GIUSTIZIA E LIBERTA’. I primi europeisti e un passato molto attuale.

Vogliamo ricordare il movimento “Giustizia e Libertà” quale simbolo di un passato che alla luce dei fatti si dimostra attualissimo. Anche oggi come allora c’è un nuovo fascismo da combattere, se non sanguinoso , Genova esclusa, orwelliano, un fascismo  che mira ad annullare le coscienze rendendo gli individui apatici e passivi di fronte allo sgretolamento degli element democratici del sistema italia , un ‘italia ( nella forma della repubblica) che pochi hanno voluto libera, moderna e sopratutto onesta con i propri i cittadini.

La morte del Presidente emerito Francesco Cossiga è l’occasione per dire agli italiani la verità.  Cioè su cosa si basa  la prima e la seconda Repubblica  , i suoi miti fondanti le sue architravi, su quali fatti si  fonda il potere che la permane, nessuno eslcuso,   e rifondare così il paese con una terza Repubblica ridisegnata secondo il suo esatto contrario : giustizia ed onestà intellettuale.

Dire la verità costerebbe la carriera a non pochi, allontanandoli dal bottino del finanziamento pubblico ai partiti , e quindi ai tanti che con il recente passato sono anche solo latentemente compromessi.  Ed è per questo che il sistema fa di tutto per tenere tutti zitti.  Ma avere una Repubblica basata sul silenzio sull’omertà è come avere uno stato mafioso.

Il movimento di Giustizia e Libertà per dirla alla Luciano Violante , il quale per mascherare le non posizioni politiche del suo partito, sostiene che in politica non bisogna mai essere contro ma che in politica si è per, è stato ed e’ un un movimento contro. Un simbolo di una storia recente utile per ribadire che nella cultura italiana e’ esistito anche il gene dell’0nestà,  della verità e sopratutto della lotta per questi valori che sono oggi negati in ogni modo e fondamentali.

Se si e’ per qualcosa si è anche contro qualcosa nella logica matematica della società.

E che  se non ci fossero stati un gruppo di uomini uniti contro il fascismo di allora , una sparuta minoranza, oggi probabilmente saremmo eredi ancora di una dittatura piu lunga di quella che non fu gia stata.

Ma l’italia presenta  problemi che sono gli stessi di allora, mutuati  in altre forme, aggravati dall’esercizio costante della indottrinamento delle menti tramite la televisione :  una classe industriale e dirigente che  non vuole un paese moderno,   che non si schiera apertamente in  favore delle forze del bene, convinta che con il lassismo e la corruzione si ottengano piu’ facilmente affari e favori ,    un  popolo del meridione incapace di ribellarsi , un nord ignorante che vuole dividere l’italia  il  becerismo , l’ignoranza,  e l’arretratezza di tutta una nazione che ora come allora quando vede arrivare un salvatore un singolo piu forte, si china subito pensando che una persona perchè ricca e o potente possa offrire qualcosa da guadagnare per tutti . E poi una classe dirigente formata dai partiti che vive di speculazione del fondo cospicuo a lei destinato del rimborso “elettorale” la quale si guarda bene  dal migliorare il popolo italiano da quello che e’ , dall’infondere lui conoscienza e  coscienza  fosse mai che poi un bel giorno dovessero essere scoperti da quello stesso popolo sempre gabbato.

Un ‘italietta quindi . Un paese pseudo moderno  nel quale i diriti e le certezze democratiche sono ancora messe in discussione  da una persona che si staglia al di la delle leggi, il quale si richiama ad un popolo-  di spettatori e che  sta cercando in tutti i modi di riproporre forme di governo che la storia fortunatamente ha già condannato. Tutti  i tipi di dittatori andarono al potere tramite le leggi inizialmente.

Proprio come allora  è proprio il ruolo delle leggi ad essere centrale , cioè dall’omicidio matteotti.

L’Unione Europea , l’euro , probabilmente hanno frenato golpe di tipo militare e  scenari di tipo sudamericani e Giustizia e libertà fu europeista ante litteram e anche per questo moderna attuale.

Ma è bene ribadire che   la storia puo’ fare scherzi e una svolta autoritaria è sempre possibile e che nessuno puo’ programmare.

Con un senso di ammirazione ci limitiamo a citare i maggiori fatti di  quegli uomini di allora il loro esempio di GIustizia e Libertà la loro volontà ferrea contro le ingiustizie cioè contro il principio dell’abuso della forza e del potere contro le leggi come un possibile mito attuale e fondante  oggi qualunque azione politica in risposta allo scenario degradante della politica italiana.

Da wikipedia – ….”

