POLITICHE COMMERCIALI DELL’UNIONE : la sfida della competitività si fa più dura. Un commento di ritorno da una delegazione idv lazio

Cari amici, di ritorno da un importantissimo viaggio al Parlamento Europeo ospite insieme alla delegazione  IDV LAZIO del  parlamentare Europeo NIccolo RInaldi , vi voglio raccontare le mie ultime impressioni dopo anni che mancavo da Bruxelles ma anche cogliere l’occasione  per discutere  di  alcuni importanti aspetti delle politiche ivi discusse : fra i quali l’assenza di una visione unitaria tra nord e sud europa, e  l’assenza di una politica italiana cosi come di una strategia commerciale comune.

Martedì pomeriggio uno degli argomenti oggetto di discussione nell’incontro con il  forum europeo di IDV è stato il  recente accordo commerciale siglato dall ‘ EUROPA , tramite la Commissione ,e quindi tra l’ EUROPA, e la la Corea del SUD.

Rinaldi dimostratosi assai preouccupato per l’assenza di una visione unitaria da parte dell’italia ha sottolineato l’incapacità  di fare fronte comune e  chiedere l’applicazione delle clausole di salvaguardia e di protezione  della proprietà intellettuale  ( uniche tutele possbili contro l’est asiatico ) . Ha poi sollecitato una  visione commerciale unitaria dei paesi dell’europa. Le sfumatore e i dettagli nei tempi di applicazione  della liberalizzazione nella diplomazia commerciale possono essere fatali. All ‘ italia diversamente che per La Germania  l’invasione a breve,  con la liberalizzazione, di migliaia di auto del segmento piccole e medie in europa a prezzi imabttibilli  ci saranno riflessi nel settore per i posti di lavoro. Mentre il settore tessile prettamente italiano,   sarà messo in difficoltà.

Questo accordo ha pesanti conseguenze per il settore dell”industria e dei servizi europei. Ha suscitato ricorrenti critiche in commissione parlamentare e riserve in seno alla stessa Commissione europea e quindi è poco chiaro perché la Commissione abbia precipitato la sua conclusione.” Ha denunciato in una nota Niccolò Rinaldi, capo delegazione dell’Italia dei Valori al Parlamento europeo e membro della commissione per il commercio internazionale contestando le condizioni sulle quali la Commissione europea ha siglato l’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e la Corea del Sud.

Il negoziato è chiaramente raffazzonato. – prosegue la nota – Proprio quando l’UE ha già un deficit commerciale con la Corea del Sud, le accordano vantaggi fiscali di cui non beneficiano gli esportatori europei. Proprio quando l’industria automobilistica europea attraversa gravi difficoltà, nessuna misura di salvaguardia credibile é stata prevista. Proprio quando il settore tessile europeo é sottoposto alla dura concorrenza cinese, quest’accordo indebolisce le regole in materia di origine che permettono deviazioni della produzione. Il tutto con alcune norme non previste dagli altri accordi bilaterali che rischiano di creare inevitabili precedenti.

Siglando quest’accordo, la Commissione offre l’impressione di mettere il Parlamento dinanzi al fatto compiuto. – conclude Rinaldi – Non è certo il migliore modo di impostare le relazioni inter-istituzionali vista la piena co-decisione che il parlamento avrà nel commercio internazionale con la messa in vigore del trattato di Lisbona. Chiediamo dunque una volta di più alla Commissione che si faccia carico di cercare un consenso europeo sul’accordo con la Corea del Sud. Ne va della sua credibilità di negoziare a nome degli europei“.

RINALdi , europarlamentare IDV mette il dito nella piaga nei meccanismi di formazione delle leggi europee . Ma anche sulla spinta unilaterale della commissione che segue le politiche di liberalizzazione del Commercio e il peso e il  ruolo   dell’Europarlamento nell’offrire una visione delle politiche commerciali.

L’accordo bilaterale tra UE e COREA DEL SUD infatti diventa pur sempre un regolamento e pur essendo materia di competenza esclusiva , è  sottoposto comunque ad un varo del Parlamento per il meccanismo della codecisione.

E qui si nota , anche con le guarentigie del nuovo Trattato di Lisbona, con un parlamento diviso tra nord e sud , con gli italiani non  sorretti da un governo consapevole , non potrà mai confrontarsi con successo in sede di commissione , con il draft imposto dai Diplomatici commerciali della Commissione che sono un osso duro per tutti.

