LA FINE DEL GANGSTER LUCIANO…VERSO UNA ITALIA EUROPEISTA E LIBERA?

La storia di Lucky Luciano, all’anagrafe Salvatore Lucaniacriminale italiano, legato alla mafia (Cosa Nostra americana), è una storia che fornisce alcuni spunti interessanti, perchè è legata con un  filo, nemmeno troppo sottile, alla storia d’europa, e sopratutto alla mancanza di una politica italiana d’avvero europeista.

Salvatore Lucania, assunse negli Stati Uniti d’America il nome di Charlie Luciano, e successivamente il soprannome “Lucky”, “fortunato”, in seguito ad un attentato.

È considerato il padre del moderno crimine organizzato e l’ideatore di una massiccia espansione nel dopoguerra del commercio di eroina. È stato il primo boss ufficiale della moderna famiglia Genovese.

Il Time Magazine ha inserito Luciano tra i 20 uomini più influenti del XX secolo

Quello che è rilevante per l’italia , forse decisivo,  è che nel 1943 venne in sicilia per organizzare lo sbarco americano e rioganizzò la base  internazionale della mafia siciliana, compreso armi e nacortraffico, poi si trasferì a napoli e di lì a cuba.

LA RIORGANIZZAZIONE DI COSA NOSTRA.

Luciano inventò , si può dire, e o comunque organizzò, su scala industriale,  il nuovo modello del mafioso, con affari in tutto il paese.

Ma Luciano, detto “lucky”,creò una nuova organizzazione politico-mafiosa,  definitiva svolta del crimine organizzato , quando formò la cosiddetta Commissione (the Commission), formata da tutti i boss, e di cui lui era semplicemente il presidente.

Era l’equivalente mafioso della Corte Suprema, nella quale venivano discusse tutte le dispute; decideva chi gestiva il racket ed in che zona; se qualcuno era ritenuto abbastanza in gamba, il suo boss lo segnalava alla Commissione, che giudicava se ammetterlo al suo interno oppure no.

La Commissione era originariamente composta dai rappresentanti delle Cinque Famiglie di New York, della Crime Family di Buffalo e della Chicago Outfit di Al Capone; successivamente, si allargò anche alla Detroit Partnership, alla Crime Family di Los Angeles ed alla Crime Family di Kansas City. Tutti i boss avevano uguale potere e diritto di voto, anche se in realtà Charlie Luciano era il primus inter pares.

Il principale “nemico” di Luciano fu Thomas E. Dewey, futuro candidato alla presidenza americana. Indagando su Dutch Schultz, che voleva ucciderlo e fu per questo giustiziato da Luciano, risalì fino a questi.

COME FINI’  LUCIANO ?

A centinaia di prostitute, arrestate dopo una serie di retate, fu proposto di patteggiare il carcere se avessero collaborato per catturare Luciano.

Tre di loro accusarono esplicitamente Luciano di essere il loro protettore, anche se in realtà, il vero protettore era Dave Betillo, che si limitava a pagare la “protezione” a Luciano.

Poco prima che fosse arrestato, Luciano scappò ad Hot Springs (Arkansas), ma fu alla fine catturato, estradato, ed infine condannato a 50 anni di carcere, assieme a Betillo ed altri. Anche dalla prigione, Luciano continuò a comandare attraverso Vito Genovese, finché questi non dovette fuggire, nel 1937, a Napoli, in Italia, per evitare una condanna per omicidio. Frank Costello divenne così nuovo attendente di Luciano.

MA LA MAFIA RITORNA IN EUROPA, ANZI IN ITALIA !!

Durante la Seconda guerra mondiale, il governo americano contattò Luciano affinché li mettesse in contatto con la Mafia, dalla quale sperarono di avere una mano per organizzare lo sbarco alleato in Sicilia, soprattutto in virtù del fatto che Benito Mussolini aveva a lungo perseguitato una frazione della mafia. Luciano aiutò il governo statunitense nell’Operazione Avalanche, in cambio di forti aiuti alla Mafia affinché questa “riconquistasse” l’isola.

L’operazione andò a buon fine: gli esponenti della mafia siciliani divennero ben presto i nuovi padroni dell’isola e, grazie all’aiuto di Luciano, iniziarono anche le persecuzioni contro l’influenza comunista.

