Europa al Voto. Manca il partito dei cittadini.

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L’Europa al voto

Con almeno quasi  dieci paesi nei quali le elezioni europee hanno già espresso un verdetto, l’Europa oggi(25.5.2014) va al voto nei restanti 21 paesi. Il tema della campagma elettorale è che non ci è stata alcuna informazione rilevante.

IL dibattito,  come è noto , se ci è stato , è stato  “urlato” e non discusso civilmente.  Oltre all’assenza  dei temi veramente importanti quali l’energia ad esempio,  il futuro dell’energia europea, oppure, l’ambiente, oppure la Tobin Tax, e la rigiditàdei paramentri di maastricht , altra assenza dalla scena elettorale europea è stata quella dei king makers di brussels, ( Barroso, di Schulz,  di Vanrompuy,schulz  eslcuso) i quali hanno accuratamente evitato di metterci la faccia, e hanno fatto passare avanti politici nazionali e o leader di partito che si sono occupati del lavoro sporco e di tirare avanti la campagna elettorale per lo più a colpi di slogan. La translitterazione dal contenuto al contenente così si è pienamente compiuta .

La scarsa informazione la ha fatta da padrone : nessuno ha parlato del poco se non inesistente potere di influenza sulle leggi di brussels, da parte dei cittadini, a fronte dello strapotere delle lobbies,  questione che non è stata minimamente affrontata.

Addirittura si parla  di quanti voti una lista prenderà, come se fosse un contenuto. “più 30%” “pareggio” “perdi” “vinci” etc.

Insomma boiate per euro deficienti, ovvero come vengono trattati gli elettori italiani.

Più facile per i media  affrontare questi temi , ovvero il colore del maglioncino di dudù, al posto di  quelli più complessi ma per questo non meno affascinanti sopracitati.

Il fatto poi che nei paesi “avanzati” come l’olanda l’affluenza alle urne  sia al 37% , non significa altro che anche nei paesi in cui  il cittadino è ben pasciuto e assistito dallo stato non  ha interesse a protestare, nè viene a ciò sollecitato,  su come potrebbe cambiare in meglio un meccanismo che non funziona veramente .

Abbiamo già raccontato nei precedenti articoli, l”europa  post lisbona ,ovvero  un ‘Europa dove la democrazia, dono inutile per chi si proclama erede della II guerra mondiale, e la sovranità non sono  più  un nucleo inscindibile dal concetto di  popolazione e di territorio.

Dalla legge alla “regolamentazione”.

In questa europa la sovranità  è confusa con il concetto di “influenza ” e  il concetto di legge intesa come montesquieana, espressione del potere legislativo promosso e vagliato da un’assemblea eletta da un popolo sovrano, cede il passo al concetto di “regolamentazione” e ovvero il potere di esprimere atti di valore legale per mezzo della Lobbying.

Nel quadro del Trattato di Lisbona, singole persone fisiche e o companies con le loro lobbies , e i loro comitati (comitatologia)  , sono in  grado di regolamentare il commercio internazionale, le barriere fiscali, le tasse,  le speculazioni finanziarie, e tutti gli aspetti della vitasociale legate ai loro business( banche, assicurazioni, etc.)

L’europa incrementando il tecnicismo del sistema come in una spirale senza fine, contribuisce ad abbassare il tasso di democrazia, con il pasaggio dalla legge  alla regolamentazione. L’interfaccia ovvero  meccanismi di check and balances quali dovrebbero essere le commissioni parlamentari, sono farraginosi poichè là per il testo dell’atto “regolamentato” i giochi sono per lo più già fatti.

Volete un ‘esempio ?  ne abbiamo dati tantissimi . ma repetita juvant.

Prendiamo il caso del regolamento in materia di esenzioni anti concorrenza per gli accordi di riassicurazione tra imprese  ( c.d. “Ber” che scade il 31 marzo 2017) .

