has the right to take part in the government of his country, directly or through freely chosen representatives. The right to effective protection (Art. 6 ECHR), provided as collateral for violations of civil rights, fonderebbe then the principle of justiciability of decisions …. snip, snip …….. ….. In fact, all the ingredients needed to ensure a good decision are hard to come by in the global context. On the one hand, there remains the difficulty of applying these rules to de-formalized procedures, which do not result in an individual decision, which does not have a trend procedimentalizzato, but that is the result, rather, of informal relations negotiating and diplomatic agreements. On the other hand, often they lack the transparency and public decision-making processes, and appears difficult to control – for extreme technical complexity of the regulation – the content of the overall action. Even if they have the legitimacy necessary to do so, in which way citizens can review the information and make relevant information in the “International Conference on Harmonization”? Or affect the outcome of the approval procedure of financial standards in highly specialized? It is evident that participation can be an empty shell if it is able to affect the final outcome and it is equally obvious that in the global context it needs mostly peculiar organizational channels (S. Cassese, Who Rules the World ?, Bologna Il Mulino, 2013, 100). It was, for example, brought to light the poor are the chances of success of the participation of developing countries in the work of the Codex Alimentarius Commission, not only because of the economic difficulties linked (trivially) the expenses of their representatives (obviated through the creation of a fund), but precisely because of their reduced “expertise.” In addition, not always the line separating the participation of the governed and their attempt to capture the regulators appears clear. Omission ….. …… In the second case, the interference produced outside of a relationship of delegation and the logic of consensus and “compliance” is induced by the need to enter the market and to avoid the high costs of exclusion. Here, the absence of an institutional channel of participation in decision making, is realized a total separation between regulator and regulated, and the subjection of the IGO rules on LAGs decision maker and decision-making is the only way to balance, at least in part, the democratic deficit and accountability of global action. There is also, however, a common problem in both cases, namely the engagement of the decision adopted by the international organizations called to welcome it into: often the solutions taken by the regulatory bodies are the result of a certain legal culture, that of the US, due to the fact that many global decision makers were trained in American universities. It would be appropriate to think of institutions as they are, however, represented the different legal traditions in the world. The Convention on the Settlement of Investment Disputes between States and Nationals of other States (ICSID), for example, states that in deciding the Panelists President ‘shall pay two regard to The Importance of assuring representation on the Panels of the principal legal systems of the world and of the main forms of economic activity. ” A different instrument, still, is the degree of appreciation guaranteed by the case law of the Strasbourg Court in the system of the ECHR. In short, the global acceptability of interference in state sovereignty and the effectiveness of the rules produced beyond the state should depend not only on compliance with the rules on the decision and the decision mentioned by Benvenisti, but also the ability to take into account the different legal traditions worldwide . Finally, a note on the judges overall. They are the guardians of ” internal review ‘, but also the protagonists of the “peer review”: lay down the rules of recognition and walkways between systems (S. Cassese, The Courts of Babel, Rome, Donzelli, 2009), but resolve the conflicts within a specific regime, balancing the interests and controlling the legality of decisions. If the function is assigned to them to ensure respect for the “rule of law” overall, however, we must question their impartiality and their legitimacy: if we believe that these can be considered only organs that can boast a degree of independence from the decision makers, who base their decisions on legal arguments, which open their procedures to the participation of third parties, who decide in public hearings and adopt binding decisions (A. Von Bogdandy and I. Venzke, On the Democratic Legitimation of International Judicial Lawmaking, 12German LJ (2011) 1341), most of the “panel” and the “Compliance committe” which is responsible for overall review can not be considered as such. All are expressions of a function giustiziale global, but we must make appropriate distinctions: the judgment of the International Court of Justice and the conclusions of the Compliance Advisor / Ombudsman (Cao) are the result of a process giurisdizionalizzazione more or less advanced and organs that enjoy a different degree of independence, to the point that the same “pass” against their decisions by a national law or supranational should not be indifferent. In his first lesson in global law, Maria Rosaria Ferrarese invites scholars to enter into the forest to capture the traits total global legal order, but also calls for study and classify the individual plants. Benvenisti has accepted the invitation and took us to reflect on a possible uniform regulation of the legal space worldwide. This exploration is very useful and interesting, for the thread that runs through it, but it does not negate the need for a thorough study of the individual sectoral regimes. Understanding what is what is weed and plant – in the light of the principles of democracy and legality – remains critical to identify species, learn to treat them and be able to live harmoniously in the forest.

01/08/2015

IL MALE OSCURO DELLA DEMOCRAZIA : GLOBAL GOVERNANCE

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Cari Noieuropeisti, oggi pubblichiamo alcuni estratti dell’articolo : ” A PROPOSITO DI «THE LAW OF GLOBAL GOVERNANCE» DI EYAL BENVENISTI. I POSSIBILI OSTACOLI A UNA DISCIPLINA UNITARIA DELLA «GOVERNANCE» GLOBALE, in Rivista Trimestrale di Diritto Pubblico, fasc.4, 2014, pag. 916 , di Barbara Marchetti, affinché si comincino a comprendere gli effetti dello spostamento delle funzioni costituzionali tipiche di uno stato nazionale, ” istituzioni “, versus “entificazioni” multinazionali, di potere superiore, fuse nel correlato sistema internazionale chiamato ” multi – governance”.
La domanda è sempre la stessa, che ripetiamo anche in altri commenti in questo blog, se la legitimacy è ciò che permette ad  un’ istituzione di fondare il suo potere, dotarsi di quell’ autorevolezza proveniente dal basso, chi è il sovrano oggi ?
Con il Re essa era espressa  con la forza ( Hobbes, the Leviathan ), con i parlamenti con le elezioni, ma quid iuris con le agenzie del sistema della multi governances ?
Nell’attuale sistema esistono a livello mondiale oltre 40.000 enti pubblico- privati globali regolatori di interessi, che devono operare in assenza di norme uniformi e principi comuni.  Il saggio illustra il  dibattito tra chi, da un lato, esalta le funzioni di queste agenzie sovranazionali, per la loro funzione di “regolare” e “giudicare”  in modo  uniforme aspetti complessi e distinti del business mondiale, e chi dall’altro, dubiti della loro efficacia di istituzioni, della loro autorevolezza, per il fatto di non avere uno statuto pubblico, di avere regole s’, condivise da stati, ma proposte da “regolatori”, o anche “Rulers” i quali sono spesso confusi con gli advisor dei soggetti ( imprese, governi)  portatori di interesse( stake holders).
Uno dei problemi, per lo più sottaciuti, del meccanismo di produzione di decisioni e di norme, definito sistema della ” Multi Governance ” è l’enorme potere assunto  dal lobbismo e le pressioni esercitate su i vari  panels decisionali, la commistione dei loro “members“, provenienti da ambienti scientifici e da carriere ispirate dagli stessi istituti di ricerca e ambienti universitari.
L’articolo della Marchetti commenta le tesi di Benvenisti  circa gli ostacoli alla globalizzazione per i poteri di “governances” tout court,  per il quale  in realtà questi ostacoli, ovvero la mancanza di poteri globali di revisione delle decisioni, di legitimacy e di ‘autority, e poi come da noi commentato di una opinione pubblica mondiale, di poteri diffusi di checks and balances, provengono dalla rinuncia delle prerogative degli stati nazionali e lo spostamento di competenze funzionali, una volta cruciali per costituzione di uno stato,  ad organismi sovrastrutturati in uno spazio giuridico globale più simile ad un mare magnum che ad un ordinamento costituito.
Questi ostacoli diventano il motivo stesso per cui il cittadino virtuale di questo spazio giuridico globale, è trasformato in una sorta di “ignorante”, legibus solutus con ” tavole” che gli volano sopra la testa.
Un soggetto ridotto al semplice ruolo di  “Whistleblower”, ovvero di fischiettatore di scandali, questuanti sterili proteste sotto la propria abitazione o presso il giornalaio  e quindi inerme spettatore ( per altro pagante).
Un cittadino non più in grado di poter influire nel minimo modo di fronte alla diversa scala degli effetti delle decisioni che influiscono quotidianamente sulla sua vita ( ad esempio autorizzazione farmaci – cure mediche – governance delle procedure di assicurazione- governance & regulations dei mercati finanziari – autorizzazione degli OGM) e la maestosa  palizzata di tecnicismi sempre più sofisticati nel quale gli unici soggetti capaci di muoversi a loro agio sono le Globals, le società multinazionali con i loro centinaia di avvocati.
Un “moloch” chiamato struttura della “multi governances”  che allargando lo spazio giuridico di riferimento restringe al minimo la partecipazione consapevole del cittadino ( messa in crisi anche nei singoli stati per gli effetti orizzontali di certune normative), a cui non viene data possibilità di attivare , motu proprio, veri meccanismi di revisione delle decisioni ,  di “judicial review”, efficienti effettivi e  trasparenti.
Lo spazio giuridico globale si interseca con il potere degli stati sovrani nella cornice del diritto internazionale ed è oggetto del lavoro di Benvenisti, un “giuspubblicista” di fama mondiale, il quale afferma che la carta CEDU, in particolare l’art. 6 e l’art. 13 dell’American Conventions su gli -Human RIghts,  impersonifichino la garanzia di una Grundnorm di questo sistema mondiale detto spazio giuridico della Multi Governance.
La Marchetti passa in rassegna i maggiori temi del dibattito intorno il sistema della “multi governances” e del diritto internazionale degli stati.
E’ possibile superare e amalgamare lo spazio giuridico internazionale, un sistema di vincoli mondiali a metà tra il diritto internazionale di natura bilaterale, di accordi bilaterali tra stati ( anche di natura informale) e il potere coercitivo che sotto traccia influenza gli stessi, in un unico diritto ispiratore, uniforme e in grado di legittimare , di riferire “accountability” alle fragili istituzioni delle c.d. agenzie del diritto ?

La Marchetti tenta di rispondere passando in rassegna in modo accurato  i temi cruciali di questo dibattito : ” i regolatori” , il principio di “internal review “,  i “giudici globali” , le  “norme globali” , l’ autorevolezza, la “legitimacy” e ‘” l’accountability”, il diritto internazionale, le autorità indipendenti, le agenzie mondiali,  le aziende portatrici di interessi enormi( le c.d globals) e i cittadini. Precisiamo che S. Cassese ( ex membro della Corte Costituzionale) il cui lavoro ha sicuramente  influenzato l’ autore nell’articolo, è citato come autore di opere in linea con le Tesi di Benvinisti.

