25/11/2016

LA RIFORMA COSTITUZIONALE BOSCHI -VERDINI e l’INNO DI MAMELI.

 

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ANSIA DA RIFORMA

Il 4 dicembre si vota per la modifica della Costituzione. Ma un’ansia profonda si cela dietro questo nuovo progetto di riforma della Costituzione, una sensazione di irrequietudine, che affiora e fatica ad essere rimossa.

In quali condizioni arriva l’Italia a questo importante appuntamento ?

Chi sono questi italiani che si accingono a modificare la Carta Costituzionale ? Chi sono diventati ? Quali sono le motivazioni della riforma  ? Chi promuove questo cambiamento ? E’ vero o no, che potrebbe essere un grave rischio per l’economia nazionale la mancata eventuale approvazione della riforma Boschi – Verdini ?

Siamo del tutto sicuri che il governo così come concepito al netto dell’approvazione della riforma rappresenterebbe gli interessi di quegli italiani i cui avi lottarono per un italia libera, unita e democratica ?

O forse non suona del tutto estraneo alla costituzione materiale del paese questa storia degli eletti dei segretari di partito nelle liste bloccate ?

L’attuale sistema Costituzionale Parlamentare bicamerale su base partitica, il potere esecutivo diviso con le  regioni per mezzo della riforma del 2001 del titolo V, la residua ampia influenza del voto proporzionale nelle elezioni locali, vengono dichiarati  pronti per la rottamazione.

Ma ha un senso questa ansia di novità ?

Dalle macerie del Regno di Italia, creato per volontà di Dio e del Re, sorgeva la Repubblica Italiana. Adesso si chiede la presa di atto do un mutamento di quegli equilibri sociali ed economici, i quali diedero vita alla carta del 1948, un mutamento dovuto più ad un’allargamento delle sfere di competenze dei partiti e ad una perdita di democrazia interna che ad una reale metamorfosi dell’azione politica.

Ma uno Stato non è soltanto la costituzione formale ma anche quella materiale.

LA COSTITUZIONE MATERIALE

La riforma Costituzionale imposta con il referendum di modifica dell’aprile 2016, parte da un concetto giuspositivista formale dello Stato e dell’istituzione Governo che viene posto al di sopra di tutto, e la giustapposizione della legge formale  quale unico baluardo dello stesso, misintepretando il senso della costituzione materiale, con quello del valore formale delle fonte di leggi.

Se si vogliono cercare dei valori della cultura occidentale uno è proprio l’approccio definito funzionalista o sociologico, o meglio essenziale dei rapporti costituzionali di un paese, quelli che fanno di un territorio un popolo e una bandiera e un inno, appunto una nazione.
Nel lessico dei costituzionalisti italiani della seconda metà del 20° sec., acquisì grande fortuna a partire dalla teorizzazione che ne fece C. Mortati nel volume La Costituzione in senso materiale (1940).

A differenza di molti costituzionalisti, infatti, compresi quelli apparsi di recente in televisione a sostegno della riforma Verdini – Boschi, Mortati non riteneva che il diritto potesse esaurirsi nel complesso delle norme vigenti e tutte subordinate a una costituzione formalmente posta o definita come tale, né concordava con S. Romano, secondo cui ogni ordinamento si componeva anche e necessariamente dell’istituzione quale primigenio dato organizzativo. Prima e al di sopra della costituzione formale, occorreva riconoscere la presenza di una «costituzione originaria» composta di due elementi: uno scopo tanto comprensivo da «apprezzare in modo unitario i vari interessi che si raccolgono intorno allo Stato», e il partito politico ( o il gruppo dei partiti) quale strumento per realizzarlo.

La costituzione «originaria» o «materiale» non era per lui il presupposto o il sostrato di quella formale, e non era meno giuridica di essa. Era anzi giuridica per eccellenza, perché da essa si ricavava il criterio per imprimere giuridicità «a tutto il sistema degli atti successivi, attraverso i quali si svolge»: contrapporre una «costituzione vera», basata sui rapporti di forza, a una «costituzione giuridica» significava porle su piani incomunicabili, e privare di fondamento la seconda.

Ritengo essere una speranza un valore di comune la condivisione dell’occidente del valore della costituzione materiale.

Proprio in quanto giuridica la costituzione originaria poteva trasferire sé stessa nella costituzione formale, che a sua volta avrebbe stabilizzato e garantito l’equilibrio dei rapporti di forza e i fini politici componenti la costituzione materiale, pur senza assorbire interamente e definitivamente la «ideologia sostenuta dalle forze politiche dominanti», che poteva sempre indirizzare lo svolgimento della costituzione positiva verso forme anche diverse dalla revisione del testo scritto.

Per Mortati fra costituzione formale e costituzione materiale doveva dunque esservi tendenziale compenetrazione, e non solo perché, una volta che le si fossero contrapposte, le due nozioni perdevano ogni capacità euristica.

Combinando le funzioni ascritte a ciascuna rispettivamente, imprimere finalità fondamentali e costitutive alle supreme istituzioni statuali, e stabilizzarne e garantirne il perseguimento fin dove possibile, si poteva prospettare in senso diacronico la nozione di costituzione e spiegarne, oltre alla nascita, la pretesa di durare nel tempo.

Al contrario proprio quello che si cerca di fare oggi,  come su un tavolo operatorio di un pazzo chirurgo, è rassemblare un Frankstein, ovverossia modificare la costituzione formale in modo irreversibile senza speranza di giustificarne la durata nel tempo, offrendone i valori intepretativi.

La riforma reintrodurrebbe quella imposta a modo di “rapina” dalla politica degli anni 2000 : il c.d porcellum che è stato  a più riprese dichiarato non Costituzionale.

Ovverossia la esclusiva possibilità di voto per i cittadini di una lista bloccata di candidati su nomina di un segretario di partito, ovvero del veto su tutti i candidati parlamentari che così rimangono avulsi dalla base elettorale e quindi dal popolo, o meglio dal territorio; eliminerebbe altresì il potere di veto delle regioni, limitandone le competenze in radicale mutamento di rotta rispetto alla riforma del titolo V del 2001, che istituì in parte il federalismo, oltre poi concludendo con il dare vitto e alloggio e titolo di senatore agli stessi presidenti di regione e/o quelli ivi eletti per pascolare al senato, ridotto così ad un anti – bagno del governo.

Nel frattempo il paese non sembra trovare una risposta alle domande che sono a latere della crisi che ha segnato l’inizio di questo processo di riforma costituizonale.

Fuggitivi di ogni dove, di diverse cause, arrivano sempre più in massa e si mischia il sangue senza aggiungere identità, memoria. Un paese alla mercè del venuto, incapace di dare e fare, un paese senza un credo un motto uno scopo. Un tale paese e forse come l’occidente stesso così assemblato non ha un futuro.

LA GERMANIA E LE REGIONI TEDESCHE.

C’è chi dice che la riforma sia necessaria perchè il potere delle regioni è dannoso per l’economia e che la riforma  sia necessaria perchè lo Stato ha troppi problemi da mancato accentramento.

In Germania al contrario non si sente nessuna esigenza di diminuire il potere dei 16 stati federali che la compongono  e rimane pur sempre la 4° economia del mondo

I c.d. LANDER. sono regolati da una legge di cornice (Art. 75 GG). con la quale la Federazione approva i principi essenziali della materia, appunto  in una legge di cornice, e i Länder adottano proprie leggi, nel quadro di tali principi. Si tratta, per esempio, dei settori del pubblico impiego, dei principi generali in materia di istruzione superiore e dell’anagrafe. I presupposti e i limiti per l’esercizio di tale competenza sono gli stessi che vigono per la competenza concorrente. La competenza residuale dei Länder prevede che in tutte le altre materie la competenza legislativa spetta in via esclusiva ai Länder. Tra le competenze più significative si ricordano il sistema scolastico, la polizia e l’ordine pubblico, l’ordinamento dei comuni, l’organizzazione e amministrazione della giustizia di primo e secondo grado, la cultura. Tuttavia, per il carattere fortemente cooperativo e unitario del sistema federale tedesco, le leggi dei Länder in settori di loro competenza sono molto simili tra loro, e il grado di differenziazione concreta tra i territori risulta assai minore di quanto potrebbe essere ai sensi della Costituzione. I compiti comuni (Art. 91 GG). Questa categoria è stata introdotta successivamente, durante la groβe Koalition del 1969, e rappresenta il punto più alto della parabola centralizzatrice del sistema tedesco. Alcune importanti competenze dei Länder come l’economia regionale, l’edilizia, l’istruzione superiore, l’agricoltura, vengono sostanzialmente trasferite alla competenza legislativa federale con il consenso dei Länder interessati, in cambio di partecipazione economica della Federazione che si accolla la metà delle spese. Si è parlato in proposito di una sorta di «dettatura dei compiti» da parte della Federazione tramite l’offerta di finanziamenti federali per progetti dei Länder. Le competenze non scritte. Vi sono alcuni settori per i quali la competenza non è espressamente menzionata, ma che rientrano nella sfera della Federazione in quanto annessi ad altri. È il caso per esempio delle università e delle forze armate, o la disciplina della capitale federale e l’inno federale

ITALIETTA

Seppure la Costituzione formale tedesca, che da sempre è risultato essere lo stato che, unitosi nel medesimo periodo 1870, per caratteristiche regionali, porta le similitudini maggiori con quello italiano, si chiede di modificare la Costituzione formale per eliminare in modo definitivo il rapporto tra partito – voto- e rappresentanza in parlamento, tra stato e regioni, il bicameralismo, e così tutto insieme la tendenziale compenetrazione, tra le due costituzioni, quella materiale di allora e con quella formale di oggi, e le funzioni ascritte a ciascuna rispettivamente, quali quella di non permettere di imprimere finalità fondamentali e costitutive alle supreme istituzioni statuali con lo strumento dei partiti su base democratica con il voto proporzionale.

Si chiede dunque di creare una nuova Costituzione, studiata a tavolino ( da un solo professorone a quanto se ne sa, ex Guf)  che dia via ad una forma di governo espresso da un solo parlamento, con la raccolta del consenso effettuata non più quale partecipazione, ma su base mediatica, con la nomina di liste di eletti per volontà di un  segretario di partito. I partiti quelli che rimarrano, emergeranno non dalla matematica delle esperienze sociali, bensì  due o al massimo tre, esclusivamente tra quelli capaci di investire in comunicazione.

Nessuna valvola di sfogo, nè di garantire la legislazione dal basso. E’ previsto invece l’aumento delle firme per le leggi popolari, e il perseguimento fin dove possibile –, in senso diacronico, della nozione di costituzione materiale, ma anche quella di non poterne più spiegare, oltre la nascita,  la pretesa di durare nel tempo.

Un nuovo stato autocratico dunque, accentratore, e garantito da un blocco di maggioranza di una sola camera raggiunta con un ampio premio di voto e un semplice click su facebook,  una nuova costituzione.

E perchè allora, non un nuovo inno o una nuova bandiera ( ah già…. abbiamo quella europea ) ?

Comunque vada il risultato, il referendum segna per l’italia come nazione il definitivo smarrimento. Quali forze esterne affermatesi negli ultimi 150 anni hanno e o fanno pressione ?  In che anno si sono sviliti e svuotati i popoli di italia , dove sono finiti i  moti patriottici dell’800, quel grande fermento, che  spinse un popolo diviso a scegliersi un inno, darsi una forma di stato e di governo, fondendo in uno l’amore per la patria con quello della propria identità ?.

La riforma BOSCHI VERDINI lascerà profonde ferite comunque.

MAMELI

Forse non tutti sanno che anche l’inno d’Italia, al contrario della Costituzione tedesca, che include l’inno, non è presente nella nostra costituzione.

Eppure insieme alla nazionale di calcio è uno dei rimanenti simboli, lobbies anti stati permettendo, dello stato italiano.

Composto da GOFFREDO MAMELI a casa di un amico, con profonda intuizione, proprio a Genova, quando il grande patriota aveva l’età di venti anni,  ovvero nel 1847.

Ve li immaginate i bamboccioni di oggi, passare da Fedez a Mameli ? L’inno dicevamo, fu scritto per contribuire alla commemorazione della cacciata degli occupanti austriaci nel quartiere  genovese di Portorai.

Ebbene gli italiani non sanno che esso non fu  inserito nella COSTITUZIONE, quindi la Boschi potrebbe pernsarne ad uno nuovo chessò “meno male che silvio ( e giorgio) c’è…“?.( Testo e musica di A. Vantini).]

Prima dell’inno di Italia, l’inno era  “La canzone del Piave” la quale ebbe la funzione di inno nazionale della Repubblica Italiana fino al Consiglio dei Ministri del 12 ottobre 1946, quando Cipriano Facchinetti (di credo politico repubblicano), comunicò ufficialmente che, durante il giuramento delle Forze Armate del 4 novembre, quale inno provvisorio, si sarebbe adottato il Canto degli Italiani. il comunicato stampa recitava che :

« […] Su proposta del Ministro della Guerra si è stabilito che il giuramento delle Forze Armate alla Repubblica e al suo Capo si effettui il 4 novembre p.v. e che, provvisoriamente, si adotti come inno nazionale l’inno di Mameli […] »

Facchinetti dichiarò, altresì, che si sarebbe proposto uno schema di decreto che avrebbe confermato il Canto degli Italiani inno nazionale provvisorio della neonata Repubblica, intenzione che, però, non ebbe seguito Facchinetti propose poi di ufficializzare il Canto degli Italiani nella Costituzione, in preparazione proprio in quel momento, ma senza esito.

La Costituzione, entrata in vigore nel 1948, sancì infatti, nell’articolo 12, l’uso del Tricolore come bandiera nazionale, ma non stabilì quale sarebbe stato l’inno, e nemmeno il simbolo della Repubblica, che fu poi adottato con decreto legislativo datato 5 maggio 1948.

Da quel dì l’inno rimase provvisorio. Eppure è un simbolo, più delle liste di nominati dei partiti per fare il parlamento, più di Renzi, più della EATALY, è un simbolo di quella Costituzione materiale, la linfa del paese. Tutta la storia dell’inno dimostra che lo stesso si impose autonomamente come inno di italia. Eppure la concorrenza era forte. Brani musicali di maggiore stampo militare come “La canzone del Piave”, “la Canzone del Grappa” o “La campana di San Giusto”. Tuttavia la canzone degli italiani diventava sempre piu popolare. Poco dopo l’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale, il 25 luglio 1915, Arturo Toscanini eseguì il Canto degli Italiani durante una manifestazione interventista

Nel 1916 il poeta e regista Nino Oxilia diresse il film muto L’Italia s’è desta!, il cui titolo riprende la seconda strofa del Canto degli Italiani. La proiezione della pellicola cinematografica veniva accompagnata da una orchestra con coro che eseguiva gli inni patriottici classici più famosi del tempo: l’Inno di Garibaldi, il Canto degli Italiani, il coro del Mosè in Egitto di Gioachino Rossini e i cori del Nabucco e dei I Lombardi alla prima crociata di Giuseppe Verd Infatti  l’approvazione definitiva della Costituzione, avvenuta il 22 dicembre 1947 ad opera dell’Assemblea Costituente, fu salutata dal pubblico che assisteva alla seduta dalle tribune (e in seguito anche dai padri costituenti), con una spontanea esecuzione del Canto degli Italiani.

Un disegno di legge costituzionale preparato nell’immediato dopoguerra il cui obiettivo finale era l’inserimento, nell’articolo 12, del comma “L’inno della Repubblica è Fratelli d’Italia” non ebbe seguito, come pure l’ipotesi di un decreto presidenziale che emanasse un’apposita disciplinare. L’inno non ne aveva e non ne ha bisogno. Perchè allora, per questa riforma, tanta propaganda?

In alcuni eventi istituzionali organizzati all’estero poco dopo la proclamazione della Repubblica, a causa della mancata ufficializzazione del Canto degli Italiani, i corpi musicali delle nazioni ospitanti suonarono per errore, tra l’imbarazzo delle autorità italiane, la Marcia Reale[77]. In un’occasione, in uno Stato africano, la banda nazionale del Paese ospitante eseguì invece, in luogo dell’inno nazionale italiano, ‘O sole mio.

FUTURO

Sarà cosi’ anche per questa riforma Boschi Verdini. Ma al contrario. Dopo la sua approvazione, per decenni ci saranno senatori che proveranno a schiacciare il bottone pensando ancora di poter decidere qualcosa, consigli regionali che proveranno a votare no allo spostamento di un sito di rifiuti nucleari o al trivellamento per scopi di utili e profitti di società estere, pensando ancora di potersi ribellare. Mentre come visto in Germania, quando il governo ordina qualcosa da fare nelle regioni,  è previsto una proposta di progetto economico da parte del governo federale che fornisce in parte una giustificazione con un accollo ulteriore di metà delle spese, sotoposto comunque ad approvazione.

Dicevamo nella nuova italia della Boschi, per un effetto contrario a quanto accadde all’inno di mameli, ci saranno parlamentari ancora convinti che senza la tv potranno farsi una base elettorale garantendo un rapporto diretto con i propri elettori.

Alla Corte Costituzionale crederanno di poter decidere la incostutizionalità di una legge, ma non troveranno più la Costituzione su cui poter decidere, mentre ci sarà chi proverà ad istituire il circolo della bocciofila costituzionale. E il Presidente della Repubblica potrà farsi lunghissimi sonnellini in attesa della futura riforma che prevederà, a questo punto, un nuovo cancelleriato.

SI serviranno in tavola gli spaghetti costituzionali, la costituzione diventerà un piatto tipico come il caciucco o l’amatriciana.  Ma in realtà gli italiani in questi anni di melassa televisiva hanno già affossato loro medesimi la Costituzione del 48. Lo stesso dicasi   dello slancio iniziale della metà dell’ottocento.

Forse quando la crisi economica  sarà giunta al suo apice, probabile ancora un decennio, il ciclo dei corsi e dei ricorsi storici, il costante conflitto tra libertà e assolutismo tra lavoro e capitale, determinerà un vero sommovimento di energie.

I nuovi venuti potrebbero reclamare più diritti e ciò potrebbe contribuire a dare un senso nuovo e portare, per evitare una rivoluzione, i politici e gli italiani a fare una vera riforma costituzionale formale.

Se si vuole ripartire occorre farlo da una delle ultime sentenze della  Corte Costituzionale, che sempre più assurge oramai  a mito fondante e atto di risorgimento della repubblica o della costituzione materiale quale  atto euristico tout court, ovvero la SENTENZA n.1/2014  ( https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Calderoli ) .

Siamo sicuri che questo arzigogolo, questo diabolico meccanismo di voto di un solo partito al potere  garantirà l’identità degli italiani.?

COSE SEMPLICI.

Citiamo  in ultimo, a mo’ di esempio per dire che a volte le idee ( o le riforme felici ) vengono da un gesto semplice, tornando al Canto degli Italiani, ricordiamo la naturalezza con cui, senza essere adottato in una legge, si impose come canzone ed inno.

Il brano fu musicato da Michele Novaro (dopo aver scartato l’idea di adattarlo a musiche già esistenti). Come ? Accadde che il 10 novembre 1847 Goffredo Mameli inviò il testo dell’inno a Torino per farlo musicare appunto al maestro genovese Michele Novaro, che in quel momento si trovava nella casa del patriota Lorenzo Valerio. Novaro ne fu subito conquistato e, il 24 novembre 1847, decise di musicarlo. Così Anton Giulio Barrili, patriota e poeta, ricordò nell’aprile 1875, durante una commemorazione di Mameli, le parole di Novaro sulla nascita della musica del Canto degli Italiani:

« […] Mi posi al cembalo, coi versi di Goffredo sul leggio, e strimpellavo, assassinavo colle dita convulse quel povero strumento, sempre cogli occhi all’inno, mettendo giù frasi melodiche, l’un sull’altra, ma lungi le mille miglia dall’idea che potessero adattarsi a quelle parole. Mi alzai scontento di me; mi trattenni ancora un po’ in casa Valerio, ma sempre con quei versi davanti agli occhi della mente. Vidi che non c’era rimedio, presi congedo e corsi a casa. Là, senza neppure levarmi il cappello, mi buttai al pianoforte. Mi tornò alla memoria il motivo strimpellato in casa Valerio: lo scrissi su d’un foglio di carta, il primo che mi venne alle mani: nella mia agitazione rovesciai la lucerna sul cembalo e, per conseguenza, anche sul povero foglio; fu questo l’originale dell’inno Fratelli d’Italia […] »
(

Le strofe recitano come è noto così  :

Noi fummo da secoli calpesti, derisi, perché non siam popoli, perché siam divisi. Raccolgaci un’unica bandiera, una speme: di fonderci insieme già l’ora suonò. Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte,  l’Italia chiamò, sì! 

Uniamoci, uniamoci, l’unione e l’amore rivelano ai popoli le vie del Signore. Giuriamo far libero il suolo natio: uniti, per Dio,chi vincer ci può?
Stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò, sì! 


Dall’Alpe a Sicilia,Dovunque è Legnano; Ogn’uom di Ferruccio Ha il core e la mano;

I bimbi d’Italia Si chiaman Balilla; Il suon d’ogni squilla I Vespri suonò. Stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte.Siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò, sì!

Son giunchi che piegano Le spade vendute;Già l’Aquila d’Austria Le penne ha perdute.
Il sangue d’Italia E il sangue Polacco Bevé col Cosacco,Ma il cor le bruciò.
Stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte,  l’Italia chiamò, s
ì!”

Stringiamoci a Coorte Italiani  : l’ora il 4 dicembre, s’ è desta.

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09/08/2015

EVIL DARK OF DEMOCRACY: GLOBAL GOVERNANCE

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Dear Noieuropeisti,

today we publish excerpts from the article: “ABOUT” THE LAW OF GLOBAL GOVERNANCE “Eyal Benvenisti. POSSIBLE OBSTACLES TO RULES OF UNIT OF ‘GOVERNANCE’ GLOBAL, in Quarterly Journal of Public Law, fasc.4, 2014, p. 916, Barbara Marchetti, so that you begin to understand the effects of the displacement of the constitutional functions typical of a nation-state, “institutions” or better “entities” multinationals, of higher power, and merged in the related system called ” multi – governance “.

The question is always the same, that  we repeated in other comments in this blog, if  legitimacy is what enables an institution to establish its power, acquire that’ authority from below, who is the king now?

At the time of the King it was expressed by force (Hobbes, the Leviathan), during the parliaments with elections, but quid iuris inside the Era of the global juridical space, with the agencies of the system of multi governances?

In the current system there are more than 40,000 organizations worldwide public-private global regulators of interests that must run their job in the absence of uniform standards and common principles.

The essay discusses the debate between those who, on the one hand, enhances the functions of these supranational agencies, for their role in the “regular” and “judge” equally complex and distinct aspects of the business world, and who on the other hand, doubt the effectiveness of their institutions, their authority, for the fact of not having a public status, to have rules s’, shared by governments, but proposed by the “regulators”, or by even “Rulers” which are often confused with advisors of the players (firms, governments) stakeholders (stake – holders).

One of the problems, mostly unspoken, it is that mechanism of production of decisions and rules, defined system of “Multi Governance”, it is the enormous power assumed by the lobbying and pressure on the various decision-making panels, the mix of their “members “, from scientific careers and inspired by the research institutes and academia.

The article says Marchetti’s thesis on Benvenisti work about obstacles to globalization for the powers of “governances” tout court, tells about what actually these obstacles, namely the lack of global powers to review decisions, the lack of legitimacy and autority , and then as we commented, the lack ( impossibility) of a world public opinion, of  widespread powers of checks and balances, coming from  the renunciation of the rights of national states and the shift of their functional skills, once crucial for the constitution of a state, to over structured bodies of  global legal space, more like a vast sea that made for an order.

These barriers are the reason why citizens of this virtual global legal space, has become a sort of “ignorant”, legibus solutus with “law tables”   flying   over their head.

A subject reduced to the simple role of “Whistleblower”of scandals, beggars unuseful protests in their home or at the newsstand and so helpless spectator paying taxes.

In the new global legal space,  citizen is no longer able to have an influence in front of the different scale of the effects of the decisions  rolling down from  the over structured agencies that affect their daily life (eg authorization drugs – medical cares – governance procedures of insurance- governance & regulations of the financial markets – GMO’s authorizations) and the majestic palisade of the increasingly sophisticated technicalities in which the only people are able to move easily are the Globals, multinational corporations with their hundreds of lawyers.

The global legal space intersects with the power of the sovereign states within the framework of international law and is the subject of the work of Benvenisti, a “giuspubblicista” world famous, which states that the paper ECHR, in particular art. 6 and Article. 13 of the American Conventions on the -human rights, impersonifichino guarantee a Grundnorm of this world system said legal space Multi Governance.

The Marchetti reviews the major themes of the debate around the system of “multi governances” and international law states.

And ‘possible to overcome the space and mix international legal system constraints world halfway between the international law of a bilateral nature, bilateral agreements between states (even informal) and the coercive power that concealed influence the same, in a only right inspiration, uniform and able to legitimize, to report “accountability” to the fragile institutions of the cd agencies of the law?