Ma per capire quali importanti conseguenze l’accordo potrà avere sul futuri di migliaia di lavoratori nel settore occorrerà seguire gli andamenti del mercato , perchè la politica Commerciale non è complicata ma se non la fai ti uccide …

L’evoluzione delle politiche commerciali globali negli ultimi dieci anni.

MA come si è evoluta la poltica commerciale europea in questi ultimi dieci  anni ?  Quale margine di manovra è rimasto all’italia con gli strumenti  della politica di cooperazione ad esempio?  E con gli strumenti unilaterali e multilaterali ? Quali sono i rischi di un assenza di politica  commerciale  ?

Da alcuni anni, ed in particolare dall’inizio del terzo millennio, la politica commerciale dei principali partners mondiali ha assunto un’importanza fondamentale per lo sviluppo delle varie economie nazionali  conquistando un rango primario per le scelte di politica economica .

Tale rilievo va comunque imputato non solo al dinamismo dei governi ma anche al mutamento concettuale e quindi alle nuove motivazioni e strategie che l’hanno contraddistinta.  Dal momento delle c.d.Tigri Asiatiche, caratterizzato da sforzi notevoli ma pur sempre isolati, si e’ passati in pochi anni ,nell’era della Globalizzazione a politiche commerciali di piu’ ampio respiro ,piu’ concertate e piu’ coinvolgenti.

Lo stallo dei negoziati multilaterali del DDA in ambito WTO e l’emergere sempre piu’ veloce di potenze economiche  quali la Cina, l’India ed il Brasile ma anche di nuove realta’ industriali quali il Vietnam, la Tailandia e l’Indonesia, hanno dettato i tempi del cambiamento.

Da ultimo, la crisi economico finanziaria,che afflige tutta l’economia mondiale ha contribuito a far si che molti paesi superassero le divergenze anche ideologiche e gli egoismi nazionali per progettare sul piano economico ma soprattutto commerciale un futuro basato sull’accettazione di principi e regole comuni.

Allontanatisi i vantaggi di un multilateralismo impantanato in discussioni su temi reali ma con tempi surreali,gli attori principali sulla scena economica mondiale si sono ritrovati a tessere intese a livello regionale ma anche tra paesi di continenti diversi, creando mercati sempre piu’ vasti ed integrati fra loro.

Il dinamismo asiatico capeggiato dalla Cina e dai paesi dell’area ASEAN, ma anche la svolta liberista degli USA hanno portato in pochi anni ad accordi commerciali  di libero scambio o preferenziali che hanno rivoluzionato la geografia del commercio internazionale in tutti i continenti , inclusa l’Africa.

In questo contesto,la politica commerciale della U.E, titolare della competenza di proporre ed eseguire le linee di politica commerciale comunitaria, nel rispetto dei Trattati Europei, ha dovuto far fronte pur nella complessita’ dei meccanismi decisionali e delle divergenze profonde legate alla diversa struttura economica, industriale ed anche culturale dei paesi che la compongono, ai cambiamenti  epocali che l’economia  globale imponeva. Cosi’, l’iniziativa comunitaria che va sotto il nome di  Global Europe , lanciata nel 2005 aveva costituito la base per i negoziati sugli accordi di libero scambio con Corea, Asean, India, Russia, Ucraina, Mercosur, CCG, paesi Andini e del Centro America nonché per i negoziati sugli accordi di Parteneariato  con alcuni paesi del continente africano.

Ora la Commissione propone una nuova virata per la politica commerciale comune, ed  sottolineato la necessita’ di una modifica della politica commerciale comunitaria nel senso di un’ “accelerazione “ dei processi di apertura del commercio internazionale  gia’ in atto  e della messa in campo di nuove iniziative.

Ora la Commissione con la strategia E.U.2020, intende riproporre  con maggiore intensita’ il rapporto tra commercio internazionale, crescita e lavoro portando avanti temi quali :il commercio di tecnologie e servizi ma anche ogni possibile connessione con l’economia dell’ambiente.  Sulla base del principio che l’espansione del commercio internazionale crea lavoro,al contrario del protezionismo, la Commissione descrive i contorni della sua nuova strategia per il commercio:

-assolvimento degli impegni dell’agenda “Europa Globale”;

-rafforzamento dei legami con i principali partners, USA, Cina, Giappone e Russia;

-risoluzione delle questioni regolamentari che affliggono il commercio dei servizi;

-supporto al commercio sostenibile;

-lotta alle pratiche sleali nel commercio internazionale,

La definizione piu’ precisa dei temi della nuova politica commerciale sara’ presentata dalla Commissione in ottobre mediante una Comunicazione al Consiglio.