In realtà le tesi a sostegno della global governance (multi governances ndr), anche commentate in questo Blog, sono espresse in qualità di massimo teorico – della “organizzazione amministrativa”, con piena astensione da un giudizio definitivo limitando la descrizione agli aspetti strutturali.
Buona lettura.
Emiliano Varanini, Avvocato in Roma.
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…Global governance”, di B. Marchetti.
Lo spostamento oltre lo Stato di molte funzioni pubbliche — la tutela della salute, dell’ambiente, della sicurezza alimentare, del lavoro, del commercio, la regolazione della finanza — genera una moltitudine di problemi: essi sono legati, da un lato, alla mancanza di un ancoraggio costituzionale cui ricondurre tali poteri; e dall’altro, all’assenza di meccanismi di partecipazione, responsabilità e «review» paragonabili a quelli costruiti dentro alle democrazie statali. Ne risultano indebolite le garanzie della «rule of law» e le tecniche di controllo delle decisioni globali. In più, accanto alle organizzazioni internazionali classiche sono rinvenibili organismi multiformi, di natura mista o privata, per i quali le logiche negozial-diplomatiche e i meccanismi tradizionali di produzione e modifica delle regole non valgono. L’azione globale si traduce sempre più spesso in standard, strumenti convenzionali e «soft law» che penetrano negli ordinamenti statali attraverso percorsi inediti, bypassando i Parlamenti nazionali e i relativi circuiti democratici. Sono dunque cambiati i soggetti produttori di regolazione, sono mutati gli strumenti attraverso cui si realizza la cura globale degli interessi, e sono diversi gli effetti e i destinatari dell’azione globale.
Rispetto a queste trasformazioni, una riflessione critica è sentita da tempo come necessaria: numerosi studi (che si identificano sotto la comune etichetta del «Global Administrative Law» – Gal) hanno posto in evidenza il bisogno di costruire garanzie e regole per contenere i nuovi poteri, hanno cercato nelle esperienze nazionali i possibili antidoti alle principali patologie e ne hanno proposto il trapianto nel panorama globale. Benvenisti muove dagli approdi di questa riflessione per procedere oltre. Egli abbandona l’approccio specialistico e settoriale, proprio di molti studi dedicati allo spazio giuridico globale, per proporre la costruzione di un diritto unitario applicabile a ogni organismo regolatore internazionale. L’intento è ambizioso, richiede un’ampia conoscenza della realtà internazionale e delle logiche che la governano e presuppone il parziale superamento della frammentazione dell’ordine internazionale. Per giungere a questo risultato, Benvenisti procede anzitutto a esaminare la varietà dei soggetti regolatori, poi cerca un possibile fondamento alla loro disciplina comune, stabilisce il nucleo di questa, nelle sue articolazioni procedurali e sostanziali, e fissa infine i termini delle relazioni tra regolatori globali e sovranità statali, individuando ragioni, significato e portata delle reciproche influenze. Quello che Benvenisti propone è, dunque, una costruzione sistematica e unitaria della regolazione globale, in cui l’azione dei regolatori viene assoggettata a un nucleo irrinunciabile di regole, che seppur (ancora) incompleto, sia capace di attenuare e contenere le molte diseguaglianze e lacune che caratterizzano la «governance» internazionale. Qui di seguito si proporranno alcune riflessioni critiche: esse toccheranno in particolare l’utilità della distinzione pubblico/privato nello spazio globale, l’individuazione della fonte delle «procedural obligations» delle istituzioni globali, le implicazioni legate alla trasposizione di alcune garanzie partecipative a livello internazionale e il tema del «review» operato dai c.d. giudici globali. Una miriade di accordi informali ha dato vita negli ultimi decenni a organismi regolatori assai distanti rispetto al modello tradizionale di organizzazione internazionale pubblica. Gli Stati preferiscono la strada degli accordi non vincolanti e della cooperazione internazionale informale: accanto alle «International Governmental Organizations» (IGOs), fondate sulla logica del consenso, si prediligono ora strutture a rete, anche a partecipazione mista, organismi pubblico/privati e istituzioni private. Questa fuga dal pubblico — o meglio dalla struttura classica dell’organizzazione internazionale, fondata su Trattati vincolanti e sulla regola del «consensus» — si traduce, secondo Benvenisti, in un allentamento dei meccanismi di «accountability» e in un’accentuazione delle diseguaglianze tra Stati forti e Stati deboli, impossibilitati questi ultimi a riequilibrare la loro minore forza economica e commerciale. Questa tendenza de-formalizzatrice ha portato alla nascita di tre tipologie di soggetti che affiancano le organizzazioni internazionali classiche: si tratta delle reti intergovernative informali, delle Istituzioni Pubblico/Private e delle Istituzioni private. Addentrandosi nei molteplici esempi forniti dal volume, peraltro, non paiono del tutto chiare e inequivocabili le implicazioni di questa classificazione, al punto che ci si può interrogare sulla utilità e sulla estrema problematicità, nel contesto globale, della distinzione pubblico/privato ……omissis…. La International Conference on the Harmonization, inclusa tra le istituzioni pubblico/private, è composta dalla agenzie per i medicinali di alcuni Paesi (Stati Uniti, Giappone, Unione europea) e da rappresentanti dell’industria farmaceutica: ha il compito di stabilire i requisiti tecnici per la registrazione di medicinali per uso umano, condizionandone l’immissione in commercio e la circolazione nell’intero mercato mondiale. I suoi tratti informali e la presenza delle multinazionali farmaceutiche ne rendono criticabile l’azione in termini di accountability, trasparenza dei processi decisionali, inclusione/esclusione degli stakeholders, e di cattura dei regolatori. ….. La partecipazione pubblica, dunque, non pare di per sé indicativa della presenza di garanzie proprie della sfera pubblicistica, né le conferisce tratti distintivi rispetto a quelli rinvenibili in istituzioni formalmente private. Ancora: la International Financial Corporation (Ifc), anch’essa deputata a elaborare standard, ha molto tardato — nonostante la sua natura originariamente pubblica — ad accordare garanzie procedurali e di «review» ai soggetti colpiti dai progetti finanziati e lo ha fatto sostanzialmente in risposta alla forte pressione esercitata dalle Organizzazioni non governative. La natura formale dell’Istituzione e la presenza o meno di attori governativi non pare decisiva, quindi, per stabilire la disciplina applicabile: la costruzione delle regole sul decisore e sul procedimento richiede comunque un’indagine concreta dei meccanismi di decisione, una ricognizione degli interessi in gioco e una verifica dei rischi di conflitto di interessi e di cattura dei regolatori specificamente legati ad un determinato assetto di governo, a prescindere dalla natura pubblico o privata dell’organismo interessato. Se il nucleo delle garanzie e dei principi del Gal può (e dunque deve) accrescere l’accountability dei regolatori globali e attenuare le diseguaglianze e le inefficienze del sistema, occorre innanzitutto trovare un fondamento comune all’obbligo per le IGOs di prestarvi rispetto. Al di là delle ragioni di opportunità che possono muovere la decisione delle singole istituzioni di auto-assoggettarsi a tale disciplina — al fine ad esempio di rendere meno indigesta la propria azione, e accrescerne così l’effettività — Benvenisti individua nel diritto internazionale dei diritti umani la comune fonte di una tale obbligazione. La ragione di questo ancoraggio poggia sul seguente argomento: gli organismi globali sono soggetti al diritto internazionale consuetudinario e ai principi generali del diritto; il diritto internazionale dei diritti umani costituisce — nel suo nucleo fondamentale — parte del diritto internazionale consuetudinario e dei principi generali del diritto; il GAL, con le sue garanzie di pubblicità, partecipazione, giustiziabilità e razionalità delle decisioni, è parte del diritto internazionale dei diritti umani, e dunque vincola i regolatori internazionali. A sostegno della sua costruzione, Benvenisti richiama la American Convention of Human Rights, che all’art. 13 tutela — anche nei confronti dei poteri statali — il diritto di accesso alle informazioni pubbliche e la Dichiarazione Universale dei diritti umani, che all’art. 21 stabilisce che ogni persona ha diritto di prendere parte al governo del proprio paese direttamente o attraverso rappresentanti liberamente scelti. Il diritto a una tutela effettiva (art. 6 Cedu), previsto a garanzia delle violazioni dei civil rights, fonderebbe poi il principio di giustiziabilità delle decisioni…. omissis, …..omissis……..In realtà, tutti gli ingredienti necessari per assicurare una buona decisione sono difficili da reperire nel contesto globale. Da un lato, resta la difficoltà di applicare queste regole a procedure de-formalizzate, che non sfociano in una decisione individuale, che non hanno un andamento procedimentalizzato, ma che sono il frutto, piuttosto, di relazioni negoziali informali e di accordi diplomatici. Dall’altro, difettano spesso la trasparenza e la pubblicità dei processi decisionali e appare difficilmente controllabile — per la estrema complessità tecnica della regolazione — il contenuto dell’azione globale. Anche ammesso che abbiano la legittimazione necessaria per farlo, in quale modo i cittadini possono controllare le informazioni e apportare elementi conoscitivi all’interno della «International Conference on Harmonization»? O influenzare l’esito della procedura di approvazione di standard finanziari a elevato contenuto specialistico? È evidente che la partecipazione può essere un guscio vuoto se non è in grado di incidere sull’esito finale ed è altrettanto evidente che nel contesto globale essa necessita per lo più di canali organizzativi peculiari (S. Cassese, Chi governa il mondo?, Bologna, il Mulino, 2013, 100). È stato, ad esempio, posto in luce quanto scarse siano le possibilità di successo della partecipazione dei Paesi in via di sviluppo ai lavori della Codex Alimentarius Commission, non solo in ragione delle difficoltà economiche legate (banalmente) alle spese delle proprie rappresentanze (ovviate attraverso la creazione di un Fondo) ma proprio in ragione della loro ridotta «expertise». Inoltre, non sempre la linea che separa la partecipazione dei regolati e il loro tentativo di cattura dei regolatori appare netta. …..omissis……Nel secondo caso, le ingerenze si producono al di fuori di un rapporto di delega e delle logiche del consenso e la «compliance» è indotta dalla necessità di accedere al mercato e di evitare gli altissimi costi di un’esclusione. Qui, mancando un canale istituzionale di partecipazione al processo decisionale, si realizza una totale dissociazione tra regolatore e regolato e la soggezione delle IGOs alle regole GAL sul decisore e sul processo decisionale rappresenta l’unica via per bilanciare, almeno in parte, il deficit democratico e di accountability dell’azione globale. Vi è poi, comunque, un problema comune a entrambe le ipotesi, ovvero l’innesto della decisione adottata dagli organismi internazionali nell’ordinamento chiamato ad accoglierla: spesso le soluzioni prese dagli organismi regolatori sono il portato di una certa cultura giuridica, quella statunitense, dovuta alla circostanza che molti decisori globali si sono formati nelle università americane. Sarebbe opportuno pensare a Istituzioni in cui siano, invece, rappresentate le diverse tradizioni giuridiche mondiali. La Convention on the Settlement of Investment Disputes between States and Nationals of other States (Icsid), ad esempio, stabilisce che nel decidere i componenti dei Panel il presidente «shall pay due regard to the importance of assuring representation on the Panels of the principal legal systems of the world and of the main forms of economic activity». Un diverso strumento, ancora, è costituito dal margine di apprezzamento garantito dalla giurisprudenza della Corte di Strasburgo all’interno del sistema della Cedu. Insomma, l’accettabilità delle ingerenze globali nelle Sovranità statali e l’effettività delle regole prodotte oltre lo Stato dovrebbero dipendere non solo dal rispetto delle regole sul decisore e sulla decisione ricordate da Benvenisti, ma anche dalla capacità di tenere conto delle diverse tradizioni giuridiche mondiali. Infine una nota sui giudici globali. Essi sono i custodi dell’»internal review», ma anche i protagonisti del «peer review»: stabiliscono le norme di riconoscimento e le passerelle tra i sistemi (S. Cassese, I Tribunali di Babele, Roma, Donzelli, 2009), ma risolvono anche i conflitti all’interno di uno specifico regime, bilanciando gli interessi e controllando la legalità delle decisioni. Se è loro affidata la funzione di assicurare il rispetto della «rule of law» globale, tuttavia, occorre interrogarsi sulla loro imparzialità e sulla loro legittimazione: se riteniamo che tali possano considerarsi solo gli organi che possono vantare un certo grado di indipendenza dai decisori, che fondano le loro decisioni su argomentazioni giuridiche, che aprono le proprie procedure alla partecipazione di soggetti terzi, che decidono in udienze pubbliche e che adottano decisioni vincolanti (A. Von Bogdandy e I. Venzke, On the Democratic Legitimation of International Judicial Lawmaking, 12German L.J. (2011) 1341), la gran parte dei «panel» e dei «compliance committe» cui è affidata la review globale non può considerarsi tale. Tutti sono espressione di una funzione giustiziale globale, ma occorre fare opportuni distinguo: la sentenza della Corte di giustizia Internazionale e le conclusioni del Compliance Advisor/Ombudsman (Cao) sono il frutto di un processo di giurisdizionalizzazione più o meno avanzato e di organi che godono di un diverso grado di indipendenza, al punto che lo stesso «lasciapassare» nei confronti delle loro decisioni da parte di un ordinamento nazionale o sovranazionale non dovrebbe esservi indifferente. Nella sua Prima lezione di diritto globale, Maria Rosaria Ferrarese invita gli studiosi a inoltrarsi nella foresta per cogliere i tratti complessivi dell’ordine giuridico globale, ma incita anche a studiare e classificare le singole piante. Benvenisti ha raccolto l’invito e ci ha portato a riflettere su una possibile disciplina unitaria dello spazio giuridico mondiale. Questa esplorazione è molto utile e interessante, per il filo rosso che la attraversa, ma non fa venir meno la necessità di uno studio approfondito dei singoli regimi settoriali. Capire cosa è pianta e cosa è erbaccia — alla luce dei principi democratici e di legalità — resta fondamentale per identificare le specie, imparare a trattarle e poter così vivere armonicamente nella foresta.
09/01/2015

mercati finanziari “over the counter” limiti dalla commissione

lawmakers

foto da euobserver.eu

Bruxelles – C’è un progetto di legge in  corso da parte della Commissione Europea volto a spaccare e rendere illecite le pratiche commerciali rischiose di servizi bancari di base effettuate dai  giganti bancari europei .

Lo scorso gennaio , l’ex assessore ai servizi finanziari Michel Barnier ha presentato un disegno di legge sulla riforma delle strutture della banca con un divieto dl cosiddetto “proprietary trading” , inserendo la norma , per la quale  le banche scommetteranno esclusivamente con il proprio denaro , piuttosto che il denaro dei clienti , da concordare e rispettare entro il 2017 .

Proprietary trading ora rappresenta solo una piccola quantità di attività bancaria , ma è stato utilizzato per creare il mercato sub-prime mutui che hanno portato alla crisi finanziaria in 2008-9 .

Questa settimana , però , Gunnar Hökmark , l’eurodeputato di centro-destra svedese che guiderà squadra negoziale del Parlamento europeo sulla proposta di legge , ha svelato l’esistenza di alcuni  piani per annacquare le principali disposizioni in materia di commercio rischioso .

La ​​potente commissione per gli affari economici del Parlamento aprirà le discussioni formali  nelle prossime settimane .

Hokmark è uno degli esperti in materia bancaria , che nel 2013 è ha pilotato le norme UE sulla risoluzione e la liquidazione delle banche insolventi che mettono gli azionisti e obbligazionisti in prima linea a subire perdite

In una dichiarazione che accompagna i suoi emendamenti alla legge , Hokmark ha detto che la prevenzione dall’azione dei giganti bancari europei da tale negoziazione ” non significa un rapido emergere di nuovi canali di finanziamento , ma piuttosto un lento sviluppo di nuove istituzioni e il prestito , e quindi un calo degli investimenti ” .

I suoi emendamenti contengono disposizioni per consentire alle banche di essere coinvolti in market-making come l’offerta agli investitori un posto dove comprare e vendere azioni .

” Rischi sistemici per i quali le  banche universali devono essere soddisfatti da un approccio basato sul rischio , non in quanto considerata una struttura aziendale come un rischio sistemico , quando questo non è il caso e presumendo che il commercio è più sistemica rischioso di credito , che non è il caso ” , dice Hokmark .

“Trading è un modo di mantenere attività liquide e di trasformare il capitale di prestito e di distribuire i rischi di credito ” .

Ma i piani del MEP svedese sono state criticate da Finance Watch , una ONG influente che sostiene la riforma del settore finanziario .

Giovedi ‘ (8 gennaio ) , Christophe Nijdam , suo segretario generale , ha detto di proprietary trading ” distorce gli incentivi in modo che megabanche europee sono più concentrati sul trading finanziario che su finanziamento di investimenti commerciali ” .

L’ONG ha aggiunto che il piano di Hokmark creerebbe una ” regolamentazione a conchiglia ” e ” permetterebbe discrezionalità nazionale per minare il single rulebook e il mercato unico ” .

Le banche stesse sono pronte per rottamare ,la legge con il nuovo capo dei servizi finanziari Jonathan Hill .