The Marchetti tries to answer by reviewing accurately the crucial issues of this debate: “regulators”, the principle of “internal review”, the “global judges”, the “global standards”, the ‘authority, the “legitimacy “and ‘” accountability “, international law, the independent authorities, global agencies, companies that have an interest enormous (the so-called globals) and citizens. Please note that S. Cassese (former member of the Italian Constitutional Court) whose work has definitely influenced the ‘author in the article, is cited as the author of works in line with the Benvinisti’s thesis.

In fact the arguments in support of global governance (multi governances ed), also commented on this blog, are expressed from the theoretical of the “administrative organization”, with full abstention from a final judgment by limiting the description of the structural aspects.

Enjoy the reading.

Emiliano Varanini, Lawyer in Rome.

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Global governance “, by B. Marchetti.

Moving beyond the state of many public functions – the protection of health, environment, food safety, labor, trade, financial regulation – creates a multitude of problems: they are linked, on the one hand, the lack an anchor to bring these constitutional powers; and second, an absence of mechanisms of participation, accountability and ‘review’ comparable to those built in the state democracies. The result weakened the guarantees of the ‘rule of law’ and techniques of control of global decisions. In addition, next to the traditional international organizations can be found organisms multiform, a mixed or private, for which the logic negozial-diplomatic and traditional mechanisms of production and changes to the rules do not apply. Global action translates more and more often in standard, conventional instruments and “soft law” that penetrate in the legal state through new routes, bypassing national parliaments and their circuits Democrats. I therefore changed the creators of regulation, they have changed the means by which it is realized the comprehensive care of the interests, and have different consequences and addressee of the global action.

Compared to these changes, a critical reflection is felt long as necessary: ​​a number of studies (which are identified under the common label of “Global Administrative Law” – Gal) have highlighted the need to build safeguards and rules to contain the new powers , they tried in national experiences possible antidotes to major diseases and have proposed the transplantation into the global landscape. Benvenisti moves from the moorings of this reflection to proceed. He abandons the specialized approach and sectoral, typical of many studies on the global legal space, to propose the construction of a unitary law applicable to any international regulatory body. The goal is ambitious, it requires extensive knowledge of international reality and the logic that govern it and assumes the partial overcoming the fragmentation of the international order. To achieve this result, Benvenisti performed first to examine the variety of subjects regulators, then look for a possible basis for their common framework, establishes the core of this, in his joints procedural and substantive, and finally fixed the terms of the relationship between global regulators and state sovereignty, identifying reasons, meaning and scope of the mutual influences. What Benvenisti proposes is, therefore, a systematic construction of the unitary and global regulation, in which the action of the regulators is subjected to a core of essential rules, albeit that (still) incomplete, is able to mitigate and contain many inequalities and deficiencies in the “governance” international. Below we propose some critical reflections: they will touch in particular the usefulness of the public / private distinction in the global space, identifying the source of the “procedural obligations” of global institutions, the implications related to the transposition of certain guarantees participatory level International and theme of ‘review’ operated by cd Judges global. A myriad of informal arrangements has created in recent decades regulating agencies are very distant from the traditional model of public international organization. States prefer the way of non-binding agreements and international cooperation informal alongside the “International Governmental Organizations’ (IGO), based on the logic of consensus, they now prefer to network structures, also in semi-public, public organizations / individuals and institutions private. This escape from the public – or rather the classic structure of the international organization, founded on treaties binding on the rule of “consensus” – translates, according to Benvenisti, in an easing of the mechanisms of “accountability” and an accentuation of inequalities between strong states and weak states, the latter unable to balance their economic strength and less commercial. This trend de-formalizzatrice led to the emergence of three types of subjects that flank the traditional international organizations: they are the informal intergovernmental networks, institutions Public / Private and private institutions. Penetrating in numerous examples from the book, however, does not seem entirely clear and unambiguous implications of this classification, to the point that we can wonder about the usefulness and extremely problematic, in the global context, the public / private distinction …. omissis …. The International Conference on the Harmonization, including between the institutions public / private, is composed of Medicines Agencies in certain countries (United States, Japan, European Union) and representatives of the pharmaceutical industry: it the task of establishing the technical requirements for the registration of medicines for human use, influencing the marketing and circulation in the entire world market. His features informal and the presence of multinational pharmaceutical companies make it criticized the action in terms of accountability, transparency of decision-making, inclusion / exclusion of stakeholders, and regulatory capture. ….. Public participation, therefore, does not seem in itself indicative of the presence of collateral own sphere journalism, nor gives it distinctive compared to those used in formally private institutions. Again, the International Financial Corporation (IFC), which is also appointed to draw up standards, has very slow – despite its nature originally public – to accord procedural safeguards and the ‘review’ to those affected by projects financed and did so largely in response to strong pressure from NGOs. The formal nature of the institution and the presence of non-governmental actors seems crucial, therefore, to establish the applicable rules: the construction of the rules on the decision and the process still requires an investigation of the concrete mechanisms of decision, a survey of the interests at stake and a review of the risks of conflict of interest and regulatory capture specifically related to a particular structure of government, regardless of the public or private nature of the body concerned. If the core of the guarantees and principles of Gal can (and therefore must) increase the accountability of global regulators and mitigate inequalities and inefficiencies in the system, you must first find a common basis for the obligation to lend IGO respect. Beyond the reasons that we can move the decision of the individual institutions to submit to such self-discipline – for example in order to make it less indigestible its actions, and thus enhance its effectiveness – Benvenisti identifies the international law of human rights the common source of such an obligation. The reason for this anchor rests on the following topic: Global bodies are subject to the customary international law and general principles of law; the international law of human rights is – in its core – part of customary international law and general principles of law; the LAG, with its guarantees of advertising, participation, justiciability and rationality of decisions, is part of the international law of human rights, and therefore constrains the international regulators. In support of its construction, Benvenisti recalls the American Convention of Human Rights, which in art. 13 protection – even against state powers – the right of access to public information and the Universal Declaration of Human Rights, which in art. 21 states that everyone has the right to take part in the government of his country, directly or through freely chosen representatives. The right to effective protection (Art. 6 ECHR), provided as collateral for violations of civil rights, fonderebbe then the principle of justiciability of decisions …. snip, snip …….. ….. In fact, all the ingredients needed to ensure a good decision are hard to come by in the global context. On the one hand, there remains the difficulty of applying these rules to de-formalized procedures, which do not result in an individual decision, which does not have a trend procedimentalizzato, but that is the result, rather, of informal relations negotiating and diplomatic agreements. On the other hand, often they lack the transparency and public decision-making processes, and appears difficult to control – for extreme technical complexity of the regulation – the content of the overall action. Even if they have the legitimacy necessary to do so, in which way citizens can review the information and make relevant information in the “International Conference on Harmonization”? Or affect the outcome of the approval procedure of financial standards in highly specialized? It is evident that participation can be an empty shell if it is able to affect the final outcome and it is equally obvious that in the global context it needs mostly peculiar organizational channels (S. Cassese, Who Rules the World ?, Bologna Il Mulino, 2013, 100). It was, for example, brought to light the poor are the chances of success of the participation of developing countries in the work of the Codex Alimentarius Commission, not only because of the economic difficulties linked (trivially) the expenses of their representatives (obviated through the creation of a fund), but precisely because of their reduced “expertise.” In addition, not always the line separating the participation of the governed and their attempt to capture the regulators appears clear. Omission ….. …… In the second case, the interference produced outside of a relationship of delegation and the logic of consensus and “compliance” is induced by the need to enter the market and to avoid the high costs of exclusion. Here, the absence of an institutional channel of participation in decision making, is realized a total separation between regulator and regulated, and the subjection of the IGO rules on LAGs decision maker and decision-making is the only way to balance, at least in part, the democratic deficit and accountability of global action. There is also, however, a common problem in both cases, namely the engagement of the decision adopted by the international organizations called to welcome it into: often the solutions taken by the regulatory bodies are the result of a certain legal culture, that of the US, due to the fact that many global decision makers were trained in American universities. It would be appropriate to think of institutions as they are, however, represented the different legal traditions in the world. The Convention on the Settlement of Investment Disputes between States and Nationals of other States (ICSID), for example, states that in deciding the Panelists President ‘shall pay two regard to The Importance of assuring representation on the Panels of the principal legal systems of the world and of the main forms of economic activity. ” A different instrument, still, is the degree of appreciation guaranteed by the case law of the Strasbourg Court in the system of the ECHR. In short, the global acceptability of interference in state sovereignty and the effectiveness of the rules produced beyond the state should depend not only on compliance with the rules on the decision and the decision mentioned by Benvenisti, but also the ability to take into account the different legal traditions worldwide . Finally, a note on the judges overall. They are the guardians of ” internal review ‘, but also the protagonists of the “peer review”: lay down the rules of recognition and walkways between systems (S. Cassese, The Courts of Babel, Rome, Donzelli, 2009), but resolve the conflicts within a specific regime, balancing the interests and controlling the legality of decisions. If the function is assigned to them to ensure respect for the “rule of law” overall, however, we must question their impartiality and their legitimacy: if we believe that these can be considered only organs that can boast a degree of independence from the decision makers, who base their decisions on legal arguments, which open their procedures to the participation of third parties, who decide in public hearings and adopt binding decisions (A. Von Bogdandy and I. Venzke, On the Democratic Legitimation of International Judicial Lawmaking, 12German LJ (2011) 1341), most of the “panel” and the “Compliance committe” which is responsible for overall review can not be considered as such. All are expressions of a function giustiziale global, but we must make appropriate distinctions: the judgment of the International Court of Justice and the conclusions of the Compliance Advisor / Ombudsman (Cao) are the result of a process giurisdizionalizzazione more or less advanced and organs that enjoy a different degree of independence, to the point that the same “pass” against their decisions by a national law or supranational should not be indifferent. In his first lesson in global law, Maria Rosaria Ferrarese invites scholars to enter into the forest to capture the traits total global legal order, but also calls for study and classify the individual plants. Benvenisti has accepted the invitation and took us to reflect on a possible uniform regulation of the legal space worldwide. This exploration is very useful and interesting, for the thread that runs through it, but it does not negate the need for a thorough study of the individual sectoral regimes. Understanding what is what is weed and plant – in the light of the principles of democracy and legality – remains critical to identify species, learn to treat them and be able to live harmoniously in the forest.

01/08/2015

IL MALE OSCURO DELLA DEMOCRAZIA : GLOBAL GOVERNANCE

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Cari Noieuropeisti, oggi pubblichiamo alcuni estratti dell’articolo : ” A PROPOSITO DI «THE LAW OF GLOBAL GOVERNANCE» DI EYAL BENVENISTI. I POSSIBILI OSTACOLI A UNA DISCIPLINA UNITARIA DELLA «GOVERNANCE» GLOBALE, in Rivista Trimestrale di Diritto Pubblico, fasc.4, 2014, pag. 916 , di Barbara Marchetti, affinché si comincino a comprendere gli effetti dello spostamento delle funzioni costituzionali tipiche di uno stato nazionale, ” istituzioni “, versus “entificazioni” multinazionali, di potere superiore, fuse nel correlato sistema internazionale chiamato ” multi – governance”.
La domanda è sempre la stessa, che ripetiamo anche in altri commenti in questo blog, se la legitimacy è ciò che permette ad  un’ istituzione di fondare il suo potere, dotarsi di quell’ autorevolezza proveniente dal basso, chi è il sovrano oggi ?
Con il Re essa era espressa  con la forza ( Hobbes, the Leviathan ), con i parlamenti con le elezioni, ma quid iuris con le agenzie del sistema della multi governances ?
Nell’attuale sistema esistono a livello mondiale oltre 40.000 enti pubblico- privati globali regolatori di interessi, che devono operare in assenza di norme uniformi e principi comuni.  Il saggio illustra il  dibattito tra chi, da un lato, esalta le funzioni di queste agenzie sovranazionali, per la loro funzione di “regolare” e “giudicare”  in modo  uniforme aspetti complessi e distinti del business mondiale, e chi dall’altro, dubiti della loro efficacia di istituzioni, della loro autorevolezza, per il fatto di non avere uno statuto pubblico, di avere regole s’, condivise da stati, ma proposte da “regolatori”, o anche “Rulers” i quali sono spesso confusi con gli advisor dei soggetti ( imprese, governi)  portatori di interesse( stake holders).
Uno dei problemi, per lo più sottaciuti, del meccanismo di produzione di decisioni e di norme, definito sistema della ” Multi Governance ” è l’enorme potere assunto  dal lobbismo e le pressioni esercitate su i vari  panels decisionali, la commistione dei loro “members“, provenienti da ambienti scientifici e da carriere ispirate dagli stessi istituti di ricerca e ambienti universitari.
L’articolo della Marchetti commenta le tesi di Benvenisti  circa gli ostacoli alla globalizzazione per i poteri di “governances” tout court,  per il quale  in realtà questi ostacoli, ovvero la mancanza di poteri globali di revisione delle decisioni, di legitimacy e di ‘autority, e poi come da noi commentato di una opinione pubblica mondiale, di poteri diffusi di checks and balances, provengono dalla rinuncia delle prerogative degli stati nazionali e lo spostamento di competenze funzionali, una volta cruciali per costituzione di uno stato,  ad organismi sovrastrutturati in uno spazio giuridico globale più simile ad un mare magnum che ad un ordinamento costituito.
Questi ostacoli diventano il motivo stesso per cui il cittadino virtuale di questo spazio giuridico globale, è trasformato in una sorta di “ignorante”, legibus solutus con ” tavole” che gli volano sopra la testa.
Un soggetto ridotto al semplice ruolo di  “Whistleblower”, ovvero di fischiettatore di scandali, questuanti sterili proteste sotto la propria abitazione o presso il giornalaio  e quindi inerme spettatore ( per altro pagante).
Un cittadino non più in grado di poter influire nel minimo modo di fronte alla diversa scala degli effetti delle decisioni che influiscono quotidianamente sulla sua vita ( ad esempio autorizzazione farmaci – cure mediche – governance delle procedure di assicurazione- governance & regulations dei mercati finanziari – autorizzazione degli OGM) e la maestosa  palizzata di tecnicismi sempre più sofisticati nel quale gli unici soggetti capaci di muoversi a loro agio sono le Globals, le società multinazionali con i loro centinaia di avvocati.
Un “moloch” chiamato struttura della “multi governances”  che allargando lo spazio giuridico di riferimento restringe al minimo la partecipazione consapevole del cittadino ( messa in crisi anche nei singoli stati per gli effetti orizzontali di certune normative), a cui non viene data possibilità di attivare , motu proprio, veri meccanismi di revisione delle decisioni ,  di “judicial review”, efficienti effettivi e  trasparenti.
Lo spazio giuridico globale si interseca con il potere degli stati sovrani nella cornice del diritto internazionale ed è oggetto del lavoro di Benvenisti, un “giuspubblicista” di fama mondiale, il quale afferma che la carta CEDU, in particolare l’art. 6 e l’art. 13 dell’American Conventions su gli -Human RIghts,  impersonifichino la garanzia di una Grundnorm di questo sistema mondiale detto spazio giuridico della Multi Governance.
La Marchetti passa in rassegna i maggiori temi del dibattito intorno il sistema della “multi governances” e del diritto internazionale degli stati.
E’ possibile superare e amalgamare lo spazio giuridico internazionale, un sistema di vincoli mondiali a metà tra il diritto internazionale di natura bilaterale, di accordi bilaterali tra stati ( anche di natura informale) e il potere coercitivo che sotto traccia influenza gli stessi, in un unico diritto ispiratore, uniforme e in grado di legittimare , di riferire “accountability” alle fragili istituzioni delle c.d. agenzie del diritto ?

La Marchetti tenta di rispondere passando in rassegna in modo accurato  i temi cruciali di questo dibattito : ” i regolatori” , il principio di “internal review “,  i “giudici globali” , le  “norme globali” , l’ autorevolezza, la “legitimacy” e ‘” l’accountability”, il diritto internazionale, le autorità indipendenti, le agenzie mondiali,  le aziende portatrici di interessi enormi( le c.d globals) e i cittadini. Precisiamo che S. Cassese ( ex membro della Corte Costituzionale) il cui lavoro ha sicuramente  influenzato l’ autore nell’articolo, è citato come autore di opere in linea con le Tesi di Benvinisti.

In realtà le tesi a sostegno della global governance (multi governances ndr), anche commentate in questo Blog, sono espresse in qualità di massimo teorico – della “organizzazione amministrativa”, con piena astensione da un giudizio definitivo limitando la descrizione agli aspetti strutturali.
Buona lettura.
Emiliano Varanini, Avvocato in Roma.
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…Global governance”, di B. Marchetti.
Lo spostamento oltre lo Stato di molte funzioni pubbliche — la tutela della salute, dell’ambiente, della sicurezza alimentare, del lavoro, del commercio, la regolazione della finanza — genera una moltitudine di problemi: essi sono legati, da un lato, alla mancanza di un ancoraggio costituzionale cui ricondurre tali poteri; e dall’altro, all’assenza di meccanismi di partecipazione, responsabilità e «review» paragonabili a quelli costruiti dentro alle democrazie statali. Ne risultano indebolite le garanzie della «rule of law» e le tecniche di controllo delle decisioni globali. In più, accanto alle organizzazioni internazionali classiche sono rinvenibili organismi multiformi, di natura mista o privata, per i quali le logiche negozial-diplomatiche e i meccanismi tradizionali di produzione e modifica delle regole non valgono. L’azione globale si traduce sempre più spesso in standard, strumenti convenzionali e «soft law» che penetrano negli ordinamenti statali attraverso percorsi inediti, bypassando i Parlamenti nazionali e i relativi circuiti democratici. Sono dunque cambiati i soggetti produttori di regolazione, sono mutati gli strumenti attraverso cui si realizza la cura globale degli interessi, e sono diversi gli effetti e i destinatari dell’azione globale.
Rispetto a queste trasformazioni, una riflessione critica è sentita da tempo come necessaria: numerosi studi (che si identificano sotto la comune etichetta del «Global Administrative Law» – Gal) hanno posto in evidenza il bisogno di costruire garanzie e regole per contenere i nuovi poteri, hanno cercato nelle esperienze nazionali i possibili antidoti alle principali patologie e ne hanno proposto il trapianto nel panorama globale. Benvenisti muove dagli approdi di questa riflessione per procedere oltre. Egli abbandona l’approccio specialistico e settoriale, proprio di molti studi dedicati allo spazio giuridico globale, per proporre la costruzione di un diritto unitario applicabile a ogni organismo regolatore internazionale. L’intento è ambizioso, richiede un’ampia conoscenza della realtà internazionale e delle logiche che la governano e presuppone il parziale superamento della frammentazione dell’ordine internazionale. Per giungere a questo risultato, Benvenisti procede anzitutto a esaminare la varietà dei soggetti regolatori, poi cerca un possibile fondamento alla loro disciplina comune, stabilisce il nucleo di questa, nelle sue articolazioni procedurali e sostanziali, e fissa infine i termini delle relazioni tra regolatori globali e sovranità statali, individuando ragioni, significato e portata delle reciproche influenze. Quello che Benvenisti propone è, dunque, una costruzione sistematica e unitaria della regolazione globale, in cui l’azione dei regolatori viene assoggettata a un nucleo irrinunciabile di regole, che seppur (ancora) incompleto, sia capace di attenuare e contenere le molte diseguaglianze e lacune che caratterizzano la «governance» internazionale. Qui di seguito si proporranno alcune riflessioni critiche: esse toccheranno in particolare l’utilità della distinzione pubblico/privato nello spazio globale, l’individuazione della fonte delle «procedural obligations» delle istituzioni globali, le implicazioni legate alla trasposizione di alcune garanzie partecipative a livello internazionale e il tema del «review» operato dai c.d. giudici globali. Una miriade di accordi informali ha dato vita negli ultimi decenni a organismi regolatori assai distanti rispetto al modello tradizionale di organizzazione internazionale pubblica. Gli Stati preferiscono la strada degli accordi non vincolanti e della cooperazione internazionale informale: accanto alle «International Governmental Organizations» (IGOs), fondate sulla logica del consenso, si prediligono ora strutture a rete, anche a partecipazione mista, organismi pubblico/privati e istituzioni private. Questa fuga dal pubblico — o meglio dalla struttura classica dell’organizzazione internazionale, fondata su Trattati vincolanti e sulla regola del «consensus» — si traduce, secondo Benvenisti, in un allentamento dei meccanismi di «accountability» e in un’accentuazione delle diseguaglianze tra Stati forti e Stati deboli, impossibilitati questi ultimi a riequilibrare la loro minore forza economica e commerciale. Questa tendenza de-formalizzatrice ha portato alla nascita di tre tipologie di soggetti che affiancano le organizzazioni internazionali classiche: si tratta delle reti intergovernative informali, delle Istituzioni Pubblico/Private e delle Istituzioni private. Addentrandosi nei molteplici esempi forniti dal volume, peraltro, non paiono del tutto chiare e inequivocabili le implicazioni di questa classificazione, al punto che ci si può interrogare sulla utilità e sulla estrema problematicità, nel contesto globale, della distinzione pubblico/privato ……omissis…. La International Conference on the Harmonization, inclusa tra le istituzioni pubblico/private, è composta dalla agenzie per i medicinali di alcuni Paesi (Stati Uniti, Giappone, Unione europea) e da rappresentanti dell’industria farmaceutica: ha il compito di stabilire i requisiti tecnici per la registrazione di medicinali per uso umano, condizionandone l’immissione in commercio e la circolazione nell’intero mercato mondiale. I suoi tratti informali e la presenza delle multinazionali farmaceutiche ne rendono criticabile l’azione in termini di accountability, trasparenza dei processi decisionali, inclusione/esclusione degli stakeholders, e di cattura dei regolatori. ….. La partecipazione pubblica, dunque, non pare di per sé indicativa della presenza di garanzie proprie della sfera pubblicistica, né le conferisce tratti distintivi rispetto a quelli rinvenibili in istituzioni formalmente private. Ancora: la International Financial Corporation (Ifc), anch’essa deputata a elaborare standard, ha molto tardato — nonostante la sua natura originariamente pubblica — ad accordare garanzie procedurali e di «review» ai soggetti colpiti dai progetti finanziati e lo ha fatto sostanzialmente in risposta alla forte pressione esercitata dalle Organizzazioni non governative. La natura formale dell’Istituzione e la presenza o meno di attori governativi non pare decisiva, quindi, per stabilire la disciplina applicabile: la costruzione delle regole sul decisore e sul procedimento richiede comunque un’indagine concreta dei meccanismi di decisione, una ricognizione degli interessi in gioco e una verifica dei rischi di conflitto di interessi e di cattura dei regolatori specificamente legati ad un determinato assetto di governo, a prescindere dalla natura pubblico o privata dell’organismo interessato. Se il nucleo delle garanzie e dei principi del Gal può (e dunque deve) accrescere l’accountability dei regolatori globali e attenuare le diseguaglianze e le inefficienze del sistema, occorre innanzitutto trovare un fondamento comune all’obbligo per le IGOs di prestarvi rispetto. Al di là delle ragioni di opportunità che possono muovere la decisione delle singole istituzioni di auto-assoggettarsi a tale disciplina — al fine ad esempio di rendere meno indigesta la propria azione, e accrescerne così l’effettività — Benvenisti individua nel diritto internazionale dei diritti umani la comune fonte di una tale obbligazione. La ragione di questo ancoraggio poggia sul seguente argomento: gli organismi globali sono soggetti al diritto internazionale consuetudinario e ai principi generali del diritto; il diritto internazionale dei diritti umani costituisce — nel suo nucleo fondamentale — parte del diritto internazionale consuetudinario e dei principi generali del diritto; il GAL, con le sue garanzie di pubblicità, partecipazione, giustiziabilità e razionalità delle decisioni, è parte del diritto internazionale dei diritti umani, e dunque vincola i regolatori internazionali. A sostegno della sua costruzione, Benvenisti richiama la American Convention of Human Rights, che all’art. 13 tutela — anche nei confronti dei poteri statali — il diritto di accesso alle informazioni pubbliche e la Dichiarazione Universale dei diritti umani, che all’art. 21 stabilisce che ogni persona ha diritto di prendere parte al governo del proprio paese direttamente o attraverso rappresentanti liberamente scelti. Il diritto a una tutela effettiva (art. 6 Cedu), previsto a garanzia delle violazioni dei civil rights, fonderebbe poi il principio di giustiziabilità delle decisioni…. omissis, …..omissis……..In realtà, tutti gli ingredienti necessari per assicurare una buona decisione sono difficili da reperire nel contesto globale. Da un lato, resta la difficoltà di applicare queste regole a procedure de-formalizzate, che non sfociano in una decisione individuale, che non hanno un andamento procedimentalizzato, ma che sono il frutto, piuttosto, di relazioni negoziali informali e di accordi diplomatici. Dall’altro, difettano spesso la trasparenza e la pubblicità dei processi decisionali e appare difficilmente controllabile — per la estrema complessità tecnica della regolazione — il contenuto dell’azione globale. Anche ammesso che abbiano la legittimazione necessaria per farlo, in quale modo i cittadini possono controllare le informazioni e apportare elementi conoscitivi all’interno della «International Conference on Harmonization»? O influenzare l’esito della procedura di approvazione di standard finanziari a elevato contenuto specialistico? È evidente che la partecipazione può essere un guscio vuoto se non è in grado di incidere sull’esito finale ed è altrettanto evidente che nel contesto globale essa necessita per lo più di canali organizzativi peculiari (S. Cassese, Chi governa il mondo?, Bologna, il Mulino, 2013, 100). È stato, ad esempio, posto in luce quanto scarse siano le possibilità di successo della partecipazione dei Paesi in via di sviluppo ai lavori della Codex Alimentarius Commission, non solo in ragione delle difficoltà economiche legate (banalmente) alle spese delle proprie rappresentanze (ovviate attraverso la creazione di un Fondo) ma proprio in ragione della loro ridotta «expertise». Inoltre, non sempre la linea che separa la partecipazione dei regolati e il loro tentativo di cattura dei regolatori appare netta. …..omissis……Nel secondo caso, le ingerenze si producono al di fuori di un rapporto di delega e delle logiche del consenso e la «compliance» è indotta dalla necessità di accedere al mercato e di evitare gli altissimi costi di un’esclusione. Qui, mancando un canale istituzionale di partecipazione al processo decisionale, si realizza una totale dissociazione tra regolatore e regolato e la soggezione delle IGOs alle regole GAL sul decisore e sul processo decisionale rappresenta l’unica via per bilanciare, almeno in parte, il deficit democratico e di accountability dell’azione globale. Vi è poi, comunque, un problema comune a entrambe le ipotesi, ovvero l’innesto della decisione adottata dagli organismi internazionali nell’ordinamento chiamato ad accoglierla: spesso le soluzioni prese dagli organismi regolatori sono il portato di una certa cultura giuridica, quella statunitense, dovuta alla circostanza che molti decisori globali si sono formati nelle università americane. Sarebbe opportuno pensare a Istituzioni in cui siano, invece, rappresentate le diverse tradizioni giuridiche mondiali. La Convention on the Settlement of Investment Disputes between States and Nationals of other States (Icsid), ad esempio, stabilisce che nel decidere i componenti dei Panel il presidente «shall pay due regard to the importance of assuring representation on the Panels of the principal legal systems of the world and of the main forms of economic activity». Un diverso strumento, ancora, è costituito dal margine di apprezzamento garantito dalla giurisprudenza della Corte di Strasburgo all’interno del sistema della Cedu. Insomma, l’accettabilità delle ingerenze globali nelle Sovranità statali e l’effettività delle regole prodotte oltre lo Stato dovrebbero dipendere non solo dal rispetto delle regole sul decisore e sulla decisione ricordate da Benvenisti, ma anche dalla capacità di tenere conto delle diverse tradizioni giuridiche mondiali. Infine una nota sui giudici globali. Essi sono i custodi dell’»internal review», ma anche i protagonisti del «peer review»: stabiliscono le norme di riconoscimento e le passerelle tra i sistemi (S. Cassese, I Tribunali di Babele, Roma, Donzelli, 2009), ma risolvono anche i conflitti all’interno di uno specifico regime, bilanciando gli interessi e controllando la legalità delle decisioni. Se è loro affidata la funzione di assicurare il rispetto della «rule of law» globale, tuttavia, occorre interrogarsi sulla loro imparzialità e sulla loro legittimazione: se riteniamo che tali possano considerarsi solo gli organi che possono vantare un certo grado di indipendenza dai decisori, che fondano le loro decisioni su argomentazioni giuridiche, che aprono le proprie procedure alla partecipazione di soggetti terzi, che decidono in udienze pubbliche e che adottano decisioni vincolanti (A. Von Bogdandy e I. Venzke, On the Democratic Legitimation of International Judicial Lawmaking, 12German L.J. (2011) 1341), la gran parte dei «panel» e dei «compliance committe» cui è affidata la review globale non può considerarsi tale. Tutti sono espressione di una funzione giustiziale globale, ma occorre fare opportuni distinguo: la sentenza della Corte di giustizia Internazionale e le conclusioni del Compliance Advisor/Ombudsman (Cao) sono il frutto di un processo di giurisdizionalizzazione più o meno avanzato e di organi che godono di un diverso grado di indipendenza, al punto che lo stesso «lasciapassare» nei confronti delle loro decisioni da parte di un ordinamento nazionale o sovranazionale non dovrebbe esservi indifferente. Nella sua Prima lezione di diritto globale, Maria Rosaria Ferrarese invita gli studiosi a inoltrarsi nella foresta per cogliere i tratti complessivi dell’ordine giuridico globale, ma incita anche a studiare e classificare le singole piante. Benvenisti ha raccolto l’invito e ci ha portato a riflettere su una possibile disciplina unitaria dello spazio giuridico mondiale. Questa esplorazione è molto utile e interessante, per il filo rosso che la attraversa, ma non fa venir meno la necessità di uno studio approfondito dei singoli regimi settoriali. Capire cosa è pianta e cosa è erbaccia — alla luce dei principi democratici e di legalità — resta fondamentale per identificare le specie, imparare a trattarle e poter così vivere armonicamente nella foresta.
09/01/2015