Luciano ottenne anche altre facilitazioni per governare il suo impero; nel 1946, come ricompensa, fu rilasciato a patto che si trasferisse in Sicilia: Luciano accettò e si trasferì nell’isola italiana, portandosì all’incirca 150.000 dollari. (Versione negata dallo stesso Luciano nel suo libro testamento)  (tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Lucky_Luciano).


il punto. “POVERA  EUROPA” di Emiliano Varanini.

E allora ? Allora ne deduciamo che  in Italia ,  in chiave anti comunista,e dapprima anti nazista, era stata utilizzata la mafia, con effetti, ancora poco dichiarati.

Tutta l’Europa occidentale era anticomunista. E pertanto tutta l’europa potrebbe aver goduto di questo atto fondante.

Ma in ‘italia le cose andarono in un modo un po’ diverso.

Andarono in un modo che per sempre la stessa è detta una democrazia  incompiuta, destabilizzata, per fini ulteriori.

L’italia aveva il bollino bleu dell’anti comunismo.

Uno degli aspetti di questo anti comunismo, tra i menostudiati e’ la genesi dell’attuale situazione.

Un conto e’ non essere stati d’accordo con l’ideologia comunista e il sistema delle sue applicazioni concrete, spesso incarnate in vere e proprie dittature di tipo oligarchico,  ispirate alle idee economiche del filosofo economista KArl MARx ( peraltro molte di queste tutt’ora attualissime ) , però un altra cosa è dare vita ad uno stato oscurato,  con più misteri, destabilizzarne i cittadini, fondare ideologie farneticanti,   privare di ogni capacità libera di formarsi un convincimento naturale equilibrato, privare i cittadini il più possibile alla realtà.

L’italia è lontana da quell’europa libera, e democratica, che non ha mai comunque  simpatizzato con le idee comuniste.

In Italia le idee repubblicane,  liberali, autentiche, in economia, in filosofia non hanno mai preso spunto.

Schiacciate dalle ideologie massificate, dalla stupidità dei suoi politici, che da sempre scambia l’interesse del paese,    a posizioni di accordo e gestione di potere.

Le idee repubblicane, liberali in economia. furono e sono in Italia  minoritarie.

Ma una cosa e’ essere  contro il comunismo oligarchico   ‘altra cosa è fare  dell’illegalità una bandiera.

La dimensione di questa “paranoioa” italiana dell’anticomunismo, ha determinato degli antivirus così gravi che gli effetti sono tutt’ora sconosciuti.

Essi  hanno creato danni in modo eguale, danni sociali che oggi presentano il conto tutti insieme.

Fino ad un certo numero di anni la Dc  svolgeva , incarnata nella storia e nella vita di Andreotti , il ruolo di parafulmine anticomunista.  In nome di questa parola magica, tutta la politica italiana fino al 1992 , nascondendosi dietro ipocrite forme di idee prese scopiazzando i grandi dell’800, marciava dietro gli accordi della dc in sicilia,  il significato e l’importanza del  controllo del voto e  sul ruolo di alcuni plenipotenziari , la corruzione e la corrutela generale, in nome del voto.

Ma in realtà un ‘altra storia non scritta è come il pci-ds-pds dal 1991 in poi ha cessato le sue funzioni di soggetto sociale, così il sindacato che smise i fare politica sociale, piano piano mutandosi in mero apparato senza alcuna spinta propoulstrice della società.

Vi e’ da dire pero’,  era un’altra italia.  La società risconosceva lo status della cultura, le classi sociali erano proprietari della loro dignità.

Pur mantenendo  posizioni complesse, in politica estera , sopratutto tra il medioriente  e gli stati uniti,    tuttavia l’italia aveva ancora uno sato, riconosciuto come soggetto internazionale,  era ed è sempre stata uno stato   atlantista legato da un patto di ferro con gli USa.

Uno stato che aveva guidato . Con la firma del Trattato di Roma ,  il processo di formazione di una Unione Europea.

In politica interna fu favorita da uno sviluppo economico, che in coraggiò i cittadini  alla produzione.

Era La presenza di uno stato,   che per quanto arretrato , garantiva  un ‘identità per i cittadini, non solo burocrazia ma anche co partecipazione all’economia ( IRI) ,  strutture  come la scuola, come le università.

L’italia di oggi e lontananza dall’ Europa.

L’Italia di oggi, è però un’altra cosa.

