L’EUROPA DA RIMUOVERE

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Con un ‘economia che grazie al mercato unico unisce 28 paesi, La UE ha una produzione di beni e servizi (PIL) che  supera oramai quella degli USA (PIL dell’UE nel 2012: 12 945, 402 miliardi di euro).

Pur contando  solo il 7% della popolazione mondiale,  Gli  scambi commerciali della UE rappresentano circa il 20% delle esportazioni ed importazioni mondiali. l’UE senza mezzi termini è il più grande blocco commerciale al mondo, rappresentando il 16,4% delle importazioni a livello mondiale nel 2011. Seguono gli Stati Uniti con il 15,5% delle importazioni totali e la Cina con l’11,9%. L’UE è anche il maggiore esportatore, rappresenta infatti il 15,4% di tutte le esportazioni, davanti alla Cina (13,4%) e agli Stati Uniti (10,5%).

A fronte di questi dati economici impressionanti, la struttura amministrativa e di governo e quella di rappresentanza non collimano con la volontà elettiva del popolo europeo ed è ancora troppo farraginosa e poco trasparente.  Con il risultato che i cittadini si trovano impotenti di fronte ad un meccanismo complesso come quello composto da Consiglio , COMMISSIONE e il PARLAMENTO.

Le elezioni  del prossimo maggio 2014 del Parlamento Europeo, sono un ‘occasione per approfondire qualcosa sul dibattito sul senso complessivo dell’intera architettura EUROPA.

Quella che segue è  una breve disamina, o meglio una introduzione ad un futuro documentario dal titolo ”  viaggio del cittadino intorno le istituzioni europee“.

Esso  porterà a riconsiderare alcuni capisaldo, anche un po’ romantici , come la storia di ventotene e del piano schuman,  che tra i teorici si sono  sedimentati costringendo a rinverdire certi giudizi su certi meccanismi della UE, e arrendersi alla loro quotidiana cruda realtà :

l’ Unione Europea oggi non è sogno, nè una speranza , ma un concretissimo  gigantesco meccanismo regolatore di interessi eo diritti esclusivi di grandi players pubblici eo privati con una evidente discriminazione nei confronti di chi , come il singolo privato cittadino, non può e o non è a conoscenza dei meccanismi necessari per influenzare le dinamiche della produzione legislativa.

Dalla visuale del singolo uomo o della singola  donna , dal proprio angolo di Europa, dal proprio ufficio, dalla propria casa, L’Europa  è più che altro un pianeta in orbita.

L’europa da rimuovere.


Il dibattito.

l’Europa è sinonimo di fallimento ovvero un’idea ancora valida ?

Quali sono i motivi che hanno portato in questi anni a considerare fallimentare il sogno di un’europa unita e federale , il sogno di Schuman, Monnet e di Spinelli ?

Sono realmente esistiti questi personaggi , hanno veramente sognato l’attuale assetto ?

Il dibattito è stato manipolato ad arte dirottando l’attenzione su i grandi temi che in realtà sono propri delle politiche macro ecnomiche e su i meccanismi debito  credito  degli stati nazionali, oltre all’assenza di una politica estera e di sicurezza comune, all’egoismo della Germania che non vuole ridistribuire i benefici tratti dall’ uso  della moneta comune reimmettendo nel sistema europeo il surlplus creato da i prestiti al tasso a lei conveniente  e come quello della  rigidità dei fondamentali di tasso interesse ed inflazione  oppure se sia giusto opporsi all’adozione degli Eurobond.

Segue poi il tema dela possibilità di fronte comune delle nazioni euro- meridionali  per proporre misure immediatemente volte alla crescita .

Ma nulla del dibattito  ha mai regolarmente riguardato il tema della necessaria importanza di  limitare lo strapotere dei meccanismi di “lobbying” e di “influencing” in favore delle big companies (banche assicuraioni e Ogm producer e speculatori finanziari su tutti ) e di avvicinare l’europa alle  piccole medie imprese e sopratutto degli interessi , con leggi più eque , dei cittadini  .

 Per questo e molto altro segue la breve introduzione,  in vista delle elezioni del 2014 per approfondire ciò che va cambiato da ora in avanti in Europa.

La COMMISSIONE DELLA COMUNITA’  EUROPEA.