mercati finanziari “over the counter” limiti dalla commissione

lawmakers

foto da euobserver.eu

Bruxelles – C’è un progetto di legge in  corso da parte della Commissione Europea volto a spaccare e rendere illecite le pratiche commerciali rischiose di servizi bancari di base effettuate dai  giganti bancari europei .

Lo scorso gennaio , l’ex assessore ai servizi finanziari Michel Barnier ha presentato un disegno di legge sulla riforma delle strutture della banca con un divieto dl cosiddetto “proprietary trading” , inserendo la norma , per la quale  le banche scommetteranno esclusivamente con il proprio denaro , piuttosto che il denaro dei clienti , da concordare e rispettare entro il 2017 .

Proprietary trading ora rappresenta solo una piccola quantità di attività bancaria , ma è stato utilizzato per creare il mercato sub-prime mutui che hanno portato alla crisi finanziaria in 2008-9 .

Questa settimana , però , Gunnar Hökmark , l’eurodeputato di centro-destra svedese che guiderà squadra negoziale del Parlamento europeo sulla proposta di legge , ha svelato l’esistenza di alcuni  piani per annacquare le principali disposizioni in materia di commercio rischioso .

La ​​potente commissione per gli affari economici del Parlamento aprirà le discussioni formali  nelle prossime settimane .

Hokmark è uno degli esperti in materia bancaria , che nel 2013 è ha pilotato le norme UE sulla risoluzione e la liquidazione delle banche insolventi che mettono gli azionisti e obbligazionisti in prima linea a subire perdite

In una dichiarazione che accompagna i suoi emendamenti alla legge , Hokmark ha detto che la prevenzione dall’azione dei giganti bancari europei da tale negoziazione ” non significa un rapido emergere di nuovi canali di finanziamento , ma piuttosto un lento sviluppo di nuove istituzioni e il prestito , e quindi un calo degli investimenti ” .

I suoi emendamenti contengono disposizioni per consentire alle banche di essere coinvolti in market-making come l’offerta agli investitori un posto dove comprare e vendere azioni .

” Rischi sistemici per i quali le  banche universali devono essere soddisfatti da un approccio basato sul rischio , non in quanto considerata una struttura aziendale come un rischio sistemico , quando questo non è il caso e presumendo che il commercio è più sistemica rischioso di credito , che non è il caso ” , dice Hokmark .

“Trading è un modo di mantenere attività liquide e di trasformare il capitale di prestito e di distribuire i rischi di credito ” .

Ma i piani del MEP svedese sono state criticate da Finance Watch , una ONG influente che sostiene la riforma del settore finanziario .

Giovedi ‘ (8 gennaio ) , Christophe Nijdam , suo segretario generale , ha detto di proprietary trading ” distorce gli incentivi in modo che megabanche europee sono più concentrati sul trading finanziario che su finanziamento di investimenti commerciali ” .

L’ONG ha aggiunto che il piano di Hokmark creerebbe una ” regolamentazione a conchiglia ” e ” permetterebbe discrezionalità nazionale per minare il single rulebook e il mercato unico ” .

Le banche stesse sono pronte per rottamare ,la legge con il nuovo capo dei servizi finanziari Jonathan Hill .

09/01/2015

Lawmakers set for battle on EU bank trading ban

lawmakers

From Euobserve – Bejamin Fox

Brussels – Lawmakers are set to do battle over a draft law by the European Commission aimed at splitting risky trading practices from basic banking services in Europe’s banking giants.

Last January, former financial services commissioner Michel Barnier presented a bill on bank structure reform featuring a ban on so-called proprietary trading, where banks bet exclusively with their own money rather than customers’ money, to be agreed and enforced by 2017.

Proprietary trading now only accounts for a small amount of banking activity but was used to create the market in sub-prime mortgage loans which led to the financial crisis in 2008-9.

This week, however, Gunnar Hokmark, the Swedish centre-right MEP who will lead the European Parliament’s negotiating team on the bill, unveiled plans to water down its main provisions on risky trading.

Deputies on the parliament’s powerful economic affairs committee will open their formal discussions on the bill in the coming weeks.

One of the assembly’s experts on banking, Hokmark in 2013 piloted EU rules on the resolution and winding up of insolvent banks which put shareholders and bondholders first in line to suffer losses

In a statement accompanying his amendments to the law, Hokmark said that preventing Europe’s banking giants from such trading “would not mean a rapid emergence of new channels for financing, but rather a slow development of new institutions and lending, and thereby a decline in investment”.

His amendments include provisions to allow banks to be involved in market-making such as offering investors somewhere to buy and sell shares.

“Systemic risks that we are exposed to in universal banks must be met by a risk based approach, not by deeming one business structure as a systemic risk when that is not the case and presuming that trading is more systemically risky than lending, which is not the case,” says Hokmark.

“Trading is a way of keeping assets liquid and to transform capital to lending and to distribute the risks of lending”.

But the Swedish MEP’s plans were criticised by Finance Watch, an influential NGO which advocates financial sector reform.

On Thursday (8 January), Christophe Nijdam, its secretary general, said proprietary trading “distorts incentives so that Europe’s megabanks are more focused on financial trading than on financing commercial investments”.

The NGO added that Hokmark’s plan would create a “shell regulation” and would “allow national discretion to undermine the single rulebook and single market”.

The banks themselves are keen for the law to be scrapped altogether by new financial services chief Jonathan Hill.

25/05/2014

Europe at Polls !!

Europa ultima fermata per la democrazia

Europe at Polls

With at least nearly ten countries gone to polls, European elections have had a verdict : In Europe today ( 25/05/2014 ) populations have been voted in more than  21 countries without a deep understanding and awareness of the european politics!!! No even a debate about the future of the  energy , ,neither about of the future of the European Institutions or the tobin tax! Whilst the king makers of Brussels , Barroso, Schulz, Vanrompuy , who have carefully avoided to put their  face did moove forward,  thus the national political party leaders  carried  the dirty work  on a campaign trail, for the most part basing it on flattered  shots of slogans.

—So what it is called transliteration from the content to the container was fully accomplished : no one has spoken about the absolute lack of power of influence the laws of Brussels  by the citizens, nobody has been  going to catch votes talking about the excessive power of the lobbies , an issue that was not considered to be address in any way .

What and where to, this lack of democracy, will affect our lives, no one can say. But it is sure that the idea of the Union under  the Bank system will suffer of lackness of  legitimacy.

The media shuffled and gathered fake issues such as “how many votes will take a list” , as if it were an issue. ” more than 30 %” , on who” draw ” , ” lose” , ” win ” , etc.

So the communication was invaded by  rubbish for “euro deficient” , Thus  were manipulated Italian voters .

Easier for the media to address the color of the Dudu sweater , instead of the more complex but no less fascinating , problem of the democracy.

The  polls in countries like Holland, where  turnout is 37% , means that even in  countries where citizens are well fed and cared for by the state there is no interest in protest , and   that , the  change for a  better mechanism can not be done if you have no any or  little economic problems.

We have already said in previous articles, that  ” post- europe lisbon , it is  a ‘ Europe where democracy , useless gift for anyone who claims to be heir of World War II , and sovereignty,  are no longer a core inseparable from the concept of population and territory .

By law to the ” regulation” .

In this Europe sovereignty is confused with the concept of “influence” . the oldest principle  of ” Montesquieu” law it is misunderstood.  Law conceived as  legislative power promoted and evaluated by an assembly elected by a sovereign people divided in to differents parties, switch  to the concept of ” regulation” , which on the other hand, means the power to express acts of legal value by means of Lobbying .

In the framework of the Lisbon Treaty , single individuals, companies and their lobbyists , their committees (comitology) , are able to regulate the most important issues such as  international trade , fiscal barriers , taxes , financial speculation .

The  European Union ,  increases this “technicalities” in to an endless spiral , contributing to the switch from   law to regulation. The interface that pushes for a bit of check and balances , should be the parliamentary committees, but the effectivesness of theor job sounds as   a “regulated” games which are mostly already elsewhere done.

Do you want an ‘ example ? we have lots of data . but repetita Juvant  .

Take  the failure to approve at the European level ” a Tobin Tax” , a tax on the stock market speculation and unregulated markets , due to the action of lobbyes , able to influence hundreds of parliamentarians .

Or  the case of the provisions relating to exemptions for anti- competitive agreements between reinsurance companies (so-called ” Ber ” that expires March 31, 2017 ) .

Presumptively simulating an open procedure , the Commission is ” open to the people, ” the procedure and expects observations . Then it is expexted easier comments coming  from law firms  well organized and camped on Brussels with more than 550 lawyers.  The same consultants of large insurance companies,  such as KPMG  or others, whose comments and studies on the subject are more appropriate , so to speak , to protect the reasons of its major customers ( at the expense of smaller insurance for example).

And so the procedure is proposed to legislate exemptions that may be attributable only to the big players.

That is defined in brief gap democracy. And it is shown by the fact that an individual citizen , let’s say an owner of an insurance agency Portuguese, will struggle to send their comments on the subject ( in English ) exemptions on the anti- competitive reinsurance contracts , with respect to a law firm structured in 5 continents , therefore , very little appears credible to legislate on behalf of the sovereign people .

The European Law no longer has examined the representativeness of a people, but a legitimacy technically closer to market needs , or those who can afford a study advisor .

Today   economy of scale is  a living constitution .

The more you protect those who have small positions in the markets the more you will have the new democracy.

Therefore, many subjects are decided at the intergovernmental level and not with the Community method (Commission, Parliament , Council) .This already allows lobbyists to do the dirty game in the cd . COMMITTEES . ( Comitology ) .And ‘ in the framework of the Lisbon Treaty that matters are decided at the intergovernmental level as the permitted working hours , the right of “establishment” and the prohibition of insurrection and legality of repression, etc.etc . but also the rules on the legality of GMOs , the rules on the indebtedness of the individual states.In doing so the lobbies ” legalize ” the profits of their client , without need of national laws, reasons of state , expensive bureaucracies and ambassadorial .

If you need something to define the futility of the states not let’s think that our Ministry of Productive Activities has reduced its ranks from 500 to 28 employees within 5 years.

But the Lisbon Treaty did ” slip ” other duties typical of a State to the European Union. And instead of a more simplified , the greater technicality has meant that the place of the rules is far from easy understanding of the average man .

Then, when regulatory activity  provides for the Community method, the transition from law to legality , and then from democracy to technocracies is also determined by the fact that citizens have little influence both the doubling of institutions and bodies and functions, and either for  ‘ use of foreign languages ​​which has increased the gap between those who can make conspevole of what is produced at the level of legal acts and who is not.

The EU PAPER method.

The EU Commission , the body responsible for legislative, offers legal acts in the name and on behalf of ‘ the European Union, to democratize the system passes to the procedure called “the paper proceedings” . But  what is the” procedure called of the “paper ” ?

Firstly , the EU Commission adopts a “white paper” .

Which it is an accumulation of general premises and principles that identifies  the scope of the problem , actors and the recipients of acts , in short, the ratio of future legislation . There the  lobbies  can send their comments. It often serves to send at the same time studies and research.

In the absence of a indipendent body that face these studies, with impartial  investigations in to a fair equidistant view , balancing against the observations of the lobbies , the regulatory power passes over the legislative one wich it is far to be marched in avour of  citizens;  whereas only a few associations, NGOs , are governed mostly with not big eonugh funding requirements  to broaden the debate on scientific , or highly technical issues . Take the studies on ogm for example. orthe scientific evindences about electromagnetism .

It is the fact that over 40% of the official documents and pages Web of the European Union are still in French language English is. sometimes German .so what ?

To close the complicated framework of the European landscape of the acts of a legal , so the sources of law, there are a multitude of types of legal acts adopted by bodies other-directed and influencing foreign populations , such as the Council of Europe -http :/ / http://www.conventions.coe.int/?lg=it , the ECHR , the EPO http://www.conventions.coe.int/?lg=it , the authority of patents ( European Patent organization called ) bodies supranational intergovernmental http://www.cciitalia.org/arbitrato.htm as the ICC , which is the seat of international arbitration , the market regulators and international trade , certification bodies such as the Oami rights , the WTO .

All authority by virtue of a technicality and by virtue of competence achieved , are strong intergovernmental agreements and supersede in fact, the legislative and executive power of the people and are able to influence through the directives adopted , millions if not billions of lives .

Who has the baton of these structures? the ” rulers ” and their techno- structures .

But the above it was discussed during the election campaign ? Course not. Another problem of democracy in Europe is control of the press and information , which is a communication problem.

One of the reforms are the mechanisms of control of the press and conflicts of interest .

To understand how the powers of check and balances in brussels have yet amateurish enough to see how it works then the ombudsman .

Who controls the ombusdman ? By way of guarantee of the famous pseudo powers of check and balances all know that anyone can report an incident of mismanagement in the European Union .

But no one knows if the stores ombusdman practice , no one can discuss the behavior ?

What are the cases of judicial review of the behavior of the ombusdman ?

In such cases, you may have a warranty of its operation ? ( Crr.http :/ / http://www.ombudsman.europa.eu / en / home.faces

This European Union is still far from democracy and the mechanism is cumbersome.

Applies the law of the market, or the law of the strongest.

Who will protect citizens increasingly without Guarantees : against the race to the bottom in wages , education, compression of the right of access to free services , and the right to health?

GLi euro MPs know how little they can do because they have limited information and power to influence.

We need more funding to the European people to be able to counteract the hidden agenda in favor of the lobbies of the various COMMISSIONS.

GOOD VOTE AND EUROPE W !

25/05/2014

Europa al Voto. Manca il partito dei cittadini.

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L’Europa al voto

Con almeno quasi  dieci paesi nei quali le elezioni europee hanno già espresso un verdetto, l’Europa oggi(25.5.2014) va al voto nei restanti 21 paesi. Il tema della campagma elettorale è che non ci è stata alcuna informazione rilevante.

IL dibattito,  come è noto , se ci è stato , è stato  “urlato” e non discusso civilmente.  Oltre all’assenza  dei temi veramente importanti quali l’energia ad esempio,  il futuro dell’energia europea, oppure, l’ambiente, oppure la Tobin Tax, e la rigiditàdei paramentri di maastricht , altra assenza dalla scena elettorale europea è stata quella dei king makers di brussels, ( Barroso, di Schulz,  di Vanrompuy,schulz  eslcuso) i quali hanno accuratamente evitato di metterci la faccia, e hanno fatto passare avanti politici nazionali e o leader di partito che si sono occupati del lavoro sporco e di tirare avanti la campagna elettorale per lo più a colpi di slogan. La translitterazione dal contenuto al contenente così si è pienamente compiuta .

La scarsa informazione la ha fatta da padrone : nessuno ha parlato del poco se non inesistente potere di influenza sulle leggi di brussels, da parte dei cittadini, a fronte dello strapotere delle lobbies,  questione che non è stata minimamente affrontata.

Addirittura si parla  di quanti voti una lista prenderà, come se fosse un contenuto. “più 30%” “pareggio” “perdi” “vinci” etc.

Insomma boiate per euro deficienti, ovvero come vengono trattati gli elettori italiani.

Più facile per i media  affrontare questi temi , ovvero il colore del maglioncino di dudù, al posto di  quelli più complessi ma per questo non meno affascinanti sopracitati.

Il fatto poi che nei paesi “avanzati” come l’olanda l’affluenza alle urne  sia al 37% , non significa altro che anche nei paesi in cui  il cittadino è ben pasciuto e assistito dallo stato non  ha interesse a protestare, nè viene a ciò sollecitato,  su come potrebbe cambiare in meglio un meccanismo che non funziona veramente .

Abbiamo già raccontato nei precedenti articoli, l”europa  post lisbona ,ovvero  un ‘Europa dove la democrazia, dono inutile per chi si proclama erede della II guerra mondiale, e la sovranità non sono  più  un nucleo inscindibile dal concetto di  popolazione e di territorio.

Dalla legge alla “regolamentazione”.

In questa europa la sovranità  è confusa con il concetto di “influenza ” e  il concetto di legge intesa come montesquieana, espressione del potere legislativo promosso e vagliato da un’assemblea eletta da un popolo sovrano, cede il passo al concetto di “regolamentazione” e ovvero il potere di esprimere atti di valore legale per mezzo della Lobbying.

Nel quadro del Trattato di Lisbona, singole persone fisiche e o companies con le loro lobbies , e i loro comitati (comitatologia)  , sono in  grado di regolamentare il commercio internazionale, le barriere fiscali, le tasse,  le speculazioni finanziarie, e tutti gli aspetti della vitasociale legate ai loro business( banche, assicurazioni, etc.)

L’europa incrementando il tecnicismo del sistema come in una spirale senza fine, contribuisce ad abbassare il tasso di democrazia, con il pasaggio dalla legge  alla regolamentazione. L’interfaccia ovvero  meccanismi di check and balances quali dovrebbero essere le commissioni parlamentari, sono farraginosi poichè là per il testo dell’atto “regolamentato” i giochi sono per lo più già fatti.

Volete un ‘esempio ?  ne abbiamo dati tantissimi . ma repetita juvant.

Prendiamo il caso del regolamento in materia di esenzioni anti concorrenza per gli accordi di riassicurazione tra imprese  ( c.d. “Ber” che scade il 31 marzo 2017) .

Presuntivamente simulando una procedura aperta, la  Commissione “apre al popolo ” la procedura e aspetta osservazioni, che però arrivano da studi legali ben organizzati  e accampati a brussels con oltre 550 avvocati.  Ovvero quegli stessi consulenti delle grandi assicurazioni , esempoio. KpMG  e o  altri ,   i cui commenti e studi in materia sono  più consoni, diciamo così,   a tutelare le ragioni dei propri importanti clienti, a discapito  delle assicurazioni più piccole ad esempio .

E così  legiferando si propongono esenzioni che possono essere di spettanza solo dei grandi players.

Ecco definito in breve  Il gap di democrazia. Ed  è mostrato  dal fatto che un singolo cittadino, ammettiamo un titolare di un agenzia di assicurazioni  portoghese,  farà fatica a mandare i suoi commenti in materia , peraltro in lingua inglese,  di esenzioni anti concorrenza sui contratti di riassicurazione,  rispetto ad uno studio legale strutturato in 5 continenti, pertanto appare assai poco credibile che si legiferi in nome del popolo sovrano.

 Così la Legge europea  non ha più il vaglio  della rappresentatività di un popolo,ovvero non è una legge, come l’europa non è uno stato. La legge piuttosto appare una regolamentazione dotata di una legittimità  tecnicamente più aderente alle esigenze di mercato, ovvero di chi si possa permettere uno studio di advisor.

E l‘economia di scala oggi a fare da costituzione vivente.

Tanto più si tutelerà chi ha posizioni piccole nei mercati tanto più si avrà la nuova democrazia.

Prendiamo ad esempio anche la  mancata  approvazione a livello europeo della Tobin Tax, la legge che tassa le speculazioni di borsa e dei mercati non regolamentati, per effetto dell’azione delle lobbyes , capaci di influenzare centinaia di parlamentari.

E poi il fatto che molte materie sono decise a livello intergovernativo e non con il metodo comunitario ( Commissione , Parlamento , Consiglio).

Ma il metodo comunitario non è garante di rappresentatività delle leggi.

la Commissione EU, organo deputato alla funzione legislativa,   propone  atti legali in nome e per conto dell’ Unione Europea,  e per democratizzare il sistema fa passare per buona la procedura dei “libri.

La “procedura c.d. dei “libri ”

Ritornando all’esempio della procedura in tema di Esenzioni per accordi tra assicuratori, ma anche in materia di resposnabilità ambientale, ogm,  la Commissione UE è solita adottare un “libro bianco”.

un libro è’ un coacervo di premesse generali e principi che individuano il campo del problema, i soggetti attori e i destinatari del provvediemeto, insomma la ratio della futura legislazione, a guisa che le lobbies possano inviare  le loro osservazioni. Infatti spesse volte propone contrstaulmente di inviare studi e ricerche .

