LIBIA. UN “AFFAIRE “INTERNAZIONALE.

LIBIA. UN “AFFAIRE ” INTERNAZIONALE. a cura di EMiliano Varanini.

Che cosa sarà mai ad interessare tanto,  le potenze internazionali di questo secchio di sabbia, grande oltre Mezza Europa, sedicesimo paese nel mondo e confinante a nord-ovest con la Tunisia,  a ovest con l’Algeria , a sud con il Niger  e il CIad,  a sud-est col Sudan, a est con l’ Egitto ?

Il petrolio ovviamente.La Libia produce meno del 2% del petrolio mondiale, ma il nostro Paese ne dipende per il 24% del suo consumo totale. Ma non solo. Appalti di ricostruzione, ponti , acquedotti, strade, industria leggera e la fornitura di, si diciamolo pure ai moralisti della difesa dei diritti umani, di armi. Come se la fornitura di armi non fosse un commercio immorale e contra la specie umana.

Anche se l’Eni e il governo rilasciano dichiarazioni tranquillizzanti,  non è affatto detto che il futuro governo provvisorio,  post guerra, garantirà  all’Italia in modo eguale , le commesse e i contratti stipulati dal precedente governo Gheddafi, e quindi  lo stesso approvvigionamento di greggio.

Aver stipulato il Trattato italo libico , fatto intese con certi affari, aver gestito in modo personale la “diplomazia” italo libica,  ha esposto l’italia a gravi rischi economici. E forse ha esposto l’italia  in modo negativo anche con la comunità internazionale e all’interno della stessa Europa .

Cosa c’è in ballo per l’italia dunque.

La situazione economica italo – libica  prima della guerra. (da un articolo di Marco ferrante)

Secondo i contratti stipulati, da Eni, Impregilo, Finmeccanica, gli interessi economici tra Libia e Italia nei prossimi anni avrebbero dovuto assumere il valore di 40 miliardi di euro.

Le imprese italiane , infatti, si sono aggiudicate molte commesse .

La commessa di Finmeccanica vale 247 milioni  per fornire tecnologie di segnalamento, automazione, telecomunicazioni, alimentazione, security e bigliettazione per i lavori di costruzione lungo il tratto da Sirthe a Benghazi.

Più in generale, nonostante una contrazione del 17.8% nel 2009, il valore complessivo delle esportazioni italiane verso la Libia supera comunque i 2.1 miliardi di euro.

PETROLIO ed ENI

Roma e Tripoli sono inoltre unite dagli ’800.000 barili di petrolio prodotti ogni giorno dall’Eni, che proprio di recente ha annunciato investimenti nel Paese libico per 25 miliardi di euro.

L’Italia è il primo acquirente del greggio libico: gli idrocarburi rappresentano circa il 99% delle importazioni italiane dalla Libia. L’impresa italiana possiede inoltre l’1% dei fondi libici. Petrolio che parte, petrolio che ritorna: la voce principale delle importazioni della Libia è costituita dai prodotti petroliferi raffinati (oltre il 28% del totale).

FINANZA. AUTO, MA ANCHE FIBRA OTTICA e ……CINEMA!!!

La Lybian Investment Authority (un fondo sovrano governativo della bellezza di 100 miliardi di euro) vanta il 7.05% dell’italiana Unicredit.

Poi ci sono le quattroruote, e in particolare Fiat: l’azienda torinese investe in Libia dal 1976, investimenti contraccambiati dall’acquisizione del 15% di Fiat da parte dei fondi libici.

Un quarto circa delle importazioni di veicoli provengono dall’Italia.

MA ad unire gli interessi economici tra Libia e Italia ci sono anche i 7.000 chilometri di cavi in fibra ottica che verranno presto istallati dall’italiana Sirti (società italiana da sempre impegnata nel settore delle infrastrutture per le telecomunicazioni). Infine anche  nel cinema, dal momento che l’italiana Fininvest, mediante la controllata Trefinance, spartisce quote di Quinta Communications con Lafitrade, società controllata da Lafico, la principale finanziaria governativa libica.

Affari anche  ad personam che unito al potere personale hanno prodotto qualche dissapore.  Lo scenario mondiale sta cambiando e così evidentemente nell’ambito di un quadro di risoluzioni immediate, caduto Mubarak, Bel alì, anche Gheddafi si appresta a cedere il passo. In un modo o in un altro.

Forse si  poteva fare di più per salvaguardare la pace nel mediterraneo. E l’avvicendamento di gheddafi poteva essere , se isolato, in altro modo. Le  guerre , d’altronde, lasciano sempre il segno, anche se iniziate per una missione di pace. Ma l’italia ha tenuto conto dei nuovi delicati equilibri che in quel paese andavano formandosi quando si è proceduto a stipulare il magnifico trattato di amicizia?. Quali  le conseguenze ?