La Commissione europea è l’ organo esecutivo e promotore del processo legislativo.  È composta da un delegato per stato membro, ovviamente ogni delegato viene espresso dalla nazione , come in Italia. La nomina avviene con un doppio passaggio che prevede in primis il gradimento del solo Governo italiano  ovvero dei delegati al Consiglio ( organo di capi di stati e di governo) , anche se il TUE ( trattato unione europea)  il TFUE ( trattato sul funzionamento) prevedono di tenere conto dei risultati delle elezioni al PE, mentre in altri paesi il passaggio è parlamentare. Un esempio:  sapevate ad esempio che    ANTONIO TAJANI è stato il Commissario della neo DG TRASPORTI E TURISMO nel 2008  VICE PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE oltreché COMMISSARIO  nel 2009 !!!  subentrando a FRATTINI, non ostante che il Trattato sul funzionamento della UE, e  la COMMISSIONE,  richieda a ciascun delegato la massima indipendenza dal governo nazionale che lo ha indicato.!?? Poi c’è la conferma del Parlamento Europeo che può , ma la legge è nuova, sollevare un audizione per verificare la idoneità all’incarico del proposto commissario. Sullo stato dell’arte del concetto di indipendenza della attuale COMMISSIONE, per l’ Italia abbiamo il governo che tramite il Consiglio  “esprime” il Commissario,  al contrario di quanto prevede la richiesta indipendenza E così abbiamo   un commissario al secondo mandato come TAJANI , quale garante di indipendenza della nomina, non ostante sia  noto essere stato il medesimo oltre che un esponente del Partito Monarchico italiano, successivamente  il fondatore di FORZA ITALIA nel 1994 e che la sua nomina avvenne per gradimento dell’allora PRESIDENTE Del CONSIGLIO.  E’ ovvio che occorre riformare e  prevedere per l’italia un passaggio parlamentare. La Commissione rappresenterebbe e tutelerebbe gli interessi dell’Unione europea nella sua interezza; avendo il monopolio del potere di iniziativa legislativa, propone l’adozione degli atti normativi comunitari, la cui approvazione ultima spetta al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Unione Europea. Anche se come è noto e come verrà approfondito in altre sedi, il grosso delle proposte di direttive di regolamenti  avviene su proposta congiunta della COMMISSIONE e del CONSIGLIO, si che l’assottigliamento dei  poteri del PARLAMENTO ITALIANO a scapito delle leggi europee, fa si che  il popolo europeo tramite i suoi rappresentanti eletti al Parlamento alla fine si trovi un potere concreto, molto limitato , di poter emendare provvedimenti che nascono più dai comitati intergovernativi dove sono soliti fare carriere che obbedisce le lobbies forti di banche e d assicurazioni , ritrovandosi solo il potere di emendare. Come se ciò non bastasse, la COMMISSIONE (espressione di indipendenza ?!)  è’ anche l’esecutivo della UE del Trattato di Lisbona, ed  è responsabile  dell’attuazione delle decisioni politiche da parte degli organi legislativi e gestisce i programmi UE e la spesa dei suoi fondi.

Breve storia della Commissione.

Come è noto la prima Commissione creata con il Trattato di Roma del 1957 fu rappresentata dal Tedesco Hallstein.

I libri santificano e narrano in modo edulcorato quella che fu la storia gloriosa del processo di unificazione europea,  macchiato   definitivamente dall’obbrobrio del Trattato Lisbona.

CECA, Alta autorità , Corte di giustizia sono descritti come miti sacri e proposti nei libri di testo , spesse volte scritti da chi ne aveva fatto parte,   come dotati di un ‘ augustea e aurea fama.

Tuttavia va riconosciuto che le prime amministrazioni , tra cui la prima Commissione. erano dotate di un certo grado di indipendenza dai governi e di efficientismo e originalità nel trovare soluzioni a problemi di grande dimensionamento.

Il successo della COMMISSIONE HALLSTEIN fu la base per la unificazione dei tre allora esistenti esecutivi europei .

Alta autorità della CECA, Commissione della CEE, e Commissione dell’EURATOM, che coesistettero fino al 1º luglio 1967, furono unite dal Trattato di fusione che portò a combinarli in un unico organismo, la Commissione delle Comunità europee, (oggi estinta e sostituita per effetto del Trattato di  lisbona) e  presieduta dal belga Jean Rey.

La Commissione Rey portò a compimento l’unione doganale nel 1968 e si impegnò per l’elezione diretta del Parlamento europeo

Inizialmente il progetto di SCHUMAN di MONNET e degli altri teorici , prevedeva la creazione di  un organo esecutivo della Comunità Economica Europea per guidare il processo di avvicinamento delle politiche doganali verso l’obiettivo della unificazione dei mercati.

 SI decise per la creazione di un organo amministrativo formato da una  classe oligarchica e aristocratica di amministratori , selezionata tra   cittadini di elevato rango sociale, dotati di un alto profilo ,  spesse volte di  nobili,   formalmente o meno decaduti dai loro blasoni nelle nascenti democrazie del dopoguerra, tutti dotati di alta educazione e  di multilinguismo oltre che di un profilo  internazionale.

Un’alta, altissima amministrazione, quindi,  in parte anche proveniente dalla precedente comunità del carbone e dell’acciaio (CECA) ,  dotata  di  esperienza, cultura e bon ton  diplomatico.

Così nasceva la prima COMMISSIONE ,  i cui funzionari erano assunti per chiamata diretta e o al più tramite  un miniconcorso, riservato ai pochi eletti.