La serie di fatti storici contemporanei succedutisi tra il 1991 e il 1994 sarà l’oggetto di studio di molti storici.

La necessità di disbrigarsi di alcune strutture economiche statali , la fine della moneta italiana, fecero crescere l-idea nei dirigenti di allora che l-italia , come stato, andava smantellata e che alcuni privati dovessero appropriarsi degli stati.

Le  fortissime speculazioni sulla lira fornirono l-alibi. Le cosidette privatizzazioni e in contemporanea lo scandalo “MANI PULITE ” , con il coinvolgimento di molti politici italiani in inchieste di natura giudiziaria, diedero il là allo stravolgimento che ha portato li paese alla fine della prima REPUBBLICA.

Tuttavia alcuni comportamenti sociali, come questa passione per l’illegalità, per la disonestà, per l’accordo dietro le quinte, per l’incapacità di perseguire scopi generali, permasero.

Ll’intera classe politica, aveva già presente  a livello di retrovirus nel suo corpo malato  , la subcultura.

Lo stato falli’ il suo scopo di regolatore liberale : non era più li regolatore, ma un Regalatore, una mucca cotta da spremere,  per  affari e iniziative ai limiti del lecito.

Fu allora che  i partiti si mutano in lobbies , la gestione della mediatica cominciava a controllare  le opinioni delle masse .

Tramite la politica ci si  spartirono  gli spazi,  il malaffare, la autoreferenzialità delle classi dominanti e sempre di più l’italia e’ al baratro. Debito pubblico, frammentazione del tessuto lavorativo operoso  e onesto del paese.

Corruzione e affari per pochi.

Ma quello che preoccupa di più, è che i media spingono,  verso questa frammentazione del tessuto sociale. Quello che allarmava allora e deprime ora, e’ la   Disgregazione, tra la  società ridotta in un  unica melassa, priva di radici, di pensiero, di dignità di senso della verità e di realismo.e i politici.

I Cittadini con l’abitudine al brutto, al vita mea mors tua, al cinismo , agli orrori quotidiani. Il bel paese si diceva.

L’ITALIA NON E’  IL FANALINO DELL’ EUROPA . E’  UN’ ALTRA COSA.

Così la distanza con l’Europa , con la sua gente, con l’opinione pubblica francese, tedesca, olandese, belga, anche spagnola, con la loro cultura di base, che potrebbe essere paragonata in una situazione normale, perde il paragone a vantaggio del generale senso della realtà di quei popoli,  meno strumentalizzati dal potere e più rispettati dal loro stato.

Distanze queste che sono oggi sono troppo marcate.

Il sistema  vigente in Europa,  il ceppo generale dei fondamenti della cultura pongono questi paesi , in una posizione radicalmente diversa, e a porsi delle domande su di noi.

E si sa se la cultura è diversa, la politica non potrà che seguirla tra non molto.

Lo scenario di due Europe, con l’innominabile Italia, nascosta dietro la I , dell’irlanda nell’acronimo PiGS, è realistico.  IL divario , il fossato  è ora, grande.

Un grosso solco lo compone come  già detto,   solamente l’osservare e  comparare, l’organigramma dei programmi dei media dei diversi paesi, la struttura della informazione, dei rotocaclhi. (rai.it).

L’abitudine degli italiani al trash, alla shatteria, alla manipolazione  della realtà, alla confusione dei dati trasmessi all’uopo utilizzati, alla costante messa in  pericolo di vite con proposta di modelli e personaggi,  in funzione di mito, passa per la programmazione dei canali .

Le vittime sono i cittadini.  che non sanno più distinguere, non sanno più indignarsi, perchè non possono ragionare.

Il sistema mediatico manipolatore,  rende le masse italiane,  sempre più sconnesse dalla natura reale dell’essere umano : e’ un problema sociologico.

Diffuso in tutta le penisola , e così  grande, che non appena sarà posto via questo Berlusconismo, se non si vuole far finta di nulla, occorrerà da subito metterci mano.

La televisione, e i media ,  vanno impostati al contrario :  dare messaggi di realtà,  di mescolare il senso di smarrimento attuali e rifondare un’italia più europea.

Se b. non fosse proprietario di media, che abbisognano di un pubblico accondiscendente, mistificandone il senso di valutazione  oggettiva,  ma un venditore di stufe elettriche , o di bulloni,  il problema sarebbe minore.

COSA INTERESSA ANCHE DEI MEDIA ?

