DINAMICHE DEMOCRATICHE E COMUNICATIVE DEL PARLAMENTO UE. UN NUOVO RUOLO.


Bruxelles-Sett. 2011. di Emiliano Varanini. La notizia che dal 1 dicembre, in applicazione del Trattato di Lisbona il Parlamento Europeo avrà voce in capitolo, tra le altre aree, sull’immigrazione legale, la cooperazione giudiziaria in materia penale, la cooperazione di polizia, i fondi strutturali, i servizi di interesse economico generale [per i servizi pubblici], i fondi strutturali , i trasporti, la protezione dei dati personali e i diritti di proprietà intellettuale, non ha fatto molta breccia nella opinione pubblica europea e di riflesso quella ancor meno informata italiana.
L’indagine Eurobarometro (n. 68) condotta nella primavera del 2007, ossia due anni prima delle elezioni per il rinnovo del PE, del 4-7 giugno 2009, ha constatato che nella percezione dei cittadini europei, il Parlamento è l’istituzione dotata dei maggiori poteri nell’Unione europea e quella che vorrebbero acquisisse la maggiore influenza. Ma i cittadini, pur essendo consapevoli del ruolo legislativo importante – se non decisivo, in determinati casi – svolto dal Parlamento europeo, non ne conoscono bene il funzionamento e non ne percepiscono il ruolo “politico”. Una maggioranza degli intervistati crede, ad esempio, che i deputati siano organizzati in delegazioni nazionali e non in gruppi politici in funzione delle loro affinità politiche.
IL frammentato e frastornato quadro economico , il debito degli stati e quello a loro connesso delle istituzioni bancarie, la crisi degli attuali calcoli di modello di sviluppo, a livello mondiale e dell’Unione , non ha aiutato a far maturare verso un assetto definitivo la fase di integrazione politica della UE, dagli anni 80 ad oggi, delle sue istituzioni, che rappresentano oramai oltre 300 milioni di cittadini. Per troppi anni si è perso terreno , complici i partiti politici nazionali che mandavano le seconde file , i riciclati della politica, a scaldare poltrone.
Parlamento Europeo la sua riforma e il suo nuovo ruolo nell’anno della crisi

Se possiamo affermare che l’europa è davanti ad un bivio, le sue istituzioni giovano delle riforme di Lisbona nel momento più critico da un punto di vista politico. E’ l’europa stessa a soffrire della crisi di identità dei suoi apparati. IL parlamento europeo soffre da sempre di alcune distorsioni del suo significato istituzionale. Quali ne sono le ragioni? Primo. Questo deficit di identità politica dell’Euro Parlamento è tale perchè così è percepito dei cittadini. Secondo. Questa mancanza di comprensione nell’opinione pubblica del ruolo di Strasburgo, fa nascere un circolo vizioso che determina nei MEPs un senso di incertezza costante: la”politica” riflessa nelle decisioni adottate compare ancora come in secondo piano,perchè troppo distante dalla gente, a causa degli effetti indiretti che tardano a maturare per le posizioni assunte.
Eppure il Parlamento Europeo dal 1 dicembre conterà molto di più.
IL parlamento UE , il luogo democratico ad elezione diretta dei cittadini europei per eccellenza, è la sede di mediazione delle politiche europee espresse dal Consiglio e dalla Commissione.
il Pe in questi anni è cresciuto.Oggi molti temi assumono un significato politico . Davanti ai grandi interessi , ma anche verso il mercato interno ed anche verso la politica mondiale , il Pe esterna in difesa di quel ruolo di esportatore di democrazia e diritti e di storia democratica che l’unione porta nel mondo.
Tuttavia i dibattiti sono comunicati con un sapore e un odore neutro , impalpabile. E lo stato attuale della opinione pubblica merita un ripensamento.