Presuntivamente simulando una procedura aperta, la  Commissione “apre al popolo ” la procedura e aspetta osservazioni, che però arrivano da studi legali ben organizzati  e accampati a brussels con oltre 550 avvocati.  Ovvero quegli stessi consulenti delle grandi assicurazioni , esempoio. KpMG  e o  altri ,   i cui commenti e studi in materia sono  più consoni, diciamo così,   a tutelare le ragioni dei propri importanti clienti, a discapito  delle assicurazioni più piccole ad esempio .

E così  legiferando si propongono esenzioni che possono essere di spettanza solo dei grandi players.

Ecco definito in breve  Il gap di democrazia. Ed  è mostrato  dal fatto che un singolo cittadino, ammettiamo un titolare di un agenzia di assicurazioni  portoghese,  farà fatica a mandare i suoi commenti in materia , peraltro in lingua inglese,  di esenzioni anti concorrenza sui contratti di riassicurazione,  rispetto ad uno studio legale strutturato in 5 continenti, pertanto appare assai poco credibile che si legiferi in nome del popolo sovrano.

 Così la Legge europea  non ha più il vaglio  della rappresentatività di un popolo,ovvero non è una legge, come l’europa non è uno stato. La legge piuttosto appare una regolamentazione dotata di una legittimità  tecnicamente più aderente alle esigenze di mercato, ovvero di chi si possa permettere uno studio di advisor.

E l‘economia di scala oggi a fare da costituzione vivente.

Tanto più si tutelerà chi ha posizioni piccole nei mercati tanto più si avrà la nuova democrazia.

Prendiamo ad esempio anche la  mancata  approvazione a livello europeo della Tobin Tax, la legge che tassa le speculazioni di borsa e dei mercati non regolamentati, per effetto dell’azione delle lobbyes , capaci di influenzare centinaia di parlamentari.

E poi il fatto che molte materie sono decise a livello intergovernativo e non con il metodo comunitario ( Commissione , Parlamento , Consiglio).

Ma il metodo comunitario non è garante di rappresentatività delle leggi.

la Commissione EU, organo deputato alla funzione legislativa,   propone  atti legali in nome e per conto dell’ Unione Europea,  e per democratizzare il sistema fa passare per buona la procedura dei “libri.

La “procedura c.d. dei “libri ”

Ritornando all’esempio della procedura in tema di Esenzioni per accordi tra assicuratori, ma anche in materia di resposnabilità ambientale, ogm,  la Commissione UE è solita adottare un “libro bianco”.

un libro è’ un coacervo di premesse generali e principi che individuano il campo del problema, i soggetti attori e i destinatari del provvediemeto, insomma la ratio della futura legislazione, a guisa che le lobbies possano inviare  le loro osservazioni. Infatti spesse volte propone contrstaulmente di inviare studi e ricerche .

E’ pacifico che in assenza di un ente che faccia questi studi ,  e queste ricerche in modo imparziale,corretto equidistante, contro bilanciando le osservazioni delle lobbies,   il potere di regolamentazione e quidi quello legislativo ,venga  sfilato ai cittadini,  le sole poche associazioni ong, si reggono per lo più di finanziamenti minimi che non permettono di allargare il dibattito a temi scientifici  o a quelli altamente tecnici non potendo essere alla portata di ogni europeo atti e o dati tecnicni posto anche il fatto che   oltre il 40% dei documenti ufficiali  e delle pagine Web della unione europea sono tutt’ora in lingua inlgese e o francese eo talvolta tedesca.

Questo  già permette alle lobbies di fare il gioco sporco nei cd. COMITATI. ( comitologia).

E’ nel quadro del Trattato di Lisbona  che a livello intergovernativo  vengono decise materie come  le ore di lavoro consentite,il diritto di “stabilimento”  il divieto di fare insurrezione e la legalità della repressione, etc.etc. ma anche  la normativa sulla legalità degli OGM, le regole sull’indebitamento dei singoli stati.