Il ruolo dell‘Italia

In primo luogo occorre chiarire che nonostante Bruxelles rappresenti il luogo di sintesi delle varie istanze in materia di politica commerciale provenienti dai vari paesi dell‘Unione, gli SM hanno pur sempre un ruolo importante e decisivo nella definizione di tale politica. A questo riguardo, l‘azione della delegazione italiana in seno al comitato 133 per la politica commerciale risulta centrale per contribuire alla definizione delle linee di condotta dell‘Unione Europea e per la definizione delle regole che governano il commercio internazionale con i paesi terzi sia a livello bilaterale che multilaterale.Inoltre , il passaggio alla commissione della competenza sugli investimenti diretti con l‘entrata in vigore del trattato di lisbona rende ancor piu‘ necessaria tale azione.

Un evoluzione cosi‘ profonda e repentina come quella sopra descritta non puo‘ non essere seguita con grande attenzione dalle Amministrazioni competenti, in particolare MISE e MAE, poiche‘ tutto cio‘ che viene deciso in termini di accordi o regolamenti comunitari costituisce il quadro ineluttabile nel quale dovranno muoversi le realta‘ economichepubbliche e private nei singoli SM.

In secondo luogo , da parte delle realta‘ nazionali , siano esse imprese odassociazioni di categoria l‘attenzione deve essere massima nell‘esame delle varie proposte e nella necessaria azione propositiva che non esclude anche interventy di lobby presso le autorita‘ di bruxelles. L‘eterogeneita‘ degli interessi in gioco, fra paesi piu‘ schiettamente aperti al liberismo piu‘ ampio e quelli che ne vorrebbero governare gli eccessi costituisce l‘essenza dell‘impegno in tale settore.

L‘attuale fase di espansione della politica di accordi di libero scambio, preferenziali o di partenariato messa in campo dall‘U.E. risponde alle sfide della globalizzazione e pertanto non va contrastata.Vi e‘ comunque un‘area grigia nella quale e‘ d‘obbligo

Intervenire e cio‘ riguarda i tempi ed i modi di tali aperture.

Gli effetti di accordi di tal genere sono oggi particolarmente amplificati nella loro portata e nella rapidita‘ con la quale si dispiegano. Non si discute della necessita‘ che l‘U.E. realizzi in tempi brevi la loro conclusione ma dei termini  che saranno concessi alle realta‘ produttive dei paesi membri per adeguarsi ai nuovi scenari.

In tale ottica ,assumono grande importanza quegli strumenti ,previsti dalla normativa commerciale internazionale (WTO) c.d meccanismi di difesa commerciale , in primo luogo  la clausola di salvaguardia , meccanismi che operano per ridurre e compensare

gli squilibri che si generano sui mercati inrenazionalei e che possono gravemente minare le economie dei paesi che sperimentano tali squilibri.

Vi sono poi aspetti altrettanto importanti quali quelli che riguardano gli aspetti

qualitativi, sociali ed ambientali del commercio internazionale che se non salvaguardati possono determinare mutamenti importanti all‘interno dei singoli

paesi .

Un accenno particolare va fatto in merito al leale rispetto delle regole del commercio internazionale e nel caso dell‘Italia a quello della difesa dei diritti della proprieta‘ intellettuale in tutte le sue manifestazioni. Se da una parte molti paesi sviluppati ,soprattutto in Europa hanno dovuto accettare il passaggio da produzioni di massa , lasciate ai paesi in via di sviluppo ma anche a quelli emergenti, a produzioni di segmenti piu‘ alti, non si puo‘ non rilevare che con la crescita economica a livello

globale, c‘e‘ il rischio che anche queste produzioni entrino nella competizione internazionale con tali paesi. Lecito, ma vi sono ormai segnali forti di flussi commerciali, in provenienza da paesi che hanno strutture produttive non competitive

ed inadeguate anche dal punto di vista ambientale , i cui  prodotti violano apertamente ogni regola sui diritti di proprieta‘ intellettuale.

Su tale questione il nostro paese deve essere in prima linea sia a livello multilaterale che bilaterale. In particolare occorre rafforzare non solo la vigilanza sui flussi commerciali e quindi la repressione di tali reati, ma anche a livello di Diplomazia bilaterale negli accordi comunitari ma anche nella cooperazione dell‘Italia con i diversi paesi,  sarebbe opportuno che si rafforzassero ove vi sono, o si introducessero se inesistenti,  le clausole sul rispetto della proprieta‘ intellettuale .