Uno dei dati che si può osservare è che manca la capacità imprimere un ruolo forte sulle questioni che toccano direttamente i cittadini europei nella loro vita quotidiana. Mai come in questi giorni sfugge all’europarlamento la capacità di adottare un posizione pro cittadini, tra le miriadi di pagine di eurodossier per i mercati finanziari del debito mondiale. così non ci si può stupire se sfugge talvolta, all’opinione pubblica, ( in italia in modo pressochè totale), la reale essenza politica dei dibattiti che ivi si tengono. A sua volta il complicato processo legislativo , ora riformato in co-legislativo, non aiuta a far apparire IL PE come uno strumento in mano ai cittadini bensì un mero consiglio per le votazioni, scambio tra lobbies. Talvolta il Pe sembra una sorta di agenzia , un modello di cooperazione tra i vari comitati di interessi (parlamento Ue) e i poteri forti (commissione) e in ultimo i governi(consiglio).
Il PE alle orgini. Originariamente il Parlamento europeo aveva ruolo di rappresentanza, con poteri definibili come di soft law , un ruolo di “alta politica”, una sorta di para diplomazia europea. Ora con Lisbona, il senso è cambiato definitivamente.
VI sono questioni enormi : come quella sugli orari di lavoro affrontate nella più completa assenza di dibattito , e sopratutto nessuna risonanza idonea nei giornali nazionali.
Se si paragona l’importanza delle decisioni oggi da assumere dai 27 membri sulla pelle di 300 milioni di cittadini, dove protagoniste sembrano solo e soltanto Madame MERKEL e i governi, a quelle prese all’epoca della infinita carretera parlamentare che portò La direttiva BOlkstein a divenire una legge europea e che determinò l’uscita di scena- parziale( con il referendum negativo dei cittadini di adesione) dalla Ue di Francia e Olanda, viene da sorridere.
In quella votazione gli “emandamenti” riuscirono a farsi strada esprimendo una “posizione politica” .
IL ruolo cruciale del PE UE
Se paragoniamo l’importanza di una posizione del Pe oggi con quella sulla famosa direttiva bolkstein , tocchiamo con mano quanto ancora il Pe debba crescere in autorità rispetto a governi e banche.
Nei banchi del parlamento UE trapela una malcelata ostilità alla revisione dei trattati proposta dai poteri forti, calati dall’alto, senza il meccanismo della Convenzione. Modifiche che non aiutano l’euro politica ma il debito pubblico, con la revisione del potere di imporre decisioni agli stati circa i meccanismi di controllo della spesa : vedi situazione grecia. Ma sebbene il Pe si batta per una convention per la riforma dei trattati , la sua voce è flebile, senza ruolo e forza rispetto a consiglio e commissione. Al tempo della bolkstein si parlava di accesso al sistema europeo , libertà e difesa del lavoro nazionale, libertà di prestare un servizio. In realtà all’epoca, detti temi celavano altre insidie , e i partiti furono abili a smascherarle, per difendere le loro ritrosie nei confronti dell’euro democrazia. IL risultato fu che l’attacco alle professioni oggi prosegue , ma l’europa è ancora lontana dall’unione dalla coesione “politica” necessaria per affrontare le grandi tematiche economiche. Ma qui sta la difficoltà della politica parlamentare del parlamento europeo. Una istituzione nata quasi per caso, la cui mediazione talvolta, non è desiderata da nessuno, ma che adesso può segnare un passo in avanti nelle politiche nazionali in chiave europea. In Italia manca la capacità di analisi e di comunicazione dello “spirito europeo” , delle leggi quadro e delle direttive , complice anche una certa comunicazione centrata sul ruolo del parlamento nazionale e le sue guerriglie fratricide dal gusto provinciale, e i singoli deviazionismi “locali” ( animati dai grandi partiti nazionalisti , populisti , razzisti ), e questo rappresenta un problma interno. MA le deficienze della politica del parlamento europeo soffrono anche dei personaggi selezionati per la difficile missione : Buzeck , Van Rompuy e J.m.Barroso, il Presidente della Commissione, cautamente rieletto dal Mep. IN effetti i “fabolous three” chi per un motivo chi per un altro, sono più abili traghettatori di equilibrismi , personaggi frutto di trattative, merce di scambio, che connotati politicamente e quindi del tutto inadeguati a comunicare e far vivere la nuova Europa , non soltanto agli Europei stessi ma al Mondo.