E’ pacifico che in assenza di un ente che faccia questi studi ,  e queste ricerche in modo imparziale,corretto equidistante, contro bilanciando le osservazioni delle lobbies,   il potere di regolamentazione e quidi quello legislativo ,venga  sfilato ai cittadini,  le sole poche associazioni ong, si reggono per lo più di finanziamenti minimi che non permettono di allargare il dibattito a temi scientifici  o a quelli altamente tecnici non potendo essere alla portata di ogni europeo atti e o dati tecnicni posto anche il fatto che   oltre il 40% dei documenti ufficiali  e delle pagine Web della unione europea sono tutt’ora in lingua inlgese e o francese eo talvolta tedesca.

Questo  già permette alle lobbies di fare il gioco sporco nei cd. COMITATI. ( comitologia).

E’ nel quadro del Trattato di Lisbona  che a livello intergovernativo  vengono decise materie come  le ore di lavoro consentite,il diritto di “stabilimento”  il divieto di fare insurrezione e la legalità della repressione, etc.etc. ma anche  la normativa sulla legalità degli OGM, le regole sull’indebitamento dei singoli stati.

Così  facendo le lobbies  “legalizzano” gli  utili del loro cliente, senza più bisogno di leggi nazionali, ragioni di stato, costosissimi apparati burocratici e ambasciatoriali.

Se serve qualcosa per definire l’inutilità degli stati,basti  pensare che il nostro Ministero delle Attività produttive ha ridotto i propri ranghi da 500 a 28 impiegati nel giro di 5 anni.

Ma il Trattato di Lisbona  ha fatto  “slittare” altre competenze  tipiche di uno Stato a quelle dell’Unione Europea.  E al posto di una maggiore semplificazione, il maggiore tecnicismo ha fatto si che il luogo delle regole sia lontano dalla facile comprensione  dell’uomo medio.

Quando poi l’atto prevede il metodo comunitario il passaggio dalla legge alla legalità  è dato dal fatto  delle tecnocrazie  a causa per il  raddoppiamento di enti e di organismi  e di funzioni  e sia per l’uso delle lingue straniere che ha aumentato il divario tra chi può rendersi conspevole di quanto prodotto a livello di atti legali e chi no.

A chiudere il complicato quadro europeo del panorama degli atti di tipo legale, e quindi delle fonti di diritto,  ci sono una moltitudine di atti di tipo legale  adottati da organismi eterodiretti ed estranei alle popolazioni che influenzano,   come il Consiglio di Europa –http://www.conventions.coe.int/?lg=it,  la Cedu, La EPO  http://www.conventions.coe.int/?lg=it , l’autorità dei brevetti ( denominata organizzazione del brevetto europeo)  gli  organismi sovranazionali di tipo  intergovernativo come la ICC http://www.cciitalia.org/arbitrato.htm , ovvero la sede arbitrale internazionale, le autorità regolatrici del mercato e del commercio internazionale,  gli enti certificatori di diritti come l’Oami, l’Omc.

Tutte autorità che per virtù di un tecnicismo e per virtù della raggiunta competenza, sono forti  di accordi intergovernativi,  e sostituiscono di fatto,  il potere legislativo ed esecutivo del popolo e sono capaci di  influenzare tramite le direttive adottate,  milioni se non miliardi di vite umane.

Chi ha il bastone del comando di queste strutture ?

i  “rulers” e le loro tecno-strutture.

Ma di quanto sopra  se ne è parlato in campagna elettorale ?ovviamente no.  Altro problema della democrazia in europa  è il controllo della stampa e della informazione, ovvero un problema di comunicazione.

Una delle riforme sono i meccanismi di controllo della stampa e dei conflitti di interesse.

Per comprendere come i poteri di check and balances a bruxelles abbiano ancora del dilettantesco basti vedere poi come funzioni l’ombudsman.

Chi controlla l’ombusdman? A guisa di pseudo garanzia dei famosi poteri di check and balances tutti sanno che chiunque può denunciare un episodio di mala gestione nell’unione europea.

Ma nessuno sa che se l’ombusdman  archivia la pratica , nessuno può discuterne il comportamento ?

Quali sono i casi di judicial review del comportamento del l’ombusdma ìn ?

In quali casi  si può avere una garanzia del suo funzionamento ? ( crr.http://www.ombudsman.europa.eu/it/home.faces

Questa unione europea è ancora lontana dalla democrazia  e il meccanismo è  farraginoso.

 VIge la legge del mercato, ovvero alla legge del più forte.

Chi potrà tutelare i cittadini sempre più senza guarentigie : contro la corsa verso il fondo dei salari,  dell’istruzione, della compressione del diritto all’accesso ai servizi gratuiti, e al diritto alla salute ?

GLi euro parlamentari come sappiano possono fare poco perché in possesso di limitate informazioni e potere di influenza.

Occorrono più finanziamenti al popolo europeo per  poter contrastare  l’agenda segreta in favore delle lobby delle varie COMMISSIONI.

BUON VOTO E W L’EUROPA!!

17/05/2014

THE END OF STATES : END OF EUROPEAN DEMOCRACIES ?

emiliano varanini parlamento europeo

THE END OF STATES AS THE END OF EUROPEAN DEMOCRACIES  ?

The new coming elections ( 2014) of the European  Parliament,the second of  the globalisation’s  saga, after the signature of Lisbon Treaty, have been an opportunity to argue about the conflict between democracy and capitalism , or rather between European democracies and their structure : Body of  Government, Territory , Public opinion, Administrative Organisation, division of powers, finance.

But on the opposite, the topic shifts openly to populistic subjects as migrants, right wings issues such ad securiy , justice, or left wings topic such as environment, and others… and not on how all those elements, are so far affected by the global finance which nowadays rule the democracy’s structure per se.

So on as far as finance power have been raising its influence up within European Institutions, the idea of democracy is changed and it is still  changing…

Like a swinging circle, democracy’s elements such as market, public opinion, and as we see, the so called ” legitimacy”,  turn in to another shape.

At what point is, theorically speacking, the  conflict between democracy and capitalism?

The origins

During the signatures of the Maastricht Treaty  (1992) technocratic lobbyists at the covenant,  have allowed a structure which reflects the “privatisation ” of those who were considered in the 70ies social benefits who were supporting the market form the the demand side. SO far in the treaties the Ue compenteces  benefited from a transfer of skills and powers from the Stares. But UE , at thst time still CE,  it is an  empty forms of government and concretely run by tecnocrats who can decide whether or not a single state could be in debt, and furthermore the cost of the capital for the State’s obligstion .

Decision taken barely relevant for its consenquences, ignoring the akwnoledge of the population, at the level of an hyperbaric room of power, despite the  unique  historical and sociological process of the individual european States from the Magna Charta ( 1215) trough the centuries.

So far to run a democracy depends more than all subjects on  the power to get finances for its debts, nor any other idea seems to be dominant and relevant.

But what is not clear  it is how this idea makes its way through to the european’s politicians and more than further on its populations who former were citzens of a state.

Tecnocrats, are less capable to merge massa opinions than the old socialist/ liberal politics.

Not only the idea of democracy changes but States are changing.

With  the new coming treaties to be signed at the UE level over the head of more than 100 milions of electors, the shape of rights and the duties of the citizen overcome the shape of the single parliaments, TREATIES such as TISA ( trade in service agreement) , Sharing Economy, TTIP ( trans- atlantic parteniarate) which seems to able to destroy our small companies,  OGM biodiversity, all these elements  make a single european state ressembling  to a single shoes buyer, on the 42nd street in NY city, but  special client which, rather from a pair of shoes, it is able to buy AIRCRAFTS, WAR weapons, energy ..GOODS….

As far as the same  difference between a blues ballade and a jazz routine of dance, technical aspects are put at the top of the agenda, in comparison to social needs. Lobbysts would have opportunity to create new profits through the balance sheet of a STATE . And so, CE mooved ( amsterdam treaty 1999)  to EU. But  to mantain a control on it, it has been the need of a super organisation,  which would have taken an overview over the States, and besides this, over the european citizens.Here you are you have Lisbon treaty.

Shifting the meaning of democracy.

EU it is a body consistent and large enough, to face important decisions in the World ( obiouvsly  because of its economic capacity).

Decisions are for example the power of license commerce in big areas  , rationalize the credit to a state , establish the cost of the money, ( ECB), and its power to influence the debt market,  which fly over the public state opinion makers. 

Nobody now unless he is an expert, can follow and even have a serious opinion on legsl documents approved by the Body or its agencies, nothwistandig the fat a subject as the public state obligations and the ESM system,  or the stocks market ( the so called free movement of capitals) are crucial.

Public european opinons are switched to more followed  subjects, capable of  aggregating , or dis aggregating  opinions , such as migration fluxes, islamic fobia, or less important as the freedom to launch a new patent…et coetera…

Today the democracy’s  gap between state functions and the theme of their costs has start to exist, toghether with a gap of awareness form those who presumibly would have been the consumer and former the single elements of the sistem : citizens.

Functions such as’ education, health  have been included and rationalized in all Europe, in to a logic of active / passive budget.

Despite all, it should be noted the question about what citizens have in return of this ?  citizens, who were before part of Costitutional Monarchy , then  Republicans, are now kept in this so called “tecnician democracy”, when the old parliaments cannot guarantee intacted their  control on absolute power of decisions, decisions all taken elsewhere. ? 

We may say… the same benefits from the past , got in their single member state ?

We would say not. Since EU has a different scheme, compared to the states, where citizens have some rights to express the powers of checks and balances over the parlamentarians decisions, in the EU , citizens face much more difficluties to control its acts, committees, parlamientarians, Committee Delegation, bilateral treaties etc …decisions of the  agencies -… etc . and to be informed over the life of its bodies.

On one side, but this will be spread in to another article,  Eu try to kept citizens informed and involved with a very detailed web  approach, ( White Book, GREEN BOOK etc.) but in other side you may need deep tecnical and market informations to really partecipate to the decisions with a formed opinion. Sometimes legal acts which are written by the comitess before, and even futher bu the large big law firm whoich surrounds brussels’s office.

So the question is : on what is based the istitutional system of the EU? Which are the structures , the so  called guarantees for citizens?

As  all democracies in the history[1] , and in general as all social phenomenons,  democracy is lead to end, because of its own. Many factors like the  enlargement of its scope are able to determine new exigences and so as to modify its shape

The mercerization of state functions

But how much the process of transforming shape of government, shapes of the single states. After Lisbon treaty the governmence of EU per se, it is a subject strictly connected by the influence of the “financiarisation”, a phenomenon which has broken down the gap between state functions such as education, health , transports and their costs.

Any state now has  a budget deficit  but moreover a “budget  logic” under the EU supervision; budget ratio  which  makes them the same as en entepreneur who run a company, like those which ask for a loan.

After  Maastricht Treaty , European States , including Italy,  were victims  of their lack of confidence in themself. Especially this due to economic and the concurrence between World economies, and because they after have transferred powers and competencies to this  supra -state organizations ,   the European Union.

Above all we should keep in mind that  relationship between states , their organizations and their  citizens, it is something “historical”, human and moreover   crucial for the european democracy. As it has  been  stressed by Prof.  S.CASSESE as  far as  the “democracies’ systems”  are  concerned,  democracy it is run by “legitimacy” which means for Cassese in one world, an acknowledgment from the bottom.

What is it legitimacy ? Legitimacy  can be either  considered as a sort of judicial review of the behavior, such  elections , or even  the public opinion all merged in a public cooperation of all the bodies made of control or check and balances mechanisms.

A t the same time “accountability”  it  is on the contrary ,  the way  how  the state’s  authority  permeates and shapes and affect or influence  the lives of citizens .Professor Sabino Cassese, member of ITALIAN CONSTITUTIONAL COURT , in the book “To rule  the Italians” (2014 , published by Il Mulino ),  in the chapter on “Globalization and the States”,   essay also  written in to the English language on international review of public law (http :/ / http://www.iilj.org / gal / documents / THEGLOBALIZATIONOFLAW.pdf )[2] ,   does not clarify whether the end of democracy and the end of the states are an unavoidable phenomenon jointed as a consequence of globalization.

Despite the stature of huge Professor , an astute reader will find no answers to those similar question.

Even Cassese is not clear himself about  in what form democracy in the future will be conceived . Cassese,  Emeritus Professor of Administrative Organization  and especially of Italian State administrative organization  seems to be disappointed by the phenomenon or of what he himself calls “GOVERNANCE without a government” . The globalization , in a one world, means new bodies  ,  multitude of satellites of forms and multi – world organizations , designed to perform  state functions. It doesn’t seem a phenomenon who has been completely clarified in all its aspects.  Cassese  strives to conclude that states are bound to maintain an even greater role through it. But this “Parmentier[3]” optimism on the new possibilities for the states , and theyr original power to influence,  including those cited by him which are the new skills on a global scale with  such as the  global norms against terrorism , piracy and other, which in fact that increase of the space of their influence , appears to fade compared to other observations with which glosses commenting that at the end  , their apparatus must be prepared to standardize rules and behaviors, in one world to end and transform in to another organization.

So in the end Cassese , a giant among scientists in government,   does not seem convinced by the answers that he forcely tries to give ,   its  forecast seems t be based more  on assumptions, than on factual data of future scenarios.

But Cassese does not transcend nor hides the current novelty  : more than 40,000 organizations and over inter -state , to the global level, exist. It seems that he doesn’t want to admit to where their scope will bring ,  failing in to drawing  the logical consequences which normally he authoritatively given on every norms and innovations of laws of the single states,  and so that these future organizations , are intended to steal the power of ‘ exercise of all or most of the functions once normally run by the single state.

Some of these functions will be or  are already cancelled , and the states[4] , the old states arose in the nineteenth century and or even before ,   those mixed organizations, melt  of territory , population, army , language, customs and manners ,  mixed in to single  social corps,   laws, and administrative apparatus with its own  system of government, with a uniformed legitimacy , with any distinctive single recognition    from below, or better shaped in to  a CHART or a COSTITUTION ACT , will never be again what,  he himself has , admirably for more than half a century ,   studied.

However, if   the end  of states as we knew, it is already clear, it is not uniformly clear in what seems it will mean the end of democracies which they have shaped from the end of the second world war  to now.

A hiatus seems to be  the one between    European state administrative organization’s history and may be for the democracy,    the period 1945- 2007 , when  Lisbon Treaty  act was signed by member states ( originally named Reform Act).

The debate to where and how European institutions will enact democracy  and its bundle of rights and fair principle at the more enlarged global dimension,  enacting of  CEDU and other principles ,such as single citzen freedom , dignity, privacy etc.,  it is still on going between Professors ,Lawyers, and Judges[5]

At most Cassese refrains from any legitimate criticism of what the system of global governance want to appear as inevitable .

In the absence of a on single global public opinion , of one territory , and above all , of one   system of legitimating action from the bottom to the top of all the new regulatory institutions such as European commission, European Council and European Parliament and their derivative bodies such as the Court of Justice and European Court of Auditors (Luxembourg) European Economic and Social Committee (Brussels) Committee of the Regions (Brussels) European Ombudsman (Strasbourg) European Data Protection Supervisor (Brussels); The European External Action Service) , what we called democracy assume other meanings.

Cassese identifies more than 40,000 world public-private global regulatory agencies of interest whose scope will  entails some   state function, without , but without judicial review of their behavior at single state level they emerge as far from the control.  So far  at the end is not well clear what forms of democracy, they will  run.  This  new global democracy  must be identified and either carried out with something which neglect the idea of the” differences” ; in view of the fact that, and we would say providentially,  it is difficult to build a single “legitimacy” by a single public opinion in a world where any member states and their populations are different with different views of the facts , ideas , religions , cultures , reactions ,   disbelief ,   costumes  ,languages .

So while providing polished and original segment analysis ,   Cassese’s essay on globalization  says more  about the uncertainty of the democracy rather how  this will influence the old  administrated  ordered -state which are now merging together in a new world order, whose democracy check and balances , in  one world whose   “legitimacy” is not well shaped.  If you consider    they have been constituted   as  result of historical struggles and compromises , ruled in more than 4 centuries or more,  at least in Europe ,  those quick move  of Lisbon treaty  could also being  seen as something easy to  evaporate.

We  can at least conclude that the democracy as the historical process who gave  the state the form which they had till 2007, was a phenomenon  predestined to end , but certainly it is not clear how.

Emiliano Varanini, 2014, Lawyer Rome, LLM studies Pallas Nijmegen K.u.n.

[1]See. http://www.pbs.org/empires/thegreeks/background/48.html   A year after their defeat of Athens in 404 BC, the Spartans allowed the Athenians to replace the government of the Thirty Tyrants with a new democracy. The tyranny had been a terrible and bloody failure, and even the Spartans acknowledged that a moderate form of democracy would be preferable. As a system of government, democracy quickly spread to a number of other leading city-states, despite the authoritarian grip of Sparta on the Greek world. However, Sparta’s dominance was not to last. Overextended and unable to adjust to new battle techniques, in 371 BC Spartan hoplites suffered their first major defeat in 200 years at the hands of the Theban general Epaminodas. Only a decade later Sparta had been reduced to a shadow of its former self. But Thebes’ dominance of Greece would be short-lived. A new power had begun to assert its leadership over the country: Macedonia. Once a backwater, the Macedonian king Philip II had turned his country into a military powerhouse. Philip’s decisive victory came in 338 BC, when he defeated a combined force from Athens and Thebes. A year later Philip formed the League of Corinth which established him as the ruler, or hegemon, of a federal Greece. Democracy in Athens had finally come to an end. The destiny of Greece would thereafter become inseparable with the empire of Philip’s son: Alexander the Great. See also  https://www.princeton.edu/~achaney/tmve/wiki100k/docs/Athenian_democracy.html Athenian democracy developed in the Greek city-state of Athens, comprising the central city-state of Athens and the surrounding territory of Attica, around 508 BC. Athens was one of the first known democracies. Other Greek cities set up democracies, and even though most followed an Athenian model, none were as powerful, stable, or as well-documented as that of Athens. It remains a unique and intriguing experiment in direct democracy where the people do not elect representatives to vote on their behalf but vote on legislation and executive bills in their own right. Participation was by no means open, but the in-group of participants was constituted with no reference to economic class and they participated on a scale that was truly phenomenal. The public opinion of voters was remarkably influenced by the political satire performed by the comic poets at the theatres.[1]

[2][2]See also TRANSNATIONAL LEGAL APPROACHES TO ADMINISTRATIVE LAW: CONCEPTUALIZING PUBLIC CONTRACTS IN GLOBALIZATION in  Rivista Trimestrale di Diritto Pubblico, fasc.1, 2014, pag. 1

Stephan W. Schill

[3](Montdidier August 12, 1737 – December 13, 1813)  Augustine Parmentier  a French nutrionist  influencer,  who first commercialized  potatoes in French during  the XVIII centuries together   with their  optimistically benefits.   His many other contributions to nutrition and health included establishing the first mandatory smallpox vaccination campaign (under Napoleon beginning in 1805, when he was Inspector-General of the Health Service) and pioneering the extraction of sugar from sugar beets. Parmentier also founded a school of breadmaking, and studied methods of conserving food, including refrigeration.

[4]  (3) J-B. Auby, La bataille de San Romano. Réflexions sur les évolutions récentes du droit administratif, in AJDA, 2001, p. 922 ss.   Per  Jean-Bernard Auby,   I fattori causali di tale destrutturazione, secondo il giurista francese, sono connessi a tre logiche nuove, affermatesi a partire dagli anni settanta dello scorso secolo: «un mouvement de globalisation du monde, un mouvement de désétatisation de la société, et un mouvement de décentralisation du pouvoir»; il diritto amministrativo, come diritto del «volto amministrativo» del potere, ne ha sentito il peso, prestandosi alla raffigurazione come oggetto di una sorta di assedio che va guardato secondo piani prospettici distinti, vale a dire non solo dall’alto e dal basso, ma anche lateralmente. In particolare, innanzitutto l’impatto della globalizzazione ha comportato un movimento di internazionalizzazione del diritto amministrativo, in forza del quale da un lato «on a assisté dans les dernières décennies à une intrusion massive de normes et standards externes dans notre droit administratif», dall’altro lato si è formata una pressione sul sistema nel senso della omogeneizzazione dei concetti e delle soluzioni, che hanno complessivamente prodotto l’effetto di «une perméabilisation du système» stesso. In secondo luogo, il «double mouvement de réduction de l’espace de l’Etat au profit de celui du marché, et de réduction de l’espace de l’Etat au profit des citoyens» ha combinatamente prodotto sul diritto amministrativo effetti di privatizzazioni e deregolazioni, di incremento della «democrazia amministrativa» e «inflazione» del contenzioso con l’amministrazione, ove la trasformazione ha operato nel senso di «rendre plus “satisfactoires” les décisions» del giudice amministrativo. In terzo luogo, il movimento di contestazione della centralizzazione del potere si è sdoppiato in una duplice direzione, l’una di «démultiplication de l’appareil d’Etat», di cui la creazione di autorità amministrative indipendenti è la manifestazione più evidente, l’altra di «décentralisation territoriale», la quale ultima ha comportato che si è venuto a formare un diritto amministrativo locale che si è separato dal diritto amministrativo statale, dando altresì corpo ad «une étonnante efflorescence contractuelle». In Massera  IL CONTRIBUTO ORIGINALE DELLA DOTTRINA ITALIANA AL DIRITTO AMMINISTRATIVO (*)

Dir. amm., fasc.4, 2010, pag. 761 ALBERTO MASSERA .

[5]See” LA CONTRIBUTION DU DROIT À LA DÉTERMINATION DE L’IDENTITÉ DE L’UNION EUROPÉENNE (*)

Dir. Un. Eur., fasc.3, 2011, pag. 585 Prof. Paolo Mengozzi  who says “Les règles d’une telle entité, dans leur champ d’application, limitent l’exercice des compétences et l’efficacité des organes législatifs et judiciaires étatiques et engagent ces derniers à coopérer avec la Cour de Justice pour assurer aux personnes physiques et morales le respect des droits qui leurs sont conférés par le droit de l’Union. Ce changement de la société politique où nous vivons et, par conséquent, de son identité, s’est réalisé puisque l’intégration européenne a été et continue à être considérée comme étant apte à faire face à la globalisation….La conséquence qui a découlée pour l’affirmation de l’identité de l’Union européenne est que cette dernière se caractérise amplement par la poursuite de finalités, non uniquement de prévention des risques que la globalisation peut comporter, mais aussi de maintien d’une fonction sociale au marché, en subordonnant les phénomènes qui peuvent se déterminer dans ce dernier à la sauvegarde de la dignité des personnes qui, ce n’est pas par hasard, est considérée être la pierre angulaire de l’ordre juridique de l’Union tout entier (32) . IX. Doit-on estimer, comme je me le suis demandé dans me propos introductifs, que l’identité acquise par l’Union au fil du temps a été ternie suite à l’insuffisante efficacité que la politique étrangère et de sécurité commune a montré face aux récents évènements ayant affecté les pays d’Afrique du Nord et à la faible attention que les institutions et les Etats membres de l’Union ont montrée à l’égard des exodes massifs qui s’en sont suivi, vers quelques Etats membres de la Méditerranée? L’impression qui a pu en être tirée à cet égard n’a certainement pas été positive. On ne peut toutefois pas négliger le fait qu’avant les évènements actuels l’Union a pris soin de prévoir sa propre action en matière d’immigration.”

02/05/2014

La fine delle democrazie europee. L’Europa che verrà.

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La fine  delle democrazie europee. L’ Europa che verrà.

A che punto è il dibattito sul conflitto tra democrazia e capitalismo, o meglio tra i vecchi stati e i vecchi parlamenti dell’europa, e il capitalismo globale finanziario, arrocattosi nel potere delle nuove istituzioni europee ?

Le origini

L’idea che forma di governo e forma di stato possa essere oggetto di una decisione presa a livello di stanze iperbariche di potere, a consuntivo di un processo storico e sociologico , che ha riguardato i singoli stati per millenni, è stata accarezzata dai lobbisti tecnocratici del patto di maastricht (1992), dove si decise che il singolo stato potesse essere indebitato .

SI decise che se il costo del capitale avrebbe posseduto per lui una funzione remunerativa,  era necessario che un super organo- La Ue all’epoca CE riformata proprio con quel trattato, per poter esercitare tale controllo, avrebbe  beneficiato di una cessione di competenze e di poteri tali da snaturare e svuotare le forme di governo e di stato dei singoli stati membri

Oggi la CE  dopo Lisbona è diventata l’Unione Europea.

Lo iato tra funzioni statali e il tema dei loro costi ha cessato di esistere.

Funzioni  come l’ istruzione,  la sanità  dagli anni ’80 in poi, sono stati  inseriti in Europa, in una  logica di attivo/ passivo di bilancio.

Tuttavia va osservato che in contraccambio i cittadini , prima sudditti delle monarchie costituozinali , poi cittadini repubblicani, avevanano nei parlamenti nazionali  la garanzia di poter vedere mantenute intatte le guarentigie di controllo  dal potere assoluto.+

Si può dire altretanto a proposito della UE ? Diremmo di no, visto che la Ue ha una diversa  formula, rispetto agli stati, per  esprimere i poteri di  check and balances in favore dei cittadini rispetto agli atti ( comitati – parlamneto – commissione – delegazioni – trattati bilaterali etc…- decisioni delle agenzie-…etc..) dei suoi apparati.