Se è vero che le amministrazioni sono fatte per lo più da uomini, in un contesto di crescita economica , la prima Commissione si distinse per creare le basi per l’integrazione dei mercati europei -. Erano gli anni 50 e 60  e così realizzare l’unione doganale e le tre libertà previste dal Trattato di ROMA (56)  circolazione merci, lavoratori e di stabilimento.

La Commissione Europea dell’epoca era inserita nel quadro della Comunità economica europea , fissata dal Trattato di Roma , mentre  l’atto unico Europeo e poi Maastricht allargarono l’Europa alla PESC , alla GAI ( giustizia e affari interni ) e a SCHENGEN , creando la famosa Europa dei TRE PILASTRI

IL CONSIGLIO, un comitato diventato ISTITUZIONE.

Negli anni ’80 e ’90 dunque con la firma  dell’ Atto Unico Europeo(1987) viene regolarizzata e legittimata la funzione dell”altra importante istituzione che oggi pare addirittura ineluttabile per il Trattato di Lisbona e dotata del potere di iniziativa legislativa,  il Consiglio  !!

Il Consiglio è in realtà il luogo dove i capi di stato e di governo dei paesi che aderivano alle comunità (cd. vertici europei) e soprattutto i loro tecnici,  tenevano riunioni per lo più informali, senza una cadenza prestabilita- Lo scopo era quello di riunirsi al di fuori del contesto comunitario, a livello di conferenza internazionale per dare nuovo impulso alla cooperazione politica, prescindendo dalle formalità e dalle lungaggini del procedimento comunitario.

 Le regole di funzionamento, inizialmente non previste dai trattati, hanno assunto con il tempo un carattere più formale e sono state definite nel corso di alcune riunioni del Consiglio Europeo stesso (Londra 1977, Stoccarda 1983). Nei trattati comunitari il Consiglio Europeo figura per la prima volta con l’Atto Unico Europeo che all’art. 2 ne ha consacrato giuridicamente la composizione e la cadenza delle riunioni, non inserendolo tuttavia nell’architettura comunitaria, né disciplinandone competenze ed atti. Soltanto con il Trattato di Maastricht (art. 4) è mutata la qualificazione giuridica di tale istanza, che è divenuta a pieno titolo organo dell’unione, mentre il Trattato di Amsterdam ne ha reso più incisiva ed ampia l’azione. È rimasta tuttavia la natura giuridica anomala ed ambigua del Consiglio, dal momento che la sua creazione non è prevista nei trattati istitutivi della comunità. Se da un lato la volontà politica degli Stati membri di creare uno strumento flessibile, capace di agire liberamente al di fuori degli schemi istituzionali comunitari ha consentito a quest’organo di agire spesso in maniera efficace e positiva per lo sviluppo del processo comunitario (passaggio alla fase definitiva del mercato comune, risorse proprie, sistema monetario, negoziato per l’adesione di nuovi stati, elezione diretta del Parlamento, ecc.), dall’altro lato bisogna considerare che risulta tuttora sprovvisto di qualunque forma di controllo democratico e giurisdizionale sul piano comunitario, in quanto non sottoposto alle regole procedurali dei trattati istitutivi né a limiti di competenza. Con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, al Consiglio Europeo viene attribuita la funzione di organo di indirizzo politico: In pratica è  stato legittimato e reso legale ciò che non era democratico  nè espressione del popolo mentre al Parlamento Europeo , ibrida figura e mero surrogato di parlamento,  va il contentino del potere fi voto di una COMMISSIONE NOMINATA dai PRESIDENTI E dai CAPI DI GOVERNO ,  e di emendamento delle leggi già contenute nelle proposte di leggi, opera del  CONSIGLIO E della COMMISSIONE. In pratica il nostro Presidente della Repubblica insieme al Presidente del Consiglio esprimerà nel 2014 i commissari che dovrebbero essere indipendenti pur tuttavia tenendo conto del voto espresso dai cittadini con il Parlamento d’ Europa. QUESTA era e tutt’ ora grossomodo è l’Europa. e per questo la elezione del 2014 è decisiva !!! IL PASSAGGIO DALLA CEE ALLA CE E POI ALLA UE. LA FINE DELLE LIBERTA’ STATUALI L’esaurimento delle politiche di integrazione economiche, la stagflazione economica, la crescita del costo delle materie prime,  hanno creato  i presupposti per la ulteriore spinta alla politica monetaria unica, alla politica commerciale mondiale  e alla finanziarizzazione degli stati , per la quale durante gli anni 80  e 90,  la Commissione  preparava  il terreno e le basi con la firma del  Trattato di MASTRICHT .

Per la prima volta fu introdotto il tema delle politiche monetarie comuni ed anche finanziarie,  cosicché  la soluzione dei problemi finanziari dell’Europa, ha mascherato  il tema dell’adozione di una moneta unica,   che  diventava  il mantra e la ragione di essere della futura mai attuata unità  federale e politica inizialmente proposta nelle origini.

