EUTELIA E L’ITALIA PARADOSSO E PARADIGMA DELLA CRISI.

da (http://crisis.blogosfere.it/)

Ricordate il nostro piccolo reportage sul caso Eutelia? Emiliano Varanini dell’Italia dei Valori, avvocato esperto di diritto societario che ha preso molto a cuore il caso Eutelia, ha gentilmente accettato di riassumerci la situazione a pochi giorni dal Natale.

Un Natale in cui le centinaia di famiglie del gruppo Agile si trovano ancora tra color che son sospesi. Ricordiamo, a scanso di equivoci, che stiamo parlando di un’azienda prospera e piena di lavoro…

Buona lettura!

Eutelia: sirena di allarme per la tutela dei mercati di Emiliano Varanini

Mentre i giovani italiani si interrogano se sia giunto il momento di lasciare il paese, altri cittadini si ritrovano ad essere “Disoccupati da cessione di ramo”, coniando così una nuova espressione nel vocabolario della lingua italiana con riferimento alla situazione dell’Eutelia ex Agile.

Per chi non lo sapesse, all’Agile ex Eutelia i lavoratori sono senza retribuzione da alcuni mesi e navigano a vista tra promesse del governo e speranze dei sindacati mentre fatalmente si consuma la fine del loro sogno giacché, come volevasi dimostrare, dopo le promesse del 27 il governo nulla ha fatto.
Il sogno di molti lavoratori dell’Agile ex Eutelia era simile a quello di molti loro colleghi della Videocon, dell’Alcoa o dei ricercatori dell’Ispra oggi accampati su un tetto (anche loro senza stipendio): per lo più quadri e laureati di alto profilo o operai super specializzati (comunicazione, ingegneria, economia), avevano conseguito negli anni ’90 sudate lauree con la speranza, una volta assunti, di iniziare un percorso che li avrebbe portati a dirigere comparti di business importanti oppure settori rilevanti per l’economia italiana. Per tutti loro il sogno è oramai svanito.

Però, nel caso dell’Eutelia si è andati oltre: si sono minate la fiducia e le basi del funzionamento di vari istituti che concorrono alla vita delle imprese, dal mercato finanziario a quello del lavoro, fino a mettere in discussione il trattamento di fine rapporto, vanificando la speranza di individuare soluzioni concrete da parte dell’attuale Governo e degli interlocutori dei lavoratori.

Ad esempio, si è permesso che Eutelia acquistasse per un euro, da Bull Italia spa e Getronics Italia spa, oltre 64 milioni di euro in liquidità in bilanci per accantonamenti Tfr, oltre 30 milioni di euro in immobili e circa 300 milioni di euro di commesse con clienti pubblici strategici e altri incentivi fiscali e soldi in cassa per 6 milioni di euro. Eutelia acquista questi asset tramite la creazione del gruppo Eunics spa controllato al 35% da Eutelia spa della famiglia Landi e dal 65% dalla Finital (cassaforte finanziaria sempre della famiglia Landi) e i cui bilanci fino al 2007 sono ovviamente in attivo.
Si è permesso, con il silenzio della Consob, che la quota della Eunics di proprietà Fintal fosse ceduta all’Eutelia spa (Landi 1 a Landi 2) non al prezzo di un euro, bensì al valore – guarda caso – del patrimonio immobiliare della Eunics ex Geotronics e Bull. Permettendo quindi che Eutelia spa, quotata in borsa, si svuotasse del proprio patrimonio a favore dei proprietari.

Scarsa serietà, esigua speranza.
I numerosi passaggi di mano hanno trasformato questa bella di giorno, una realtà industriale italiana con oltre 220 milioni di commesse che vendeva servizi informatici di nicchia alle forze dell’ordine, alle poste italiane e a vari ministeri, in una povera fiammiferaia. Spogliata del proprio patrimonio immobiliare dalla famiglia Landi, Eutelia è stata trasformata in un contenitore vuoto per lavoratori alle prese con vetuste e vaghe procedure di concertazione come la cassa integrazione o il commissariamento (che hanno senso solo se per l’azienda esistono prospettive di sopravvivenza). Senza aggiungere che nessun nuovo piano di rilancio serio di un’azienda può nascere con un decreto di tribunale né tanto meno con l’intervento di un commissario straordinario (vedasi i casi Cit o Parmalat).

Ma di chi è la responsabilità?
Il ministro dello sviluppo industriale Scajola in tv a Rai news 24 ha dichiarato di aver affrontato quest’anno oltre trecento crisi industriali e che tutte sono state segnate dall’alto senso di responsabilità degli imprenditori e dei sindacati. Ma ricevere i rappresentanti delle imprese e dei lavoratori non vuol dire risolvere le crisi.
Il ministro dell’Economia Tremonti ha manifestato stupore parlando in tv ad “Annozero” dell’ipotesi di commissariamento per la società Eutelia-Agile: “Ho stupore per una cosa alla quale è difficile credere. È difficile pensare che una società quotata abbia messo in piedi questo casino qua”.

Davvero è difficile crederlo? Entrambi i ministri erano nelle maggioranze che hanno votato nel governo Berlusconi II (2001-2006) l’annichilimento dei reati di falso in bilancio invece di inasprire le pene.
Per chi non lo sapesse, il bilancio è quel documento ufficiale di un’azienda che permette agli analisti finanziari o ai creditori di fare affidamento sulla società, attribuendo un valore all’ammontare del patrimonio sociale.