Dunque la domanda è : su cosa si basa il sistema istituzionale della Ue ? Su quali guarentigie per i cittadini ?

In generale il rapporto tra organizzazioni complesse e popolazione è sempre stato in evoluzione.

Gli Stati, ovvero quelle entità formatesi con la forza, in un apparato di obbedienza, in cambio di protezione ai cittadini dall’invasione dei propri confini,  sono un fenomeno recessivo nel contesto del nuovo quadro istituzionale.

Il rapporto tra queste organizzazioni e i cittadini si basa per ciò che concerne i sistemi definiti “democratici”, sulla legittimazione ( legitimacy).

La legittimazione è il sistema di  “riconoscere” e quindi “legittimare” in senso  “democratico” un sistema, un apparato ordinamentale,  dal basso verso l’alto. Ciò avviene con le elezioni ad esempio, o altri meccanismi di controllo/revisione ( referendum).

L’ accountability invece è l’autorevolezza con cui dall’alto lo stato influenza e permea la vita dei cittadini.

Lo studioso Sabino Cassese, membro della CORTE COSTITUZIONALE, nel libro “GOVERNARE gli italiani” (2014, edizioni il Mulino),all’interno del capitolo sulla Globalizzazione e gli Stati,  da lui trattato anche in lingua inglese sulla rivisita internazionale di diritto pubblico (http://www.iilj.org/gal/documents/THEGLOBALIZATIONOFLAW.pdf) , si sforza di intepretare la fine degli  stati anche nell’evolversi del fenomeno multi statuale di quella da lui chiamata  “multigovernance” o  “governance a multi livello“.

Quali sono gli effetti della globalizzazione e quali sono i suoi  effetti rispetto all’attuale tendenza della  fine degli Stati  ?

Nonostante la statura di grande studioso, le risposte che un lettore avveduto si aspettava non sono giunte.

Cassese non chiarisce ad esempio con quali forme la democrazia potrà mutare nel nuovo assetto.

Nel libro di cui sopra, Cassese, che è uno dei massimi studiosi mondiali  delle organizzazioni amministrative, e in particolare della organizzazione dello stato italiano,  in realtà  pare rimanere deluso dal fenomeno di quella che lui stesso chiama “Governance without a Goverment ” ovvero la Globalizzazione e la satellarizzazione delle organizzazioni destinate a svolgere funzioni un tempo statuali.

Per Cassese, esclusivamente da  un punto di vista  organizzativo e amministrativo , gli stessi Stati .sarebbero ancora protagonisti. Perchè ? Perchè destinati secondo lui a mantenere un ruolo addirittura maggiore nella Globalizzazione con le nuove competenze, che eserciterebbero su scala globale, contro il terrorismo , la pirateria ed altro, aumentando areee d’influenza, anche fisicamente, prima sconosciute.

Il  processo di uniformità delle norme regolamentari di secondo livello.

Ma questo ottimismo appare sfumare rispetto al fatto che gli apparati degli stati alla fine, si dovranno preparare ad uniformare norme e comportamenti  alle norme sovranazionali proprie degli organismi da loro regolati.

Insomma alla fine Cassese non sembra convinto delle risposte che lui stesso prova a dare appparendo indubbio che le oltre 40.000 organizzazioni sovra e inter statuali, di livello globale, sono destinate a mutare norme e competenze di quelle definite statuali, in un tentativo di uniformizzazione, sottraendo competenze a tutte o quasi le funzioni una volta proprie degli stati, mentre dall’altro lato alcune di queste funzioni  sono già state soppresse dalgi stati stessi perchè troppo costose o giudicate inutili o delegate a soggetti / enti interni  ma di natura privata.

Un esempio ?  : gli eserciti e  la leva obbligatoria,  il monopoliio dell’ istruzione, e  la sanità.

La conclusione, che non si legge nel libro, è che gli stati , i vecchi stati sorti nel XIX secolo e o anche prima, ovvero quelle organizzazioni miste di territorio, popolazione, esercito, lingua, costumi ed educazione, leggi e apparato amministrativi e apparati di governo, uniformi per lingua e territorio e popolazione, i cui apparati godono di una legittimazione , un riconoscimento operante dal basso, o meglio ancora sono regolati  da una costituzione, non saranno mai più quelli che lui stesso, egregiamente per oltre mezzo secolo, ha studiato.  E sopratutto che la globalizzazione e la upper tendence di tutte le organizzazioni amministrative, la multi governance, etc.etc. non saranno capaci di assorbire un ‘esigenza insita nella popolazione di veder rispondere ai meccanismi ( vari ) di legitimacy che ogni organizzazione necessita per “governare”.

Tuttavia se è chiara la fine degli stati come li abbiamo conosciuti ,non è altrettanto chiara la fine della democrazia o l’dea di essa sorta nel dopoguerra.

Mancando un’opinione pubblica mondiale ,un unico territorio, e sopratutto un sistema di legittmazione dal basso verso l’alto di tutte le nuove istituzioni regolatrici , gli oltre 40.000 enti pubblico- privati globali regolatori di interessi , devono operare in assenza totale di “judicial review” di comportamenti. Quindi a fronte di un’organizzazione amministrativa “silente”, di multi livello, stenta ad imporsi la corrispondente – auspicata dai tanti clusters lobbysitici –  nuova democrazia globale. il problema è che la traduzione di questa parola in inglese non esprime lo stesso concetto , o vvero le medesime suasioni nelle altre lingue. “New World Order” è percepito in italiano come qualcosa di sinistro, autoritativo, non intellegibile materialmente. Al contrario il lemma, la versione italiana di “nuova democrazia globale” è più efficace. C’è in questo esempio concentrata interamente la prova dell’ inefficienza di una unica lingua globale per esprimere concetti necessari per ” governare”. un’unica lingiua globale potrà esprimere fenomeni di organizzazione di tipo amministrativi ma non democratici.

Invero il contesto, la pubblica  opinione, i fatti, le idee, le religioni le culture, le reazioni, le razze, le lingue, le miscredenze, e i costumi,  è mutevole quanto il cambio del vento,

In “governare gli italiani” Cassese manifesta lo stato di incertezza delle dinamiche attuali ed evita  giudizi definitivi sulla c.d. “satellizzazione”.

Gli Stati sono stati frutto di lotte e di compromessi storici, ma essi, almeno in Europa appaiono prossimi ad evaporare. La democrazia statuale appare una realtà datata.

La fine delle democrazie europee.

L’analisi del Saggio di Cassese pone una domanda e un dubbio : ma chi è il sovrano oggi ? Fin qui tre sono le cause almeno ad fin qui accertate  della fine della democrazia statuale e o degli stati :  in primis la radicale definitiva perdita di legame tra i grandi investimenti industriali  finanziari  con le realtà nazionali ; lo scollamento tra capitale di infliuenza di istituti bancari  con  bandiere nazionali e  il paese dove esse hanno la sede, e infine il peso oramai senza misura delle speculazioni finanziarie e monetarie di tipo  internazionale , e talvolta  intercontinentali. I tre fattori sopra indicati , insieme alle conseguenze di tipo sociale ed economico  producono rapidamente trasformazioni di sistema. Nell’attuale fase di passaggio, diverse  organizzazioni multinazionali,  e individui proprietari di “assets”,  con interessi in tutto il mondo,  influenzano e regolamentano , pur non esercitando  una vera e propria sovranità, i singoli stati. Per la prima volta nella storia delle organizzazioni dei fenomeni sociali  chiamate ” Stato“, si sta assistendo  al fenomeno del mutamento delle loro condizioni strutturali : la sovranità non è  più  un nucleo inscindibile dal concetto di  popolazione e di territorio. La sovranità  è confusa con il concetto di “influenza ” e con il concetto di “regolamentazione” ovvero cede il passo alla Lobbying. Giorgio Ruffolo in un editoriale pubblicato sul quotidiano la Repubblica il 5.03.2012, osservava che da una parte ( nel quadro dei rapporti Unione europea -. stati membri)  esiste  la libertà (assoluta) di movimento del capitale da paese a paese . Dall’altra parte secondo Ruffolo c’è la schiavitù o meglio la soggezione , degli stati edei cittadini, delle società nel loro insieme,  di pagarne  le conseguenze. O meglio la soggezione di milioni di cittadini,   titolari di un obbligazione statuale, di  vederne fluttuare in basso e o in altro il prezzo per effetto di decisioni prese da un signore comodamente seduto su una poltrona a migliaia di km , che spinge clic e vende il titolo di “stato”.  Con la conseguenza di applicare concetti tecnici propri di un bene economico, “fiducia su i mercati” , “spread”  ad entità che hanno funzioni sociali. Di questo regalo , o meglio di questo sistema , Monti è stato l’autore, o uno degli autori, mediante il meccanismo dello sganciamento dell’obbligo di acquisto da parte della Banca d’italia dei titoli di stato e la introduzione della libertà di collocazione degli stessi  sul mercato libero, nel 1980. Nel quadro del Trattato di Lisbona, persone fisiche con le loro lobbies , e i loro comitati (comitatologia)  , sono in  grado di regolamentare il commercio internazionale, le barriere fiscali, le tasse,  le speculazioni finanziarie, spesse volte incrementando il tecnicismo del sistema come in una spirale senza fine. Un esempio è dato dalla mancata  approvazione a livello europeo della Tobin Tax, la legge che tassa le speculazioni di borsa e dei mercati non regolamentati, per effetto dell’azione delle lobbyes , capaci di influenzare centinaia di parlamentari.   Monti ha completato l’opera  avendo  buon gioco nel far approvare una legge nazionale che di fatto si proporrà come apripista per quella europea, riducendo  al minimo gli effetti della tassazione. Vedi ad esempio http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2013/4/21/TOBIN-TAX-Il-doppio-autogol-dell-Italia-che-spiana-la-strada-agli-speculatori/385218/). E’ nel quadro del Trattato di Lisbona  che a livello intergovernativo  vengono decise materie come  le ore di lavoro consentite,il diritto di “stabilimento”  il divieto di fare insurrezione e la legalità della repressione, etc.etc. ma anche  la normativa sulla legalità degli OGM, le regole sull’indebitamento dei singoli stati. Così  facendo le lobbies  “legalizzano” gli  utili del loro propietario ( il loro fatturato  talvolta è di gran lunga maggiore di  quello di uno stato. La General Motors ad esempio fattura 178,3 miliardi di dollari , la Polonia 135,7)   senza più bisogno di leggi nazionali, ragioni di stato, costosissimi apparati burocratici e ambasciatoriali. Basti soltanto pensare che il nostro Ministero delle Attività produttive ha ridotto i propri ranghi da 500 a 28 impiegati nel giro di 5 anni. E sopratutto senza più bisogno di ‘un opinione pubblica. Ma il Trattato ha fatto  “slittare” altre competenze  tipiche di uno Stato a quelle dell’Unione Europea.  E al posto di una maggiore semplificazione, il maggiore tecnicismo ha fatto si che il luogo delle regole sia lontano dalla facile comprensione  dell’uomo medio. Inoltre il  raddoppiamento di enti e di organismi  e di funzioni  e l’uso delle lingue straniere ha aumentato il divario tra chi può rendersi edotto di quanto prodotto a livello di atti legali e chi no. Il  passaggio dalla legge alla legalità  e quindi  dalla democrazia alle tecnocrazie è anche determinato per il fatto che la Commissione EU, organo deputato alla funzione legislativa,   propone  atti legali in nome e per conto dell’ Unione Europea a volte proponendo preventivamente studi e ricerche per adottarli che non possono essere alla portata di ogni europeo. Si è accertato che oltre il 40% dei documenti ufficiali  e delle pagine Web della unione europea sono tutt’ora in lingua inlgese e o francese. Talvolta accade, come nel caso del regolamento in materia di esenzioni anti concorrenza per gli accordi di riassicurazione tra imprese  ( c.d. “Ber” che scade il 31 marzo 2017) , che, presuntivamente simulando una procedura aperta, la  Commissione riceva da   quegli stessi consulenti delle grandi assicurazioni , come KpMG  e altri ,   i commenti e gli studi in materia  più consoni, questi  volti però,  a tutelare le ragioni dei propri importanti clienti (a discapito  delle assicurazioni più piccole ad esempio) . E così  legiferando si propongono esenzioni che possono essere di spettanza solo dei grandi players.  Il gap di democrazia  è mostrato  dal fatto che un singolo cittadino, ammettiamo un titolare di un agenzia di assicurazioni  portoghese,  farà fatica a mandare i suoi commenti in materia ( in inglese) di esenzioni anti concorrenza sui contratti di riassicurazione,  rispetto ad uno studio legale strutturato in 5 continenti, pertanto appare assai poco credibile che si legiferi in nome del popolo sovrano.  L’ Unione Europea  rimane un organo simile ad un insieme di governi e non un soggetto rappresentativo di popoli.  Per comprendere meglio il deficit di  democrazia  basti dire questo : con la Ue, ciò che è legale, non è più automaticamente una legge di uno stato, ma una legge europea.  La Legge europea  non ha più il vaglio  della rappresentatività di un popolo, ma la legittimità  tecnicamente più aderente alle esigenze di  mercato, ovvero di chi si possa permettere uno studio di advisor. A chiudere il complicato quadro europeo del panorama degli atti di tipo legale, e quindi delle fonti di diritto,  ci sono una moltitudine di atti di tipo legale  adottati da organismi eterodiretti ed estranei alle popolazioni che influenzano,   come il Consiglio di Europa – http://www.conventions.coe.int/?lg=it,  la Cedu, La EPO  http://www.conventions.coe.int/?lg=it , l’autorità dei brevetti ( denominata organizzazione del brevetto europeo)  gli  organismi sovranazionali di tipo  intergovernativo come la ICC  http://www.cciitalia.org/arbitrato.htm , ovvero la sede arbitrale internazionale, le autorità regolatrici del mercato e del commercio internazionale,  gli enti certificatori di diritti come l’Oami, l’Omc. Tutte autorità che per virtù di un tecnicismo e per virtù della raggiunta competenza, sono forti  di accordi intergovernativi,  e sostituiscono di fatto,  il potere legislativo ed esecutivo del popolo e sono capaci di  influenzare tramite le direttive adottate,  milioni se non miliardi di vite umane. Chi ha voce in capitolo in tale sistema ? Certamente non certo i lettori di un quotidiano nazionale, nè i fruitori di internet. Ma  meglio ,ce l’hanno  i  “rulers” e le loro tecno-strutture. Ovvero individui singoli, singole multinazionali,  “proprietari” di assets, e o i loro lobbyisti , che si incontrano, condividono gli stessi punti di vista, talvolta si influenzano l’un l’altro,  e  sopratutto agiscono , spostano interessi economici,    senza bisogno di avere un parlamento schierato. Il loro parlamento è il mondo e le loro camere dei deputati  sono i Panels, le Commissioni, le autorità internazionali con tutti i loro esperti tecnici ben schierati. Il problema del potere è diventato semmai  il controllo della stampa e della informazione, ovvero un problema di comunicazione. La rivoluzione tecnologica. Un fenomeno inarrestabile direttamente capace di creare entitità basate sulla comunicazione a scapito del potere delle lobby, è la circolazione delle informazioni tramite le nuove tecnologie, la nuova generazione, e l’ utilizzo sempre più privato della fruizione mediatica. Nel mondo senza confini,  i continenti , le singole comunità sono sempre più interconnesse . la conseguenza è che  le masse, ovvero una opinione pubblica, e lo stesso concetto della stessa, non c’è più, non ci saranno più gruppi di  cittadini, intesi come soggetti di diritto membri di nazioni,  nè  compagini elettorali organizzate secondo gli schemi  tradizionali  dei conflitti di classe (lavoratore / datore di lavoro). bensì individui o gruppi di invidui fruitori di informazioni. Detti  singoli individui se de – strutturati nella rete, possono essere riconosciuti in sottogruppi, ed influenzati dai moderni Influencer. L’influencer nella società dei media è oramai un asset per le aziende di comunicazione e anche una risorsa per l’europa. L’influencer è  un esperto di linguaggio , un editor, un informatico spesse volte proveniente dal mondo del copyrighting , della pubblicità, che lavora 8 ore al giorno partecipando ai blog privati dirottando idee e opinioni talvolte vaghe e confuse del singolo avventore con uno schema fisso. Il consumatore, il creditore, l’associato alla onlus, l’iscritto al partito, possono essere tutti  oggetto di informazioni, e  a loro volta posso essere articolati  in mini lobby  e sotto lobbyes . Questo magma porterà al parlamento elettronico in breve tempo e il gap di democrazia e deficit di potere,verrà automaticamente risolto. Una società globale, una società dell’accesso dove la rete e la comunicazione  sorpassano la soggettività  statuale , e la cittadinanza, che perdono velocemente di senso. Sarà semplice in base al controllo dei dati presentare proposte   credibili. il traffico e il controllo di tutti i dati sarà la nuova atlantide della democrazia. chi controllerà e o sarà in grado di difendere il controllo dei propri dati sarà libero. chi no, no. Al posto degli iscritti ai partiti ,  cittadini di nazioni europee, abbiamo individui , sollecitati dai media, informati delle lingue,   suasi dalla comunicazione , di idee aggreganti , di costumi aggreganti ,     che finiscono in un vortice sempre più magmatico, virtuale , iperconnesso, che perde totalmente di riferimento il mondo reale  delle identità statuali , dei passaporti , delle dogane  e  delle abitudini locali. Capitale , produzione stati e cittadini : un problema di democrazia. La fine dalla democrazia statuale ha visto fondere i vecchi stati del dopo guerra nell’Unione Europea con la firma del trattato di Lisbona. IL tentativo di allargare le competenze del parlamento europeo per equilibrare la capacità di influenza delle oligarchie delle lobbyes contro i cittadini è fallito. L’Unione Europea così come concepita è  un ibrido , un mega apparato confederativo di governi, a  metà tra il mega stato mondiale  e il singolo stato,  un tentativo per il quale , alcuni Stati, organizzati secondo la vecchia dinamica di  popolazione, territorio, sovranità, si sono sentiti di proporre un meccanismo   alternativo . La politica principale  era stata individuata, tramite il coordinamento  delle politiche economiche , e  nella necessità che  molte competenze fossero attratte verso l’alto compartimentandole secondo il principio della “sussidierietà” . L’ Europa in cambio avrebbe dovuto fornire delle  libertà verso il basso.  Ma le libertà  stabilite dal  Trattato  in favore delle quali gli stati rinunciano a delle funzioni, come  la libertà di “stabilimento” , la “libertà di movimento” del singolo lavoratore,  la” libertà di prestazione di servizi” hanno fatto  fatica ad affermarsi come tali.presso il popolo europeo. Ma il passaggio dal mini stato al macro stato ha difettato e sta difettando di poteri centrali a livello monetario e finanziario, di equità  degli stati più ricchi verso gli stati  deboli i cui  apparati mantengono  le loro funzioni mentre i ricchi non vogliono rinunciare al vantaggio competitivo creatosi con il coordinamento dell’euro zona e il blocco dell’inflazione, ri -immettendo nel sistema, il surplus ottenuto tramite le speculazioni sul pagamento  dei debiti altrui. IL meccanismo degli Euro Bond è stato sabotato nella sua originaria concezione. Intere comunità statuali si trovano ancora lungamente a disagio  a causa della non piena “effettività” goduta dai cittadini dell’esercizio di queste libertà ampiamente attribute loro dal Trattato Ue. Uno dei limiti   a  tali ” libertà” e un limite per l’identificazione del cittadino nell’agglomerato universale dell’europa come costituzione vivente, sono   le economie di scala. Una delle soluzioni è di dare all’Europa la capacità di esprimere leggi a tuti i cittadini europei, su tutte le materie in modo da  riequilibrare il conflitto. Ad  esempio ? :  il referendum abrogativo delle leggi dell’europa è spurio, e contorto, allora la la  tassazione  delle transazioni finanziarie    appare più efficace e diretta. Al contrario si vuole far passare  e  trasferire giocoforza  su i cittadini ,  nella logica dello stato- bilancio , il peso del pagamento di tasse sempre più alte. Tasse spacciate come necessarie per la sua stessa sopravvivenza ma che rappresentano il deficit di democrazia, e fanno agire i rulers come veri propri e sovrani. Nel frattempo gli stati occupati dai lobbysti dei rulers, non offrono più alcuna garanzia per i servizi,  la scuola, salute, trasporti, infrastrutture, istituzioni, e non potendo più  assorbirne i costi , come negli anni ’90,  grazie ai rimbalzi del mercato , li trasformano in un debito di bilancio. In questo modo la logica dello stato comunità   viene  superata dalla logica  dell’europa come stato azienda,  ovvero uno stato che  ha  debiti e che fallisce come una s.p.a . Uno stato sempre più leggero, senza apparati  oggi fatto ma in realtà una obsoleta  ordalia di parassiti. Una delle riforme sono i meccanismi di controllo come l’ombudsman. Chi controlla l’ombusdman? tutti sanno che chiunque può denunciare un episodio di mala gestione nell’unione europea. Ma nessuno sa che in caso che l’ombusdman  archivi la pratica nessuno può controllarlo. ( crr. http://www.ombudsman.europa.eu/it/home.faces Questa unione europea è ancora lontana dalla gente e il meccanismo di controllo è farraginoso.  Al di là della legge statuale  l’esito della risoluzione del conflitto è affidato alla legge europea, e quella del mercato, ovvero alla legge del più forte.  Chi potrà tutelare i cittadini sempre più senza guarentigie : contro la corsa verso il fondo dei salari,  dell’istruzione, della compressione del dirittto all’accesso ai servizi gratuiti, e al diritto alla salute ? GLi euro parlamentari come sappiano possono fare poco perché in possesso di limitate informazioni e potere di influenza. Deve essere il popolo europeo a poter contrastare con studi e dossieraggi l’agenda segreta in favore delle lobby delle varie COMMISSIONI.  M5s A conferma di quanto sopra da un punto di vista politico il successo del M5s è basato sul riscatto del singolo individuo. Il  riscatto promesso  è innanzitutto  riavvicinare le istituzioni , comprese quelle europee, al concetto di   democrazia, e allontanarlo da quello di oligarchia. Abolire Il divario  immeritato dei cittadini europei. Un sondaggio dell’Istituto Emnid in Germania, rivela infatti che il 26% dell’elettorato sarebbe pronto a votare una formazione politica che si presentasse alle elezioni per la Cancelleria del 22 settembre con un programma anti euro. Una formazione politica del genere e’ nel frattempo sul punto di nascere, poiche’ a meta’ aprile verra’ costituita a Berlino “Alternative fuer Deutschland” (AfD), tra i cui membri fondatori figurano esponenti del mondo universitario, dei media e dell’economia. L’Europa delle vecchie democrazie partitiche con i loro difetti e i loro pregi, l’europa dei partiti delle banche ,  dentro e oltre le loro fievoli ragioni storiche e filosofiche e  religiose, ed economiche è arrivata alla fine. LA NUOVA EUROPA Dove  porterà questo cambiamento ? Verso una voluta e mirata disgregazione? , verso un ‘agenda di tagli agli sprechi  che conserverà  una  mera logica aziendale ?,  che metterà definitivamente  in crisi non soltanto le basi della democrazia statuale e sociale, ma anche l’esistenza dello Stato stesso, ponendoci soli davanti ad un futuro oscuro ? La speranza invece è che ottenuto il cambio dei vertici europei , le istituzioni europee diventino un luogo per una politica in comune di tutti i cittadini europei finalmente protagonisti. Protezione dei dati personali, immigrazione ius soli, sanità pubblica europea, tobin tax, punitive damages,e altri diritti sociali,  che vanno allargati a tutti. Il conflitto tra Capitalismo e Democrazia è destinato   a risolversi con diversi equilibri ,  il superamento degli attuali equilibri economici,   porterà ad un nuovo assetto  più convincente. Tertium non datur.  einaudi a sua insaputa  La democrazia in Europa è   stata una conquista storica. Il passaggio dalla democrazia  alla tecnocrazia significa un sistema, dove la voce forte la fa chi detiene il meccanismo di conocenza delle leve giuridiche sempre più complesse, emiliano v. avvocato   1]See. http://www.pbs.org/empires/thegreeks/background/48.html   A year after their defeat of Athens in 404 BC, the Spartans allowed the Athenians to replace the government of the Thirty Tyrants with a new democracy. The tyranny had been a terrible and bloody failure, and even the Spartans acknowledged that a moderate form of democracy would be preferable. As a system of government, democracy quickly spread to a number of other leading city-states, despite the authoritarian grip of Sparta on the Greek world. However, Sparta’s dominance was not to last. Overextended and unable to adjust to new battle techniques, in 371 BC Spartan hoplites suffered their first major defeat in 200 years at the hands of the Theban general Epaminodas. Only a decade later Sparta had been reduced to a shadow of its former self. But Thebes’ dominance of Greece would be short-lived. A new power had begun to assert its leadership over the country: Macedonia. Once a backwater, the Macedonian king Philip II had turned his country into a military powerhouse. Philip’s decisive victory came in 338 BC, when he defeated a combined force from Athens and Thebes. A year later Philip formed the League of Corinth which established him as the ruler, or hegemon, of a federal Greece. Democracy in Athens had finally come to an end. The destiny of Greece would thereafter become inseparable with the empire of Philip’s son: Alexander the Great. See also  https://www.princeton.edu/~achaney/tmve/wiki100k/docs/Athenian_democracy.html Athenian democracy developed in the Greek city-state of Athens, comprising the central city-state of Athens and the surrounding territory of Attica, around 508 BC. Athens was one of the first known democracies. Other Greek cities set up democracies, and even though most followed an Athenian model, none were as powerful, stable, or as well-documented as that of Athens. It remains a unique and intriguing experiment in direct democracy where the people do not elect representatives to vote on their behalf but vote on legislation and executive bills in their own right. Participation was by no means open, but the in-group of participants was constituted with no reference to economic class and they participated on a scale that was truly phenomenal. The public opinion of voters was remarkably influenced by the political satire performed by the comic poets at the theatres.[1] [2][2]See also TRANSNATIONAL LEGAL APPROACHES TO ADMINISTRATIVE LAW: CONCEPTUALIZING PUBLIC CONTRACTS IN GLOBALIZATION in  Rivista Trimestrale di Diritto Pubblico, fasc.1, 2014, pag. 1 Stephan W. Schill [3](Montdidier August 12, 1737 – December 13, 1813)  Augustine Parmentier  a French nutrionist  influencer,  who first commercialized  potatoes in French during  the XVIII centuries together   with their  optimistically benefits.   His many other contributions to nutrition and health included establishing the first mandatory smallpox vaccination campaign (under Napoleon beginning in 1805, when he was Inspector-General of the Health Service) and pioneering the extraction of sugar from sugar beets. Parmentier also founded a school of breadmaking, and studied methods of conserving food, including refrigeration. [4]  (3) J-B. Auby, La bataille de San Romano. Réflexions sur les évolutions récentes du droit administratif, in AJDA, 2001, p. 922 ss.   Per  Jean-Bernard Auby,   I fattori causali di tale destrutturazione, secondo il giurista francese, sono connessi a tre logiche nuove, affermatesi a partire dagli anni settanta dello scorso secolo: «un mouvement de globalisation du monde, un mouvement de désétatisation de la société, et un mouvement de décentralisation du pouvoir»; il diritto amministrativo, come diritto del «volto amministrativo» del potere, ne ha sentito il peso, prestandosi alla raffigurazione come oggetto di una sorta di assedio che va guardato secondo piani prospettici distinti, vale a dire non solo dall’alto e dal basso, ma anche lateralmente. In particolare, innanzitutto l’impatto della globalizzazione ha comportato un movimento di internazionalizzazione del diritto amministrativo, in forza del quale da un lato «on a assisté dans les dernières décennies à une intrusion massive de normes et standards externes dans notre droit administratif», dall’altro lato si è formata una pressione sul sistema nel senso della omogeneizzazione dei concetti e delle soluzioni, che hanno complessivamente prodotto l’effetto di «une perméabilisation du système» stesso. In secondo luogo, il «double mouvement de réduction de l’espace de l’Etat au profit de celui du marché, et de réduction de l’espace de l’Etat au profit des citoyens» ha combinatamente prodotto sul diritto amministrativo effetti di privatizzazioni e deregolazioni, di incremento della «democrazia amministrativa» e «inflazione» del contenzioso con l’amministrazione, ove la trasformazione ha operato nel senso di «rendre plus “satisfactoires” les décisions» del giudice amministrativo. In terzo luogo, il movimento di contestazione della centralizzazione del potere si è sdoppiato in una duplice direzione, l’una di «démultiplication de l’appareil d’Etat», di cui la creazione di autorità amministrative indipendenti è la manifestazione più evidente, l’altra di «décentralisation territoriale», la quale ultima ha comportato che si è venuto a formare un diritto amministrativo locale che si è separato dal diritto amministrativo statale, dando altresì corpo ad «une étonnante efflorescence contractuelle». In Massera  IL CONTRIBUTO ORIGINALE DELLA DOTTRINA ITALIANA AL DIRITTO AMMINISTRATIVO (*) Dir. amm., fasc.4, 2010, pag. 761 ALBERTO MASSERA . [5]See” LA CONTRIBUTION DU DROIT À LA DÉTERMINATION DE L’IDENTITÉ DE L’UNION EUROPÉENNE (*) Dir. Un. Eur., fasc.3, 2011, pag. 585 Prof. Paolo Mengozzi  who says “Les règles d’une telle entité, dans leur champ d’application, limitent l’exercice des compétences et l’efficacité des organes législatifs et judiciaires étatiques et engagent ces derniers à coopérer avec la Cour de Justice pour assurer aux personnes physiques et morales le respect des droits qui leurs sont conférés par le droit de l’Union. Ce changement de la société politique où nous vivons et, par conséquent, de son identité, s’est réalisé puisque l’intégration européenne a été et continue à être considérée comme étant apte à faire face à la globalisation….La conséquence qui a découlée pour l’affirmation de l’identité de l’Union européenne est que cette dernière se caractérise amplement par la poursuite de finalités, non uniquement de prévention des risques que la globalisation peut comporter, mais aussi de maintien d’une fonction sociale au marché, en subordonnant les phénomènes qui peuvent se déterminer dans ce dernier à la sauvegarde de la dignité des personnes qui, ce n’est pas par hasard, est considérée être la pierre angulaire de l’ordre juridique de l’Union tout entier (32) . IX. Doit-on estimer, comme je me le suis demandé dans me propos introductifs, que l’identité acquise par l’Union au fil du temps a été ternie suite à l’insuffisante efficacité que la politique étrangère et de sécurité commune a montré face aux récents évènements ayant affecté les pays d’Afrique du Nord et à la faible attention que les institutions et les Etats membres de l’Union ont montrée à l’égard des exodes massifs qui s’en sont suivi, vers quelques Etats membres de la Méditerranée? L’impression qui a pu en être tirée à cet égard n’a certainement pas été positive. On ne peut toutefois pas négliger le fait qu’avant les évènements actuels l’Union a pris soin de prévoir sa propre action en matière d’immigration.”