D’altronde come poteva essere pensabile che il ruolo di Presidente del Parlamento potesse essere affidato ad un abile sostenitore della causa della Polonia e dei paesi piccoli nell’unione, come BUzeck, nella speranza che segnasse il ruolo “politico” dell’EUroparlamento. Nè come si poteva pensare che Barroso, giunto al secondo mandato, non campasse di autocrazie e capacità di accontentare i suoi grandi elettori a colpi di presidenze e sedioline piuttosto che di rafforzare il ruolo della Commissione nel dialogo con il resto del Mondo.
I nuovi poteri Del PE e la COSAC.
Eppure in questo senso, la nuova riforma dei poteri legislativi del Parlamento Europeo è stata sottovalutata : l’aumento dei poteri legislativi produce quasi un raddoppio dei casi in cui i deputati lavoreranno su proposte di legge su un piano di parità con gli Stati membri passando da circa 40 a quasi 90.
Di questi le aree più importanti sono la sicurezza energetica, la politica commerciale comune e la politica agricola, la cui la contabilità, occupa il 40 per cento del bilancio dell’Unione europea.
Questo considerato il già notevole potere che il legislatore comunitario ha nel mercato interno e la legislazione ambientale, che negli ultimi anni ha visto legiferare sull’acqua in modo significativo una legge sull’apertura dei mercati dei servizi ( la cui applicazione italiana veriosne ronchi è stata mal recepita e giustamente abrogata da un voto popolare), e sul maggior rigore nella registrazione di sostanze chimiche nei prodotti di tutti i giorni, una legge di enorme importanza con implicazioni per le aziende di tutto il mondo. IL Consenso degli euro deputati ‘sarà necessario per l’approvazione a lungo termine del bilancio settennale, il cui accordo è normalmente preceduto da una lotta tra gli Stati membri sul denaro e sulle priorità, mentre il Parlamento avrà poteri co-legislativi sul bilancio annuale. Un aspetto sottovalutato del Trattato di Lisbona è il fatto che in realtà sembra migliorare significativamente il ruolo dei parlamenti nazionali. In particolare il “meccanismo di allarme preventivo” con cui i parlamenti nazionali pongono il “veto” sulle nuove proposte legislative dell’UE: per la prima volta, questo dà loro un ruolo diretto nel processo legislativo dell’Unione europea. Ma il deficit di comprensione della politica europea è in parte , come detto , dovuto alla debolezza politica. Più che Un euro parlamento capace di porre questioni alte all’europa e a tutto il mondo , talvolta sembra di vivere in un consiglio regionale di lusso, dove la paura del futuro trasforma i deputati in una gigantesca collettiva lobby autoreferenziale, attenta ai mandati e alle presenze nelle commissioni.
Il ruolo dei parlamenti nazionali Rimane aperta la questione con il nuovo trattato se essi esercitino un’influenza sostanziale nella futura Unione europea. Con il nuovo meccanismo, i parlamenti nazionali avranno otto settimane per sollevare obiezioni ad una proposta di legge europea, se ritengono che essa violi il principio di sussidiarietà – cioè, se pensano che la questione dovrebbe essere lasciata agli Stati membri.
Se è un terzo di loro a sollevare obiezioni (un “cartellino giallo”), la proposta deve essere rivista: Se è la maggioranza farlo (un “cartellino arancione”), la proposta può essere immediatamente bocciata sia da parte del Consiglio dei ministri o del Parlamento europeo.
Una importante funzione è svolta dalla COsac ( la conferenza delle commissioni parlamentari degli affari europei dei parlamenti nazionali ).
