NESSUNO VUOLE GLI EUROBOND

Eurobond

Il termine Eurobond (o anche Stability bond) è stato utilizzato per indicare la creazione di obbligazioni del debito pubblico dei Paesi facenti parte dell’eurozona, da emettersi a cura di un’apposita agenzia dell’Unione europea, la cui solvibilità sarebbe dovuta essere garantita congiuntamente dagli stessi Paesi dell’eurozona

Con la medesima accezione, è stato utilizzato anche il termine E-bond (E-obbligazione in italiano), proposto, tra gli altri, dal presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, e dal ministro dell’Economia italiano Giulio Tremonti

La prospettiva della creazione di Eurobond è stata l’unica capace di riportare fiducia negli investitori dell’area europea. Ciò non ostante essa è stata accolta con reazioni diverse dai governi degli stati dell’area euro: gli atteggiamenti spaziano dall’appoggio entusiastico allo scetticismo, fino ad arrivare alla netta avversione.

Le motivazioni contrarie risiedono sostanzialmente nel fatto che i paesi più “virtuosi” dovrebbero accollarsi un onere aggiuntivo, in termini di costo del debito, a favore dei paesi meno virtuosi. Ma se si osserva bene , in realtà è questi costi sono irrisori rispetto agli effetti su i bilanci in termini di economie bruciate conseguenza delle speculazioni.

Ma come vedremo la maggior parte delle critiche sono irrazionali e scollate da qualunque piano di analisi fondato su dati reali. Le critiche giungono soprattutto da quegli economisti che sono da tempo  a libro paga di chi ha interesse a indebolire il mercato europeo.

Un esempio è l’ argomento che la protezione offerta dagli Eurobond favorirebbe il cosiddetto azzardo morale, finendo per incentivare, in generale, politiche fiscali e di bilancio ancor meno rigorose, esacerbando la discrasia tra nazioni “rilassate” e nazioni “virtuose” e appesantendo l’onere sopportato da queste ultime. Una critica che appare irrazionale e infondata su temi statistici.

Altra soluzione o critica proveniente sempre da quel gruppo di pensatori che vedono come un male la possibilità di stabilire una antidoto in più per le speculazioni di mercato è quella che vede  nella riforma delle legislazioni nazionali dei paesi più indebitati, per l’uniformazione delle politiche fiscali e di bilancio su standard più rigorosi, che allontanino il pericolo di condotte eccessivamente rilassate un dato ineluttabile.  Ovvero l’uniformazione e l’integrazione delle legislazioni fiscali degli stati membri, che comporterebbe, per tutti gli stati membri, la rinuncia a una fetta consistente della sovranità nazionale, con la compressione del potere impositivo, che è una delle prerogative del potere statale.

In nessun libro di economia è scritto che una persona se vuole dare una garanzia deve fornire le chiavi di casa e della cassaforte.

Quest’ultima istanza, fa gettare  la maschera. Negli ambienti finanziari si teme che gli eurobond sarebbero realmente efficaci. eccone il motivo e nessuno vuole accettare gli effetti. Vi sarebbero effetti sulla bilancia commerciale , sul valore intrinseco della moneta ( aumento dell’euro come bene rifugio) e porterebbe sul medio lungo periodo ad una revisione del tasso di cambio con le altre monete.( in senso favorevole all’ europa)

L’altra infondata critica è che quella prevede che sia ineluttabile per gli eurobond avere una riforma dei Trattati europei e dei ruoli e compiti e affidati per via statutaria alla Banca centrale europea insieme alla condizione da alcuni stati membri, anche le già citate riforme per l’uniformazione degli standard di rigore delle politiche fiscali nazionali, tutte novità che richiederebbero la ratifica unanime degli stati membri, un meccanismo necessario, ma la cui messa in atto comporterebbe necessariamente tempi non immediati. Al contrario si potrebbe utilizzare il metodo intergovernativo come per il trattato dell’euro e non quello comunitario.

Per metterci il cappello la Commissione ha cominciato a redigere gli scenari possibili attraverso il classico percordo libro verde libro bianco. Questo è il testo ricavabile da WIKIPEDIA traete da soli le vostre conclusioni

La Proposta della Commissione europea 

Il 21 novembre 2011, la Commissione Europea ha suggerito che gli European bond siano emessi congiuntamente dalle 17 nazioni della zona euro, come mezzo efficiente per affrontare la crisi finanziaria. Il 23 novembre 2011, la Commissione ha presentato un libro verde in cui si valuta la fattibilità di un’emissione comune di titoli sovrani tra gli stati membri dell’eurozona. L’emissione di titoli del debito sovrano è attualmente condotta individualmente da ciascun stato membro dell’Unione europea. L’introduzione di emissioni congiunte di eurobond significherebbe la condivisione di emissioni sovrane tra gli stati membri e la ripartizione dei relativi flussi di entrata e dei costi di gestione del debito