In caso di quotazione presso un mercato borsistico si analizza il valore possibile di un’azione nel mercato azionario e si tutela la fiducia degli investitori (scommettitori) di borsa.

Negli USA (vedi caso Madoff e inasprimento delle pene per frodi finanziarie), e quindi nel mondo finanziario che conta, si è capito da tempo che la ripresa riparte anche da una stretta morale rigorosa delle regole del capitalismo finanziario.

Ricordate quante banche hanno rischiato la bancarotta per aver acquistato titoli non garantiti?

Il neoliberismo, laddove si è spinto fino a ieri, e in Italia ancora oggi, ha portato a credere che fosse possibile governare senza regole, lasciando il mercato (o le singole coscienze) a regolare da solo i conflitti. Nel 2009, tanto più in un paese come l’Italia, ciò non è possibile, né seriamente credibile, né in alcun modo giustificabile.

Sul titolo di Eutelia s.p.a, sono state effettuate operazioni che hanno motivato l’apertura di un fascicolo d’inchiesta contro ignoti da parte della procura di Milano, evidentemente sulla base del fatto sospetto che nel 2000 il titolo fu quotato in borsa oltre 100 euro valendone oggi, sì e no, meno di tre.

L’Eutelia è un caso che mostra tutte le debolezze dei protagonisti di questo momento buio della storia italiana: la fase di spinta del grande capitalismo italiano si è spenta, alzando il sipario sugli attori minori. I Landi, per esempio, titolari di un’agenzia di assicurazioni ad Arezzo e improvvisamente diventati protagonisti nella grande mischia del compra-vendi di enormi aziende.
Il capitalismo italiano avrebbe bisogno che il sistema fosse dotato di strumenti più adeguati del commissariamento liquida-aziende o dell’ossigeno rarefatto della cassa integrazione. Servono programmi di sviluppo, ad esempio un’agenzia di riconversione dei lavoratori qualificati (per i quali le aziende hanno investito in formazione); vanno recuperati i soldi eventualmente fatti sparire dai bilanci e sottratti illecitamente ai mercati utilizzandoli nel rilancio dell’economia; occorrono messaggi e azioni concrete che fungano da deterrenti per il domani. Servono politiche industriali che mirino al futuro e non al presente dei grandi o piccoli affari delle svalutazioni aziendali.

Nel caso dell’Eutelia pare ci fosse qualcuno interessato ad acquistare l’azienda liberata da tutti i lavoratori (e del loro costo) e dotata solo del suo “piccolo” patrimonio di 13.000 km di fibre ottiche utili per le tv… Dietro le quinte del teatro, c’è chi ha profittato di questo vuoto di decisioni governative?

Nel 1948, in un’Inghilterra stremata dalla seconda guerra mondiale, distrutta e bombardata, si era compreso che curare i malati avrebbe reso più del lasciarli morire e che l’economia se ne sarebbe giovata. Si decise di mettere in piedi il sistema sanitario nazionale: curare i malati fu una delle prime aree dell’economia nazionale a svilupparsi. Così oggi appare più chiaro perché il sistema pubblico nelle crisi economiche sia fondamentale per far ripartire l’economia.
Governare e ragionare di un paese come l’Italia secondo la stretta logica degli affari o del mercato, in un momento in cui il mondo occidentale sta riconvertendo le economie, finirà con il portarci definitivamente al baratro.

La crisi dell’Eutelia dimostra quanto obsoleto sia il sistema delle concertazioni e risoluzioni delle cosiddette crisi industriali nel dialogo sterile tra sindacato e governo. A nulla è valso l’incontro a palazzo Chigi, con sceneggiata in via del corso, lo scorso 27 novembre, durante il quale il sottosegretario Gianni Letta per il governo, i sindacati e i rappresentanti della proprietà (uno stuolo di avvocati per lo più), hanno misurato eventuali rimedi alla situazione della società Agile s.r.l. ex Eutelia novella Omega s.p.a.

La vaghezza del piano industriale presentato, il silenzio successivo del governo, la richiesta di mobilità per oltre 1000 persone e, in alternativa, una richiesta di commissariamento da parte dei sindacati non risolveranno la situazione.

Francois de La Rochefoucauld diceva che le virtù si perdono nell’interesse come i fiumi nel mare…

L’Italia può percorrere la strada della virtù: riconvertire le crisi industriali attuali istituendo una grande agenzia dotata di poteri speciali requisitori, di sequestro e persecuzione dei beni in capo ai privati colpevoli di reati finanziari ; della facoltà di avallare nuove figure lavorative per assumere e riassorbire i lavoratori; che abbia l’autorità di utilizzare i capitali recuperati e i fondi creati dal governo per mettere in piedi nuove realtà o ricostruire quelle aventi una funzione in settori come ambiente, energia da fonti rinnovabili, micro tecnologia, rifiuti ecc.; che restituisca dignità al governo e al sistema proprio sul piano della credibilità.
Oppure saremo presto costretti tutti a navigare in quel mare di interessi, aggrappati a una zattera come naufraghi vittime di miopia…

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