09/01/2015

Lawmakers set for battle on EU bank trading ban

lawmakers

From Euobserve – Bejamin Fox

Brussels – Lawmakers are set to do battle over a draft law by the European Commission aimed at splitting risky trading practices from basic banking services in Europe’s banking giants.

Last January, former financial services commissioner Michel Barnier presented a bill on bank structure reform featuring a ban on so-called proprietary trading, where banks bet exclusively with their own money rather than customers’ money, to be agreed and enforced by 2017.

Proprietary trading now only accounts for a small amount of banking activity but was used to create the market in sub-prime mortgage loans which led to the financial crisis in 2008-9.

This week, however, Gunnar Hokmark, the Swedish centre-right MEP who will lead the European Parliament’s negotiating team on the bill, unveiled plans to water down its main provisions on risky trading.

Deputies on the parliament’s powerful economic affairs committee will open their formal discussions on the bill in the coming weeks.

One of the assembly’s experts on banking, Hokmark in 2013 piloted EU rules on the resolution and winding up of insolvent banks which put shareholders and bondholders first in line to suffer losses

In a statement accompanying his amendments to the law, Hokmark said that preventing Europe’s banking giants from such trading “would not mean a rapid emergence of new channels for financing, but rather a slow development of new institutions and lending, and thereby a decline in investment”.

His amendments include provisions to allow banks to be involved in market-making such as offering investors somewhere to buy and sell shares.

“Systemic risks that we are exposed to in universal banks must be met by a risk based approach, not by deeming one business structure as a systemic risk when that is not the case and presuming that trading is more systemically risky than lending, which is not the case,” says Hokmark.

“Trading is a way of keeping assets liquid and to transform capital to lending and to distribute the risks of lending”.

But the Swedish MEP’s plans were criticised by Finance Watch, an influential NGO which advocates financial sector reform.

On Thursday (8 January), Christophe Nijdam, its secretary general, said proprietary trading “distorts incentives so that Europe’s megabanks are more focused on financial trading than on financing commercial investments”.

The NGO added that Hokmark’s plan would create a “shell regulation” and would “allow national discretion to undermine the single rulebook and single market”.

The banks themselves are keen for the law to be scrapped altogether by new financial services chief Jonathan Hill.

25/05/2014

Europe at Polls !!

Europa ultima fermata per la democrazia

Europe at Polls

With at least nearly ten countries gone to polls, European elections have had a verdict : In Europe today ( 25/05/2014 ) populations have been voted in more than  21 countries without a deep understanding and awareness of the european politics!!! No even a debate about the future of the  energy , ,neither about of the future of the European Institutions or the tobin tax! Whilst the king makers of Brussels , Barroso, Schulz, Vanrompuy , who have carefully avoided to put their  face did moove forward,  thus the national political party leaders  carried  the dirty work  on a campaign trail, for the most part basing it on flattered  shots of slogans.

—So what it is called transliteration from the content to the container was fully accomplished : no one has spoken about the absolute lack of power of influence the laws of Brussels  by the citizens, nobody has been  going to catch votes talking about the excessive power of the lobbies , an issue that was not considered to be address in any way .

What and where to, this lack of democracy, will affect our lives, no one can say. But it is sure that the idea of the Union under  the Bank system will suffer of lackness of  legitimacy.

The media shuffled and gathered fake issues such as “how many votes will take a list” , as if it were an issue. ” more than 30 %” , on who” draw ” , ” lose” , ” win ” , etc.

So the communication was invaded by  rubbish for “euro deficient” , Thus  were manipulated Italian voters .

Easier for the media to address the color of the Dudu sweater , instead of the more complex but no less fascinating , problem of the democracy.

The  polls in countries like Holland, where  turnout is 37% , means that even in  countries where citizens are well fed and cared for by the state there is no interest in protest , and   that , the  change for a  better mechanism can not be done if you have no any or  little economic problems.

We have already said in previous articles, that  ” post- europe lisbon , it is  a ‘ Europe where democracy , useless gift for anyone who claims to be heir of World War II , and sovereignty,  are no longer a core inseparable from the concept of population and territory .

By law to the ” regulation” .

In this Europe sovereignty is confused with the concept of “influence” . the oldest principle  of ” Montesquieu” law it is misunderstood.  Law conceived as  legislative power promoted and evaluated by an assembly elected by a sovereign people divided in to differents parties, switch  to the concept of ” regulation” , which on the other hand, means the power to express acts of legal value by means of Lobbying .

In the framework of the Lisbon Treaty , single individuals, companies and their lobbyists , their committees (comitology) , are able to regulate the most important issues such as  international trade , fiscal barriers , taxes , financial speculation .

The  European Union ,  increases this “technicalities” in to an endless spiral , contributing to the switch from   law to regulation. The interface that pushes for a bit of check and balances , should be the parliamentary committees, but the effectivesness of theor job sounds as   a “regulated” games which are mostly already elsewhere done.

Do you want an ‘ example ? we have lots of data . but repetita Juvant  .

Take  the failure to approve at the European level ” a Tobin Tax” , a tax on the stock market speculation and unregulated markets , due to the action of lobbyes , able to influence hundreds of parliamentarians .

Or  the case of the provisions relating to exemptions for anti- competitive agreements between reinsurance companies (so-called ” Ber ” that expires March 31, 2017 ) .

Presumptively simulating an open procedure , the Commission is ” open to the people, ” the procedure and expects observations . Then it is expexted easier comments coming  from law firms  well organized and camped on Brussels with more than 550 lawyers.  The same consultants of large insurance companies,  such as KPMG  or others, whose comments and studies on the subject are more appropriate , so to speak , to protect the reasons of its major customers ( at the expense of smaller insurance for example).

And so the procedure is proposed to legislate exemptions that may be attributable only to the big players.

That is defined in brief gap democracy. And it is shown by the fact that an individual citizen , let’s say an owner of an insurance agency Portuguese, will struggle to send their comments on the subject ( in English ) exemptions on the anti- competitive reinsurance contracts , with respect to a law firm structured in 5 continents , therefore , very little appears credible to legislate on behalf of the sovereign people .

The European Law no longer has examined the representativeness of a people, but a legitimacy technically closer to market needs , or those who can afford a study advisor .

Today   economy of scale is  a living constitution .

The more you protect those who have small positions in the markets the more you will have the new democracy.

Therefore, many subjects are decided at the intergovernmental level and not with the Community method (Commission, Parliament , Council) .This already allows lobbyists to do the dirty game in the cd . COMMITTEES . ( Comitology ) .And ‘ in the framework of the Lisbon Treaty that matters are decided at the intergovernmental level as the permitted working hours , the right of “establishment” and the prohibition of insurrection and legality of repression, etc.etc . but also the rules on the legality of GMOs , the rules on the indebtedness of the individual states.In doing so the lobbies ” legalize ” the profits of their client , without need of national laws, reasons of state , expensive bureaucracies and ambassadorial .

If you need something to define the futility of the states not let’s think that our Ministry of Productive Activities has reduced its ranks from 500 to 28 employees within 5 years.

But the Lisbon Treaty did ” slip ” other duties typical of a State to the European Union. And instead of a more simplified , the greater technicality has meant that the place of the rules is far from easy understanding of the average man .

Then, when regulatory activity  provides for the Community method, the transition from law to legality , and then from democracy to technocracies is also determined by the fact that citizens have little influence both the doubling of institutions and bodies and functions, and either for  ‘ use of foreign languages ​​which has increased the gap between those who can make conspevole of what is produced at the level of legal acts and who is not.

The EU PAPER method.

The EU Commission , the body responsible for legislative, offers legal acts in the name and on behalf of ‘ the European Union, to democratize the system passes to the procedure called “the paper proceedings” . But  what is the” procedure called of the “paper ” ?

Firstly , the EU Commission adopts a “white paper” .

Which it is an accumulation of general premises and principles that identifies  the scope of the problem , actors and the recipients of acts , in short, the ratio of future legislation . There the  lobbies  can send their comments. It often serves to send at the same time studies and research.

In the absence of a indipendent body that face these studies, with impartial  investigations in to a fair equidistant view , balancing against the observations of the lobbies , the regulatory power passes over the legislative one wich it is far to be marched in avour of  citizens;  whereas only a few associations, NGOs , are governed mostly with not big eonugh funding requirements  to broaden the debate on scientific , or highly technical issues . Take the studies on ogm for example. orthe scientific evindences about electromagnetism .

It is the fact that over 40% of the official documents and pages Web of the European Union are still in French language English is. sometimes German .so what ?

To close the complicated framework of the European landscape of the acts of a legal , so the sources of law, there are a multitude of types of legal acts adopted by bodies other-directed and influencing foreign populations , such as the Council of Europe -http :/ / http://www.conventions.coe.int/?lg=it , the ECHR , the EPO http://www.conventions.coe.int/?lg=it , the authority of patents ( European Patent organization called ) bodies supranational intergovernmental http://www.cciitalia.org/arbitrato.htm as the ICC , which is the seat of international arbitration , the market regulators and international trade , certification bodies such as the Oami rights , the WTO .

All authority by virtue of a technicality and by virtue of competence achieved , are strong intergovernmental agreements and supersede in fact, the legislative and executive power of the people and are able to influence through the directives adopted , millions if not billions of lives .

Who has the baton of these structures? the ” rulers ” and their techno- structures .

But the above it was discussed during the election campaign ? Course not. Another problem of democracy in Europe is control of the press and information , which is a communication problem.

One of the reforms are the mechanisms of control of the press and conflicts of interest .

To understand how the powers of check and balances in brussels have yet amateurish enough to see how it works then the ombudsman .

Who controls the ombusdman ? By way of guarantee of the famous pseudo powers of check and balances all know that anyone can report an incident of mismanagement in the European Union .

But no one knows if the stores ombusdman practice , no one can discuss the behavior ?

What are the cases of judicial review of the behavior of the ombusdman ?

In such cases, you may have a warranty of its operation ? ( Crr.http :/ / http://www.ombudsman.europa.eu / en / home.faces

This European Union is still far from democracy and the mechanism is cumbersome.

Applies the law of the market, or the law of the strongest.

Who will protect citizens increasingly without Guarantees : against the race to the bottom in wages , education, compression of the right of access to free services , and the right to health?

GLi euro MPs know how little they can do because they have limited information and power to influence.

We need more funding to the European people to be able to counteract the hidden agenda in favor of the lobbies of the various COMMISSIONS.

GOOD VOTE AND EUROPE W !

25/05/2014

Europa al Voto. Manca il partito dei cittadini.

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L’Europa al voto

Con almeno quasi  dieci paesi nei quali le elezioni europee hanno già espresso un verdetto, l’Europa oggi(25.5.2014) va al voto nei restanti 21 paesi. Il tema della campagma elettorale è che non ci è stata alcuna informazione rilevante.

IL dibattito,  come è noto , se ci è stato , è stato  “urlato” e non discusso civilmente.  Oltre all’assenza  dei temi veramente importanti quali l’energia ad esempio,  il futuro dell’energia europea, oppure, l’ambiente, oppure la Tobin Tax, e la rigiditàdei paramentri di maastricht , altra assenza dalla scena elettorale europea è stata quella dei king makers di brussels, ( Barroso, di Schulz,  di Vanrompuy,schulz  eslcuso) i quali hanno accuratamente evitato di metterci la faccia, e hanno fatto passare avanti politici nazionali e o leader di partito che si sono occupati del lavoro sporco e di tirare avanti la campagna elettorale per lo più a colpi di slogan. La translitterazione dal contenuto al contenente così si è pienamente compiuta .

La scarsa informazione la ha fatta da padrone : nessuno ha parlato del poco se non inesistente potere di influenza sulle leggi di brussels, da parte dei cittadini, a fronte dello strapotere delle lobbies,  questione che non è stata minimamente affrontata.

Addirittura si parla  di quanti voti una lista prenderà, come se fosse un contenuto. “più 30%” “pareggio” “perdi” “vinci” etc.

Insomma boiate per euro deficienti, ovvero come vengono trattati gli elettori italiani.

Più facile per i media  affrontare questi temi , ovvero il colore del maglioncino di dudù, al posto di  quelli più complessi ma per questo non meno affascinanti sopracitati.

Il fatto poi che nei paesi “avanzati” come l’olanda l’affluenza alle urne  sia al 37% , non significa altro che anche nei paesi in cui  il cittadino è ben pasciuto e assistito dallo stato non  ha interesse a protestare, nè viene a ciò sollecitato,  su come potrebbe cambiare in meglio un meccanismo che non funziona veramente .

Abbiamo già raccontato nei precedenti articoli, l”europa  post lisbona ,ovvero  un ‘Europa dove la democrazia, dono inutile per chi si proclama erede della II guerra mondiale, e la sovranità non sono  più  un nucleo inscindibile dal concetto di  popolazione e di territorio.

Dalla legge alla “regolamentazione”.

In questa europa la sovranità  è confusa con il concetto di “influenza ” e  il concetto di legge intesa come montesquieana, espressione del potere legislativo promosso e vagliato da un’assemblea eletta da un popolo sovrano, cede il passo al concetto di “regolamentazione” e ovvero il potere di esprimere atti di valore legale per mezzo della Lobbying.

Nel quadro del Trattato di Lisbona, singole persone fisiche e o companies con le loro lobbies , e i loro comitati (comitatologia)  , sono in  grado di regolamentare il commercio internazionale, le barriere fiscali, le tasse,  le speculazioni finanziarie, e tutti gli aspetti della vitasociale legate ai loro business( banche, assicurazioni, etc.)

L’europa incrementando il tecnicismo del sistema come in una spirale senza fine, contribuisce ad abbassare il tasso di democrazia, con il pasaggio dalla legge  alla regolamentazione. L’interfaccia ovvero  meccanismi di check and balances quali dovrebbero essere le commissioni parlamentari, sono farraginosi poichè là per il testo dell’atto “regolamentato” i giochi sono per lo più già fatti.