Le primitive istanze di aurea libertà cedettero il passo alla imposizione a marcia forzata,  di un rigido blocco sul controllo sulle politiche monetarie , adottate grazie alla creazione Della UNIONE EUROPEA e la estinzione della CE  e della CEE . La crescita e la creazione della BCE finirono con il penalizzare  l’ economia degli stati del  sud Europa.

la prima tappa fu  fissare il Rapporto tra deficit pubblico e PIL non superiore al 3%. e poi il

  • Rapporto tra debito pubblico e PIL non superiore al 60% (Belgio e Italia furono esentati).
  • Tasso d’inflazione non superiore dell’1,5% rispetto a quello dei tre Paesi più virtuosi.
  • Tasso d’interesse a lungo termine non superiore al 2% del tasso medio degli stessi tre Paesi.
  • Permanenza negli ultimi 2 anni nello SME senza fluttuazioni della moneta nazionale.

la seconda tappa fu l’adozione dell’ EURO.

L’AUTOREFERENZIALISMO DELLE ISTITUZIONI. IL LOBBISMO.

Ma lo svuotamento di senso  dell’Europa passa  anche per lo svuotamento delle politiche in favore dei cittadini a scapito  di quelle delle lobbies.

I fattori sono due. l’estremo tecnicismo per accedere alle conoscenze che contano, studiato ad arte per confondere mistificare mascherare, camuffare gli effetti di leggi non democratiche, la necessaria conoscenza delle lingue  , le lingue ufficiali sono tre inglese, francese e tedesco, e il diverso peso degli effetti delle economie di scala in materia di effetti conseguenti alle decisioni prese a livello di libertà generali ( stabilimento , merci . circolazione lavoratori).

E così mentre l’opinione pubblica veniva informata con il 10% si e no di quello che realmente accadeva a e accade a Bruxelles, le istituzioni ( commissione e Consiglio mostravano tutti i difetti delle istituzioni nazionali,  burocraticità e clientelismo,

Negli anni 80 e 90  la antica generazione di funzionari assunti negli anni passati, era  oramai considerata  alla stregua di nobiltà settecentesca , e giocoforza fece  largo  ad una nuova schiera di aggressivi  autocrati e tecnici esperti titolari delle conoscenze del mercato.

In senso stretto , i tecnici  in rapporto stretto con i titolari degli  interessi da proteggere ed espressioni dunque delle lobbies forti del mercato divennero dirigenti della CE.

Negli anni 90 Finanza ,  assicurazioni  ,  stock market, produttori di auto ,  grandi aziende di distribuzione, influenzarono le direttive e i regolamenti trasversali a tutti i settori delle economia per loro rilevanti : dalle quote di produzione agli  accordi anti concorrenziali, al diritto di stabilimento ( unica effettiva libertà dell’antico trattato CEE ad essere tutelata).

Questa era e questo fu la COMMISSIONE la mamma di molti interessi privati e affari di players che non avevano nulla a che vedere con le centinaia di milioni di cittadini che avevano un’ idea sonnacchiosa di bruxelles, distratti dagli strilloni della stampa nazionale.

Ai cittadini con Masstricht fu dato il contentino della comunitarizzazione della politica dei consumatori. In pratica i cittadini avevano diritti si.! Ma come consumatori.

I CONSULENTI. I FURBETTI DELL’EUROPA.

A Bruxelles poi gli alti funzionari, i più capaci,   si fecero riccamente liquidare la pensione  dalla Commissione,  e in breve  diventarono  consulenti esterni, creando una classe di “furbetti dell’europa“, esperti degli oliati e complicatissimi meccanismi dei Fondi Strutturali, titolari di studi legali dei segreti e di tutte le chiavi per accedere ai  finanziamenti europei .

Per  l’Italia fu l’ennesima occasione per coprirsi di ridicolo con il record delle truffe comunitarie   che abusò  in di un regime di scarso controllo (  il risibile ombusdman a parte, non sapendo fare lobbying in modo legale.

L’Europa dei MONNET , degli SCHUMAN,   era dunque oramai snaturata , la naturale resistenza e tendenza alla sopravvivenza di qualsiasi  istituzione e di qualsiasi classe amministrativa creata dal genere umano , produceva lo sforzo di dare una parvenza di “interesse pubblico” di imparzialità”, i concorsi pubblici tramite il servizio EPSO da un lato , la gazzetta UFFICIALE,  ma al suo interno allevava classi di elitari “esperti”, che contribuivano alla MONDIALIZZAZIONE.

Dai finanziamenti diretti , agli OGM,  dalle quote dell’acciaio  alla finanza con il corollario degli affari che ruotano intorno alle “rappresentanze”.

LE ELEZIONI DEL 2014.

Con  388 milioni, Il Parlamento Europeo è la seconda più grande assemblea parlamentare al mondo tra quelle scelte tramite elezioni democratiche, dopo la Camera del Popolo dell’India.

I Partiti presenti sono  scatole cinesi dei partiti dei Parlamenti nazionali,   sorretti, vivificati e  legittimati da quelle lobbies oggi in crisi  ,  e pertanto  incapaci di leggere i necessari cambiamenti ed istanze di democratizzazione del mercato e delle istituzioni europee.