Non trascurabile anche la questione dell‘approvviggionamento di materie prime , necessarie alla nostra industria.Ogni pratica di impedimento del commercio libero di tali prodottiva prontamente combattuta , fissando regole certe con inostri partners>

La posta in gioco e‘ quel modello industriale di cui noi siamo portatori e che e‘ per noi una scelta irreversibile.

Di fondamentale importanza ed ormai non eludibile e‘ la questione della riorganizzazione dell‘Amministrazione Italiana che si occupa di Commercio Internazionale. Troppi organismi , troppa parcellizzazione delle competenze, troppi doppioni , risorse umane e finanziarie che vanno razionalizzate per poter rispondere prontamente alle sfide che il nostro paese si trover‘ ben presto ad affrontare.

In cio‘ sarebbe opportuno che le imprese dessero anche un loro contributo propositivo.

Venendo ora al ruolo dei privati , le imprese  che si muovono in un mondo globalizzato hanno tradizionalmente nel nostro paese interpretato con successo il loro ruolo internazionale. Tuttavia , di fronte a tale fenomeno chiaramente ingovernabile e ed alla recente crisi economico/finanziaria si e‘ percepita una sempre piu‘ crescente ricerca di collaborazione con la parte pubblica dell‘economia non solo sul piano del sostegno finanziario ma anche su quello prettamente organizzativo.

Le imprese hanno preso maggiore consapevolezza del ruolo cardine che i governi hanno assunto in merito alle loro politiche commerciali , ruolo che difficilmente potrebbe essere contrastato pur con la capacita‘ ed efficenza che contraddistingue la loro azione.

A questo riguardo , prendendo ad esempio le misure di politica commerciale poste in essere dai paesi del sud est asiatico e dalla Cina  si rileva che e‘ ormai in atto una ricerca di sinergie tra i vari paesi dell‘area che potrebbe determinare a breve un circolo virtuoso non solo nei flusi commerciali ma anche nei processi produttivi, di investimento e non ultimo nella ricerca. Se si guarda agli interventi di politica economica di quasi tutti i paesi dell‘area del sud –est in questo periodo di crisi ,si vede che tutti hanno adottato politiche economiche espansive dirette in minima parte a sostenere il consumo interno ma in magggior parte orientate allo sviluppo delle infrastrutture. Il risultato della ripresa della crescita fa‘ sperare che gli investimenti previsti siano realizzati. E‘ un‘opportunita‘ da non perdere.

In tale prospettiva , in primo luogo,  occorrera‘ sempre di piu‘ essere trasparenti e continui,  nel presentare agli operatori economici del nostro paese  la realta‘ non solo normativa ma anche economica della situazione attualmente in evoluzione, stimolandone gli apporti costruttivi anche sul piano propositivo.

Un‘azione di sostegno all‘internazionalizzazione delle nostre imprese passa necessariamente attraverso uno sforzo organizzativo dell‘Amministrazione, ma anche attraverso uno scambio di informazioni e conoscenze fra le imprese e la stessa Amministrazione, per far si che con un minor dispendio di risorse finanziarie ed umane si possano intercettare le opportunita‘ che l‘apertura dei mercati indubbiamente offre e predisporre d‘intesa azioni mirate sui mercati piu‘ interessanti.

Inoltre , con riferimento agli sforzi che le imprese gia‘  dispiegano nella loro azione internazionale , occorre migliorare il sostegno che il sistema bancario offre  soprattutto alle piccole e medie imprese.Un esempio fra tanti e‘ il caso di imprese

che utilizzano materie prime importate.Il costo di tali prodotti varia sui mercati anche a seconda delle quantita‘ acquistate.Un‘impresa di medie dimensioni che utilizza materie prime non  deperibili potrebbe acquistare stock maggiori se avesse la capacita‘ finanziaria per farlo , spuntando prezzi minori e guadagnando in competitivita‘

In conclusione , si puo‘ dire che molto dipendera‘ dalla professionalita‘ e rapidita‘  con cui tutte le parti in causa interpreteranno il prorio ruolo consci che la gara per l‘affermazione sui mercati internazionali  si gioca oggi tra soggetti sempre piu‘ organizzati e competenti.

DOMENICO CAGLIOSTRO  ED EMILIANO VARANINI per NOIEUROPA

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One Comment to “POLITICHE COMMERCIALI DELL’UNIONE : la sfida della competitività si fa più dura. Un commento di ritorno da una delegazione idv lazio”

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