Volete un ‘esempio ?  ne abbiamo dati tantissimi . ma repetita juvant.

Prendiamo il caso del regolamento in materia di esenzioni anti concorrenza per gli accordi di riassicurazione tra imprese  ( c.d. “Ber” che scade il 31 marzo 2017) .

Presuntivamente simulando una procedura aperta, la  Commissione “apre al popolo ” la procedura e aspetta osservazioni, che però arrivano da studi legali ben organizzati  e accampati a brussels con oltre 550 avvocati.  Ovvero quegli stessi consulenti delle grandi assicurazioni , esempoio. KpMG  e o  altri ,   i cui commenti e studi in materia sono  più consoni, diciamo così,   a tutelare le ragioni dei propri importanti clienti, a discapito  delle assicurazioni più piccole ad esempio .

E così  legiferando si propongono esenzioni che possono essere di spettanza solo dei grandi players.

Ecco definito in breve  Il gap di democrazia. Ed  è mostrato  dal fatto che un singolo cittadino, ammettiamo un titolare di un agenzia di assicurazioni  portoghese,  farà fatica a mandare i suoi commenti in materia , peraltro in lingua inglese,  di esenzioni anti concorrenza sui contratti di riassicurazione,  rispetto ad uno studio legale strutturato in 5 continenti, pertanto appare assai poco credibile che si legiferi in nome del popolo sovrano.

 Così la Legge europea  non ha più il vaglio  della rappresentatività di un popolo,ovvero non è una legge, come l’europa non è uno stato. La legge piuttosto appare una regolamentazione dotata di una legittimità  tecnicamente più aderente alle esigenze di mercato, ovvero di chi si possa permettere uno studio di advisor.

E l‘economia di scala oggi a fare da costituzione vivente.

Tanto più si tutelerà chi ha posizioni piccole nei mercati tanto più si avrà la nuova democrazia.

Prendiamo ad esempio anche la  mancata  approvazione a livello europeo della Tobin Tax, la legge che tassa le speculazioni di borsa e dei mercati non regolamentati, per effetto dell’azione delle lobbyes , capaci di influenzare centinaia di parlamentari.

E poi il fatto che molte materie sono decise a livello intergovernativo e non con il metodo comunitario ( Commissione , Parlamento , Consiglio).

Ma il metodo comunitario non è garante di rappresentatività delle leggi.

la Commissione EU, organo deputato alla funzione legislativa,   propone  atti legali in nome e per conto dell’ Unione Europea,  e per democratizzare il sistema fa passare per buona la procedura dei “libri.

La “procedura c.d. dei “libri ”

Ritornando all’esempio della procedura in tema di Esenzioni per accordi tra assicuratori, ma anche in materia di resposnabilità ambientale, ogm,  la Commissione UE è solita adottare un “libro bianco”.

un libro è’ un coacervo di premesse generali e principi che individuano il campo del problema, i soggetti attori e i destinatari del provvediemeto, insomma la ratio della futura legislazione, a guisa che le lobbies possano inviare  le loro osservazioni. Infatti spesse volte propone contrstaulmente di inviare studi e ricerche .

E’ pacifico che in assenza di un ente che faccia questi studi ,  e queste ricerche in modo imparziale,corretto equidistante, contro bilanciando le osservazioni delle lobbies,   il potere di regolamentazione e quidi quello legislativo ,venga  sfilato ai cittadini,  le sole poche associazioni ong, si reggono per lo più di finanziamenti minimi che non permettono di allargare il dibattito a temi scientifici  o a quelli altamente tecnici non potendo essere alla portata di ogni europeo atti e o dati tecnicni posto anche il fatto che   oltre il 40% dei documenti ufficiali  e delle pagine Web della unione europea sono tutt’ora in lingua inlgese e o francese eo talvolta tedesca.

Questo  già permette alle lobbies di fare il gioco sporco nei cd. COMITATI. ( comitologia).

E’ nel quadro del Trattato di Lisbona  che a livello intergovernativo  vengono decise materie come  le ore di lavoro consentite,il diritto di “stabilimento”  il divieto di fare insurrezione e la legalità della repressione, etc.etc. ma anche  la normativa sulla legalità degli OGM, le regole sull’indebitamento dei singoli stati.

Così  facendo le lobbies  “legalizzano” gli  utili del loro cliente, senza più bisogno di leggi nazionali, ragioni di stato, costosissimi apparati burocratici e ambasciatoriali.

Se serve qualcosa per definire l’inutilità degli stati,basti  pensare che il nostro Ministero delle Attività produttive ha ridotto i propri ranghi da 500 a 28 impiegati nel giro di 5 anni.

Ma il Trattato di Lisbona  ha fatto  “slittare” altre competenze  tipiche di uno Stato a quelle dell’Unione Europea.  E al posto di una maggiore semplificazione, il maggiore tecnicismo ha fatto si che il luogo delle regole sia lontano dalla facile comprensione  dell’uomo medio.

Quando poi l’atto prevede il metodo comunitario il passaggio dalla legge alla legalità  è dato dal fatto  delle tecnocrazie  a causa per il  raddoppiamento di enti e di organismi  e di funzioni  e sia per l’uso delle lingue straniere che ha aumentato il divario tra chi può rendersi conspevole di quanto prodotto a livello di atti legali e chi no.

A chiudere il complicato quadro europeo del panorama degli atti di tipo legale, e quindi delle fonti di diritto,  ci sono una moltitudine di atti di tipo legale  adottati da organismi eterodiretti ed estranei alle popolazioni che influenzano,   come il Consiglio di Europa –http://www.conventions.coe.int/?lg=it,  la Cedu, La EPO  http://www.conventions.coe.int/?lg=it , l’autorità dei brevetti ( denominata organizzazione del brevetto europeo)  gli  organismi sovranazionali di tipo  intergovernativo come la ICC http://www.cciitalia.org/arbitrato.htm , ovvero la sede arbitrale internazionale, le autorità regolatrici del mercato e del commercio internazionale,  gli enti certificatori di diritti come l’Oami, l’Omc.

Tutte autorità che per virtù di un tecnicismo e per virtù della raggiunta competenza, sono forti  di accordi intergovernativi,  e sostituiscono di fatto,  il potere legislativo ed esecutivo del popolo e sono capaci di  influenzare tramite le direttive adottate,  milioni se non miliardi di vite umane.

Chi ha il bastone del comando di queste strutture ?

i  “rulers” e le loro tecno-strutture.

Ma di quanto sopra  se ne è parlato in campagna elettorale ?ovviamente no.  Altro problema della democrazia in europa  è il controllo della stampa e della informazione, ovvero un problema di comunicazione.

Una delle riforme sono i meccanismi di controllo della stampa e dei conflitti di interesse.

Per comprendere come i poteri di check and balances a bruxelles abbiano ancora del dilettantesco basti vedere poi come funzioni l’ombudsman.

Chi controlla l’ombusdman? A guisa di pseudo garanzia dei famosi poteri di check and balances tutti sanno che chiunque può denunciare un episodio di mala gestione nell’unione europea.

Ma nessuno sa che se l’ombusdman  archivia la pratica , nessuno può discuterne il comportamento ?

Quali sono i casi di judicial review del comportamento del l’ombusdma ìn ?

In quali casi  si può avere una garanzia del suo funzionamento ? ( crr.http://www.ombudsman.europa.eu/it/home.faces

Questa unione europea è ancora lontana dalla democrazia  e il meccanismo è  farraginoso.

 VIge la legge del mercato, ovvero alla legge del più forte.

Chi potrà tutelare i cittadini sempre più senza guarentigie : contro la corsa verso il fondo dei salari,  dell’istruzione, della compressione del diritto all’accesso ai servizi gratuiti, e al diritto alla salute ?

GLi euro parlamentari come sappiano possono fare poco perché in possesso di limitate informazioni e potere di influenza.

Occorrono più finanziamenti al popolo europeo per  poter contrastare  l’agenda segreta in favore delle lobby delle varie COMMISSIONI.

BUON VOTO E W L’EUROPA!!

17/05/2014

THE END OF STATES : END OF EUROPEAN DEMOCRACIES ?

emiliano varanini parlamento europeo

THE END OF STATES AS THE END OF EUROPEAN DEMOCRACIES  ?

The new coming elections ( 2014) of the European  Parliament,the second of  the globalisation’s  saga, after the signature of Lisbon Treaty, have been an opportunity to argue about the conflict between democracy and capitalism , or rather between European democracies and their structure : Body of  Government, Territory , Public opinion, Administrative Organisation, division of powers, finance.

But on the opposite, the topic shifts openly to populistic subjects as migrants, right wings issues such ad securiy , justice, or left wings topic such as environment, and others… and not on how all those elements, are so far affected by the global finance which nowadays rule the democracy’s structure per se.

So on as far as finance power have been raising its influence up within European Institutions, the idea of democracy is changed and it is still  changing…

Like a swinging circle, democracy’s elements such as market, public opinion, and as we see, the so called ” legitimacy”,  turn in to another shape.

At what point is, theorically speacking, the  conflict between democracy and capitalism?

The origins

During the signatures of the Maastricht Treaty  (1992) technocratic lobbyists at the covenant,  have allowed a structure which reflects the “privatisation ” of those who were considered in the 70ies social benefits who were supporting the market form the the demand side. SO far in the treaties the Ue compenteces  benefited from a transfer of skills and powers from the Stares. But UE , at thst time still CE,  it is an  empty forms of government and concretely run by tecnocrats who can decide whether or not a single state could be in debt, and furthermore the cost of the capital for the State’s obligstion .

Decision taken barely relevant for its consenquences, ignoring the akwnoledge of the population, at the level of an hyperbaric room of power, despite the  unique  historical and sociological process of the individual european States from the Magna Charta ( 1215) trough the centuries.

So far to run a democracy depends more than all subjects on  the power to get finances for its debts, nor any other idea seems to be dominant and relevant.

But what is not clear  it is how this idea makes its way through to the european’s politicians and more than further on its populations who former were citzens of a state.

Tecnocrats, are less capable to merge massa opinions than the old socialist/ liberal politics.

Not only the idea of democracy changes but States are changing.

With  the new coming treaties to be signed at the UE level over the head of more than 100 milions of electors, the shape of rights and the duties of the citizen overcome the shape of the single parliaments, TREATIES such as TISA ( trade in service agreement) , Sharing Economy, TTIP ( trans- atlantic parteniarate) which seems to able to destroy our small companies,  OGM biodiversity, all these elements  make a single european state ressembling  to a single shoes buyer, on the 42nd street in NY city, but  special client which, rather from a pair of shoes, it is able to buy AIRCRAFTS, WAR weapons, energy ..GOODS….

As far as the same  difference between a blues ballade and a jazz routine of dance, technical aspects are put at the top of the agenda, in comparison to social needs. Lobbysts would have opportunity to create new profits through the balance sheet of a STATE . And so, CE mooved ( amsterdam treaty 1999)  to EU. But  to mantain a control on it, it has been the need of a super organisation,  which would have taken an overview over the States, and besides this, over the european citizens.Here you are you have Lisbon treaty.

Shifting the meaning of democracy.

EU it is a body consistent and large enough, to face important decisions in the World ( obiouvsly  because of its economic capacity).

Decisions are for example the power of license commerce in big areas  , rationalize the credit to a state , establish the cost of the money, ( ECB), and its power to influence the debt market,  which fly over the public state opinion makers. 

Nobody now unless he is an expert, can follow and even have a serious opinion on legsl documents approved by the Body or its agencies, nothwistandig the fat a subject as the public state obligations and the ESM system,  or the stocks market ( the so called free movement of capitals) are crucial.

Public european opinons are switched to more followed  subjects, capable of  aggregating , or dis aggregating  opinions , such as migration fluxes, islamic fobia, or less important as the freedom to launch a new patent…et coetera…

Today the democracy’s  gap between state functions and the theme of their costs has start to exist, toghether with a gap of awareness form those who presumibly would have been the consumer and former the single elements of the sistem : citizens.

Functions such as’ education, health  have been included and rationalized in all Europe, in to a logic of active / passive budget.

Despite all, it should be noted the question about what citizens have in return of this ?  citizens, who were before part of Costitutional Monarchy , then  Republicans, are now kept in this so called “tecnician democracy”, when the old parliaments cannot guarantee intacted their  control on absolute power of decisions, decisions all taken elsewhere. ? 

We may say… the same benefits from the past , got in their single member state ?

We would say not. Since EU has a different scheme, compared to the states, where citizens have some rights to express the powers of checks and balances over the parlamentarians decisions, in the EU , citizens face much more difficluties to control its acts, committees, parlamientarians, Committee Delegation, bilateral treaties etc …decisions of the  agencies -… etc . and to be informed over the life of its bodies.

On one side, but this will be spread in to another article,  Eu try to kept citizens informed and involved with a very detailed web  approach, ( White Book, GREEN BOOK etc.) but in other side you may need deep tecnical and market informations to really partecipate to the decisions with a formed opinion. Sometimes legal acts which are written by the comitess before, and even futher bu the large big law firm whoich surrounds brussels’s office.

So the question is : on what is based the istitutional system of the EU? Which are the structures , the so  called guarantees for citizens?

As  all democracies in the history[1] , and in general as all social phenomenons,  democracy is lead to end, because of its own. Many factors like the  enlargement of its scope are able to determine new exigences and so as to modify its shape

The mercerization of state functions

But how much the process of transforming shape of government, shapes of the single states. After Lisbon treaty the governmence of EU per se, it is a subject strictly connected by the influence of the “financiarisation”, a phenomenon which has broken down the gap between state functions such as education, health , transports and their costs.

Any state now has  a budget deficit  but moreover a “budget  logic” under the EU supervision; budget ratio  which  makes them the same as en entepreneur who run a company, like those which ask for a loan.