LE elezioni del PE del 2014 saranno decisive per la nomina della Commissione. La procedura di nomina è disciplinata dall’art. 17 par. 7 del TUE e ha subìto notevoli variazioni nel corso del tempo. Un tempo erano gli stati membri che nominavano tutta la Commissione di comune accordo, ma successivamente il ruolo del Parlamento crebbe d’importanza. Attualmente, il presidente della Commissione è proposto dal Consiglio europeo, che decide a maggioranza qualificata. Il trattato di Lisbona impone che, nella scelta, sia tenuto conto dei risultati delle elezioni europee. Il candidato deve poi essere eletto dal Parlamento europeo a maggioranza assoluta. Se il candidato non ottiene l’elezione, il Consiglio europeo, entro un mese, deve presentare un altro candidato. Alla conferma della carica, il presidente della Commissione, in accordo con il Consiglio, sceglie i rimanenti commissari sulla base delle nomine proposte da ognuno degli Stati membri. Alla fine l’intera Commissione deve essere approvata dal Parlamento europeo (che ha anche facoltà di porre in essere audizioni per vagliare le candidature dei singoli commissari), per poi essere definitivamente nominata dal Consiglio europeo.

La chiave di volta per il cambiamento sono proprio le elezioni del 2o14.

 IL sistema democratico nazionale si fonde con il parlamento europeo ( cfr. cooperazione tra parlamento europeo e parlamenti nazionali)  e  occorrerà partecipare alle lezioni per superare il blocco costituito da i gruppi parlamentari europei, in cui i partiti si inglobano ( PPE ALDE PSE et.c.)  in una crisi di identità senza fine.

I capi dei partiti vengono  mandati in vacanza premio a bruxelles ben sapendo che non vi  è nulla da tutelare ,tanto meno gli interessi degli italiani.

I  fattori sopra indicati , pongono  un dubbio : ma chi è il sovrano oggi ?

Nell’attuale fase le  diverse  organizzazioni multinazionali, proprietarie di “assets”,  con interessi in tutto il mondo,  influenzano e regolamentano , pur non esercitando  una vera e propria sovranità, i singoli stati. Per la prima volta nella storia delle organizzazioni dei fenomeni sociali  chiamate ” Stato“, si sta assistendo  al fenomeno del mutamento delle sue condizioni strutturali : la sovranità non è  più  un nucleo inscindibile dal concetto di  popolazione e di territorio. La sovranità  è confusa con il concetto di “influenza ” e con il concetto di “regolamentazione” ovvero cede il passo alla Lobbying.

Giorgio Ruffolo in un editoriale pubblicato sul quotidiano la Repubblica il 5.03.2012, osservava che da una parte ( nel quadro dei rapporti Unione europea -. stati membri)  esiste  la libertà (assoluta) di movimento del capitale da paese a paese ( decisione presa dalle tecnostrutture degli ambienti bancari degli anni 90 in Inghilterra e negli Stati Uniti) secondo logiche di convenienza e di profitto,  dall’altra la schiavitù o meglio la soggezione , degli stati , dei cittadini, delle società nel loro insieme,  di pagarne soltanto le conseguenze.