MA il fatto è che a qualcuno fanno gola i budget della pubblicità, che sono altissimi, più dell’edilizia,  e che ai tempi di Luciano non esistevano, e a qualcuno fa gola il voto. In una parola: a qualcuno fa gola l’orientamento della massa.

L’unicità, la singolarità,  della sitazione italiana sta in questa fusione tra potere politico, controllo reti pubbliche, capitalismo del settore dei media e fonti oscure di capitali di proprietà, assenza di leggi sul conflitto di interessi, su i conflitti di interesse, assenza di controllo di tutte le lobbyes, comprese quelle partitiche, un mercato economico bloccato, le istituzioni paralizzate e concentrate i singoli affari lucrosi per alcuni ( acqua , nucleare, tv e editoria)   e generale atavica tendenza all’illegalità del sistema italia.

LE ORIGINI DEL POTERE DELLA TELEVIZIONE PRIVATA. L’addio all’Europa.

Posto come abbiamo detto che il controllo delle masse, gli enormi budget, gli affari pubblicitari, interessavano non poco, vi è da chiedersi come è stato possibile , che ad un uomo privo di mezzi economici, è stato permesso di concentrare il sistema privato dei media nelle sue mani.

Come è noto, sconosciute sono le origini del capitale di Silvio Belusconi.

(da wikipedia…) “Per avviare la sua attività imprenditoriale nel 1961 nel campo dell’edilizia Berlusconi ottenne una fideiussione dalla Banca Rasini, indicata da Michele Sindona e in diversi documenti della magistratura come la principale banca usata dalla mafia nel nord Italia per il riciclaggio di denaro sporco e fra i cui clienti si potevano elencare Totò Riina, Bernardo Provenzano e Pippo Calò[27]. Nella società fondata da lui e Pietro Canali impegnò 30 milioni di lire, provenienti, secondo quando da lui affermato, dalla liquidazione anticipata di suo padre Luigi, procuratore della Banca Rasini. Il resto venne da una fideiussione fornita dalla stessa banca.[28].

Riguardo invece all’origine di alcuni finanziamenti, provenienti da conti svizzeri alla Fininvest negli anni 19751978, dalla fondazione all’articolazione in 22 holding (i quali ammontavano a 93,9 miliardi di lire dell’epoca)[29] Berlusconi, interrogato in sede giudiziaria dal pubblico ministero Antonio Ingroia, si avvalse della facoltà di non rispondere[30]; così, anche a causa delle leggi svizzere sul segreto bancario, non è stato possibile accedere alle identità dei possessori dei conti cifrati inerenti al flusso di capitali transitato all’epoca e in piena disponibilità della Fininvest.[31]

In particolare alcune delle “piogge di liquidità” contestate a Berlusconi, dal quotidiano la Padania, sono

  • Il 26 settembre 1968, la Edilnord Sas acquistò dal conte Bonzi l’intera area dove Berlusconi avrebbe edificato Milano 2. Berlusconi pagò il terreno 4.250 lire al metro quadro, per un totale di oltre tre miliardi di lire; inoltre nei mesi successivi l’imprenditore edificò un cantiere che costava circa 500 milioni al giorno. All’epoca Berlusconi aveva 32 anni e nessun patrimonio a disposizione sua o della famiglia da cui attingere questa liquidità.[32]

Le holding finanziarie.

Citiamo direttamente ( da http://www.ilmucchio.it/contents.php?id=20&sezione=primopiano).

” La prima pietra del castello kafkiano targato B. viene posta il 16 settembre 1974, in un ufficio sito in salita S. Nicola da Tolentino 1/B, Roma. L’ufficio si trova alle spalle della Banca Nazionale del Lavoro ed è di proprietà della Banca. Quel giorno nasce la Immobiliare S. Martino s.p.a..

Sottoscrivono il capitale iniziale le due fiduciarie Servizio Italia e Saf, ambedue possedute dalla Banca.

La P2 non si cela troppo nell’ombra, siamo ancora ai tempi d’oro, quelli del massimo fulgore, infatti il Servizio Italia è rappresentato dal piduista Gianfranco Graziadei, la Saf invece da un vecchio di 87 anni, tale Federico Pollak, dirigente della BNL. Amministratore unico viene nominato Marcello Dell’Utri.