 

IL PUNTO di Emiliano Varanini.La diplomazia “ad personam”. Danni alla diplomazia vera.( anche tratto  da F. Zavaglia, Grani libiche in italia,arrianeditrice.it 2009.)

Il duro lavoro di anni di diplomazia e il significato che l’italia ha, come stato, per il suo ruolo nel mediterraneo, nei confronti del mondo arabo, è stato spazzato via in soli due anni di relazioni personali tra il nostro Premier e il leaeder della GIAMAHIRIA.

Con l’aggravarsi dei rapporti di Gheddafi con l’intera comunità internazionale, l’Italia che ha avuto con il medesimo leader arabo, una diplomazia tutta personalistica , gestita da Berlusconi -praticata come un rapporto diretto fra leader che si intendono grazie alle proprie capacità “straordinarie”, fuori dagli inutili formalismi- ha subito uno smacco , l’ennesimo, che i più minimizzano.

Mai come in questo caso, è emersa la minutezza politica  che si sta ritorcendo contro, non solo  Berlusconi, la cui capacità di mediazione , in nome e per conto dell’ italia, in qualità di capo di stato , è stata, in questa occasione, (chissà perchè),  nulla , inefficace, almeno fin ora, con il migliore degli eufemismi. ( il corriere dava la notizia che al vertice di Parigi a berlusconi lo hanno chiamato a cose fatte- chissa forse erano preoccupati che avrebbe potuto fare qualche telefonata ?!)) .

Ma la situazione il conportamento del nostro capo di governo ha prodotto un effetto contro tutta la diplomazia italiana.In due anni , in questa vicenda si sono bruciate, per l’ennesima volta,  l’attività diplomatiche condotte dai nostri ambasciatori per il mantenimento della pace nel mediterraneo. Un conto è la vera diplomazia, che rappresenta uno stato. Un conto è la diplomazia ad personam , che rappresenta un potere e o un interesse economico.

L’ennesima vicenda personalistica rischia di danneggiare l’Italia.

Essere conosciuti in tutto il mondo come un fraterno amico ( anno 2009  giornata di presentazione del corano verde – del libro del socialismo libico arabo davanti a duecento hostess– a Roma- berlsusconi  dichiara che ammira Gheddafi per la sua saggezza)  di un macellaio del suo popolo non è un bel biglietto da visita. Certo non ha migliorato la situazione la dichiarazione di Berlusconi sulla sua volontà di “non disturbare” Gheddafi, quando gli è stato chiesto se lo avesse chiamato per suggerirgli un atteggiamento più moderato. Oppure la sua dichiarazione di sentirsi “addolorato” come capo di stato, per Gheddafi. Io come capo di governo italiano ,mi sentirei addolorato per la sorte dei giovani del sud italia , delle donne che subiscono violenze quotidiane, per i gli studenti delle università pubbliche, per l’arretratezza dell’italia e del suo sistema scolatisco. ma non addolorato per la sorte di un dittatore macellaio.

SIamo sicuri che gli ingegneri Francesi dell’ EDF non prenderanno a calci nel sedere quelli nostrani dell’ ENI una volto messo il piede in Libia ?

L’italia risulta  ancora più indebolità a livello internazionale. L’isolamento , le deficenze diplomatiche, le possibili cointessenze di BErlusconi, rendono l’italia, debole e “radioattiva” a livello di immagine, economico e morale.

E’ una situazione oramai è ai limiti del paradosso.

Il danno, Il cui decadimento sarà millenario come con l’uranio arricchito, è incalcolabile.

Ma chi può dirsi  il vero responsabile ?

Chi è che in realtà beneficia del potere “politico ” del centro destra”  in  italia ? Chi è che non vuole governare e che per anni ha sfruttato la rendita di posizione,  dello spauracchio politico di berlusconi , facendolo passare  ( con tanto di maschera, parrucca e trucco teatrale) per un politico credibile affidabile, promotore di un  centro destra posticcio ( creato ad hoc dalle ceneri socialiste e pdiuste ?)   ?

Chi è che si è approffittato stando alla opposizione  in italia, della posizione di stallo congiunturale, culturale, economico del nostro paese per oltre 15 anni ? Nuove imprese? No. vecchi-nuovi partiti, certi partiti. Vere e proprie aziende politico – sociali.

Quando invece questa gente, che tanto si danna per stare in Parlamento, vorrà  risolvere  il problema del sud che piu o meno somiglia al deserto libico , che è piu dignitoso e  omogeneo ?

QUando questa gente che tanto si danna con paroloni, vorrà risolvere il problema delle mafie  che  con le loro tribù  ed eccidi, con il commercio di  tutto,   rappresentano una ferita sanguinante della nostra terra ?

Adesso in Libia c’è la guerra poi vedremo.

NOi Europa. Emiliano Varanini.

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