28/04/2014

CHI COMANDA A BRUXELLES ? LA LOBBY DELLE SCOMMESSE FINANZIARIE.

Lobby cover

Pubblichiamo ancora e per intero la bellissima inchiesta di F. micheletti, della testata online l’inkiesta

 C’ è ancora qualche dubbio su cosa ispiri la legislazione Europea ? Noi crediamo siano gli affari,pur di per sè legittimi,  legati alle materie da trattare affidate alla Ue, e alla influenza , incostrastata degli stakeholeders.

Allora ecco alcune domanda legittime che  i giornalisti nostrani “esperti di europa” omettono ai politici aspiranti seggiaoli e poltronisti del futuro PE .

NOIEUROPA : …è ” quale è il senso della nuova organizzazione  sovra statuale di derivazione globale quale è l’unione europea ? ” Ha senso di parlare di evoluzione necessaria, ineluttabile degli stati un tempo sovrani ? chi sono i king maker oggi  a Bruxelles? Come potranno i cittadini vedere riconosciuto un ruolo diverso da quello dei tifosi di calcio davanti alla Pay tv,  allorquando il prossimo maggio verranno chiamati alle Urne per le elezioni del prossimo PE senza un potere requilibratore del influence power delle lobbies   ? Era questo il senso del progetto federalista di SPINELLI ?

E’ dunque necessario dotare la Ue di una nuova la legittimazione dal basso prevedendo dei FONDI per dotare le ONG di experts in grado di requilibrare il potere di law making in favore dei cittadini ?

Alcune risposte le troviamo nell’articolo seguente che ripubblichiamo (http://www.linkiesta.it/cosi-lobby-delle-banche-protegge-i-derivati-sporchi)

“Così la lobby delle banche protegge i derivati sporchi

Le lobby finanziarie mettono a segno un altro colpo:  «La Commissione europea esaminerà attentamente la possibilità di proibire le vendite allo scoperto puramente speculative sui Cds sovrani» aveva detto Barroso. Invece l’Ecofin di ieri ha approvato un testo annacquato. Per annacquare le leggi in arrivo occorre il giusto mix di azioni che prendano di mira sia i funzionari che i parlamentari europei. E il giusto mix si impara allo European Training Institute, la scuola di lobbying per tutte le esigenze. Per vedere la mappa delle lobby attive a Bruxelles clicca sull’infografica qui sotto.

Francesca Micheletti
pubblichiamo ancora e per intero unabellissima inchiesta della testata online l’inkiesta
BRUXELLES – Un anno fa sembravano tutti sul piede di guerra. «La Commissione europea esaminerà attentamente la possibilità di proibire le vendite allo scoperto puramente speculative sui Cds sovrani», aveva tuonato Barroso nel marzo del 2010, durante uno dei picchi del panico-Grecia. Oggi le posizioni i Bruxelles si sono alquanto ammorbidite. Dopo il meeting dei ministri delle finanze della Ue di ieri (leggi il comunicato) il settore sta già tirando un sospiro di sollievo. Perché un bando totale sui Credit default swaps “nudi” non ci sarà.

Ancora una volta è merito (anche) dell’azione di “lobbying discreto” – come lo definisce l’FT – da parte dell’industria finanziaria, che a Bruxelles – soprattutto dall’autunno del 2008 – ha schierato l’artiglieria pesante. Secondo una mappa compilata da Corporate Europe Observatory (CEO), osservatorio sul lobbying, le postazioni del settore finanziario sono tutte dislocate nel cuore del quartiere europeo, tra il Rond Point Schuman, dove siedono Consiglio europeo e una parte della Commissione, e la Place du Luxembourg, antistante il parlamento europeo. Un insolito giro turistico organizzato periodicamente dall’Osservatorio individua una decina di punti focali del lobbying finanziario. Sono associazioni, think tank e organi di rappresentanza dove alla fine girano sempre gli stessi nomi dei big della finanza globale, da Goldman Sachs, Jp Morgan e Bank of America Merrill Lynch, fino a Deutsche Bank, passando per Bnp Paribas, Barclays e Unicredit. Obiettivo comune: influenzare lepolicies che escono dal Direttorato generale al mercato interno, presieduto dal francese Michel Barnier.

Per farlo, occorre il giusto mix di azioni che prendano di mira sia i funzionari incaricati di redigere i testi legislativi in Commissione, sia i parlamentari europei, sia le rappresentanze degli Stati membri che siedono in Consiglio. Il giusto mix si impara allo European Training Institute, la scuola di lobbying per tutte le esigenze. Situata in rue Froissart, l’istituto organizza corsi di ogni genere relativi agli affari europei e i suoi cervelli più promettenti vanno spesso ad ingrossare le fila della società di consulenza del piano di sotto, la Clan Public affairs. Lezione numero uno: «assicuratevi un posto negli expert groups nominati dalla Commisione. Solo così avrete modo di dominare l’agenda fin dall’inizio».
Nelle aree dove regna il tecnicismo, infatti, i gruppi di esperti vengono consultati in fase di formulazione della prima bozza di una direttiva. Secondo l’Osservatorio, che da tempo studia i comportamenti delle lobby bruxellesi, l’80% della legislazione proposta dalla Commissione non cambia dopo i successivi passaggi del suo iter istituzionale. Lo sanno bene anche i rappresentanti dei gruppi di interesse del settore finanziario, che infatti possono essere avvistati al Centro congressi Borschette, qualche numero civico più avanti, dove si tengono abitualmente gli incontri degli expert groups.

Tra gli esperti si trovano spesso rappresentanti della potente Isda, la International Swaps and Derivatives Association, che per raggiungere il Borschette devono fare qualche passo rispetto alla sede in square de Meeûs, vicino al Parlamento. Non potrebbe invece avere postazione più centrale City of London, la lobby ombrello della finanza londinese, che si trova esattamente in Rond Point Schuman, equidistante da Commissione e Consiglio europeo, con vista sui ministri che sfilano prima dei summit. Da qui la City combatte la sua battaglia contro il rischio di una regolamentazione troppo stretta di hedge funds e private equity. Spesso spalleggiata da Evca (European Venture Capital Association) che agisce da una posizione più defilata, la Bastion Tower di Place du champ de Mars, per rappresentare gli interessi di pesi massimi del private equity. A loro si affianca la Alternative Investment Management Association (Aima), i cui membri sono reduci da un pesante sforzo non troppo riuscito per modellare la direttiva sui gestori di fondi alternativi (la Aifmd). Un deputato europeo ha raccontato di aver avuto da solo ben 193 incontri con i rappresentanti dei gestori durante la gestazione della direttiva.

La più classica e antica delle rappresentanze è la European Banking Federation (Ebf), l’organizzazione ombrello attiva dal 1960 che rappresenta le associazioni bancarie degli Stati membri, compresa la nostra ABI. Da sola, la Ebf dichiara una spesa di 1 milione di euro all’anno per il lobbying. Ci sono poi occasioni e sedi create ad hoc per oliare la relazione fra industria finanziaria e policymakers. Ad esempio lo European Parliament Financial Services Forum, a cui i lobbisti accedono pagando 8.000 euro all’anno per condividere pranzi, cene, cocktail e conferenze con deputati europei, con i quali scambiare vedute sul futuro della finanza continentale. Altra sede di incontro e coordinamento di alto livello è la European Financial Services Roundtable, a cui prendono parte gli a.d delle maggiori banche europee, e dove per l’Italia siedono Federico Ghizzoni di UniCredit e Sergio Balbinot di Generali. C’è infine la Association for Financial Markets in Europe (Afme), che mantiene solo una sede a Londra, e nel cui board siedono anche Gianluca Cugno, a capo della divisione Capital markets di Banca Imi, e Michele Faissola, a capo delle Rates and Commodities di Deutsche Bank.

Le sigle continuano, e sembrano rispecchiare attualmente una certa tensione fra Regno Unito, terrorizzato dalla iper-regolamentazione, e la Francia, che si è conquistata diversi posti chiave all’interno delle istituzioni e dal lato lobbying domina uno degli eventi più importanti dell’anno: l’Eurofi Financial Forum, creatura dall’ex governatore della Banca centrale francese, Jacques de Larosière, che con l’omonimo rapporto del 2009 gettò le basi per la futura architettura di supervisione finanziaria della Ue.

È francese anche Thierry Philipponat, fresco di nomina a capo di una nascente organizzazione che da sola sfiderà le lobby finanziarie: Finance Watch. Nata da un’iniziativa di un gruppo di parlamentari europei stanchi di parlare solo con banchieri, e sostenuta da una trentina di associazioni in tutta Europa, la Ong ha un unico obiettivo dichiarato: fare da contraltare alle argomentazioni dei lobbisti della finanza. Reduce da un’esperienza ventennale a Ubs, Bnp Paribas e vari istituti fra Londra, Parigi e New York, Philipponat spiega il suo compito con un esempio: «Qualche tempo fa Isda ha piazzato un editoriale sul Financial Times dove spiega che i Cds sul debito sovrano sono essenziali per abbassare il costo del denaro, e che vietarli avrebbe conseguenze negative sulle tasse di tutti i cittadini europei”. Prosegue: “Ebbene, nessuno è riuscito a ribattere con argomentazioni tecniche. L’obiettivo di Finance Watch è proprio questo: combattere ad armi pari rappresentando gli interessi dei cittadini e consumatori».

01/04/2014

IL MALE D’EUROPA : LA LOBBY

 

banche lobby

http://www.lobbyingitalia.com/2014/02/la-citta-delle-lobby-il-caso-bruxelles/

Riportiamo per intero un ottimo articolo per fare capire come funziona la realtà europea. Fate molta attenzione. BUONA LETTURA !!

“Un esercito di 30 mila persone. Un giro d’affari da un miliardo l’anno. Così i lobbisti condizionano gli europarlamentari. Pensando al voto

Stati che devono rifarsi un’immagine o che giostrano interessi privati invece che pubblici; multinazionali che si battono per modifcare una direttiva o annacquare un regolamento; alti funzionari che cambiano casacca, escono dalla Commissione e giurano fedeltà all’impresa; uffci di avvocati che dribblano le più elementari regole sulla trasparenza; think tank che sfornano rapporti “indipendenti” anche se vivono grazie a munifci sponsor; sindacati, associazioni di consumatori ed ong che entrano nell’arena decisionale europea agguerriti ma con meno munizioni dei loro rivali… Non è il Far West, è Bruxelles, dopo Washington la seconda città più lobbizzata del mondo. «Le lobby sono come la stampa gratuita, se vi danno informazioni gratis vuol dire che il prodotto sei tu. Sei tu, deputato, funzionario, diplomatico, commissario, quello da convincere», spiega, sorridendo, il lobbista di un grande gabinetto brussellese che, come tutti i colleghi, si prepara a modo suo alle elezioni di maggio quando arriveranno nuovi eurodeputati da avvicinare, blandire, convincere e che avranno oltretutto il compito di nominare il presidente della Commissione. L’arte di infuire sul processo decisionale, nella capitale comunitaria, è un affare da oltre un miliardo di euro l’anno, specchio fedele di un potere, quello europeo, in costante crescita e che incide sull’80 per cento delle politiche nazionali e su un mercato di 500 milioni di consumatori. L’impatto di quello che si decide nel triangolo formato da Commissione, Parlamento e Consiglio Ue supera però di molto le frontiere dei 28 Stati membri. Nel 2012 Hillary Clinton, allora Segretario di Stato, si impegnava in prima persona in una attiva lobby a favore del shale gas in Europa e lo faceva con successo visto che la Commissione Ue, lo scorso 22 gennaio, lasciava gli Stati liberi di gettarsi in questo mercato con grandi vantaggi per le compagnie nordamericane. Una decina di anni prima era Colin Powell a provare a fare di tutto (stavolta con scarso successo) per bloccare il regolamento comunitario Reach sulla chimica.
Imprese e multinazionali da tutto il mondo e governi rampanti, su tutti Russia e Cina, sono di casa a Bruxelles. «Possiamo contare tra i 15 e i 30 mila lobbisti. Un’attività molto lucrativa che è aumentata costantemente dagli anni Novanta», spiega Martin Pigeon di Corporate Europe, una ong – di fatto una lobby contro le lobby – che si prefgge di iniettare trasparenza nella meccanica comunitaria. «I due terzi dei lobbisti», conteggia Pigeon, «lavorano per interessi commerciali privati, il 20 per cento difende interessi pubblici, come Stati, Regioni o Comuni, e il 10 la società civile organizzata.Basta conoscere queste cifre per notare che c’è un problema di sproporzione dei mezzi». La bilancia si può invertire se il dibattito su una direttiva o una politica diventa pubblico: «Ogni volta che una tematica resta tecnica ed interna, la società civile perde, ma se esce sui media, allora anche i cittadini possono incidere, scrivono agli eurodeputati, diventano massa critica. Il rapporto di forza si inverte». A volte succede. Il 22 gennaio il Commissario Ue al commercio estero Karel de Gucht decide di sospendere i negoziati su alcuni capitoli del TTIP, l’Accordo di Partenariato commerciale tra Ue ed Usa, di fatto la più importante intesa economica del pianeta che punta a integrare due mondi con standard legali e commerciali differenti promettendo benefici per oltre 500 miliardi di euro. De Gucht ha detto stop per lanciare una consultazione pubblica di tre mesi perché i negoziati, condotti nell’assoluta discrezionalità, rischiavano di sollevare un’ondata di indignazione popolare pari a quella che ha fatto naufragare l’Acta, l’Accordo internazionale anticotraffazione e pirateria. «Le ong si lamentano sempre contro le lobby, ma anche loro sono potenti a Bruxelles», sbotta un funzionario della Commissione Ue vicino ai negoziati. In molti altri casi le cose vanno diversamente. Il 13 dicembre scorso la Commissione Ue doveva presentare i criteri di identifcazione dei perturbatori ormonali, accusati di danni alla salute (tumori e fertilità) e all’ambiente, ma sotto la pressione dell’Acc, l’American Chemistry Council, del Cefc, la federazione Ue della chimica, e di Croplife, che difende l’interesse dei produttori di pesticidi e che conta tra le altre Basf, Bayer, Monsanto, Syngenta, la decisione è stata rimandata sine die. Stesso discorso per il regolamento CO2 auto, annacquato nei suoi obiettivi e soggetto ad una feroce lobby da parte dell’industria delle 4 ruote, con tanto di lettere segrete inviate dai costruttori tedeschi all’allora Commissario Ue all’industria, il teutonico Gunther Verheugen. Non solo: il 95 per cento degli emendamenti arrivati al Parlamento Ue sulla proposta di regolamentazione sui gas fuorurati, quelli di frigoriferi e condizionatori, estremamente dannosi per l’effetto serra, erano stati dettati dai lobbisti.”
segnaliamo anche
“la lobby delle banche e i derivati”
www.linkiesta.it/cosi-lobby-delle-banche-protegge-i-derivati-sporchi
NOIEUROPA
23/03/2014

IL SIX PACK VIOLA LA CEDU ?

cour-europeenne

Il “fiscal compact”, il “six  pack” , il porcellum  e altre amenità pseudo legali, approvate dal Parlamento Italiano, incidono  sulla libera determinazione della democrazia degli Stati ?

Per tali ragioni è fondato un ricorso a STRASBURGO, impugnando la CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI (c.d, CEDU ovvero la Carta dei DIRITTI UMANI ) con condanne esemplari per  violazione internazionale del diritto degli italiani a vivere in una democrazia eletta tramite libere elezioni ?

 Tutto ciò non solo è possibile,  ma legale, infatti, la denuncia contro  abusatori di democrazia è presentabile in base ed ai sensi e per gli effetti dell’art. 3 protocollo n°1 della Carta dei Dirtti Fondamentali “Article 3 of Protocol No.1 Everyone has the right to elect the government of his/her country by secret vote. Without this right there can be no free and fair elections. It guarantees the citizens’ free expression, the proper representativeness of elected representatives and the legitimacy of the legislative and executive bodies, and by the same token enhances the people’s confidence in the institutions.”

Un giudice a Strasburgo si troverà, nel frattempo mandiamo a casa questa classe dirigente con le elezioni Europee e restituiamo agli italiani il diritto all’autodeterminazione del loro destino….

 

03/01/2014

L’EUROPA DA RIMUOVERE

europa grillo emiliano varanini2

Con un ‘economia che grazie al mercato unico unisce 28 paesi, La UE ha una produzione di beni e servizi (PIL) che  supera oramai quella degli USA (PIL dell’UE nel 2012: 12 945, 402 miliardi di euro).

Pur contando  solo il 7% della popolazione mondiale,  Gli  scambi commerciali della UE rappresentano circa il 20% delle esportazioni ed importazioni mondiali. l’UE senza mezzi termini è il più grande blocco commerciale al mondo, rappresentando il 16,4% delle importazioni a livello mondiale nel 2011. Seguono gli Stati Uniti con il 15,5% delle importazioni totali e la Cina con l’11,9%. L’UE è anche il maggiore esportatore, rappresenta infatti il 15,4% di tutte le esportazioni, davanti alla Cina (13,4%) e agli Stati Uniti (10,5%).

A fronte di questi dati economici impressionanti, la struttura amministrativa e di governo e quella di rappresentanza non collimano con la volontà elettiva del popolo europeo ed è ancora troppo farraginosa e poco trasparente.  Con il risultato che i cittadini si trovano impotenti di fronte ad un meccanismo complesso come quello composto da Consiglio , COMMISSIONE e il PARLAMENTO.

Le elezioni  del prossimo maggio 2014 del Parlamento Europeo, sono un ‘occasione per approfondire qualcosa sul dibattito sul senso complessivo dell’intera architettura EUROPA.

Quella che segue è  una breve disamina, o meglio una introduzione ad un futuro documentario dal titolo ”  viaggio del cittadino intorno le istituzioni europee“.

Esso  porterà a riconsiderare alcuni capisaldo, anche un po’ romantici , come la storia di ventotene e del piano schuman,  che tra i teorici si sono  sedimentati costringendo a rinverdire certi giudizi su certi meccanismi della UE, e arrendersi alla loro quotidiana cruda realtà :

l’ Unione Europea oggi non è sogno, nè una speranza , ma un concretissimo  gigantesco meccanismo regolatore di interessi eo diritti esclusivi di grandi players pubblici eo privati con una evidente discriminazione nei confronti di chi , come il singolo privato cittadino, non può e o non è a conoscenza dei meccanismi necessari per influenzare le dinamiche della produzione legislativa.

Dalla visuale del singolo uomo o della singola  donna , dal proprio angolo di Europa, dal proprio ufficio, dalla propria casa, L’Europa  è più che altro un pianeta in orbita.

L’europa da rimuovere.


Il dibattito.

l’Europa è sinonimo di fallimento ovvero un’idea ancora valida ?

Quali sono i motivi che hanno portato in questi anni a considerare fallimentare il sogno di un’europa unita e federale , il sogno di Schuman, Monnet e di Spinelli ?

Sono realmente esistiti questi personaggi , hanno veramente sognato l’attuale assetto ?