Alla metà del 1977 la Immobiliare S. Martino porta il capitale da 1 a 500 milioni e trasferisce la sede a Milano. Nel settembre, muta la ragione sociale in Milano 2 spa. Dell’Utri, però, lascia il ruolo di amministratore a Giovanni Del Santo, un commercialista siciliano che opera nell’orbita della BNL.

A questo punto facciamo una parentesi sulla BNL.

È una banca di Stato, in quanto dipende interamente dal Ministro del Tesoro. Adesso è privatizzata.  È stata una delle prime strutture dello Stato italiano ad essere profondamente occupata dalla P2 e dai socialisti. È stata crocevia dei più oscuri traffici finanziari degli ultimi trent’anni.  Tornando alla nostra storia, si scopre che anche la mitica Fininvest non è milanese. Le Fininvest, in principio, sono addirittura due, entrambe con origini romane. La prima nasce il 21 marzo 1975.

L’ufficio è sempre lo stesso, come immutate sono le fiduciarie, per tenere nell’ombra i veri proprietari: stessi piduisti, stessi funzionari della BNL, stessi vecchietti. Due mesi dopo la Fininvest srl aumenta il capitale sociale da 200 milioni a 2 miliardi. L’11 novembre 1975 si trasforma da srl in spa e trasferisce la sua sede a Milano, assumendo il controllo di altre società milanesi del gruppo in varie forma: Milano 2, Italcantieri e Edilnord.
Quest’ultima viene posta in liquidazione dal commercialista Umberto Previti, anche lui operante nel settore parabancario della BNL.
L’8 giugno 1978 i soliti Servizio Italia e Saf della BNL, nel solito ufficio romano, costituiscono la Fininvest 2, che prenderà il nome ufficiale di Fininvest Roma srl; capitale 20 milioni, amministratore unico Umberto Previti, che subito propone di aumentare il capitale da 20 milioni a 50 miliardi. L’aumento viene deliberato e vengono versati i primi 18 miliardi in contanti, trasferiti sotto forma di finanziamento alla Fininvest 1 di Milano.

Il 26 gennaio 1979 la Fininvest Roma srl incorpora per fusione la Fininvest spa di Milano; ne assume la denominazione e trasferisce la sede a Milano.Alla fine del 1979 la Finivest, diventata una sola, conta due partecipate e 22 società controllate.
In quegli anni, il gruppo riceve crediti ingenti, non giustificabili, dalla BNL fino a trovarsi con uno scoperto di 110 miliardi nel 1981, i comportamenti della quale sembrano essere più quelli di un’azionista che quelli di una semplice fiduciaria.

Nel 1984 ai vertici della Fininvest compare, peraltro, colui che molti elementi sembrano indicare come l’uomo della BNL: è l’avvocato Vittorio Dotti….(da. il mucchio.it e wikipedia .http://it.wikipedia.org/wiki/Berlusconi).

LA FINE.
Oggi a distanza di quasi venti anni , dopo un dominio economico e poi politico , quasi a suggellarne l’intoccabilità, incontrastata, dopo aver ridotto l’italia a brandelli, complici tutti gli italiani che si sono arricchiti con lui,  Silvio Berlusconi è stato indagato dalla procura di Milano con le ipotesi di reato di concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile in relazione alla vicenda ‘Ruby’.

Al premier, iscritto nel registro degli indagati il 21 dicembre scorso, è stato inviato un invito a comparire.

A confermarlo è stato il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati in una nota nella quale si precisa che i reati sarebbero stati commessi ad Arcore “dal febbraio al maggio 2010”.

Effettuate anche diverse perquisizioni oltre che nella casa genovese di Ruby, anche nell’ufficio di Nicole Minetti, il consigliere regionale della Lombardia che prese in consegna la giovane minorenne dalla questura di Milano e nella casa di Lele Mora, anche loro indagati nell’ambito della stessa inchiesta.

Secondo l’accusa, sostenuta dai Pm Ilda Boccassini, Antonio Sangermano e Pietro Forno, sarebbero stati numerosi gli incontri a sfondo sessuale tra Silvio Berlusconi e Ruby….avvenuti in diverse occasioni prima e dopo certe feste che si svolgevano ad arcore….. L’italia sarà finalmente libera ? Potrà avvicinarsi all’Europa ?

SI , se solo il dopo silvio sarà preso in mano da chi avrà capito che solo rimettendo mano ai programmi dei media si rifà l’italia…

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