Tre approcci agli eurobond nella proposta della Commissione europea

Il libro verde della Commissione europea delinea uno scenario politico in cui sono contemplati tre ampi approcci generali all’emissione comune di obbligazioni, a seconda del grado di sostituzione (completo o parziale) che si vuole raggiungere rispetto emissioni nazionali e in base alla natura delle soggiacenti garanzie che gli stati membri intendono prestate, responsabilità solidale o responsabilità proporzionale, rispetto all’irresponsabilità attualmente sancita dai Trattati comunitari
1.Eurobond completi con responsabilità solidale: questa opzione contempla la sostituzione completa dell’emissione di titoli nazionali con gli eurobond, con ciascun stato membro illimitatamente e solidalmente responsabile per l’intera emissione. Secondo la Commissione europea, “questo avrebbe potenzialmente forti effetti positivi sulla stabilità e sull’integrazione. Ma allo stesso tempo, abolendo ogni pressione sugli stati membri da parte dei mercati e dei tassi di interesse, questa soluzione pone un rischio relativamente alto di azzardo morale e potrebbero essere necessari notevoli modifiche ai trattati dell’Unione”.
2.Eurobond parziali con responsabilità solidale: la seconda opzione condividerebbe solo una parte dei debiti, anche stavolta garantiti da tutti. Questo significa che gli stati dell’Unione europea continuerebbero, in parte, a emettere titoli nazionali per coprire la quota del loro debito al di là di una certa percentuale del PIL non coperta dagli eurobond. La commissione non precisa uno specifico volume, o una specifica quota di bisogni finanziari che sarebbero coperti da emissioni nazionali, da un lato, e da eurobond dall’altro. Tuttavia, la proposta è simile a quella presentata dal Consiglio tedesco degli esperti economici, che aveva immaginato la creazione di un fondo di rimborso collettivo europeo, che condividesse il debito in zona euro al di sopra del 60%, combinato con un progetto di vigorosa riduzione del debito per quegli stessi paesi, che non sono assistiti dal Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria
3.Eurobond parziali senza garanzie solidali: la terza opzione, che è simile alla proposta dei blue bond, prevede anch’essa che gli eurobond coprano solo parzialmente il debito (come nell’opzione 2) ma senza responsabilità congiunta. Questo potrebbe imporre condizioni di restrittive per l’accesso di un gruppo più piccolo di paesi alla condivisione di parte del debito e potrebbe permettere l’estromissione di paesi che non soddisfano i loro obblighi fiscali. Grazie a “un meccanismo di per redistribuire alcuni dei vantaggi del finanziamento […] tra [i governi] con un rating più alto e [quelli con] un rating più basso”, questa opzione aspira a minimizzare il rischio di azzardo morale nella condotta delle politiche economiche e fiscali. A differenza dei primi due approcci, questo implicherebbe garanzie “proporzionali ma non solidali” da parte dei governi e potrebbe quindi essere implementato in maniera relativamente rapida senza bisogno di modificare i Trattati sull’Unione europea.

Effetti attesi

Secondo la proposta della Commissione europea, l’introduzione degli eurobond creerebbe nuovi strumenti per il finanziamento del debito governativo, offrendo opportunità di investimento sicure e liquide. Questo, “potenzialmente, potrebbe alleviare in maniera rapida l’attuale crisi del debito sovrano, mentre gli stati membri sottoposti ad alti tassi di rendimento potrebbero beneficiare della più forte affidabilità debitoria degli stati membri a bassi rendimenti”. Sebbene l’introduzione degli eurobond richieda del tempo, l’effetto sarebbe tuttavia immediato, dal momento che i mercati si adatterebbero istantaneamente alle mutate aspettative dalla novità politica: ne conseguirebbe un abbassamento immediato dei costi medi e marginali del finanziamento, in particolare per quegli stati membri più colpiti dalla crisi finanziaria.

La commissione ritiene anche che gli eurobond renderebbero il sistema finanziario dell’eurozona più resiliente a futuri shock avversi e rinforzerebbe la stabilità finanziaria. Inoltre, essi ridurrebbero la vulnerabilità delle banche dell’eurozona rispetto al deterioramento dei rating creditizi di singoli stati membri, fornendo agli istituti una fonte di robuste garanzie

Mettere in piedi un mercato integrato di obbligazioni sulla scala dell’area-euro offrirebbe a risparmiatori e istituti finanziari un’opportunità di investimento sicura e liquida, confrontabile, in termini di grandezza e liquidità, con la controparte in  dollari Il mercato delle euro-obbligazioni rafforzerebbe inoltre la posizione dell’euro quale valuta di riserva internazionale e favorirebbe un sistema finanziario globale più equilibrato