Il dibattito è stato manipolato ad arte dirottando l’attenzione su i grandi temi che in realtà sono propri delle politiche macro ecnomiche e su i meccanismi debito  credito  degli stati nazionali, oltre all’assenza di una politica estera e di sicurezza comune, all’egoismo della Germania che non vuole ridistribuire i benefici tratti dall’ uso  della moneta comune reimmettendo nel sistema europeo il surlplus creato da i prestiti al tasso a lei conveniente  e come quello della  rigidità dei fondamentali di tasso interesse ed inflazione  oppure se sia giusto opporsi all’adozione degli Eurobond.

Segue poi il tema dela possibilità di fronte comune delle nazioni euro- meridionali  per proporre misure immediatemente volte alla crescita .

Ma nulla del dibattito  ha mai regolarmente riguardato il tema della necessaria importanza di  limitare lo strapotere dei meccanismi di “lobbying” e di “influencing” in favore delle big companies (banche assicuraioni e Ogm producer e speculatori finanziari su tutti ) e di avvicinare l’europa alle  piccole medie imprese e sopratutto degli interessi , con leggi più eque , dei cittadini  .

 Per questo e molto altro segue la breve introduzione,  in vista delle elezioni del 2014 per approfondire ciò che va cambiato da ora in avanti in Europa.

La COMMISSIONE DELLA COMUNITA’  EUROPEA.

La Commissione europea è l’ organo esecutivo e promotore del processo legislativo.  È composta da un delegato per stato membro, ovviamente ogni delegato viene espresso dalla nazione , come in Italia. La nomina avviene con un doppio passaggio che prevede in primis il gradimento del solo Governo italiano  ovvero dei delegati al Consiglio ( organo di capi di stati e di governo) , anche se il TUE ( trattato unione europea)  il TFUE ( trattato sul funzionamento) prevedono di tenere conto dei risultati delle elezioni al PE, mentre in altri paesi il passaggio è parlamentare. Un esempio:  sapevate ad esempio che    ANTONIO TAJANI è stato il Commissario della neo DG TRASPORTI E TURISMO nel 2008  VICE PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE oltreché COMMISSARIO  nel 2009 !!!  subentrando a FRATTINI, non ostante che il Trattato sul funzionamento della UE, e  la COMMISSIONE,  richieda a ciascun delegato la massima indipendenza dal governo nazionale che lo ha indicato.!?? Poi c’è la conferma del Parlamento Europeo che può , ma la legge è nuova, sollevare un audizione per verificare la idoneità all’incarico del proposto commissario. Sullo stato dell’arte del concetto di indipendenza della attuale COMMISSIONE, per l’ Italia abbiamo il governo che tramite il Consiglio  “esprime” il Commissario,  al contrario di quanto prevede la richiesta indipendenza E così abbiamo   un commissario al secondo mandato come TAJANI , quale garante di indipendenza della nomina, non ostante sia  noto essere stato il medesimo oltre che un esponente del Partito Monarchico italiano, successivamente  il fondatore di FORZA ITALIA nel 1994 e che la sua nomina avvenne per gradimento dell’allora PRESIDENTE Del CONSIGLIO.  E’ ovvio che occorre riformare e  prevedere per l’italia un passaggio parlamentare. La Commissione rappresenterebbe e tutelerebbe gli interessi dell’Unione europea nella sua interezza; avendo il monopolio del potere di iniziativa legislativa, propone l’adozione degli atti normativi comunitari, la cui approvazione ultima spetta al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Unione Europea. Anche se come è noto e come verrà approfondito in altre sedi, il grosso delle proposte di direttive di regolamenti  avviene su proposta congiunta della COMMISSIONE e del CONSIGLIO, si che l’assottigliamento dei  poteri del PARLAMENTO ITALIANO a scapito delle leggi europee, fa si che  il popolo europeo tramite i suoi rappresentanti eletti al Parlamento alla fine si trovi un potere concreto, molto limitato , di poter emendare provvedimenti che nascono più dai comitati intergovernativi dove sono soliti fare carriere che obbedisce le lobbies forti di banche e d assicurazioni , ritrovandosi solo il potere di emendare. Come se ciò non bastasse, la COMMISSIONE (espressione di indipendenza ?!)  è’ anche l’esecutivo della UE del Trattato di Lisbona, ed  è responsabile  dell’attuazione delle decisioni politiche da parte degli organi legislativi e gestisce i programmi UE e la spesa dei suoi fondi.

Breve storia della Commissione.

Come è noto la prima Commissione creata con il Trattato di Roma del 1957 fu rappresentata dal Tedesco Hallstein.

I libri santificano e narrano in modo edulcorato quella che fu la storia gloriosa del processo di unificazione europea,  macchiato   definitivamente dall’obbrobrio del Trattato Lisbona.

CECA, Alta autorità , Corte di giustizia sono descritti come miti sacri e proposti nei libri di testo , spesse volte scritti da chi ne aveva fatto parte,   come dotati di un ‘ augustea e aurea fama.

Tuttavia va riconosciuto che le prime amministrazioni , tra cui la prima Commissione. erano dotate di un certo grado di indipendenza dai governi e di efficientismo e originalità nel trovare soluzioni a problemi di grande dimensionamento.

Il successo della COMMISSIONE HALLSTEIN fu la base per la unificazione dei tre allora esistenti esecutivi europei .

Alta autorità della CECA, Commissione della CEE, e Commissione dell’EURATOM, che coesistettero fino al 1º luglio 1967, furono unite dal Trattato di fusione che portò a combinarli in un unico organismo, la Commissione delle Comunità europee, (oggi estinta e sostituita per effetto del Trattato di  lisbona) e  presieduta dal belga Jean Rey.

La Commissione Rey portò a compimento l’unione doganale nel 1968 e si impegnò per l’elezione diretta del Parlamento europeo

Inizialmente il progetto di SCHUMAN di MONNET e degli altri teorici , prevedeva la creazione di  un organo esecutivo della Comunità Economica Europea per guidare il processo di avvicinamento delle politiche doganali verso l’obiettivo della unificazione dei mercati.

 SI decise per la creazione di un organo amministrativo formato da una  classe oligarchica e aristocratica di amministratori , selezionata tra   cittadini di elevato rango sociale, dotati di un alto profilo ,  spesse volte di  nobili,   formalmente o meno decaduti dai loro blasoni nelle nascenti democrazie del dopoguerra, tutti dotati di alta educazione e  di multilinguismo oltre che di un profilo  internazionale.

Un’alta, altissima amministrazione, quindi,  in parte anche proveniente dalla precedente comunità del carbone e dell’acciaio (CECA) ,  dotata  di  esperienza, cultura e bon ton  diplomatico.

Così nasceva la prima COMMISSIONE ,  i cui funzionari erano assunti per chiamata diretta e o al più tramite  un miniconcorso, riservato ai pochi eletti.

Se è vero che le amministrazioni sono fatte per lo più da uomini, in un contesto di crescita economica , la prima Commissione si distinse per creare le basi per l’integrazione dei mercati europei -. Erano gli anni 50 e 60  e così realizzare l’unione doganale e le tre libertà previste dal Trattato di ROMA (56)  circolazione merci, lavoratori e di stabilimento.

La Commissione Europea dell’epoca era inserita nel quadro della Comunità economica europea , fissata dal Trattato di Roma , mentre  l’atto unico Europeo e poi Maastricht allargarono l’Europa alla PESC , alla GAI ( giustizia e affari interni ) e a SCHENGEN , creando la famosa Europa dei TRE PILASTRI

IL CONSIGLIO, un comitato diventato ISTITUZIONE.

Negli anni ’80 e ’90 dunque con la firma  dell’ Atto Unico Europeo(1987) viene regolarizzata e legittimata la funzione dell”altra importante istituzione che oggi pare addirittura ineluttabile per il Trattato di Lisbona e dotata del potere di iniziativa legislativa,  il Consiglio  !!

Il Consiglio è in realtà il luogo dove i capi di stato e di governo dei paesi che aderivano alle comunità (cd. vertici europei) e soprattutto i loro tecnici,  tenevano riunioni per lo più informali, senza una cadenza prestabilita- Lo scopo era quello di riunirsi al di fuori del contesto comunitario, a livello di conferenza internazionale per dare nuovo impulso alla cooperazione politica, prescindendo dalle formalità e dalle lungaggini del procedimento comunitario.

 Le regole di funzionamento, inizialmente non previste dai trattati, hanno assunto con il tempo un carattere più formale e sono state definite nel corso di alcune riunioni del Consiglio Europeo stesso (Londra 1977, Stoccarda 1983). Nei trattati comunitari il Consiglio Europeo figura per la prima volta con l’Atto Unico Europeo che all’art. 2 ne ha consacrato giuridicamente la composizione e la cadenza delle riunioni, non inserendolo tuttavia nell’architettura comunitaria, né disciplinandone competenze ed atti. Soltanto con il Trattato di Maastricht (art. 4) è mutata la qualificazione giuridica di tale istanza, che è divenuta a pieno titolo organo dell’unione, mentre il Trattato di Amsterdam ne ha reso più incisiva ed ampia l’azione. È rimasta tuttavia la natura giuridica anomala ed ambigua del Consiglio, dal momento che la sua creazione non è prevista nei trattati istitutivi della comunità. Se da un lato la volontà politica degli Stati membri di creare uno strumento flessibile, capace di agire liberamente al di fuori degli schemi istituzionali comunitari ha consentito a quest’organo di agire spesso in maniera efficace e positiva per lo sviluppo del processo comunitario (passaggio alla fase definitiva del mercato comune, risorse proprie, sistema monetario, negoziato per l’adesione di nuovi stati, elezione diretta del Parlamento, ecc.), dall’altro lato bisogna considerare che risulta tuttora sprovvisto di qualunque forma di controllo democratico e giurisdizionale sul piano comunitario, in quanto non sottoposto alle regole procedurali dei trattati istitutivi né a limiti di competenza. Con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, al Consiglio Europeo viene attribuita la funzione di organo di indirizzo politico: In pratica è  stato legittimato e reso legale ciò che non era democratico  nè espressione del popolo mentre al Parlamento Europeo , ibrida figura e mero surrogato di parlamento,  va il contentino del potere fi voto di una COMMISSIONE NOMINATA dai PRESIDENTI E dai CAPI DI GOVERNO ,  e di emendamento delle leggi già contenute nelle proposte di leggi, opera del  CONSIGLIO E della COMMISSIONE. In pratica il nostro Presidente della Repubblica insieme al Presidente del Consiglio esprimerà nel 2014 i commissari che dovrebbero essere indipendenti pur tuttavia tenendo conto del voto espresso dai cittadini con il Parlamento d’ Europa. QUESTA era e tutt’ ora grossomodo è l’Europa. e per questo la elezione del 2014 è decisiva !!! IL PASSAGGIO DALLA CEE ALLA CE E POI ALLA UE. LA FINE DELLE LIBERTA’ STATUALI L’esaurimento delle politiche di integrazione economiche, la stagflazione economica, la crescita del costo delle materie prime,  hanno creato  i presupposti per la ulteriore spinta alla politica monetaria unica, alla politica commerciale mondiale  e alla finanziarizzazione degli stati , per la quale durante gli anni 80  e 90,  la Commissione  preparava  il terreno e le basi con la firma del  Trattato di MASTRICHT .

Per la prima volta fu introdotto il tema delle politiche monetarie comuni ed anche finanziarie,  cosicché  la soluzione dei problemi finanziari dell’Europa, ha mascherato  il tema dell’adozione di una moneta unica,   che  diventava  il mantra e la ragione di essere della futura mai attuata unità  federale e politica inizialmente proposta nelle origini.

Le primitive istanze di aurea libertà cedettero il passo alla imposizione a marcia forzata,  di un rigido blocco sul controllo sulle politiche monetarie , adottate grazie alla creazione Della UNIONE EUROPEA e la estinzione della CE  e della CEE . La crescita e la creazione della BCE finirono con il penalizzare  l’ economia degli stati del  sud Europa.

la prima tappa fu  fissare il Rapporto tra deficit pubblico e PIL non superiore al 3%. e poi il

  • Rapporto tra debito pubblico e PIL non superiore al 60% (Belgio e Italia furono esentati).
  • Tasso d’inflazione non superiore dell’1,5% rispetto a quello dei tre Paesi più virtuosi.
  • Tasso d’interesse a lungo termine non superiore al 2% del tasso medio degli stessi tre Paesi.
  • Permanenza negli ultimi 2 anni nello SME senza fluttuazioni della moneta nazionale.

la seconda tappa fu l’adozione dell’ EURO.

L’AUTOREFERENZIALISMO DELLE ISTITUZIONI. IL LOBBISMO.

Ma lo svuotamento di senso  dell’Europa passa  anche per lo svuotamento delle politiche in favore dei cittadini a scapito  di quelle delle lobbies.

I fattori sono due. l’estremo tecnicismo per accedere alle conoscenze che contano, studiato ad arte per confondere mistificare mascherare, camuffare gli effetti di leggi non democratiche, la necessaria conoscenza delle lingue  , le lingue ufficiali sono tre inglese, francese e tedesco, e il diverso peso degli effetti delle economie di scala in materia di effetti conseguenti alle decisioni prese a livello di libertà generali ( stabilimento , merci . circolazione lavoratori).

E così mentre l’opinione pubblica veniva informata con il 10% si e no di quello che realmente accadeva a e accade a Bruxelles, le istituzioni ( commissione e Consiglio mostravano tutti i difetti delle istituzioni nazionali,  burocraticità e clientelismo,

Negli anni 80 e 90  la antica generazione di funzionari assunti negli anni passati, era  oramai considerata  alla stregua di nobiltà settecentesca , e giocoforza fece  largo  ad una nuova schiera di aggressivi  autocrati e tecnici esperti titolari delle conoscenze del mercato.

In senso stretto , i tecnici  in rapporto stretto con i titolari degli  interessi da proteggere ed espressioni dunque delle lobbies forti del mercato divennero dirigenti della CE.

Negli anni 90 Finanza ,  assicurazioni  ,  stock market, produttori di auto ,  grandi aziende di distribuzione, influenzarono le direttive e i regolamenti trasversali a tutti i settori delle economia per loro rilevanti : dalle quote di produzione agli  accordi anti concorrenziali, al diritto di stabilimento ( unica effettiva libertà dell’antico trattato CEE ad essere tutelata).

Questa era e questo fu la COMMISSIONE la mamma di molti interessi privati e affari di players che non avevano nulla a che vedere con le centinaia di milioni di cittadini che avevano un’ idea sonnacchiosa di bruxelles, distratti dagli strilloni della stampa nazionale.

Ai cittadini con Masstricht fu dato il contentino della comunitarizzazione della politica dei consumatori. In pratica i cittadini avevano diritti si.! Ma come consumatori.

I CONSULENTI. I FURBETTI DELL’EUROPA.

A Bruxelles poi gli alti funzionari, i più capaci,   si fecero riccamente liquidare la pensione  dalla Commissione,  e in breve  diventarono  consulenti esterni, creando una classe di “furbetti dell’europa“, esperti degli oliati e complicatissimi meccanismi dei Fondi Strutturali, titolari di studi legali dei segreti e di tutte le chiavi per accedere ai  finanziamenti europei .

Per  l’Italia fu l’ennesima occasione per coprirsi di ridicolo con il record delle truffe comunitarie   che abusò  in di un regime di scarso controllo (  il risibile ombusdman a parte, non sapendo fare lobbying in modo legale.

L’Europa dei MONNET , degli SCHUMAN,   era dunque oramai snaturata , la naturale resistenza e tendenza alla sopravvivenza di qualsiasi  istituzione e di qualsiasi classe amministrativa creata dal genere umano , produceva lo sforzo di dare una parvenza di “interesse pubblico” di imparzialità”, i concorsi pubblici tramite il servizio EPSO da un lato , la gazzetta UFFICIALE,  ma al suo interno allevava classi di elitari “esperti”, che contribuivano alla MONDIALIZZAZIONE.

Dai finanziamenti diretti , agli OGM,  dalle quote dell’acciaio  alla finanza con il corollario degli affari che ruotano intorno alle “rappresentanze”.

LE ELEZIONI DEL 2014.

Con  388 milioni, Il Parlamento Europeo è la seconda più grande assemblea parlamentare al mondo tra quelle scelte tramite elezioni democratiche, dopo la Camera del Popolo dell’India.

I Partiti presenti sono  scatole cinesi dei partiti dei Parlamenti nazionali,   sorretti, vivificati e  legittimati da quelle lobbies oggi in crisi  ,  e pertanto  incapaci di leggere i necessari cambiamenti ed istanze di democratizzazione del mercato e delle istituzioni europee.

LE elezioni del PE del 2014 saranno decisive per la nomina della Commissione. La procedura di nomina è disciplinata dall’art. 17 par. 7 del TUE e ha subìto notevoli variazioni nel corso del tempo. Un tempo erano gli stati membri che nominavano tutta la Commissione di comune accordo, ma successivamente il ruolo del Parlamento crebbe d’importanza. Attualmente, il presidente della Commissione è proposto dal Consiglio europeo, che decide a maggioranza qualificata. Il trattato di Lisbona impone che, nella scelta, sia tenuto conto dei risultati delle elezioni europee. Il candidato deve poi essere eletto dal Parlamento europeo a maggioranza assoluta. Se il candidato non ottiene l’elezione, il Consiglio europeo, entro un mese, deve presentare un altro candidato. Alla conferma della carica, il presidente della Commissione, in accordo con il Consiglio, sceglie i rimanenti commissari sulla base delle nomine proposte da ognuno degli Stati membri. Alla fine l’intera Commissione deve essere approvata dal Parlamento europeo (che ha anche facoltà di porre in essere audizioni per vagliare le candidature dei singoli commissari), per poi essere definitivamente nominata dal Consiglio europeo.

La chiave di volta per il cambiamento sono proprio le elezioni del 2o14.

 IL sistema democratico nazionale si fonde con il parlamento europeo ( cfr. cooperazione tra parlamento europeo e parlamenti nazionali)  e  occorrerà partecipare alle lezioni per superare il blocco costituito da i gruppi parlamentari europei, in cui i partiti si inglobano ( PPE ALDE PSE et.c.)  in una crisi di identità senza fine.

I capi dei partiti vengono  mandati in vacanza premio a bruxelles ben sapendo che non vi  è nulla da tutelare ,tanto meno gli interessi degli italiani.

I  fattori sopra indicati , pongono  un dubbio : ma chi è il sovrano oggi ?

Nell’attuale fase le  diverse  organizzazioni multinazionali, proprietarie di “assets”,  con interessi in tutto il mondo,  influenzano e regolamentano , pur non esercitando  una vera e propria sovranità, i singoli stati. Per la prima volta nella storia delle organizzazioni dei fenomeni sociali  chiamate ” Stato“, si sta assistendo  al fenomeno del mutamento delle sue condizioni strutturali : la sovranità non è  più  un nucleo inscindibile dal concetto di  popolazione e di territorio. La sovranità  è confusa con il concetto di “influenza ” e con il concetto di “regolamentazione” ovvero cede il passo alla Lobbying.

Giorgio Ruffolo in un editoriale pubblicato sul quotidiano la Repubblica il 5.03.2012, osservava che da una parte ( nel quadro dei rapporti Unione europea -. stati membri)  esiste  la libertà (assoluta) di movimento del capitale da paese a paese ( decisione presa dalle tecnostrutture degli ambienti bancari degli anni 90 in Inghilterra e negli Stati Uniti) secondo logiche di convenienza e di profitto,  dall’altra la schiavitù o meglio la soggezione , degli stati , dei cittadini, delle società nel loro insieme,  di pagarne soltanto le conseguenze.