After  Maastricht Treaty , European States , including Italy,  were victims  of their lack of confidence in themself. Especially this due to economic and the concurrence between World economies, and because they after have transferred powers and competencies to this  supra -state organizations ,   the European Union.

Above all we should keep in mind that  relationship between states , their organizations and their  citizens, it is something “historical”, human and moreover   crucial for the european democracy. As it has  been  stressed by Prof.  S.CASSESE as  far as  the “democracies’ systems”  are  concerned,  democracy it is run by “legitimacy” which means for Cassese in one world, an acknowledgment from the bottom.

What is it legitimacy ? Legitimacy  can be either  considered as a sort of judicial review of the behavior, such  elections , or even  the public opinion all merged in a public cooperation of all the bodies made of control or check and balances mechanisms.

A t the same time “accountability”  it  is on the contrary ,  the way  how  the state’s  authority  permeates and shapes and affect or influence  the lives of citizens .Professor Sabino Cassese, member of ITALIAN CONSTITUTIONAL COURT , in the book “To rule  the Italians” (2014 , published by Il Mulino ),  in the chapter on “Globalization and the States”,   essay also  written in to the English language on international review of public law (http :/ / http://www.iilj.org / gal / documents / THEGLOBALIZATIONOFLAW.pdf )[2] ,   does not clarify whether the end of democracy and the end of the states are an unavoidable phenomenon jointed as a consequence of globalization.

Despite the stature of huge Professor , an astute reader will find no answers to those similar question.

Even Cassese is not clear himself about  in what form democracy in the future will be conceived . Cassese,  Emeritus Professor of Administrative Organization  and especially of Italian State administrative organization  seems to be disappointed by the phenomenon or of what he himself calls “GOVERNANCE without a government” . The globalization , in a one world, means new bodies  ,  multitude of satellites of forms and multi – world organizations , designed to perform  state functions. It doesn’t seem a phenomenon who has been completely clarified in all its aspects.  Cassese  strives to conclude that states are bound to maintain an even greater role through it. But this “Parmentier[3]” optimism on the new possibilities for the states , and theyr original power to influence,  including those cited by him which are the new skills on a global scale with  such as the  global norms against terrorism , piracy and other, which in fact that increase of the space of their influence , appears to fade compared to other observations with which glosses commenting that at the end  , their apparatus must be prepared to standardize rules and behaviors, in one world to end and transform in to another organization.

So in the end Cassese , a giant among scientists in government,   does not seem convinced by the answers that he forcely tries to give ,   its  forecast seems t be based more  on assumptions, than on factual data of future scenarios.

But Cassese does not transcend nor hides the current novelty  : more than 40,000 organizations and over inter -state , to the global level, exist. It seems that he doesn’t want to admit to where their scope will bring ,  failing in to drawing  the logical consequences which normally he authoritatively given on every norms and innovations of laws of the single states,  and so that these future organizations , are intended to steal the power of ‘ exercise of all or most of the functions once normally run by the single state.

Some of these functions will be or  are already cancelled , and the states[4] , the old states arose in the nineteenth century and or even before ,   those mixed organizations, melt  of territory , population, army , language, customs and manners ,  mixed in to single  social corps,   laws, and administrative apparatus with its own  system of government, with a uniformed legitimacy , with any distinctive single recognition    from below, or better shaped in to  a CHART or a COSTITUTION ACT , will never be again what,  he himself has , admirably for more than half a century ,   studied.

However, if   the end  of states as we knew, it is already clear, it is not uniformly clear in what seems it will mean the end of democracies which they have shaped from the end of the second world war  to now.

A hiatus seems to be  the one between    European state administrative organization’s history and may be for the democracy,    the period 1945- 2007 , when  Lisbon Treaty  act was signed by member states ( originally named Reform Act).

The debate to where and how European institutions will enact democracy  and its bundle of rights and fair principle at the more enlarged global dimension,  enacting of  CEDU and other principles ,such as single citzen freedom , dignity, privacy etc.,  it is still on going between Professors ,Lawyers, and Judges[5]

At most Cassese refrains from any legitimate criticism of what the system of global governance want to appear as inevitable .

In the absence of a on single global public opinion , of one territory , and above all , of one   system of legitimating action from the bottom to the top of all the new regulatory institutions such as European commission, European Council and European Parliament and their derivative bodies such as the Court of Justice and European Court of Auditors (Luxembourg) European Economic and Social Committee (Brussels) Committee of the Regions (Brussels) European Ombudsman (Strasbourg) European Data Protection Supervisor (Brussels); The European External Action Service) , what we called democracy assume other meanings.

Cassese identifies more than 40,000 world public-private global regulatory agencies of interest whose scope will  entails some   state function, without , but without judicial review of their behavior at single state level they emerge as far from the control.  So far  at the end is not well clear what forms of democracy, they will  run.  This  new global democracy  must be identified and either carried out with something which neglect the idea of the” differences” ; in view of the fact that, and we would say providentially,  it is difficult to build a single “legitimacy” by a single public opinion in a world where any member states and their populations are different with different views of the facts , ideas , religions , cultures , reactions ,   disbelief ,   costumes  ,languages .

So while providing polished and original segment analysis ,   Cassese’s essay on globalization  says more  about the uncertainty of the democracy rather how  this will influence the old  administrated  ordered -state which are now merging together in a new world order, whose democracy check and balances , in  one world whose   “legitimacy” is not well shaped.  If you consider    they have been constituted   as  result of historical struggles and compromises , ruled in more than 4 centuries or more,  at least in Europe ,  those quick move  of Lisbon treaty  could also being  seen as something easy to  evaporate.

We  can at least conclude that the democracy as the historical process who gave  the state the form which they had till 2007, was a phenomenon  predestined to end , but certainly it is not clear how.

Emiliano Varanini, 2014, Lawyer Rome, LLM studies Pallas Nijmegen K.u.n.

[1]See. http://www.pbs.org/empires/thegreeks/background/48.html   A year after their defeat of Athens in 404 BC, the Spartans allowed the Athenians to replace the government of the Thirty Tyrants with a new democracy. The tyranny had been a terrible and bloody failure, and even the Spartans acknowledged that a moderate form of democracy would be preferable. As a system of government, democracy quickly spread to a number of other leading city-states, despite the authoritarian grip of Sparta on the Greek world. However, Sparta’s dominance was not to last. Overextended and unable to adjust to new battle techniques, in 371 BC Spartan hoplites suffered their first major defeat in 200 years at the hands of the Theban general Epaminodas. Only a decade later Sparta had been reduced to a shadow of its former self. But Thebes’ dominance of Greece would be short-lived. A new power had begun to assert its leadership over the country: Macedonia. Once a backwater, the Macedonian king Philip II had turned his country into a military powerhouse. Philip’s decisive victory came in 338 BC, when he defeated a combined force from Athens and Thebes. A year later Philip formed the League of Corinth which established him as the ruler, or hegemon, of a federal Greece. Democracy in Athens had finally come to an end. The destiny of Greece would thereafter become inseparable with the empire of Philip’s son: Alexander the Great. See also  https://www.princeton.edu/~achaney/tmve/wiki100k/docs/Athenian_democracy.html Athenian democracy developed in the Greek city-state of Athens, comprising the central city-state of Athens and the surrounding territory of Attica, around 508 BC. Athens was one of the first known democracies. Other Greek cities set up democracies, and even though most followed an Athenian model, none were as powerful, stable, or as well-documented as that of Athens. It remains a unique and intriguing experiment in direct democracy where the people do not elect representatives to vote on their behalf but vote on legislation and executive bills in their own right. Participation was by no means open, but the in-group of participants was constituted with no reference to economic class and they participated on a scale that was truly phenomenal. The public opinion of voters was remarkably influenced by the political satire performed by the comic poets at the theatres.[1]

[2][2]See also TRANSNATIONAL LEGAL APPROACHES TO ADMINISTRATIVE LAW: CONCEPTUALIZING PUBLIC CONTRACTS IN GLOBALIZATION in  Rivista Trimestrale di Diritto Pubblico, fasc.1, 2014, pag. 1

Stephan W. Schill

[3](Montdidier August 12, 1737 – December 13, 1813)  Augustine Parmentier  a French nutrionist  influencer,  who first commercialized  potatoes in French during  the XVIII centuries together   with their  optimistically benefits.   His many other contributions to nutrition and health included establishing the first mandatory smallpox vaccination campaign (under Napoleon beginning in 1805, when he was Inspector-General of the Health Service) and pioneering the extraction of sugar from sugar beets. Parmentier also founded a school of breadmaking, and studied methods of conserving food, including refrigeration.

[4]  (3) J-B. Auby, La bataille de San Romano. Réflexions sur les évolutions récentes du droit administratif, in AJDA, 2001, p. 922 ss.   Per  Jean-Bernard Auby,   I fattori causali di tale destrutturazione, secondo il giurista francese, sono connessi a tre logiche nuove, affermatesi a partire dagli anni settanta dello scorso secolo: «un mouvement de globalisation du monde, un mouvement de désétatisation de la société, et un mouvement de décentralisation du pouvoir»; il diritto amministrativo, come diritto del «volto amministrativo» del potere, ne ha sentito il peso, prestandosi alla raffigurazione come oggetto di una sorta di assedio che va guardato secondo piani prospettici distinti, vale a dire non solo dall’alto e dal basso, ma anche lateralmente. In particolare, innanzitutto l’impatto della globalizzazione ha comportato un movimento di internazionalizzazione del diritto amministrativo, in forza del quale da un lato «on a assisté dans les dernières décennies à une intrusion massive de normes et standards externes dans notre droit administratif», dall’altro lato si è formata una pressione sul sistema nel senso della omogeneizzazione dei concetti e delle soluzioni, che hanno complessivamente prodotto l’effetto di «une perméabilisation du système» stesso. In secondo luogo, il «double mouvement de réduction de l’espace de l’Etat au profit de celui du marché, et de réduction de l’espace de l’Etat au profit des citoyens» ha combinatamente prodotto sul diritto amministrativo effetti di privatizzazioni e deregolazioni, di incremento della «democrazia amministrativa» e «inflazione» del contenzioso con l’amministrazione, ove la trasformazione ha operato nel senso di «rendre plus “satisfactoires” les décisions» del giudice amministrativo. In terzo luogo, il movimento di contestazione della centralizzazione del potere si è sdoppiato in una duplice direzione, l’una di «démultiplication de l’appareil d’Etat», di cui la creazione di autorità amministrative indipendenti è la manifestazione più evidente, l’altra di «décentralisation territoriale», la quale ultima ha comportato che si è venuto a formare un diritto amministrativo locale che si è separato dal diritto amministrativo statale, dando altresì corpo ad «une étonnante efflorescence contractuelle». In Massera  IL CONTRIBUTO ORIGINALE DELLA DOTTRINA ITALIANA AL DIRITTO AMMINISTRATIVO (*)

Dir. amm., fasc.4, 2010, pag. 761 ALBERTO MASSERA .

[5]See” LA CONTRIBUTION DU DROIT À LA DÉTERMINATION DE L’IDENTITÉ DE L’UNION EUROPÉENNE (*)

Dir. Un. Eur., fasc.3, 2011, pag. 585 Prof. Paolo Mengozzi  who says “Les règles d’une telle entité, dans leur champ d’application, limitent l’exercice des compétences et l’efficacité des organes législatifs et judiciaires étatiques et engagent ces derniers à coopérer avec la Cour de Justice pour assurer aux personnes physiques et morales le respect des droits qui leurs sont conférés par le droit de l’Union. Ce changement de la société politique où nous vivons et, par conséquent, de son identité, s’est réalisé puisque l’intégration européenne a été et continue à être considérée comme étant apte à faire face à la globalisation….La conséquence qui a découlée pour l’affirmation de l’identité de l’Union européenne est que cette dernière se caractérise amplement par la poursuite de finalités, non uniquement de prévention des risques que la globalisation peut comporter, mais aussi de maintien d’une fonction sociale au marché, en subordonnant les phénomènes qui peuvent se déterminer dans ce dernier à la sauvegarde de la dignité des personnes qui, ce n’est pas par hasard, est considérée être la pierre angulaire de l’ordre juridique de l’Union tout entier (32) . IX. Doit-on estimer, comme je me le suis demandé dans me propos introductifs, que l’identité acquise par l’Union au fil du temps a été ternie suite à l’insuffisante efficacité que la politique étrangère et de sécurité commune a montré face aux récents évènements ayant affecté les pays d’Afrique du Nord et à la faible attention que les institutions et les Etats membres de l’Union ont montrée à l’égard des exodes massifs qui s’en sont suivi, vers quelques Etats membres de la Méditerranée? L’impression qui a pu en être tirée à cet égard n’a certainement pas été positive. On ne peut toutefois pas négliger le fait qu’avant les évènements actuels l’Union a pris soin de prévoir sa propre action en matière d’immigration.”

02/05/2014

La fine delle democrazie europee. L’Europa che verrà.

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La fine  delle democrazie europee. L’ Europa che verrà.

A che punto è il dibattito sul conflitto tra democrazia e capitalismo, o meglio tra i vecchi stati e i vecchi parlamenti dell’europa, e il capitalismo globale finanziario, arrocattosi nel potere delle nuove istituzioni europee ?

Le origini

L’idea che forma di governo e forma di stato possa essere oggetto di una decisione presa a livello di stanze iperbariche di potere, a consuntivo di un processo storico e sociologico , che ha riguardato i singoli stati per millenni, è stata accarezzata dai lobbisti tecnocratici del patto di maastricht (1992), dove si decise che il singolo stato potesse essere indebitato .

SI decise che se il costo del capitale avrebbe posseduto per lui una funzione remunerativa,  era necessario che un super organo- La Ue all’epoca CE riformata proprio con quel trattato, per poter esercitare tale controllo, avrebbe  beneficiato di una cessione di competenze e di poteri tali da snaturare e svuotare le forme di governo e di stato dei singoli stati membri

Oggi la CE  dopo Lisbona è diventata l’Unione Europea.