Giustizia e Libertà fu un movimento politico fondato a Parigi nel 1929 da un gruppo di esuli antifascisti, tra cui emerse come leader Carlo Rosselli. ( Rosselli fu poi assassinato a Parigi insieme a suo fratello Nello da sicari fascisiti  al ritorno dalla guerra civile spagnola )

Il movimento era vario per tendenze politiche e per provenienza dei componenti, ma era comune la volontà di organizzare un’opposizione attiva ed efficace al fascismo, in contrasto con l’atteggiamento dei vecchi partiti antifascisti uniti nella Concentrazione, giudicato debole e rinunciatario.

L’obiettivo di Giustizia e Libertà era quello di preparare le condizioni per una rivoluzione antifascista in Italia che non si limitasse a restaurare il vecchio ordine liberale. ma in grado di creare un modello di democrazia avanzato e al passo con i tempi, aperto agli ideali di giustizia sociale, che sapesse inserirsi nella realtà nazionale e in particolare raccogliesse l’eredità del Risorgimento. Riprendendo le idee di Piero Gobetti, di cui era stato collaboratore, Rosselli considera il fascismo una manifestazione di antichi mali della società italiana e si propone quindi non solo di sradicare il regime mussoliniano, ma anche di rimuovere le condizioni politiche, sociali, economiche e culturali che lo avevano reso possibile.

Il movimento Giustizia e Libertà svolse anche un’importantissima funzione di informazione e sensibilizzazione nei confronti dell’opinione pubblica internazionale, svelando la realtà dell’Italia fascista che si nascondeva dietro la propaganda di regime, in particolare grazie all’azione di Gaetano Salvemini, che era stato l’ispiratore del gruppo e il maestro di Rosselli.

Giustizia e Libertà fu attivissima nell’organizzare bande di partigiani (tra le quali si ricorda l’omonima brigata “Giustizia e Libertà” guidata dal partigiano Antonio Giuriolo) dopo l’8 settembre 1943. Numericamente, le bande di GL (dette “gielline” o “gielliste”) furono seconde dietro alle bande che si chiamavano garibaldine, riconducibili al Partito Comunista. I partigiani giellini si riconoscevano per fazzoletti di colore verde. Tra i personaggi più importanti di GL durante la Resistenza si possono ricordare Ferruccio Parri, nominato dal Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) comandante militare unico della Resistenza, Ugo La Malfa, Emilio Lussu, Riccardo Lombardi, nominato nel 1945 prefetto di Milano dal CLN dell’Alta Italia (CLNAI). Nel gennaio 1943 fu costituito il Partito d’Azione, da componenti di GL e da altri uomini politici di orientamenti liberal-socialisti, repubblicani, socialisti e democratici. Durante la guerra partigiana, il Partito d’Azione rappresentò l’organizzazione politica a cui facevano riferimento i combattenti partigiani di GL.

Esso riuscì a presentarsi come un partito che lottava per un cambiamento radicale della società italiana, rompendo con intransigenza ovviamente con il fascismo ma anche con l’Italia pre-fascista, in questo contrapponendosi ai liberali, per una società laica e secolarizzata, contrapponendosi ai democristiani, e per una società democratica progressista ma pluralista e con ordinamenti politici liberali, in questo contrapponendosi ai comunisti in quel periodo ancora saldamente legati all’Unione Sovietica.

Per questi motivi distintivi riuscì a raccogliere vasti consensi tra le persone desiderose di combattere contro il nazi-fascismo, caratterizzandosi comunque come un movimento piuttosto elitario. Tuttavia, in questi anni si manifestò sempre più l’eterogeneità ideologica del movimento che portò in seguito a divisioni e alla diaspora. All’interno di GL si possono ravvisare in quegli anni due maggiori correnti, una di sinistra, di idee molto vicine a quelle del Partito Socialista soprattutto in economia, in cui si possono includere Emilio Lussu, Riccardo Lombardi ed ex comunisti come Leo Valiani e Manlio Rossi Doria (usciti dal PCI nel 1939 in seguito al patto Molotov-Ribbentrop), e una, relativamente al movimento, di destra, con orientamento più moderato specialmente in economia, con Ugo La Malfa come personaggio più rappresentativo, insieme a Mario Paggi, Alessandro Galante Garrone e altri. Questa divisione interna si manifesterà insanabile a guerra terminata”

–  Con la fine della guerra il movimento si trasformò in un partito i cui valori e i cui scopi mi sembra opportuno ricordare –

da Wikipedia ” Il Partito d’Azione rinacque nel luglio del 1942, riprendendo il nome del movimento politico risorgimentale fondato nel 1853 da Mazzini e sciolto nel 1870. Di orientamento radicale, repubblicano e socialista-moderato, ebbe vita breve e si sciolse nel 1947. I suoi membri furono chiamati “azionisti” e il suo organo ufficiale era “L’Italia libera”.