Irrigidimento e uniformazione delle regole fiscali nazionali

Presentando l’idea degli “stability bonds”, Jose Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, ha sostenuto che un piano simile dovrebbe accompagnarsi ai corrispettivi di una stretta sorveglianza fiscale e di un coordinamento delle politiche economiche, al fine di evitare l’azzardo morale e garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche.[13][14]. In base alla proposta, infatti, i governi dell’eurozona, entro il 15 ottobre di ciascun anno, dovrebbero sottoporre all’esame della Commissione europea le bozze dei loro bilanci nazionali per l’anno successivo. La Commissione sarebbe così in grado di chiedere ai governi di rivedere i parametri dei loro bilanci se non dovesse ritenerli abbastanza solidi da garantire il raggiungimento degli obiettivi di debito e dei livelli di deficit codificati nei parametri di convergenza di Maastricht.[15]

Sviluppi futuri

Dopo la divulgazione della proposta, la Commissione europea ha lanciato una vasta consultazione sul Green Paper, destinata a concludersi l’8 gennaio 2012[11]. L’introduzione degli eurobond, accompagnata da una efficace coordinazione delle politiche finanziarie di bilancio nazionali, richiede probabilmente una revisione dei Trattati europei, su cui è attesa una discussione da tenersi nel summit del Consiglio europeo previsto per il 9 dicembre 2011[12].

Reazioni

L’introduzione di una misura come gli Eurobond mette in gioco i delicati e complessi meccanismi di formazione del consenso all’interno dell’Unione europea, spesso oggetto di critiche da parte di chi ritiene l’esistenza di un deficit di trasparenza democratica all’interno dei processi decisionali che coinvolgono l’Unione. A questo proposito, si registrano posizione divergenti tra i singoli stati membri.

Consenso

I vertici politici di Italia e Grecia, entrambi paesi (in particolare l’Italia) gravati da un massiccio stock di indebitamento, si sono spesso espressi in favore degli eurobond.

Nell’agosto 2011, Giulio Tremonti, allora ministro dell’economia del quarto governo Berlusconi, li definì come la “strada maestra” alla soluzione della crisi del debito nell’eurozona[16] Questa opinione è condivisa da una crescente platea di investitori ed economisti, secondo i quali gli eurobond costituirebbero il miglior modo per risolvere la crisi finanziaria[12]

Reazioni contrarie

La Germania rimane politicamente contraria all’opzione di un debito congiuntamente emesso e sottoscritto da tutti i 17 membri dell’attuale blocco euro nel timore che un tale scenario possa innalzare in maniera consistente le passività tedesche nella temperie della crisi debitoria. Inoltre, il timore del governo tedesco si appunta sul rischio che, sotto l’egida degli Eurobond, siano favorite politiche nazionali azzardate che porterebbero a un ulteriore aumento dei tassi di interesse sul debito, con l’effetto di innescare spirali inflazionistiche a cui la Germania è particolarmente sensibile, per motivi essenzialmente storici legati alla vicende della crisi iperinflazionistica che determinò la fine dell’esperienza repubblicana di Weimar e l’avvento del nazismo.

Tuttavia, Barroso sostiene che la Germania non si oppone, in linea di principio, all’emissione comune di titoli di debito, ma solleva dubbi sulla tempistica

Difficoltà oggettive

Anche tralasciando il delicato problema dell’acquisizione del consenso politico, esistono comunque delle difficoltà oggettive che si frappongono a una rapida introduzione degli Eurobond. Potrebbe infatti essere richiesta una riforma dei Trattati europei e dei compiti statutari che incombono sulla Banca centrale europea. In particolare, sarebbe necessaria la revisione della cosiddetta “clausola di non assistenza” contenuta dell’articolo 125 del Trattato di Lisbona, che preclude esplicitamente, in capo ai singoli stati membri, e all’Unione europea nel suo complesso, ogni forma di responsabilità per gli impegni assunti dagli altri stati dell’Unione

All’interno del processo, andrebbero inoltre considerati i tempi necessari per l’adeguamento delle legislazioni nazionali, in tema di politica fiscale e di bilancio, a più restrittive condizioni di uniformità, qualora questo fosse esplicitamente richiesto da nazioni più “virtuose” come condizione per l’assenso alla creazione degli eurobond.

Quindi, anche qualora si raggiungesse il consenso, la modifica dei trattati costitutivi richiederebbe l’innesco di una procedura complessa, che non potrebbe dispiegarsi in tempi brevi. Tuttavia, la richiesta di tempi lunghi potrebbe non vanificarne la prontezza degli effetti, dal momento che già la semplice evoluzione drastica delle prospettive finanziarie determinata da un eventuale raggiungimento del consenso, sarebbe da sola in grado di ripercuotesi positivamente sui mercati finanziari, che si adatterebbero immediatamente alle mutate condizioni: i benefici, in questo caso, inizierebbero subito a ricadere sui costi di finanziamento dei debiti nazionali, ancor prima della effettiva sostituzione, parziale o totale, ad opera degli eurobond.

Redazione Noi EUROPA

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