Lo iato tra funzioni statali e il tema dei loro costi ha cessato di esistere.

Funzioni  come l’ istruzione,  la sanità  dagli anni ’80 in poi, sono stati  inseriti in Europa, in una  logica di attivo/ passivo di bilancio.

Tuttavia va osservato che in contraccambio i cittadini , prima sudditti delle monarchie costituozinali , poi cittadini repubblicani, avevanano nei parlamenti nazionali  la garanzia di poter vedere mantenute intatte le guarentigie di controllo  dal potere assoluto.+

Si può dire altretanto a proposito della UE ? Diremmo di no, visto che la Ue ha una diversa  formula, rispetto agli stati, per  esprimere i poteri di  check and balances in favore dei cittadini rispetto agli atti ( comitati – parlamneto – commissione – delegazioni – trattati bilaterali etc…- decisioni delle agenzie-…etc..) dei suoi apparati.

Dunque la domanda è : su cosa si basa il sistema istituzionale della Ue ? Su quali guarentigie per i cittadini ?

In generale il rapporto tra organizzazioni complesse e popolazione è sempre stato in evoluzione.

Gli Stati, ovvero quelle entità formatesi con la forza, in un apparato di obbedienza, in cambio di protezione ai cittadini dall’invasione dei propri confini,  sono un fenomeno recessivo nel contesto del nuovo quadro istituzionale.

Il rapporto tra queste organizzazioni e i cittadini si basa per ciò che concerne i sistemi definiti “democratici”, sulla legittimazione ( legitimacy).

La legittimazione è il sistema di  “riconoscere” e quindi “legittimare” in senso  “democratico” un sistema, un apparato ordinamentale,  dal basso verso l’alto. Ciò avviene con le elezioni ad esempio, o altri meccanismi di controllo/revisione ( referendum).

L’ accountability invece è l’autorevolezza con cui dall’alto lo stato influenza e permea la vita dei cittadini.

Lo studioso Sabino Cassese, membro della CORTE COSTITUZIONALE, nel libro “GOVERNARE gli italiani” (2014, edizioni il Mulino),all’interno del capitolo sulla Globalizzazione e gli Stati,  da lui trattato anche in lingua inglese sulla rivisita internazionale di diritto pubblico (http://www.iilj.org/gal/documents/THEGLOBALIZATIONOFLAW.pdf) , si sforza di intepretare la fine degli  stati anche nell’evolversi del fenomeno multi statuale di quella da lui chiamata  “multigovernance” o  “governance a multi livello“.

Quali sono gli effetti della globalizzazione e quali sono i suoi  effetti rispetto all’attuale tendenza della  fine degli Stati  ?

Nonostante la statura di grande studioso, le risposte che un lettore avveduto si aspettava non sono giunte.

Cassese non chiarisce ad esempio con quali forme la democrazia potrà mutare nel nuovo assetto.

Nel libro di cui sopra, Cassese, che è uno dei massimi studiosi mondiali  delle organizzazioni amministrative, e in particolare della organizzazione dello stato italiano,  in realtà  pare rimanere deluso dal fenomeno di quella che lui stesso chiama “Governance without a Goverment ” ovvero la Globalizzazione e la satellarizzazione delle organizzazioni destinate a svolgere funzioni un tempo statuali.

Per Cassese, esclusivamente da  un punto di vista  organizzativo e amministrativo , gli stessi Stati .sarebbero ancora protagonisti. Perchè ? Perchè destinati secondo lui a mantenere un ruolo addirittura maggiore nella Globalizzazione con le nuove competenze, che eserciterebbero su scala globale, contro il terrorismo , la pirateria ed altro, aumentando areee d’influenza, anche fisicamente, prima sconosciute.

Il  processo di uniformità delle norme regolamentari di secondo livello.

Ma questo ottimismo appare sfumare rispetto al fatto che gli apparati degli stati alla fine, si dovranno preparare ad uniformare norme e comportamenti  alle norme sovranazionali proprie degli organismi da loro regolati.

Insomma alla fine Cassese non sembra convinto delle risposte che lui stesso prova a dare appparendo indubbio che le oltre 40.000 organizzazioni sovra e inter statuali, di livello globale, sono destinate a mutare norme e competenze di quelle definite statuali, in un tentativo di uniformizzazione, sottraendo competenze a tutte o quasi le funzioni una volta proprie degli stati, mentre dall’altro lato alcune di queste funzioni  sono già state soppresse dalgi stati stessi perchè troppo costose o giudicate inutili o delegate a soggetti / enti interni  ma di natura privata.

Un esempio ?  : gli eserciti e  la leva obbligatoria,  il monopoliio dell’ istruzione, e  la sanità.

La conclusione, che non si legge nel libro, è che gli stati , i vecchi stati sorti nel XIX secolo e o anche prima, ovvero quelle organizzazioni miste di territorio, popolazione, esercito, lingua, costumi ed educazione, leggi e apparato amministrativi e apparati di governo, uniformi per lingua e territorio e popolazione, i cui apparati godono di una legittimazione , un riconoscimento operante dal basso, o meglio ancora sono regolati  da una costituzione, non saranno mai più quelli che lui stesso, egregiamente per oltre mezzo secolo, ha studiato.  E sopratutto che la globalizzazione e la upper tendence di tutte le organizzazioni amministrative, la multi governance, etc.etc. non saranno capaci di assorbire un ‘esigenza insita nella popolazione di veder rispondere ai meccanismi ( vari ) di legitimacy che ogni organizzazione necessita per “governare”.

Tuttavia se è chiara la fine degli stati come li abbiamo conosciuti ,non è altrettanto chiara la fine della democrazia o l’dea di essa sorta nel dopoguerra.

Mancando un’opinione pubblica mondiale ,un unico territorio, e sopratutto un sistema di legittmazione dal basso verso l’alto di tutte le nuove istituzioni regolatrici , gli oltre 40.000 enti pubblico- privati globali regolatori di interessi , devono operare in assenza totale di “judicial review” di comportamenti. Quindi a fronte di un’organizzazione amministrativa “silente”, di multi livello, stenta ad imporsi la corrispondente – auspicata dai tanti clusters lobbysitici –  nuova democrazia globale. il problema è che la traduzione di questa parola in inglese non esprime lo stesso concetto , o vvero le medesime suasioni nelle altre lingue. “New World Order” è percepito in italiano come qualcosa di sinistro, autoritativo, non intellegibile materialmente. Al contrario il lemma, la versione italiana di “nuova democrazia globale” è più efficace. C’è in questo esempio concentrata interamente la prova dell’ inefficienza di una unica lingua globale per esprimere concetti necessari per ” governare”. un’unica lingiua globale potrà esprimere fenomeni di organizzazione di tipo amministrativi ma non democratici.

Invero il contesto, la pubblica  opinione, i fatti, le idee, le religioni le culture, le reazioni, le razze, le lingue, le miscredenze, e i costumi,  è mutevole quanto il cambio del vento,

In “governare gli italiani” Cassese manifesta lo stato di incertezza delle dinamiche attuali ed evita  giudizi definitivi sulla c.d. “satellizzazione”.

Gli Stati sono stati frutto di lotte e di compromessi storici, ma essi, almeno in Europa appaiono prossimi ad evaporare. La democrazia statuale appare una realtà datata.

La fine delle democrazie europee.