Così  facendo le lobbies  “legalizzano” gli  utili del loro cliente, senza più bisogno di leggi nazionali, ragioni di stato, costosissimi apparati burocratici e ambasciatoriali.

Se serve qualcosa per definire l’inutilità degli stati,basti  pensare che il nostro Ministero delle Attività produttive ha ridotto i propri ranghi da 500 a 28 impiegati nel giro di 5 anni.

Ma il Trattato di Lisbona  ha fatto  “slittare” altre competenze  tipiche di uno Stato a quelle dell’Unione Europea.  E al posto di una maggiore semplificazione, il maggiore tecnicismo ha fatto si che il luogo delle regole sia lontano dalla facile comprensione  dell’uomo medio.

Quando poi l’atto prevede il metodo comunitario il passaggio dalla legge alla legalità  è dato dal fatto  delle tecnocrazie  a causa per il  raddoppiamento di enti e di organismi  e di funzioni  e sia per l’uso delle lingue straniere che ha aumentato il divario tra chi può rendersi conspevole di quanto prodotto a livello di atti legali e chi no.

A chiudere il complicato quadro europeo del panorama degli atti di tipo legale, e quindi delle fonti di diritto,  ci sono una moltitudine di atti di tipo legale  adottati da organismi eterodiretti ed estranei alle popolazioni che influenzano,   come il Consiglio di Europa –http://www.conventions.coe.int/?lg=it,  la Cedu, La EPO  http://www.conventions.coe.int/?lg=it , l’autorità dei brevetti ( denominata organizzazione del brevetto europeo)  gli  organismi sovranazionali di tipo  intergovernativo come la ICC http://www.cciitalia.org/arbitrato.htm , ovvero la sede arbitrale internazionale, le autorità regolatrici del mercato e del commercio internazionale,  gli enti certificatori di diritti come l’Oami, l’Omc.

Tutte autorità che per virtù di un tecnicismo e per virtù della raggiunta competenza, sono forti  di accordi intergovernativi,  e sostituiscono di fatto,  il potere legislativo ed esecutivo del popolo e sono capaci di  influenzare tramite le direttive adottate,  milioni se non miliardi di vite umane.

Chi ha il bastone del comando di queste strutture ?

i  “rulers” e le loro tecno-strutture.

Ma di quanto sopra  se ne è parlato in campagna elettorale ?ovviamente no.  Altro problema della democrazia in europa  è il controllo della stampa e della informazione, ovvero un problema di comunicazione.

Una delle riforme sono i meccanismi di controllo della stampa e dei conflitti di interesse.

Per comprendere come i poteri di check and balances a bruxelles abbiano ancora del dilettantesco basti vedere poi come funzioni l’ombudsman.

Chi controlla l’ombusdman? A guisa di pseudo garanzia dei famosi poteri di check and balances tutti sanno che chiunque può denunciare un episodio di mala gestione nell’unione europea.

Ma nessuno sa che se l’ombusdman  archivia la pratica , nessuno può discuterne il comportamento ?

Quali sono i casi di judicial review del comportamento del l’ombusdma ìn ?

In quali casi  si può avere una garanzia del suo funzionamento ? ( crr.http://www.ombudsman.europa.eu/it/home.faces

Questa unione europea è ancora lontana dalla democrazia  e il meccanismo è  farraginoso.

 VIge la legge del mercato, ovvero alla legge del più forte.

Chi potrà tutelare i cittadini sempre più senza guarentigie : contro la corsa verso il fondo dei salari,  dell’istruzione, della compressione del diritto all’accesso ai servizi gratuiti, e al diritto alla salute ?

GLi euro parlamentari come sappiano possono fare poco perché in possesso di limitate informazioni e potere di influenza.

Occorrono più finanziamenti al popolo europeo per  poter contrastare  l’agenda segreta in favore delle lobby delle varie COMMISSIONI.

BUON VOTO E W L’EUROPA!!

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