O meglio la soggezione di milioni di cittadini,   titolari di un obbligazione statuale, di  vederne fluttuare il prezzo per effetto di decisioni prese da un signore comodamente seduto su una poltrona a migliaia di km , che spinge clic e vende il titolo di “stato”. Di questo regalo , di questo sistema , ovvero il sistema dello sganciamento dell’obbligo di acquisto da parte della banca d’italia dei titoli di stato e la loro collocazione sul mercato libero nel 1980 è probabile che Monti fu l’autore. E così nel quadro del Trattato di Lisbona, i cittadini vedono le poposte legislative avanzate dai loro Governi ( CONSIGLIO ) e discussi dalla COMMISSIONE ( lobbies) , tutti diretti e o influenzati da persone fisiche appartenenti a lobbies . E’ per porre fine a questa soggezione che dobbiamo andare a Bruxelles con una rinnovata energia. TECNICISMO E DEMOCRAZIA A riprova di quanto sopra pool di expertise fornite da veri e propri esperti legali, al soldo delle lobbies,  sono in  grado di regolamentare il commercio internazionale, le barriere fiscali, le tasse,  le speculazioni finanziarie, spesse volte incrementando il tecnicismo  come in una spirale senza fine. Un esempio è dato dalla mancata  approvazione a livello europeo della Tobin Tax, la legge che tassa le speculazioni di borsa e dei mercati non regolamentati, e che avrebbe potuto portare denaro fresco per ospedali e scuole. Un altro effetto dell’azione delle lobbyes , e del pangermanesimo, capaci di influenzare centinaia di parlamentari, è la mancata approvazione degli  eurobond. Obbligazioni poste a tutela delle fluttuazione del valore delle obbligazioni e dei titoli di stato ,  in cui avrebbe trionfato il concetto mutualistico da stato ricco a quello più povero sgradite all’opinione pubblica tedesca. Per quello che riguarda l’Italia da buon stato supino e non sovrano, con la legge monti , si è  completato l’opera in materia di tobin tax,   avendo  buon gioco nel far approvare una legge nazionale che di fatto si proporrà come apripista per quella europea, riducendo  al minimo gli effetti della tassazione. Vedi ad esempio http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2013/4/21/TOBIN-TAX-Il-doppio-autogol-dell-Italia-che-spiana-la-strada-agli-speculatori/385218/). E’ nel quadro del Trattato di Lisbona , trattato che è un passo indietro rispetto alla proposta di COSTITUZIONE EUROPEAche a livello intergovernativo  vengono decise materie come  le ore di lavoro consentite,il diritto di “stabilimento”  ,  legalità della repressione, etc.etc. ma anche  la normativa sulla legalità degli OGM, le regole sull’indebitamento dei singoli stati. UN’ EUROPA DELLE lobbies  che  “legalizzano” gli  utili del loro proprietario , il loro fatturato  talvolta è di gran lunga maggiore di  quello di uno stato. La General Motors ad esempio fattura 178,3 miliardi di dollari , la Polonia 135,7,    senza più bisogno di leggi nazionali, ragioni di stato, costosissimi apparati burocratici e ambasciatoriali. Basti soltanto pensare che il nostro Ministero delle Attività produttive ha ridotto i propri ranghi da 500 a 28 impiegati nel giro di 5 anni. E sopratutto senza più bisogno di ‘un opinione pubblica. Ma il Trattato di Lisbona  ha fatto  “slittare” altre competenze  tipiche di uno Stato a quelle dell’Unione Europea.  E al posto di una maggiore semplificazione, il maggiore tecnicismo ha fatto si che il luogo delle regole sia lontano dalla facile comprensione  dell’uomo medio. Inoltre il  raddoppiamento di enti e di organismi  e di funzioni  e l’uso delle lingue straniere ha aumentato il divario tra chi può rendersi edotto di quanto prodotto a livello di atti legali e chi no. DIRETTIVE E REGOLAMENTI Il  passaggio dalla legge alla legalità  e quindi  l’attuale passaggio dalla democrazia alle tecnocrazia   avviene sempre anche per effetto die meccanismi di creazioen di un adirettiva e o un regolamento. La COMMISSIONE ( cfr. sopra) simula una PROCEDURA APERTA DI LEGISLAZIONE, spesse volte  preventivamente proponendo  degli inviti aperti apparentemente a tutti, di  proporre studi e ricerche in inglese, per adottare  direttive. Prendiamo ad  esempio   il caso del regolamento in materia di esenzioni anti concorrenza per gli accordi di riassicurazione tra imprese  ( c.d. “Ber” che scade il 31 marzo 2017) , che, presuntivamente simulando una procedura aperta, la  Commissione riceva da   quegli stessi consulenti delle grandi assicurazioni , come KpMG  e altri i commenti e gli studi in materia  più consoni, questi  volti però,  a tutelare le ragioni dei propri importanti clienti (a discapito  delle assicurazioni più piccole ad esempio) . E così presumendo di   legiferare si propongono esenzioni che possono essere di spettanza solo dei grandi players. Il gap di democrazia  è dato dal fatto che un singolo cittadino, ammettiamo un titolare di un agenzia di assicurazioni  portoghese,  farà fatica a mandare i suoi commenti in materia ( in inglese) di esenzioni anti concorrenza sui contratti di riassicurazione,  rispetto ad uno studio legale strutturato in 5 continenti, pertanto appare assai poco credibile che si legiferi in nome del popolo sovrano. Studi e proposte che non possono essere alla portata di un singolo fabbro , o un artigiano europeo. Si è accertato che oltre il 40% dei documenti ufficiali  e delle pagine Web della unione europea sono tutt’ora in lingua inglese e o francese. er comprendere meglio il deficit di  democrazia  basti dire questo : con la Ue, ciò che è legale, non è più automaticamente una legge di uno stato, ma una legge europea.  