L’analisi del Saggio di Cassese pone una domanda e un dubbio : ma chi è il sovrano oggi ? Fin qui tre sono le cause almeno ad fin qui accertate  della fine della democrazia statuale e o degli stati :  in primis la radicale definitiva perdita di legame tra i grandi investimenti industriali  finanziari  con le realtà nazionali ; lo scollamento tra capitale di infliuenza di istituti bancari  con  bandiere nazionali e  il paese dove esse hanno la sede, e infine il peso oramai senza misura delle speculazioni finanziarie e monetarie di tipo  internazionale , e talvolta  intercontinentali. I tre fattori sopra indicati , insieme alle conseguenze di tipo sociale ed economico  producono rapidamente trasformazioni di sistema. Nell’attuale fase di passaggio, diverse  organizzazioni multinazionali,  e individui proprietari di “assets”,  con interessi in tutto il mondo,  influenzano e regolamentano , pur non esercitando  una vera e propria sovranità, i singoli stati. Per la prima volta nella storia delle organizzazioni dei fenomeni sociali  chiamate ” Stato“, si sta assistendo  al fenomeno del mutamento delle loro condizioni strutturali : la sovranità non è  più  un nucleo inscindibile dal concetto di  popolazione e di territorio. La sovranità  è confusa con il concetto di “influenza ” e con il concetto di “regolamentazione” ovvero cede il passo alla Lobbying. Giorgio Ruffolo in un editoriale pubblicato sul quotidiano la Repubblica il 5.03.2012, osservava che da una parte ( nel quadro dei rapporti Unione europea -. stati membri)  esiste  la libertà (assoluta) di movimento del capitale da paese a paese . Dall’altra parte secondo Ruffolo c’è la schiavitù o meglio la soggezione , degli stati edei cittadini, delle società nel loro insieme,  di pagarne  le conseguenze. O meglio la soggezione di milioni di cittadini,   titolari di un obbligazione statuale, di  vederne fluttuare in basso e o in altro il prezzo per effetto di decisioni prese da un signore comodamente seduto su una poltrona a migliaia di km , che spinge clic e vende il titolo di “stato”.  Con la conseguenza di applicare concetti tecnici propri di un bene economico, “fiducia su i mercati” , “spread”  ad entità che hanno funzioni sociali. Di questo regalo , o meglio di questo sistema , Monti è stato l’autore, o uno degli autori, mediante il meccanismo dello sganciamento dell’obbligo di acquisto da parte della Banca d’italia dei titoli di stato e la introduzione della libertà di collocazione degli stessi  sul mercato libero, nel 1980. Nel quadro del Trattato di Lisbona, persone fisiche con le loro lobbies , e i loro comitati (comitatologia)  , sono in  grado di regolamentare il commercio internazionale, le barriere fiscali, le tasse,  le speculazioni finanziarie, spesse volte incrementando il tecnicismo del sistema come in una spirale senza fine. Un esempio è dato dalla mancata  approvazione a livello europeo della Tobin Tax, la legge che tassa le speculazioni di borsa e dei mercati non regolamentati, per effetto dell’azione delle lobbyes , capaci di influenzare centinaia di parlamentari.   Monti ha completato l’opera  avendo  buon gioco nel far approvare una legge nazionale che di fatto si proporrà come apripista per quella europea, riducendo  al minimo gli effetti della tassazione. Vedi ad esempio http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2013/4/21/TOBIN-TAX-Il-doppio-autogol-dell-Italia-che-spiana-la-strada-agli-speculatori/385218/). E’ nel quadro del Trattato di Lisbona  che a livello intergovernativo  vengono decise materie come  le ore di lavoro consentite,il diritto di “stabilimento”  il divieto di fare insurrezione e la legalità della repressione, etc.etc. ma anche  la normativa sulla legalità degli OGM, le regole sull’indebitamento dei singoli stati. Così  facendo le lobbies  “legalizzano” gli  utili del loro propietario ( il loro fatturato  talvolta è di gran lunga maggiore di  quello di uno stato. La General Motors ad esempio fattura 178,3 miliardi di dollari , la Polonia 135,7)   senza più bisogno di leggi nazionali, ragioni di stato, costosissimi apparati burocratici e ambasciatoriali. Basti soltanto pensare che il nostro Ministero delle Attività produttive ha ridotto i propri ranghi da 500 a 28 impiegati nel giro di 5 anni. E sopratutto senza più bisogno di ‘un opinione pubblica. Ma il Trattato ha fatto  “slittare” altre competenze  tipiche di uno Stato a quelle dell’Unione Europea.  E al posto di una maggiore semplificazione, il maggiore tecnicismo ha fatto si che il luogo delle regole sia lontano dalla facile comprensione  dell’uomo medio. Inoltre il  raddoppiamento di enti e di organismi  e di funzioni  e l’uso delle lingue straniere ha aumentato il divario tra chi può rendersi edotto di quanto prodotto a livello di atti legali e chi no. Il  passaggio dalla legge alla legalità  e quindi  dalla democrazia alle tecnocrazie è anche determinato per il fatto che la Commissione EU, organo deputato alla funzione legislativa,   propone  atti legali in nome e per conto dell’ Unione Europea a volte proponendo preventivamente studi e ricerche per adottarli che non possono essere alla portata di ogni europeo. Si è accertato che oltre il 40% dei documenti ufficiali  e delle pagine Web della unione europea sono tutt’ora in lingua inlgese e o francese. Talvolta accade, come nel caso del regolamento in materia di esenzioni anti concorrenza per gli accordi di riassicurazione tra imprese  ( c.d. “Ber” che scade il 31 marzo 2017) , che, presuntivamente simulando una procedura aperta, la  Commissione riceva da   quegli stessi consulenti delle grandi assicurazioni , come KpMG  e altri ,   i commenti e gli studi in materia  più consoni, questi  volti però,  a tutelare le ragioni dei propri importanti clienti (a discapito  delle assicurazioni più piccole ad esempio) . E così  legiferando si propongono esenzioni che possono essere di spettanza solo dei grandi players.  Il gap di democrazia  è mostrato  dal fatto che un singolo cittadino, ammettiamo un titolare di un agenzia di assicurazioni  portoghese,  farà fatica a mandare i suoi commenti in materia ( in inglese) di esenzioni anti concorrenza sui contratti di riassicurazione,  rispetto ad uno studio legale strutturato in 5 continenti, pertanto appare assai poco credibile che si legiferi in nome del popolo sovrano.  L’ Unione Europea  rimane un organo simile ad un insieme di governi e non un soggetto rappresentativo di popoli.  Per comprendere meglio il deficit di  democrazia  basti dire questo : con la Ue, ciò che è legale, non è più automaticamente una legge di uno stato, ma una legge europea.  La Legge europea  non ha più il vaglio  della rappresentatività di un popolo, ma la legittimità  tecnicamente più aderente alle esigenze di  mercato, ovvero di chi si possa permettere uno studio di advisor. A chiudere il complicato quadro europeo del panorama degli atti di tipo legale, e quindi delle fonti di diritto,  ci sono una moltitudine di atti di tipo legale  adottati da organismi eterodiretti ed estranei alle popolazioni che influenzano,   come il Consiglio di Europa – http://www.conventions.coe.int/?lg=it,  la Cedu, La EPO  http://www.conventions.coe.int/?lg=it , l’autorità dei brevetti ( denominata organizzazione del brevetto europeo)  gli  organismi sovranazionali di tipo  intergovernativo come la ICC  http://www.cciitalia.org/arbitrato.htm , ovvero la sede arbitrale internazionale, le autorità regolatrici del mercato e del commercio internazionale,  gli enti certificatori di diritti come l’Oami, l’Omc. Tutte autorità che per virtù di un tecnicismo e per virtù della raggiunta competenza, sono forti  di accordi intergovernativi,  e sostituiscono di fatto,  il potere legislativo ed esecutivo del popolo e sono capaci di  influenzare tramite le direttive adottate,  milioni se non miliardi di vite umane. Chi ha voce in capitolo in tale sistema ? Certamente non certo i lettori di un quotidiano nazionale, nè i fruitori di internet. Ma  meglio ,ce l’hanno  i  “rulers” e le loro tecno-strutture. Ovvero individui singoli, singole multinazionali,  “proprietari” di assets, e o i loro lobbyisti , che si incontrano, condividono gli stessi punti di vista, talvolta si influenzano l’un l’altro,  e  sopratutto agiscono , spostano interessi economici,    senza bisogno di avere un parlamento schierato. Il loro parlamento è il mondo e le loro camere dei deputati  sono i Panels, le Commissioni, le autorità internazionali con tutti i loro esperti tecnici ben schierati. Il problema del potere è diventato semmai  il controllo della stampa e della informazione, ovvero un problema di comunicazione. La rivoluzione tecnologica. Un fenomeno inarrestabile direttamente capace di creare entitità basate sulla comunicazione a scapito del potere delle lobby, è la circolazione delle informazioni tramite le nuove tecnologie, la nuova generazione, e l’ utilizzo sempre più privato della fruizione mediatica. Nel mondo senza confini,  i continenti , le singole comunità sono sempre più interconnesse . la conseguenza è che  le masse, ovvero una opinione pubblica, e lo stesso concetto della stessa, non c’è più, non ci saranno più gruppi di  cittadini, intesi come soggetti di diritto membri di nazioni,  nè  compagini elettorali organizzate secondo gli schemi  tradizionali  dei conflitti di classe (lavoratore / datore di lavoro). bensì individui o gruppi di invidui fruitori di informazioni. Detti  singoli individui se de – strutturati nella rete, possono essere riconosciuti in sottogruppi, ed influenzati dai moderni Influencer. L’influencer nella società dei media è oramai un asset per le aziende di comunicazione e anche una risorsa per l’europa. L’influencer è  un esperto di linguaggio , un editor, un informatico spesse volte proveniente dal mondo del copyrighting , della pubblicità, che lavora 8 ore al giorno partecipando ai blog privati dirottando idee e opinioni talvolte vaghe e confuse del singolo avventore con uno schema fisso. Il consumatore, il creditore, l’associato alla onlus, l’iscritto al partito, possono essere tutti  oggetto di informazioni, e  a loro volta posso essere articolati  in mini lobby  e sotto lobbyes . Questo magma porterà al parlamento elettronico in breve tempo e il gap di democrazia e deficit di potere,verrà automaticamente risolto. Una società globale, una società dell’accesso dove la rete e la comunicazione  sorpassano la soggettività  statuale , e la cittadinanza, che perdono velocemente di senso. Sarà semplice in base al controllo dei dati presentare proposte   credibili. il traffico e il controllo di tutti i dati sarà la nuova atlantide della democrazia. chi controllerà e o sarà in grado di difendere il controllo dei propri dati sarà libero. chi no, no. Al posto degli iscritti ai partiti ,  cittadini di nazioni europee, abbiamo individui , sollecitati dai media, informati delle lingue,   suasi dalla comunicazione , di idee aggreganti , di costumi aggreganti ,     che finiscono in un vortice sempre più magmatico, virtuale , iperconnesso, che perde totalmente di riferimento il mondo reale  delle identità statuali , dei passaporti , delle dogane  e  delle abitudini locali. Capitale , produzione stati e cittadini : un problema di democrazia. La fine dalla democrazia statuale ha visto fondere i vecchi stati del dopo guerra nell’Unione Europea con la firma del trattato di Lisbona. IL tentativo di allargare le competenze del parlamento europeo per equilibrare la capacità di influenza delle oligarchie delle lobbyes contro i cittadini è fallito. L’Unione Europea così come concepita è  un ibrido , un mega apparato confederativo di governi, a  metà tra il mega stato mondiale  e il singolo stato,  un tentativo per il quale , alcuni Stati, organizzati secondo la vecchia dinamica di  popolazione, territorio, sovranità, si sono sentiti di proporre un meccanismo   alternativo . La politica principale  era stata individuata, tramite il coordinamento  delle politiche economiche , e  nella necessità che  molte competenze fossero attratte verso l’alto compartimentandole secondo il principio della “sussidierietà” . L’ Europa in cambio avrebbe dovuto fornire delle  libertà verso il basso.  Ma le libertà  stabilite dal  Trattato  in favore delle quali gli stati rinunciano a delle funzioni, come  la libertà di “stabilimento” , la “libertà di movimento” del singolo lavoratore,  la” libertà di prestazione di servizi” hanno fatto  fatica ad affermarsi come tali.presso il popolo europeo. Ma il passaggio dal mini stato al macro stato ha difettato e sta difettando di poteri centrali a livello monetario e finanziario, di equità  degli stati più ricchi verso gli stati  deboli i cui  apparati mantengono  le loro funzioni mentre i ricchi non vogliono rinunciare al vantaggio competitivo creatosi con il coordinamento dell’euro zona e il blocco dell’inflazione, ri -immettendo nel sistema, il surplus ottenuto tramite le speculazioni sul pagamento  dei debiti altrui. IL meccanismo degli Euro Bond è stato sabotato nella sua originaria concezione. Intere comunità statuali si trovano ancora lungamente a disagio  a causa della non piena “effettività” goduta dai cittadini dell’esercizio di queste libertà ampiamente attribute loro dal Trattato Ue. Uno dei limiti   a  tali ” libertà” e un limite per l’identificazione del cittadino nell’agglomerato universale dell’europa come costituzione vivente, sono   le economie di scala. Una delle soluzioni è di dare all’Europa la capacità di esprimere leggi a tuti i cittadini europei, su tutte le materie in modo da  riequilibrare il conflitto. Ad  esempio ? :  il referendum abrogativo delle leggi dell’europa è spurio, e contorto, allora la la  tassazione  delle transazioni finanziarie    appare più efficace e diretta. Al contrario si vuole far passare  e  trasferire giocoforza  su i cittadini ,  nella logica dello stato- bilancio , il peso del pagamento di tasse sempre più alte. Tasse spacciate come necessarie per la sua stessa sopravvivenza ma che rappresentano il deficit di democrazia, e fanno agire i rulers come veri propri e sovrani. Nel frattempo gli stati occupati dai lobbysti dei rulers, non offrono più alcuna garanzia per i servizi,  la scuola, salute, trasporti, infrastrutture, istituzioni, e non potendo più  assorbirne i costi , come negli anni ’90,  grazie ai rimbalzi del mercato , li trasformano in un debito di bilancio. In questo modo la logica dello stato comunità   viene  superata dalla logica  dell’europa come stato azienda,  ovvero uno stato che  ha  debiti e che fallisce come una s.p.a . Uno stato sempre più leggero, senza apparati  oggi fatto ma in realtà una obsoleta  ordalia di parassiti. Una delle riforme sono i meccanismi di controllo come l’ombudsman. Chi controlla l’ombusdman? tutti sanno che chiunque può denunciare un episodio di mala gestione nell’unione europea. Ma nessuno sa che in caso che l’ombusdman  archivi la pratica nessuno può controllarlo. ( crr. http://www.ombudsman.europa.eu/it/home.faces Questa unione europea è ancora lontana dalla gente e il meccanismo di controllo è farraginoso.  Al di là della legge statuale  l’esito della risoluzione del conflitto è affidato alla legge europea, e quella del mercato, ovvero alla legge del più forte.  Chi potrà tutelare i cittadini sempre più senza guarentigie : contro la corsa verso il fondo dei salari,  dell’istruzione, della compressione del dirittto all’accesso ai servizi gratuiti, e al diritto alla salute ? GLi euro parlamentari come sappiano possono fare poco perché in possesso di limitate informazioni e potere di influenza. Deve essere il popolo europeo a poter contrastare con studi e dossieraggi l’agenda segreta in favore delle lobby delle varie COMMISSIONI.  M5s A conferma di quanto sopra da un punto di vista politico il successo del M5s è basato sul riscatto del singolo individuo. Il  riscatto promesso  è innanzitutto  riavvicinare le istituzioni , comprese quelle europee, al concetto di   democrazia, e allontanarlo da quello di oligarchia. Abolire Il divario  immeritato dei cittadini europei. Un sondaggio dell’Istituto Emnid in Germania, rivela infatti che il 26% dell’elettorato sarebbe pronto a votare una formazione politica che si presentasse alle elezioni per la Cancelleria del 22 settembre con un programma anti euro. Una formazione politica del genere e’ nel frattempo sul punto di nascere, poiche’ a meta’ aprile verra’ costituita a Berlino “Alternative fuer Deutschland” (AfD), tra i cui membri fondatori figurano esponenti del mondo universitario, dei media e dell’economia. L’Europa delle vecchie democrazie partitiche con i loro difetti e i loro pregi, l’europa dei partiti delle banche ,  dentro e oltre le loro fievoli ragioni storiche e filosofiche e  religiose, ed economiche è arrivata alla fine. LA NUOVA EUROPA Dove  porterà questo cambiamento ? Verso una voluta e mirata disgregazione? , verso un ‘agenda di tagli agli sprechi  che conserverà  una  mera logica aziendale ?,  che metterà definitivamente  in crisi non soltanto le basi della democrazia statuale e sociale, ma anche l’esistenza dello Stato stesso, ponendoci soli davanti ad un futuro oscuro ? La speranza invece è che ottenuto il cambio dei vertici europei , le istituzioni europee diventino un luogo per una politica in comune di tutti i cittadini europei finalmente protagonisti. Protezione dei dati personali, immigrazione ius soli, sanità pubblica europea, tobin tax, punitive damages,e altri diritti sociali,  che vanno allargati a tutti. Il conflitto tra Capitalismo e Democrazia è destinato   a risolversi con diversi equilibri ,  il superamento degli attuali equilibri economici,   porterà ad un nuovo assetto  più convincente. Tertium non datur.  einaudi a sua insaputa  La democrazia in Europa è   stata una conquista storica. Il passaggio dalla democrazia  alla tecnocrazia significa un sistema, dove la voce forte la fa chi detiene il meccanismo di conocenza delle leve giuridiche sempre più complesse, emiliano v. avvocato   1]See. http://www.pbs.org/empires/thegreeks/background/48.html   A year after their defeat of Athens in 404 BC, the Spartans allowed the Athenians to replace the government of the Thirty Tyrants with a new democracy. The tyranny had been a terrible and bloody failure, and even the Spartans acknowledged that a moderate form of democracy would be preferable. As a system of government, democracy quickly spread to a number of other leading city-states, despite the authoritarian grip of Sparta on the Greek world. However, Sparta’s dominance was not to last. Overextended and unable to adjust to new battle techniques, in 371 BC Spartan hoplites suffered their first major defeat in 200 years at the hands of the Theban general Epaminodas. Only a decade later Sparta had been reduced to a shadow of its former self. But Thebes’ dominance of Greece would be short-lived. A new power had begun to assert its leadership over the country: Macedonia. Once a backwater, the Macedonian king Philip II had turned his country into a military powerhouse. Philip’s decisive victory came in 338 BC, when he defeated a combined force from Athens and Thebes. A year later Philip formed the League of Corinth which established him as the ruler, or hegemon, of a federal Greece. Democracy in Athens had finally come to an end. The destiny of Greece would thereafter become inseparable with the empire of Philip’s son: Alexander the Great. See also  https://www.princeton.edu/~achaney/tmve/wiki100k/docs/Athenian_democracy.html Athenian democracy developed in the Greek city-state of Athens, comprising the central city-state of Athens and the surrounding territory of Attica, around 508 BC. Athens was one of the first known democracies. Other Greek cities set up democracies, and even though most followed an Athenian model, none were as powerful, stable, or as well-documented as that of Athens. It remains a unique and intriguing experiment in direct democracy where the people do not elect representatives to vote on their behalf but vote on legislation and executive bills in their own right. Participation was by no means open, but the in-group of participants was constituted with no reference to economic class and they participated on a scale that was truly phenomenal. The public opinion of voters was remarkably influenced by the political satire performed by the comic poets at the theatres.[1] [2][2]See also TRANSNATIONAL LEGAL APPROACHES TO ADMINISTRATIVE LAW: CONCEPTUALIZING PUBLIC CONTRACTS IN GLOBALIZATION in  Rivista Trimestrale di Diritto Pubblico, fasc.1, 2014, pag. 1 Stephan W. Schill [3](Montdidier August 12, 1737 – December 13, 1813)  Augustine Parmentier  a French nutrionist  influencer,  who first commercialized  potatoes in French during  the XVIII centuries together   with their  optimistically benefits.   His many other contributions to nutrition and health included establishing the first mandatory smallpox vaccination campaign (under Napoleon beginning in 1805, when he was Inspector-General of the Health Service) and pioneering the extraction of sugar from sugar beets. Parmentier also founded a school of breadmaking, and studied methods of conserving food, including refrigeration. [4]  (3) J-B. Auby, La bataille de San Romano. Réflexions sur les évolutions récentes du droit administratif, in AJDA, 2001, p. 922 ss.   Per  Jean-Bernard Auby,   I fattori causali di tale destrutturazione, secondo il giurista francese, sono connessi a tre logiche nuove, affermatesi a partire dagli anni settanta dello scorso secolo: «un mouvement de globalisation du monde, un mouvement de désétatisation de la société, et un mouvement de décentralisation du pouvoir»; il diritto amministrativo, come diritto del «volto amministrativo» del potere, ne ha sentito il peso, prestandosi alla raffigurazione come oggetto di una sorta di assedio che va guardato secondo piani prospettici distinti, vale a dire non solo dall’alto e dal basso, ma anche lateralmente. In particolare, innanzitutto l’impatto della globalizzazione ha comportato un movimento di internazionalizzazione del diritto amministrativo, in forza del quale da un lato «on a assisté dans les dernières décennies à une intrusion massive de normes et standards externes dans notre droit administratif», dall’altro lato si è formata una pressione sul sistema nel senso della omogeneizzazione dei concetti e delle soluzioni, che hanno complessivamente prodotto l’effetto di «une perméabilisation du système» stesso. In secondo luogo, il «double mouvement de réduction de l’espace de l’Etat au profit de celui du marché, et de réduction de l’espace de l’Etat au profit des citoyens» ha combinatamente prodotto sul diritto amministrativo effetti di privatizzazioni e deregolazioni, di incremento della «democrazia amministrativa» e «inflazione» del contenzioso con l’amministrazione, ove la trasformazione ha operato nel senso di «rendre plus “satisfactoires” les décisions» del giudice amministrativo. In terzo luogo, il movimento di contestazione della centralizzazione del potere si è sdoppiato in una duplice direzione, l’una di «démultiplication de l’appareil d’Etat», di cui la creazione di autorità amministrative indipendenti è la manifestazione più evidente, l’altra di «décentralisation territoriale», la quale ultima ha comportato che si è venuto a formare un diritto amministrativo locale che si è separato dal diritto amministrativo statale, dando altresì corpo ad «une étonnante efflorescence contractuelle». In Massera  IL CONTRIBUTO ORIGINALE DELLA DOTTRINA ITALIANA AL DIRITTO AMMINISTRATIVO (*) Dir. amm., fasc.4, 2010, pag. 761 ALBERTO MASSERA . [5]See” LA CONTRIBUTION DU DROIT À LA DÉTERMINATION DE L’IDENTITÉ DE L’UNION EUROPÉENNE (*) Dir. Un. Eur., fasc.3, 2011, pag. 585 Prof. Paolo Mengozzi  who says “Les règles d’une telle entité, dans leur champ d’application, limitent l’exercice des compétences et l’efficacité des organes législatifs et judiciaires étatiques et engagent ces derniers à coopérer avec la Cour de Justice pour assurer aux personnes physiques et morales le respect des droits qui leurs sont conférés par le droit de l’Union. Ce changement de la société politique où nous vivons et, par conséquent, de son identité, s’est réalisé puisque l’intégration européenne a été et continue à être considérée comme étant apte à faire face à la globalisation….La conséquence qui a découlée pour l’affirmation de l’identité de l’Union européenne est que cette dernière se caractérise amplement par la poursuite de finalités, non uniquement de prévention des risques que la globalisation peut comporter, mais aussi de maintien d’une fonction sociale au marché, en subordonnant les phénomènes qui peuvent se déterminer dans ce dernier à la sauvegarde de la dignité des personnes qui, ce n’est pas par hasard, est considérée être la pierre angulaire de l’ordre juridique de l’Union tout entier (32) . IX. Doit-on estimer, comme je me le suis demandé dans me propos introductifs, que l’identité acquise par l’Union au fil du temps a été ternie suite à l’insuffisante efficacité que la politique étrangère et de sécurité commune a montré face aux récents évènements ayant affecté les pays d’Afrique du Nord et à la faible attention que les institutions et les Etats membres de l’Union ont montrée à l’égard des exodes massifs qui s’en sont suivi, vers quelques Etats membres de la Méditerranée? L’impression qui a pu en être tirée à cet égard n’a certainement pas été positive. On ne peut toutefois pas négliger le fait qu’avant les évènements actuels l’Union a pris soin de prévoir sa propre action en matière d’immigration.”