Si dice comunemente che i parlamenti nazionali sono stati i grandi perdenti dell’ integrazione europea, in quanto mettono solo un timbro a decisioni già prese a Bruxelles. Dal punto di vista democratico, anche un potente Parlamento europeo direttamente eletto in Parlamento non può pienamente compensare la perdita dei parlamenti nazionali ne la loro influenza. La nuova riforma è destinata in parte per rimediare a questo.
Nel lungo processo che ha portato al Trattato di Lisbona, vi erano proposte per creare una “terza camera” per l’UE, composta da parlamentari nazionali. IL Meccanismo di allerta precoce del trattato di Lisbona è diverso, nel senso che attribuisce ai parlamenti nazionali il potere legale, limitata ma comunque significativa, di agire collettivamente a livello UE.
Infatti nel futuro dell’UE i parlamenti nazionali potrebbero formare una sorta di camera “virtuale” terza nel senso che insieme svolgerebbero alcune delle funzioni di una legislatura.
Ancora più importante,è che i parlamenti nazionali devono essere sottoposti a un cambiamento di pensiero quando agiscono collettivamente a livello europeo piuttosto che individualmente nei confronti dei loro governi. La difficoltà è in parte concettuale: è difficile cogliere la natura del riesame, in particolare il sempre scivoloso significato della parola e del concetto di “sussidiarietà”.
Inoltre, vi sono problemi di ordine pratico, nel senso che i parlamenti nazionali hanno difficoltà a proporre un veto entro le otto settimane finestra e coordinare le loro risposte.
Finora non sono giunti atti nei pressi del cartellino giallo o arancio la soglia che farebbe scattare un controllo ufficiale di una proposta. Ciò fa apparire i parlamenti nazionali deboli se si considera che dopo il Trattato di Lisbona si legge che saranno tenuti a porre un vero non solo su due, ma a centinaia di proposte per anno.
IL futuro ad un passo dalla svolta
Se il parlamento europeo vuole cambiare passo deve egli stesso comprendere di essere diventato grande. C’è troppa aria di grande burocrazia nelle sue stanze o di piccola trattativa. Dove è la politica che gli europei e non le agende di lavoro logore del parlamento vogliono sentire? Troppi burocrati passati da una realtà locale con spirito di servizio dalla “tecne” alla “polis”. Oppure ignoranti o anti europeisti attentamente selezionati dalle lobby contrarie all’europa, circolano indisturbati.
L’ identikit del nuovo parlamentare europeo è quella di un uomo/ donna abituato a pensare in grande , a questioni di grande respiro internazionali e nazionali, nelle quali l’europa deve sancire il suo primato politico nel mondo sopratutto nei confronti dei parlamenti nazionali e quindi affrontare questioni di grande respiro: e così’ crescere e dare l’esempio. La correttezza , l’applicazione delle regole , lo stato di diritto, le libertà civili, il sistema di garanzia patrimoniali, i diritti per e nel lavoro, questi temi differenziano l’Europa dal resto del mondo- Un grande stato federale dei diritti, fatto di storia, di lotte sociali. L’applicazione severa in tutte l’euro zona e nel mondo, della Carta dei diritti fondamentali dell’unione Europea ne segnerebbe ancora la distanza in termini di civiltà da quell’Eurasia che cominca diventare non soltanto un sogno per alcuni. Non meno importante sarà per il futuro il ruolo del parlamento europeo per imporre un severo monito ai governi sul controllo delle emissioni CO 2 che sta provocando un allarmante restringimento delle calotte polari.