La Legge europea  non ha più il vaglio  della rappresentatività di un popolo ma la legittimità slitta tecnicamente sl mercato, ovvero di chi si possa permettere uno studio di advisor. Mancano le necessarie compensazioni non certo assorbite al diritto dei consumatori o dalla elezione diretta del PE. COMITOLOGIA Per comprendere l’equilibrio  dei poteri tra COMMISSIONE CONSIGLIO E PARLAMENTO nella complicatissima fase di produzione legislativa riformata dal Trattato di Lisbona, occorre analizzare il tema fondamentale della Comitologia. SI riprende qui quanto ben scritto dal dott. Savino, COMITOLOGIA in Giornale di diritto amministrativo, 10 / 2011, p. 1041. La comitologia nasce nel 1962, in un contesto nel quale la distinzione tra legislazione ed esecuzione – come spesso accade nelle organizzazioni internazionali – è assente. Nel disegno originario, “la Commissione propone e il Consiglio dispone”, mentre l’attuazione delle decisioni del Consiglio compete in via esclusiva alle amministrazioni nazionali. L’attività esecutiva rientra nella sfera di sovranità degli Stati membri. Con la necessità di norme di dettaglio per carenza di tempo e di competenza tecnica, Il Consiglio affida il compito alla Commissione. La “de-nazionalizzazione” di questa quota di potere decisionale richiede una compensazione, prontamente individuata nella comitologia: la Commissione esercita i poteri ad essa assegnati dal Consiglio sottoponendo i progetti di misure (regolamentari o amministrative) all’approvazione di comitati specializzati, composti da funzionari di quelle stesse amministrazioni nazionali che sono poi, in ultima istanza, chiamate a darvi attuazione. In caso di parere negativo del comitato, la proposta della Commissione viene sottoposta allo scrutinio diretto del Consiglio, detentore ultimo – per conto degli Stati – del potere decisionale [7]. Nei decenni successivi, questo disegno – fondato sulla equiparazione tra legislazione ed esecuzione e sulla “ri-nazionalizzazione” attraverso la comitologia dei poteri affidati alla Commissione – si consolida e si diffonde in tutti i settori di intervento della Comunità. Gli anni Ottanta del XX secolo segnano l’apogeo di questa parabola. Le crescenti difficoltà decisionali in seno al Consiglio, provocate dalla ferrea regola dell’unanimità, inducono il Consiglio stesso a conferire poteri sempre più ampi alla Commissione e a dare alla comitologia una prima disciplina organica-. Commissione e comitati si occupano non solo di eseguire, ma anche di integrare e persino di modificare le norme compromissorie approvate in Consiglio: svolgono, cioè, anche un’attività materialmente legislativa.. Il Trattato di Lisbona ha modificato in profondità l’assetto del potere esecutivo europeo, al fine di assicurare al Parlamento europeo uno standing equivalente a quello dell’altra istituzione legislativa, il Consiglio. SI sottolinea che abbandonati i progetti della costituzione di ridefinire gli atti legislativi europei ,con la bizzarra definzione di atto legislativo , atto quadro etc… le definizioni sono  rimasto essenzialmente quello del TCE, direttiva regolamento e decisione. IN pratica il TUE ( Trattato sull’unione Europea ) detta le regole di principio e istituzionali della UNIONE. Mentre IL TFUE è IL trattato di funzionamento ( vedi Pagina “atti GIURIDICI UE” ad hoc nelle pagine di questo sito web) che in pratica richiama il vecchio TCE ( Trattato sulla Comunità Europea). L’insieme dei due , eguali sul piano del valore legale, è chiamato i TRATTATI. Tra gli atti non legislativi della nuova composizione delle fonti è proevisto l’atto di esecuzione e l’atto delegato. La prima riguarda la parte “alta” della sfera esecutiva, cioè l’attività quasi-legislativa. Sulla carta, l’art. 290 Tfue stravolge il disegno contenuto nel vecchio art. 202 Tr. Ce. Tuttavia, dalla prassi istituzionale emerge una forte continuità con il passato, secondo una logica “gattopardesca”. Soppressa la comitologia, la partecipazione delle amministrazioni nazionali al processo di approvazione degli atti delegati, all’apparenza esclusa, viene, in concreto, garantita dalla consultazioni di altre tipologie di comitati europei. Perciò, la cooperazione amministrativa inter-livello continua a essere il cuore dell’ingranaggio decisionale dell’Unione, anche quando sia in gioco l’adozione degli atti delegati. La seconda linea di trasformazione – meno appariscente ma non meno rilevante – riguarda la parte “bassa” della sfera esecutiva, cioè gli atti di esecuzione. Qui, la funzione decisionale non è più condivisa dalla Commissione con il Consiglio, che cessa di essere il “Giano bifronte” di un tempo, per metà esecutivo e per metà legislatore. L’emarginazione del Consiglio è, però, compensata da un rafforzamento degli Stati per il tramite della comitologia, che diviene più semplice e trasparente, ma soprattutto autocefala: un comitato d’appello – e non più il Consiglio – opera come organo di chiusura del sistema. Così, la componente transgovernativa (i comitati) non opera più all’ombra di quella intergovernativa (il Consiglio), ma, anzi, ne prende il posto. Il superamento del tradizionale sistema di governo “a due teste” consente di “squarciare il velo”, facendo emergere