28/04/2014

CHI COMANDA A BRUXELLES ? LA LOBBY DELLE SCOMMESSE FINANZIARIE.

Lobby cover

Pubblichiamo ancora e per intero la bellissima inchiesta di F. micheletti, della testata online l’inkiesta

 C’ è ancora qualche dubbio su cosa ispiri la legislazione Europea ? Noi crediamo siano gli affari,pur di per sè legittimi,  legati alle materie da trattare affidate alla Ue, e alla influenza , incostrastata degli stakeholeders.

Allora ecco alcune domanda legittime che  i giornalisti nostrani “esperti di europa” omettono ai politici aspiranti seggiaoli e poltronisti del futuro PE .

NOIEUROPA : …è ” quale è il senso della nuova organizzazione  sovra statuale di derivazione globale quale è l’unione europea ? ” Ha senso di parlare di evoluzione necessaria, ineluttabile degli stati un tempo sovrani ? chi sono i king maker oggi  a Bruxelles? Come potranno i cittadini vedere riconosciuto un ruolo diverso da quello dei tifosi di calcio davanti alla Pay tv,  allorquando il prossimo maggio verranno chiamati alle Urne per le elezioni del prossimo PE senza un potere requilibratore del influence power delle lobbies   ? Era questo il senso del progetto federalista di SPINELLI ?

E’ dunque necessario dotare la Ue di una nuova la legittimazione dal basso prevedendo dei FONDI per dotare le ONG di experts in grado di requilibrare il potere di law making in favore dei cittadini ?

Alcune risposte le troviamo nell’articolo seguente che ripubblichiamo (http://www.linkiesta.it/cosi-lobby-delle-banche-protegge-i-derivati-sporchi)

“Così la lobby delle banche protegge i derivati sporchi

Le lobby finanziarie mettono a segno un altro colpo:  «La Commissione europea esaminerà attentamente la possibilità di proibire le vendite allo scoperto puramente speculative sui Cds sovrani» aveva detto Barroso. Invece l’Ecofin di ieri ha approvato un testo annacquato. Per annacquare le leggi in arrivo occorre il giusto mix di azioni che prendano di mira sia i funzionari che i parlamentari europei. E il giusto mix si impara allo European Training Institute, la scuola di lobbying per tutte le esigenze. Per vedere la mappa delle lobby attive a Bruxelles clicca sull’infografica qui sotto.

Francesca Micheletti
pubblichiamo ancora e per intero unabellissima inchiesta della testata online l’inkiesta
BRUXELLES – Un anno fa sembravano tutti sul piede di guerra. «La Commissione europea esaminerà attentamente la possibilità di proibire le vendite allo scoperto puramente speculative sui Cds sovrani», aveva tuonato Barroso nel marzo del 2010, durante uno dei picchi del panico-Grecia. Oggi le posizioni i Bruxelles si sono alquanto ammorbidite. Dopo il meeting dei ministri delle finanze della Ue di ieri (leggi il comunicato) il settore sta già tirando un sospiro di sollievo. Perché un bando totale sui Credit default swaps “nudi” non ci sarà.

Ancora una volta è merito (anche) dell’azione di “lobbying discreto” – come lo definisce l’FT – da parte dell’industria finanziaria, che a Bruxelles – soprattutto dall’autunno del 2008 – ha schierato l’artiglieria pesante. Secondo una mappa compilata da Corporate Europe Observatory (CEO), osservatorio sul lobbying, le postazioni del settore finanziario sono tutte dislocate nel cuore del quartiere europeo, tra il Rond Point Schuman, dove siedono Consiglio europeo e una parte della Commissione, e la Place du Luxembourg, antistante il parlamento europeo. Un insolito giro turistico organizzato periodicamente dall’Osservatorio individua una decina di punti focali del lobbying finanziario. Sono associazioni, think tank e organi di rappresentanza dove alla fine girano sempre gli stessi nomi dei big della finanza globale, da Goldman Sachs, Jp Morgan e Bank of America Merrill Lynch, fino a Deutsche Bank, passando per Bnp Paribas, Barclays e Unicredit. Obiettivo comune: influenzare lepolicies che escono dal Direttorato generale al mercato interno, presieduto dal francese Michel Barnier.

Per farlo, occorre il giusto mix di azioni che prendano di mira sia i funzionari incaricati di redigere i testi legislativi in Commissione, sia i parlamentari europei, sia le rappresentanze degli Stati membri che siedono in Consiglio. Il giusto mix si impara allo European Training Institute, la scuola di lobbying per tutte le esigenze. Situata in rue Froissart, l’istituto organizza corsi di ogni genere relativi agli affari europei e i suoi cervelli più promettenti vanno spesso ad ingrossare le fila della società di consulenza del piano di sotto, la Clan Public affairs. Lezione numero uno: «assicuratevi un posto negli expert groups nominati dalla Commisione. Solo così avrete modo di dominare l’agenda fin dall’inizio».
Nelle aree dove regna il tecnicismo, infatti, i gruppi di esperti vengono consultati in fase di formulazione della prima bozza di una direttiva. Secondo l’Osservatorio, che da tempo studia i comportamenti delle lobby bruxellesi, l’80% della legislazione proposta dalla Commissione non cambia dopo i successivi passaggi del suo iter istituzionale. Lo sanno bene anche i rappresentanti dei gruppi di interesse del settore finanziario, che infatti possono essere avvistati al Centro congressi Borschette, qualche numero civico più avanti, dove si tengono abitualmente gli incontri degli expert groups.

Tra gli esperti si trovano spesso rappresentanti della potente Isda, la International Swaps and Derivatives Association, che per raggiungere il Borschette devono fare qualche passo rispetto alla sede in square de Meeûs, vicino al Parlamento. Non potrebbe invece avere postazione più centrale City of London, la lobby ombrello della finanza londinese, che si trova esattamente in Rond Point Schuman, equidistante da Commissione e Consiglio europeo, con vista sui ministri che sfilano prima dei summit. Da qui la City combatte la sua battaglia contro il rischio di una regolamentazione troppo stretta di hedge funds e private equity. Spesso spalleggiata da Evca (European Venture Capital Association) che agisce da una posizione più defilata, la Bastion Tower di Place du champ de Mars, per rappresentare gli interessi di pesi massimi del private equity. A loro si affianca la Alternative Investment Management Association (Aima), i cui membri sono reduci da un pesante sforzo non troppo riuscito per modellare la direttiva sui gestori di fondi alternativi (la Aifmd). Un deputato europeo ha raccontato di aver avuto da solo ben 193 incontri con i rappresentanti dei gestori durante la gestazione della direttiva.

La più classica e antica delle rappresentanze è la European Banking Federation (Ebf), l’organizzazione ombrello attiva dal 1960 che rappresenta le associazioni bancarie degli Stati membri, compresa la nostra ABI. Da sola, la Ebf dichiara una spesa di 1 milione di euro all’anno per il lobbying. Ci sono poi occasioni e sedi create ad hoc per oliare la relazione fra industria finanziaria e policymakers. Ad esempio lo European Parliament Financial Services Forum, a cui i lobbisti accedono pagando 8.000 euro all’anno per condividere pranzi, cene, cocktail e conferenze con deputati europei, con i quali scambiare vedute sul futuro della finanza continentale. Altra sede di incontro e coordinamento di alto livello è la European Financial Services Roundtable, a cui prendono parte gli a.d delle maggiori banche europee, e dove per l’Italia siedono Federico Ghizzoni di UniCredit e Sergio Balbinot di Generali. C’è infine la Association for Financial Markets in Europe (Afme), che mantiene solo una sede a Londra, e nel cui board siedono anche Gianluca Cugno, a capo della divisione Capital markets di Banca Imi, e Michele Faissola, a capo delle Rates and Commodities di Deutsche Bank.

Le sigle continuano, e sembrano rispecchiare attualmente una certa tensione fra Regno Unito, terrorizzato dalla iper-regolamentazione, e la Francia, che si è conquistata diversi posti chiave all’interno delle istituzioni e dal lato lobbying domina uno degli eventi più importanti dell’anno: l’Eurofi Financial Forum, creatura dall’ex governatore della Banca centrale francese, Jacques de Larosière, che con l’omonimo rapporto del 2009 gettò le basi per la futura architettura di supervisione finanziaria della Ue.

È francese anche Thierry Philipponat, fresco di nomina a capo di una nascente organizzazione che da sola sfiderà le lobby finanziarie: Finance Watch. Nata da un’iniziativa di un gruppo di parlamentari europei stanchi di parlare solo con banchieri, e sostenuta da una trentina di associazioni in tutta Europa, la Ong ha un unico obiettivo dichiarato: fare da contraltare alle argomentazioni dei lobbisti della finanza. Reduce da un’esperienza ventennale a Ubs, Bnp Paribas e vari istituti fra Londra, Parigi e New York, Philipponat spiega il suo compito con un esempio: «Qualche tempo fa Isda ha piazzato un editoriale sul Financial Times dove spiega che i Cds sul debito sovrano sono essenziali per abbassare il costo del denaro, e che vietarli avrebbe conseguenze negative sulle tasse di tutti i cittadini europei”. Prosegue: “Ebbene, nessuno è riuscito a ribattere con argomentazioni tecniche. L’obiettivo di Finance Watch è proprio questo: combattere ad armi pari rappresentando gli interessi dei cittadini e consumatori».