La scienza italiana ignorata dai Governi.
l’Istituto della Commissione europea del Centro comune di ricerca per l’ambiente e la sostenibilità, chiamato Ispra, sita appunto nel Nord Italia ( istituto reso noto alle cronache per il mancato rinnovo da parte del governo italiano dei contratti dei ricercatori) ha pubblicato una relazione in cui è mostrato che le emissioni mondiali di gas serra da fonti artificiali ha raggiunto un massimo storico di 33 miliardi di tonnellate nel 2010. La relazione dimostra che il Protocollo di Kyoto non ha funzionato. Ma Cosa fa in proposito il Parlamento Europeo ? In termini politici intendiamo, sopratutto a livello di vertice?
I drammatici dati dimostrano che Se non ci fosse stato il crollo del blocco sovietico e dell’industria pesante e la perdurante crisi economica e finanziaria, che ha portato le grandi produzioni industriali a produrre con il conta gocce, le emissioni sarebbero state molto più alte nei paesi delll’annex 1 ( mondo sviluppato).
Ma La relazione indica inoltre che i risultati del protocollo di Kyoto sono stati resi in gran parte irrilevanti dalla crescita delle emissioni nei paesi non compresi nell’Allegato I, in particolare la Cina. Le Emissioni cinesi sono raddoppiate dal 2003, e in termini assoluti sono ora ben al di sopra anche di emissioni degli Stati Uniti. La emissione cinese pro capite supera ora quella di Francia e Spagna (la Francia è un paese a bassa emissione di carbonio a causa di energia nucleare), e sono allo stesso livello dell’Italia. IL dato è allarmante, i cinesi potrebbero emettere su base pro capite allo stesso livello degli americani entro il 2017 se le tendenze attuali continuano.
L’enorme crescita delle emissioni cinesi è in gran parte una conseguenza della installazione di centraLI generazione di energia a combustibili fossili a base, principalmente a carbone. A seconda di chi le cifre le guarda (statistiche ufficiali cinesi sono trattate con cautela), in un solo anno, tra il 2009-2010, i consumi di carbone cinese sono aumentati tra il 5,9 e 10,1 per cento. La costruzione di decine di centrali a carbone di potenza in Cina rinforza le emissioni per i prossimi decenni e rende irrealistico che le emissioni globali raggiungeranno il picco nel 2015, come raccomandato dal Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC). Questo è particolarmente vero perché le emissioni nei paesi sviluppati non sono drammaticamente in calo per compensare l’aumento dei PVS.

Un altro dato- in gran parte ignorato – sempre proveniente dall ‘Italia è quello del Comitato Glaciologico Italiano. Si è riscontrato che i ghiacciai italiani hanno perso il 37 per cento del loro volume nell’ultimo quarto di secolo, con una accelerazione del ritiro dal 2003. In Italia ghiacciai potrebbero scomparire del tutto entro il 2050, e il processo è ora probabile che sia irreversibile, gli scienziati hanno detto.

Questo è una reale illustrazione del ritmo del riscaldamento globale, le cui conseguenze sono imprevedibili, ma che coinvolgerà la perdita di copertura di ghiaccio, del livello dei mari, e condizioni meteorologiche caotiche. Il numero dei disastri naturali legati al clima è già in forte aumento, e colpisce più persone (vedi CRED EM-DAT), con sempre più costi, che il settore delle assicurazioni conosce bene.

Purtroppo i politici del Parlamento europeo , e la Commssione ( _Barroso) sono mal equipaggiati per affrontare il problema, anche se è stato detto abbastanza quale sia il problema. L’inerzia potrebbe essere fino alla negazione, la struttura complessa del processo decisionale, a breve termine , il pensiero o l’incapacità di comunicare i rischi. Il risultato sarà lo stesso: poca azione o troppo tardi.
Ecco se il Parlamento Europeo vuole vincere la sifda del futuro deve volare alto, perchè forse gli scienziati al Gran Sasso si saranno davvero sbagliati e saremo in grado di inviare José Manuel Barroso, a ritroso nel tempo per risolvere tutto, ma se così no fosse, Per la poltiica europea sarà forse l’ultima (?), occasione persa…
EMiliano Varanini per Noieuropa.

uno strumento per i cittadini

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