la realtà che lo sorreggeva: un potere esecutivo ultra-statale imperniato sull’esistenza di collegi amministrativi misti, nei quali l’amministrazione europea poggia sulle spalle delle amministrazioni nazionali e le guida. La vera novità – rispetto al precedente assetto, delineato dall’art. 202 Tr. Ce – è l’esclusione dei comitati da questo ambito decisionale. L’esclusione è compensata – sulla carta – dal controllo (diretto e paritario) esercitato dal Parlamento e dal Consiglio, in veste di depositari ultimi del potere legislativo sul quale l’attività delegata alla Commissione, in definitiva, incide. Il legislative oversight si esplica in due momenti. All’atto del conferimento del potere alla Commissione, il Parlamento europeo e il Consiglio “delimitano esplicitamente gli obiettivi, il contenuto, la portata e la durata della delega di potere”: così, il ricorso alle ampie deleghe del passato sembra precluso. Quindi, dopo l’approvazione della misura da parte della Commissione (ma prima della sua entrata in vigore), Parlamento e Consiglio possono nuovamente intervenire, non solo esercitando il diritto di opposizione o veto – già previsto nel 2006 dalla procedura di regolamentazione con controllo – ma anche il più radicale potere di revoca [16]. Così, il processo di “parlamentarizzazione” del controllo sull’attività quasi-legislativa della Commissione, avviato nel 2006, giunge a compimento. ALTRE FONTI DEL DIRITTO A chiudere il complicato quadro europeo del panorama degli atti di tipo legale, e quindi delle fonti di diritto,  ci sono una moltitudine di atti di tipo legale  adottati da organismi eterodiretti ed estranei alle popolazioni che invece poi finiscono con il regolare,   come il Consiglio di Europa – http://www.conventions.coe.int/?lg=it,  la Cedu, La EPO  http://www.conventions.coe.int/?lg=it , l’autorità dei brevetti ( denominata organizzazione del brevetto europeo)  gli  organismi sovranazionali di tipo  intergovernativo come la ICC  http://www.cciitalia.org/arbitrato.htm , ovvero la sede arbitrale internazionale, le autorità regolatrici del mercato e del commercio internazionale,  gli enti certificatori di diritti come l’Oami, l’Omc. Tutte autorità che per virtù di un tecnicismo e per virtù della raggiunta competenza, sono forti  di accordi intergovernativi ( comitati)  , e sostituiscono di fatto,  il potere legislativo ed esecutivo del popolo e sono capaci di  influenzare tramite le direttive adottate,  milioni se non miliardi di vite umane. Conclusioni Se prima vi erano dubbi, ora è chiaro che per avere voce in capitolo in tale sistema il cittadino deve partecipare alle elezioni e vincerle. A Bruxelles da decenni la voce grossa la fanno i  “rulers” e le loro tecno-strutture.  Individui singoli, singole multinazionali,  “proprietari” di assets, e o i loro lobbyisti . Da decenni si incontrano, condividono gli stessi punti di vista, talvolta si influenzano l’un l’altro,  e  sopratutto agiscono , spostano interessi economici,  senza bisogno di avere un parlamento nazionale schierato. Il loro parlamento  sono i Panels, le Commissioni, le autorità internazionali e i loro esperti tecnici ben schierati dentro e fuori la Commissione. Il problema del potere è diventato semmai  il controllo della stampa e della informazione, ovvero un problema di comunicazione.  L EUROPA DELL’ACCESSO La parola chiave per l’Europa che vogliamo è l’accesso. Accesso libero a tutti, accesso alle conoscenze, alle leggi, alla vita dei meccanismi di comando. Un singolo cittadino dovrà essere capace  di accedere senza barriere linguistiche ,  dovrà e potrà avere diritto alla circolazione delle informazioni , dovrà potere disporre di propri esperti e accedere loro tramite ai dibattiti senza stanze segrete, senza mura sileziose. Le masse di cittadini europee, intese anche non più come soggetti giuridici  cittadini di singoli nazioni,  anche quali singoli , individui fruitori di informazioni avranno diirtto a salvaguardare i loro interessi. L’Europa assegna a ciascuno di noi un ruolo, di artigiano , contadino,  consumatore,  creditore, l’associato alla onlus, l’iscritto al partito, che in quanto tale deve  possedere e ACCEDERE ALLE informazioni, e  a loro volta  poter articolare  in mini lobby  e sotto lobbyes . Questo magma porterà al parlamento elettronico  e il gap di democrazia e deficit di potere, esercitato dalle lobbies economiche ,  verrà automaticamente risolto. Una società globale, una società dell’accesso dove la rete e la comunicazione  sorpassano la soggettività  statuale ,   la cittadinanza e soprattutto i vecchi partiti che sono altro che vecchi obsoleti guardiani di finta democrazia. Al posto degli iscritti ai partiti ,  i cittadini di nazioni europee. Un Parlamento Europeo non più dei gruppi politici ma dei cittadini. RIFORME Un Parlamento che dia il suo contributo su i Finanziamenti europei  , l’equilibrio delle economie del sud Europa con quelle del nord europa, sull’adozione di un vero sistema di EURO BOND che perequi il disavanzo della bilancia commerciale creatasi in favore di  chi ha sfruttato il vantaggio competitivo dell’euro, una tobin tax europea, una tutela della agricoltura biologica, e a km 0 , la tutela delle origini e della storia, il danno punitivo nei risarcimenti collettivi, l’accesso alla tutela giudiziaria effettivo .

Avv. Emiliano Varanini

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