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Storia

 

Prima della fondazione

 

Le radici del partito vanno viste soprattutto nel movimento clandestino antifascista di Giustizia e Libertà, fondata dai fratelli Carlo e Nello Rosselli con l’intenzione di riunire tutto l’antifascismo non comunista e non cattolico, il quale si era riunito prevalentemente in Francia. Il movimento subì dure persecuzioni da parte della polizia fascista e dell’OVRA. Dopo la caduta di Mussolini e l’invasione nazista dell’Italia, i membri di Giustizia e Libertà organizzarono bande partigiane e parteciparono alla Resistenza con le brigate “Rosselli” e le brigate “Giustizia e Libertà”. Il P.d’A. fu uno dei sette partiti del Comitato di Liberazione Nazionale.

 

Il governo Parri

 

Finita la guerra, il P.d’A. partecipò alle trattative per la nascita di un governo d’unità nazionale che guidasse la ricostruzione democratica ed economica dell’Italia. Aderì quindi al governo Bonomi e nel giugno del 1945 ottenne addirittura la presidenza del Consiglio con Ferruccio Parri, presidente del partito e già vice-comandante del Corpo Volontari della Libertà. Fu questo il momento di massimo consenso e potere per il P.d’A, anche se già con la caduta del governo Parri nel novembre ’45 iniziava l’inesorabile declino. In questo periodo, il partito cercò di ampliare la propria base con l’ingresso di intellettuali repubblicani, liberalsocialisti e radicali.

 

La concentrazione democratica e le elezioni del 1946

 

Al primo congresso del febbraio 1946 emersero chiaramente le divisioni interne al P.d’A.: il partito approvò l’adesione alla costituenda Assemblea Costituente ma poi le divisioni fra le due correnti principali esplosero; la tendenza radical-democratica, guidata da Ugo La Malfa, dopo un acceso scontro verbale con Emilio Lussu, a capo della tendenza socialista, abbandonò il partito dando vita alla Concentrazione Democratica, che poi confluì nel Partito Repubblicano Italiano. La divisione fu un colpo duro per il P.d’A, che iniziò a dissolversi; le elezioni del 2 giugno 1946 furono un fallimento: ottenne solo l’1,5% dei voti e 7 eletti, che riuscirono a comporre un gruppo parlamentare Autonomista solo con l’apporto dei due eletti del Partito Sardo d’Azione e del valdostano Giulio Bordon.[1]

 

Lo scioglimento

 

Un secondo congresso fu convocato ad aprile del 1947 con l’obiettivo di rilanciare il partito, ricucire lo strappo dei repubblicani e eleggere una nuova classe dirigente. I dissensi interni, legati a tematiche importanti come la partecipazione al governo De Gasperi II e ad altri temi, emersero nuovamente. Formato da una élite di intellettuali, privo di una strategia che riducesse il distacco con le masse che il risultato delle elezioni aveva messo in evidenza, il partito si sciolse. I suoi membri aderirono soprattutto al Partito socialista, altri al Partito Socialista Democratico Italiano o al Partito repubblicano, pochi altri entrarono nel Partito comunista. In seguito, alcuni di essi (per es. Valiani, Ernesto Rossi) furono fra i fondatori del Partito Radicale. In Sardegna, Emilio Lussu guidò gli scissionisti che uscirono dal Partito Sardo d’Azione verso l’adesione al Partito socialista. Negli ultimi anni, sono nate altre piccole formazioni, ispirate al P.d’A.

Ideologia

Il partito si proponeva come scopo principale la realizzazione di un progetto di equità, accompagnato dalla giustizia sociale e dalla fede incrollabile nella democrazia e nella libertà. Aveva inoltre come ideali l’europeismo. Sentiva inoltre la necessità di costituire una formazione politica antifascista, a metà strada fra la Democrazia Cristiana definita immobilista, il Partito Socialista e i comunisti, con i quali gli azionisti discordavano riguardo la proprietà privata e, soprattutto, riguardo al concetto di dittatura del proletariato, identificato con la dittatura del partito. Comunque anche il Pd’A, almeno nella sua componente liberal-socialista, era molto distante dall’ideologia liberista e, nelle componenti più di sinistra come Trentin, Lussu, Foa, attraversato da visioni di socializzazioni parziali dei mezzi di produzione e democratizzazione del sistema produttivo, mentre la stragrande maggioranza del partito si espresse più volte in favore della nazionalizzazione dei complessi industriali e dei servizi pubblici come acqua, energia eletrica, autostrade, distribuzione di combustibili e riscaldamenti, gas.

 I sette punti 

Il 4 giugno 1942, durante la riunione costitutiva del partito, vengono elaborati i rinomati sette punti contenenti le indicazioni di massima di un futuro ordinamento riformatore;

Aderiscono al Partito d’Azione, dopo aver fondato nel 1943 il Movimento Federalista Europeo, Ernesto Rossi e Altiero Spinelli. Il primo dei quali con la Liberazione nel 1945, in rappresentanza del Partito d’Azione, diventerà sottosegretario alla Ricostruzione nel Governo Parri e presidente dell’Arar (Azienda Rilievo Alienazione Residuati) fino al 1958.

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