O meglio la soggezione di milioni di cittadini,   titolari di un obbligazione statuale, di  vederne fluttuare il prezzo per effetto di decisioni prese da un signore comodamente seduto su una poltrona a migliaia di km , che spinge clic e vende il titolo di “stato”. Di questo regalo , di questo sistema , ovvero il sistema dello sganciamento dell’obbligo di acquisto da parte della banca d’italia dei titoli di stato e la loro collocazione sul mercato libero nel 1980 è probabile che Monti fu l’autore. E così nel quadro del Trattato di Lisbona, i cittadini vedono le poposte legislative avanzate dai loro Governi ( CONSIGLIO ) e discussi dalla COMMISSIONE ( lobbies) , tutti diretti e o influenzati da persone fisiche appartenenti a lobbies . E’ per porre fine a questa soggezione che dobbiamo andare a Bruxelles con una rinnovata energia. TECNICISMO E DEMOCRAZIA A riprova di quanto sopra pool di expertise fornite da veri e propri esperti legali, al soldo delle lobbies,  sono in  grado di regolamentare il commercio internazionale, le barriere fiscali, le tasse,  le speculazioni finanziarie, spesse volte incrementando il tecnicismo  come in una spirale senza fine. Un esempio è dato dalla mancata  approvazione a livello europeo della Tobin Tax, la legge che tassa le speculazioni di borsa e dei mercati non regolamentati, e che avrebbe potuto portare denaro fresco per ospedali e scuole. Un altro effetto dell’azione delle lobbyes , e del pangermanesimo, capaci di influenzare centinaia di parlamentari, è la mancata approvazione degli  eurobond. Obbligazioni poste a tutela delle fluttuazione del valore delle obbligazioni e dei titoli di stato ,  in cui avrebbe trionfato il concetto mutualistico da stato ricco a quello più povero sgradite all’opinione pubblica tedesca. Per quello che riguarda l’Italia da buon stato supino e non sovrano, con la legge monti , si è  completato l’opera in materia di tobin tax,   avendo  buon gioco nel far approvare una legge nazionale che di fatto si proporrà come apripista per quella europea, riducendo  al minimo gli effetti della tassazione. Vedi ad esempio http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2013/4/21/TOBIN-TAX-Il-doppio-autogol-dell-Italia-che-spiana-la-strada-agli-speculatori/385218/). E’ nel quadro del Trattato di Lisbona , trattato che è un passo indietro rispetto alla proposta di COSTITUZIONE EUROPEAche a livello intergovernativo  vengono decise materie come  le ore di lavoro consentite,il diritto di “stabilimento”  ,  legalità della repressione, etc.etc. ma anche  la normativa sulla legalità degli OGM, le regole sull’indebitamento dei singoli stati. UN’ EUROPA DELLE lobbies  che  “legalizzano” gli  utili del loro proprietario , il loro fatturato  talvolta è di gran lunga maggiore di  quello di uno stato. La General Motors ad esempio fattura 178,3 miliardi di dollari , la Polonia 135,7,    senza più bisogno di leggi nazionali, ragioni di stato, costosissimi apparati burocratici e ambasciatoriali. Basti soltanto pensare che il nostro Ministero delle Attività produttive ha ridotto i propri ranghi da 500 a 28 impiegati nel giro di 5 anni. E sopratutto senza più bisogno di ‘un opinione pubblica. Ma il Trattato di Lisbona  ha fatto  “slittare” altre competenze  tipiche di uno Stato a quelle dell’Unione Europea.  E al posto di una maggiore semplificazione, il maggiore tecnicismo ha fatto si che il luogo delle regole sia lontano dalla facile comprensione  dell’uomo medio. Inoltre il  raddoppiamento di enti e di organismi  e di funzioni  e l’uso delle lingue straniere ha aumentato il divario tra chi può rendersi edotto di quanto prodotto a livello di atti legali e chi no. DIRETTIVE E REGOLAMENTI Il  passaggio dalla legge alla legalità  e quindi  l’attuale passaggio dalla democrazia alle tecnocrazia   avviene sempre anche per effetto die meccanismi di creazioen di un adirettiva e o un regolamento. La COMMISSIONE ( cfr. sopra) simula una PROCEDURA APERTA DI LEGISLAZIONE, spesse volte  preventivamente proponendo  degli inviti aperti apparentemente a tutti, di  proporre studi e ricerche in inglese, per adottare  direttive. Prendiamo ad  esempio   il caso del regolamento in materia di esenzioni anti concorrenza per gli accordi di riassicurazione tra imprese  ( c.d. “Ber” che scade il 31 marzo 2017) , che, presuntivamente simulando una procedura aperta, la  Commissione riceva da   quegli stessi consulenti delle grandi assicurazioni , come KpMG  e altri i commenti e gli studi in materia  più consoni, questi  volti però,  a tutelare le ragioni dei propri importanti clienti (a discapito  delle assicurazioni più piccole ad esempio) . E così presumendo di   legiferare si propongono esenzioni che possono essere di spettanza solo dei grandi players. Il gap di democrazia  è dato dal fatto che un singolo cittadino, ammettiamo un titolare di un agenzia di assicurazioni  portoghese,  farà fatica a mandare i suoi commenti in materia ( in inglese) di esenzioni anti concorrenza sui contratti di riassicurazione,  rispetto ad uno studio legale strutturato in 5 continenti, pertanto appare assai poco credibile che si legiferi in nome del popolo sovrano. Studi e proposte che non possono essere alla portata di un singolo fabbro , o un artigiano europeo. Si è accertato che oltre il 40% dei documenti ufficiali  e delle pagine Web della unione europea sono tutt’ora in lingua inglese e o francese. er comprendere meglio il deficit di  democrazia  basti dire questo : con la Ue, ciò che è legale, non è più automaticamente una legge di uno stato, ma una legge europea.  La Legge europea  non ha più il vaglio  della rappresentatività di un popolo ma la legittimità slitta tecnicamente sl mercato, ovvero di chi si possa permettere uno studio di advisor. Mancano le necessarie compensazioni non certo assorbite al diritto dei consumatori o dalla elezione diretta del PE. COMITOLOGIA Per comprendere l’equilibrio  dei poteri tra COMMISSIONE CONSIGLIO E PARLAMENTO nella complicatissima fase di produzione legislativa riformata dal Trattato di Lisbona, occorre analizzare il tema fondamentale della Comitologia. SI riprende qui quanto ben scritto dal dott. Savino, COMITOLOGIA in Giornale di diritto amministrativo, 10 / 2011, p. 1041. La comitologia nasce nel 1962, in un contesto nel quale la distinzione tra legislazione ed esecuzione – come spesso accade nelle organizzazioni internazionali – è assente. Nel disegno originario, “la Commissione propone e il Consiglio dispone”, mentre l’attuazione delle decisioni del Consiglio compete in via esclusiva alle amministrazioni nazionali. L’attività esecutiva rientra nella sfera di sovranità degli Stati membri. Con la necessità di norme di dettaglio per carenza di tempo e di competenza tecnica, Il Consiglio affida il compito alla Commissione. La “de-nazionalizzazione” di questa quota di potere decisionale richiede una compensazione, prontamente individuata nella comitologia: la Commissione esercita i poteri ad essa assegnati dal Consiglio sottoponendo i progetti di misure (regolamentari o amministrative) all’approvazione di comitati specializzati, composti da funzionari di quelle stesse amministrazioni nazionali che sono poi, in ultima istanza, chiamate a darvi attuazione. In caso di parere negativo del comitato, la proposta della Commissione viene sottoposta allo scrutinio diretto del Consiglio, detentore ultimo – per conto degli Stati – del potere decisionale [7]. Nei decenni successivi, questo disegno – fondato sulla equiparazione tra legislazione ed esecuzione e sulla “ri-nazionalizzazione” attraverso la comitologia dei poteri affidati alla Commissione – si consolida e si diffonde in tutti i settori di intervento della Comunità. Gli anni Ottanta del XX secolo segnano l’apogeo di questa parabola. Le crescenti difficoltà decisionali in seno al Consiglio, provocate dalla ferrea regola dell’unanimità, inducono il Consiglio stesso a conferire poteri sempre più ampi alla Commissione e a dare alla comitologia una prima disciplina organica-. Commissione e comitati si occupano non solo di eseguire, ma anche di integrare e persino di modificare le norme compromissorie approvate in Consiglio: svolgono, cioè, anche un’attività materialmente legislativa.. Il Trattato di Lisbona ha modificato in profondità l’assetto del potere esecutivo europeo, al fine di assicurare al Parlamento europeo uno standing equivalente a quello dell’altra istituzione legislativa, il Consiglio. SI sottolinea che abbandonati i progetti della costituzione di ridefinire gli atti legislativi europei ,con la bizzarra definzione di atto legislativo , atto quadro etc… le definizioni sono  rimasto essenzialmente quello del TCE, direttiva regolamento e decisione. IN pratica il TUE ( Trattato sull’unione Europea ) detta le regole di principio e istituzionali della UNIONE. Mentre IL TFUE è IL trattato di funzionamento ( vedi Pagina “atti GIURIDICI UE” ad hoc nelle pagine di questo sito web) che in pratica richiama il vecchio TCE ( Trattato sulla Comunità Europea). L’insieme dei due , eguali sul piano del valore legale, è chiamato i TRATTATI. Tra gli atti non legislativi della nuova composizione delle fonti è proevisto l’atto di esecuzione e l’atto delegato. La prima riguarda la parte “alta” della sfera esecutiva, cioè l’attività quasi-legislativa. Sulla carta, l’art. 290 Tfue stravolge il disegno contenuto nel vecchio art. 202 Tr. Ce. Tuttavia, dalla prassi istituzionale emerge una forte continuità con il passato, secondo una logica “gattopardesca”. Soppressa la comitologia, la partecipazione delle amministrazioni nazionali al processo di approvazione degli atti delegati, all’apparenza esclusa, viene, in concreto, garantita dalla consultazioni di altre tipologie di comitati europei. Perciò, la cooperazione amministrativa inter-livello continua a essere il cuore dell’ingranaggio decisionale dell’Unione, anche quando sia in gioco l’adozione degli atti delegati. La seconda linea di trasformazione – meno appariscente ma non meno rilevante – riguarda la parte “bassa” della sfera esecutiva, cioè gli atti di esecuzione. Qui, la funzione decisionale non è più condivisa dalla Commissione con il Consiglio, che cessa di essere il “Giano bifronte” di un tempo, per metà esecutivo e per metà legislatore. L’emarginazione del Consiglio è, però, compensata da un rafforzamento degli Stati per il tramite della comitologia, che diviene più semplice e trasparente, ma soprattutto autocefala: un comitato d’appello – e non più il Consiglio – opera come organo di chiusura del sistema. Così, la componente transgovernativa (i comitati) non opera più all’ombra di quella intergovernativa (il Consiglio), ma, anzi, ne prende il posto. Il superamento del tradizionale sistema di governo “a due teste” consente di “squarciare il velo”, facendo emergere la realtà che lo sorreggeva: un potere esecutivo ultra-statale imperniato sull’esistenza di collegi amministrativi misti, nei quali l’amministrazione europea poggia sulle spalle delle amministrazioni nazionali e le guida. La vera novità – rispetto al precedente assetto, delineato dall’art. 202 Tr. Ce – è l’esclusione dei comitati da questo ambito decisionale. L’esclusione è compensata – sulla carta – dal controllo (diretto e paritario) esercitato dal Parlamento e dal Consiglio, in veste di depositari ultimi del potere legislativo sul quale l’attività delegata alla Commissione, in definitiva, incide. Il legislative oversight si esplica in due momenti. All’atto del conferimento del potere alla Commissione, il Parlamento europeo e il Consiglio “delimitano esplicitamente gli obiettivi, il contenuto, la portata e la durata della delega di potere”: così, il ricorso alle ampie deleghe del passato sembra precluso. Quindi, dopo l’approvazione della misura da parte della Commissione (ma prima della sua entrata in vigore), Parlamento e Consiglio possono nuovamente intervenire, non solo esercitando il diritto di opposizione o veto – già previsto nel 2006 dalla procedura di regolamentazione con controllo – ma anche il più radicale potere di revoca [16]. Così, il processo di “parlamentarizzazione” del controllo sull’attività quasi-legislativa della Commissione, avviato nel 2006, giunge a compimento. ALTRE FONTI DEL DIRITTO A chiudere il complicato quadro europeo del panorama degli atti di tipo legale, e quindi delle fonti di diritto,  ci sono una moltitudine di atti di tipo legale  adottati da organismi eterodiretti ed estranei alle popolazioni che invece poi finiscono con il regolare,   come il Consiglio di Europa – http://www.conventions.coe.int/?lg=it,  la Cedu, La EPO  http://www.conventions.coe.int/?lg=it , l’autorità dei brevetti ( denominata organizzazione del brevetto europeo)  gli  organismi sovranazionali di tipo  intergovernativo come la ICC  http://www.cciitalia.org/arbitrato.htm , ovvero la sede arbitrale internazionale, le autorità regolatrici del mercato e del commercio internazionale,  gli enti certificatori di diritti come l’Oami, l’Omc. Tutte autorità che per virtù di un tecnicismo e per virtù della raggiunta competenza, sono forti  di accordi intergovernativi ( comitati)  , e sostituiscono di fatto,  il potere legislativo ed esecutivo del popolo e sono capaci di  influenzare tramite le direttive adottate,  milioni se non miliardi di vite umane. Conclusioni Se prima vi erano dubbi, ora è chiaro che per avere voce in capitolo in tale sistema il cittadino deve partecipare alle elezioni e vincerle. A Bruxelles da decenni la voce grossa la fanno i  “rulers” e le loro tecno-strutture.  Individui singoli, singole multinazionali,  “proprietari” di assets, e o i loro lobbyisti . Da decenni si incontrano, condividono gli stessi punti di vista, talvolta si influenzano l’un l’altro,  e  sopratutto agiscono , spostano interessi economici,  senza bisogno di avere un parlamento nazionale schierato. Il loro parlamento  sono i Panels, le Commissioni, le autorità internazionali e i loro esperti tecnici ben schierati dentro e fuori la Commissione. Il problema del potere è diventato semmai  il controllo della stampa e della informazione, ovvero un problema di comunicazione.  L EUROPA DELL’ACCESSO La parola chiave per l’Europa che vogliamo è l’accesso. Accesso libero a tutti, accesso alle conoscenze, alle leggi, alla vita dei meccanismi di comando. Un singolo cittadino dovrà essere capace  di accedere senza barriere linguistiche ,  dovrà e potrà avere diritto alla circolazione delle informazioni , dovrà potere disporre di propri esperti e accedere loro tramite ai dibattiti senza stanze segrete, senza mura sileziose. Le masse di cittadini europee, intese anche non più come soggetti giuridici  cittadini di singoli nazioni,  anche quali singoli , individui fruitori di informazioni avranno diirtto a salvaguardare i loro interessi. L’Europa assegna a ciascuno di noi un ruolo, di artigiano , contadino,  consumatore,  creditore, l’associato alla onlus, l’iscritto al partito, che in quanto tale deve  possedere e ACCEDERE ALLE informazioni, e  a loro volta  poter articolare  in mini lobby  e sotto lobbyes . Questo magma porterà al parlamento elettronico  e il gap di democrazia e deficit di potere, esercitato dalle lobbies economiche ,  verrà automaticamente risolto. Una società globale, una società dell’accesso dove la rete e la comunicazione  sorpassano la soggettività  statuale ,   la cittadinanza e soprattutto i vecchi partiti che sono altro che vecchi obsoleti guardiani di finta democrazia. Al posto degli iscritti ai partiti ,  i cittadini di nazioni europee. Un Parlamento Europeo non più dei gruppi politici ma dei cittadini. RIFORME Un Parlamento che dia il suo contributo su i Finanziamenti europei  , l’equilibrio delle economie del sud Europa con quelle del nord europa, sull’adozione di un vero sistema di EURO BOND che perequi il disavanzo della bilancia commerciale creatasi in favore di  chi ha sfruttato il vantaggio competitivo dell’euro, una tobin tax europea, una tutela della agricoltura biologica, e a km 0 , la tutela delle origini e della storia, il danno punitivo nei risarcimenti collettivi, l’accesso alla tutela giudiziaria effettivo .

Avv. Emiliano Varanini

19/11/2013

ELEZIONI EUROPEE GRILLO E PROGRAMMI

europa grillo emiliano varaniniParlamento_Europeo_varanini

Si avvicinano le elezioni per il prossimo futuro Parlamento Europeo che sarà determinante per eleggere le dieci cariche più importanti della futura Commissione.

Tuttavia queste elezioni appaiono dominate dal ridondante rigurgito euroscettico.

Bruxelles.

Uno dei temi per la campagna elettorale è la dimostrata impotenza della UE nelle questioni di politica estera, come per la questione Ucraina.

In effetti quale futuro per l’Unione, se la stessa non si può permettere di fare la voce grossa di fronte ud un retro front sulla firma degli accordi Ue- Ucraina,  come quello operato dall’abilissimo Yanukovich ?

Molto interessanti appaiono le politiche del mercato interno su i dolori infilitti ai cittadini europei da questa forzata   integrazione a colpi di banca e spread: possibilitò per i cittadini di accedere ad un fondo per pagarsi i consulentiin loro favore sulle leggi europee, perequazione sociale, costo della salute,  tessera sanitaria europea, costo di banche e assicurazioni, lotta a i cartelli,  tutela dei dati personali , liberalizzazione completa dei servizi , introduzione nel sistema giustizia di un risarcimento basato su il “punitive damages”, come  negli USA , introduzione della tobin tax,  esercito europeo e  rafforzamento degli EURO BOND in chiave antispeculativa.

E’ in questo contesto che il Movimento 5 stelle, che è ancora alla ricerca di temi europei, deve identificare il proprio agire, non ultimo quello della scelta della futura appartenenza o meno ai gruppi politici europei, che appaiono obsoleti.

Se si punta all’abolizione dell’ Euro occorre conoscere i meccanismi lunghi e farraginosi della rottura dei trattati senza che ciò appaia come una “boutade“.

Un ulteriore dato è che le politiche monetarie non possono essere discusse a priori di quelle economiche.

Al contrario tra gli argomenti che fanno gola sull’opinione pubblica c è la tobin tax europea .

Qui lo spazio politico lasciato dagli altri chiamiamoli così, partiti europei, impegnati esclusivamente a non scontentare le banche, è ampio.

Il conflitto reale da un lato tra l’economia reale , il lavoro – gli investimenti, il commercio e la produzione e la grande finanza è un conflitto che va perequato.

la Tobin appare una leva politica formidabile in una economia in cui il rapporto tra economia reale e finanza è di 1 a 60 la soluzione equa appare la Tobin Tax.
Transazioni a 9 zeri su bonds scommesse e titoli di stato, futures swap etc..etc. aspettano di essere tassate in Europa
La tassazione delle speculazioni se direttamente collegate agli investimenti e paradisi fiscali, con una aliquota larga e giusta, sulle speculazioni finanziarie, e applicata su tutte le transazioni europee, anche su i mercati fuori borsa, potrebbe fornire i giusti proventi per pagarci le scuole e gli ospedali.

Se e vero che la crisi è originata con la crisi finanziaria allora è da li che occorre ripartire.

Futuro
Nell’Europa, che viene, i partiti, l’economia , i vecchi capitani di industria , lasceranno li passo ai padroni della rete e agli imprenditori della rete, più grandi e mondiali e primi nel capire la rivoluzione in atto.

I cittadini e i  lavoratori dovranno fondersi in una amalgama politica ed economica per presentare uniti il loro contesto politico di fronte al mondo.

I dibattiti sul futuro degli stati poi fanno da cornice a questo quadro politico di palingenesi. –

Un mondo, “iperconnesso”, senza stati, senza costumi, senza letterature, senza tradizioni.

In questo contesto il Parlamento Europeo assume valore come autorevole ente pubblico espressione del voto di oltre 200 milioni di cittadini.

IL 2014 è l’ anno giusto per capire se l Europa sarà l’Europa  della troika e della finanza. o se  il cittadino  conquisterà il ruolo di influenzare e creare leggi ,  direttive e regolamenti a lui favorevoli?

Se si cerca qualcosa attuale questi sono gli orizzonti.

http://www.emilianovaranini.it”>www.emilianovaranini.it

23/10/2013

Punitive damage : Il futuro del cittadino

williams

Avete mai sentito quelle notizie provenienti dagli Usa, come ad esempio quella della cameriera di colore che viene risarcita con un milione di dollari dalla Mc donald per essere scivolata a causa del Caffè troppo caldo. Avete mai sentito che addirittura negli Usa il dibattito è tutto concentrato per cercare di porre un limite a questo tipo di risarcimenti perché talvolta troppo eccessivi .? Siete al corrente che una cosa del genere in Europa non potrebbe accadere mai. e che In italia ancor meno?
Ebbene è ora che si introduca in Italia il danno punitivo.
In italia il danno risarcibile è sempre e soltanto riferibile alla relatività della sfera patrimoniale della o del danneggiato. E questo è profondamente ingiusto.
Uno dei temi del dibattito intorno all'introduzione del danno punitivo nel nostro sistema legale europeo, riguarda in primo luogo quali basi legali esso presupponga. E una volto introdotto , fino a che ammontare, quale è la percentuale sul danno alla persona cui riferirsi ?.
IL danno punitivo come è noto, ha una sua prima funzione di solidarietà e una di deterrenza- Le imprese che con le loro attività mettono a rischio l'incolumità dei consociati debbono in primo luogo regolare la loro condotta sulla base di un calcolo costi benefici che preveda anche il calcolo di una componente aggiuntiva sul risarcimento. In secondo luogo l'effetto e la funzione punitiva tout court ovvero lo scopo di controbilanciare l'incredibile disparità sociale allorquando le differenze di risarcimento nei casi di eguale condotta dannosa, prevedano un calcolo basato su una situazione patrimoniale soggettiva che abbia una minore capienza rispetto ad un altra. Un esempio da manuale è il caso dell'incidente collettivo di un pullman per un difetto di funzionamento del braccetto dello sterzo. Muore su di esso un milionario e un operaio. IL danno punitivo permette alla collettività di essere sempre presente, per questo è un asset sempre verde. E soprattutto è uno dei noti vantaggi del sistema avanzato americano ma che i nostri parlamentari fin ora si sono guardati bene dal parlarne. Nel danno punitivo una quota del risarcimento ha l’effetto di punizione ed esso si divide in due parti una di solidarietà l’altra di compensazione. I vantaggi in termini sociali sono molti. nella foto Mayola Williams, in sedia a rotelle, vedova di Jesse Williams, che morì di cancro ai polmoni, williams lascia la suprema corte in Washington D.c. Oct. 31, 2006 file photo, nella sua causa contro Philip MOrris seguendo le argomentazioni della William. La Corte Suprema ha assegnato lei una cifra pari a 79,5 milioni di dollari
Avv.Emiliano Varanini (AP Photo/Dennis Cook, file) Photo: DENNIS COOK

25/07/2013

NESSUNO VUOLE GLI EUROBOND

Eurobond

Il termine Eurobond (o anche Stability bond) è stato utilizzato per indicare la creazione di obbligazioni del debito pubblico dei Paesi facenti parte dell’eurozona, da emettersi a cura di un’apposita agenzia dell’Unione europea, la cui solvibilità sarebbe dovuta essere garantita congiuntamente dagli stessi Paesi dell’eurozona

Con la medesima accezione, è stato utilizzato anche il termine E-bond (E-obbligazione in italiano), proposto, tra gli altri, dal presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, e dal ministro dell’Economia italiano Giulio Tremonti

La prospettiva della creazione di Eurobond è stata l’unica capace di riportare fiducia negli investitori dell’area europea. Ciò non ostante essa è stata accolta con reazioni diverse dai governi degli stati dell’area euro: gli atteggiamenti spaziano dall’appoggio entusiastico allo scetticismo, fino ad arrivare alla netta avversione.

Le motivazioni contrarie risiedono sostanzialmente nel fatto che i paesi più “virtuosi” dovrebbero accollarsi un onere aggiuntivo, in termini di costo del debito, a favore dei paesi meno virtuosi. Ma se si osserva bene , in realtà è questi costi sono irrisori rispetto agli effetti su i bilanci in termini di economie bruciate conseguenza delle speculazioni.

Ma come vedremo la maggior parte delle critiche sono irrazionali e scollate da qualunque piano di analisi fondato su dati reali. Le critiche giungono soprattutto da quegli economisti che sono da tempo  a libro paga di chi ha interesse a indebolire il mercato europeo.

Un esempio è l’ argomento che la protezione offerta dagli Eurobond favorirebbe il cosiddetto azzardo morale, finendo per incentivare, in generale, politiche fiscali e di bilancio ancor meno rigorose, esacerbando la discrasia tra nazioni “rilassate” e nazioni “virtuose” e appesantendo l’onere sopportato da queste ultime. Una critica che appare irrazionale e infondata su temi statistici.

Altra soluzione o critica proveniente sempre da quel gruppo di pensatori che vedono come un male la possibilità di stabilire una antidoto in più per le speculazioni di mercato è quella che vede  nella riforma delle legislazioni nazionali dei paesi più indebitati, per l’uniformazione delle politiche fiscali e di bilancio su standard più rigorosi, che allontanino il pericolo di condotte eccessivamente rilassate un dato ineluttabile.  Ovvero l’uniformazione e l’integrazione delle legislazioni fiscali degli stati membri, che comporterebbe, per tutti gli stati membri, la rinuncia a una fetta consistente della sovranità nazionale, con la compressione del potere impositivo, che è una delle prerogative del potere statale.

In nessun libro di economia è scritto che una persona se vuole dare una garanzia deve fornire le chiavi di casa e della cassaforte.

Quest’ultima istanza, fa gettare  la maschera. Negli ambienti finanziari si teme che gli eurobond sarebbero realmente efficaci. eccone il motivo e nessuno vuole accettare gli effetti. Vi sarebbero effetti sulla bilancia commerciale , sul valore intrinseco della moneta ( aumento dell’euro come bene rifugio) e porterebbe sul medio lungo periodo ad una revisione del tasso di cambio con le altre monete.( in senso favorevole all’ europa)

L’altra infondata critica è che quella prevede che sia ineluttabile per gli eurobond avere una riforma dei Trattati europei e dei ruoli e compiti e affidati per via statutaria alla Banca centrale europea insieme alla condizione da alcuni stati membri, anche le già citate riforme per l’uniformazione degli standard di rigore delle politiche fiscali nazionali, tutte novità che richiederebbero la ratifica unanime degli stati membri, un meccanismo necessario, ma la cui messa in atto comporterebbe necessariamente tempi non immediati. Al contrario si potrebbe utilizzare il metodo intergovernativo come per il trattato dell’euro e non quello comunitario.

Per metterci il cappello la Commissione ha cominciato a redigere gli scenari possibili attraverso il classico percordo libro verde libro bianco. Questo è il testo ricavabile da WIKIPEDIA traete da soli le vostre conclusioni

La Proposta della Commissione europea 

Il 21 novembre 2011, la Commissione Europea ha suggerito che gli European bond siano emessi congiuntamente dalle 17 nazioni della zona euro, come mezzo efficiente per affrontare la crisi finanziaria. Il 23 novembre 2011, la Commissione ha presentato un libro verde in cui si valuta la fattibilità di un’emissione comune di titoli sovrani tra gli stati membri dell’eurozona. L’emissione di titoli del debito sovrano è attualmente condotta individualmente da ciascun stato membro dell’Unione europea. L’introduzione di emissioni congiunte di eurobond significherebbe la condivisione di emissioni sovrane tra gli stati membri e la ripartizione dei relativi flussi di entrata e dei costi di gestione del debito

Tre approcci agli eurobond nella proposta della Commissione europea

Il libro verde della Commissione europea delinea uno scenario politico in cui sono contemplati tre ampi approcci generali all’emissione comune di obbligazioni, a seconda del grado di sostituzione (completo o parziale) che si vuole raggiungere rispetto emissioni nazionali e in base alla natura delle soggiacenti garanzie che gli stati membri intendono prestate, responsabilità solidale o responsabilità proporzionale, rispetto all’irresponsabilità attualmente sancita dai Trattati comunitari
1.Eurobond completi con responsabilità solidale: questa opzione contempla la sostituzione completa dell’emissione di titoli nazionali con gli eurobond, con ciascun stato membro illimitatamente e solidalmente responsabile per l’intera emissione. Secondo la Commissione europea, “questo avrebbe potenzialmente forti effetti positivi sulla stabilità e sull’integrazione. Ma allo stesso tempo, abolendo ogni pressione sugli stati membri da parte dei mercati e dei tassi di interesse, questa soluzione pone un rischio relativamente alto di azzardo morale e potrebbero essere necessari notevoli modifiche ai trattati dell’Unione”.
2.Eurobond parziali con responsabilità solidale: la seconda opzione condividerebbe solo una parte dei debiti, anche stavolta garantiti da tutti. Questo significa che gli stati dell’Unione europea continuerebbero, in parte, a emettere titoli nazionali per coprire la quota del loro debito al di là di una certa percentuale del PIL non coperta dagli eurobond. La commissione non precisa uno specifico volume, o una specifica quota di bisogni finanziari che sarebbero coperti da emissioni nazionali, da un lato, e da eurobond dall’altro. Tuttavia, la proposta è simile a quella presentata dal Consiglio tedesco degli esperti economici, che aveva immaginato la creazione di un fondo di rimborso collettivo europeo, che condividesse il debito in zona euro al di sopra del 60%, combinato con un progetto di vigorosa riduzione del debito per quegli stessi paesi, che non sono assistiti dal Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria
3.Eurobond parziali senza garanzie solidali: la terza opzione, che è simile alla proposta dei blue bond, prevede anch’essa che gli eurobond coprano solo parzialmente il debito (come nell’opzione 2) ma senza responsabilità congiunta. Questo potrebbe imporre condizioni di restrittive per l’accesso di un gruppo più piccolo di paesi alla condivisione di parte del debito e potrebbe permettere l’estromissione di paesi che non soddisfano i loro obblighi fiscali. Grazie a “un meccanismo di per redistribuire alcuni dei vantaggi del finanziamento […] tra [i governi] con un rating più alto e [quelli con] un rating più basso”, questa opzione aspira a minimizzare il rischio di azzardo morale nella condotta delle politiche economiche e fiscali. A differenza dei primi due approcci, questo implicherebbe garanzie “proporzionali ma non solidali” da parte dei governi e potrebbe quindi essere implementato in maniera relativamente rapida senza bisogno di modificare i Trattati sull’Unione europea.

Effetti attesi

Secondo la proposta della Commissione europea, l’introduzione degli eurobond creerebbe nuovi strumenti per il finanziamento del debito governativo, offrendo opportunità di investimento sicure e liquide. Questo, “potenzialmente, potrebbe alleviare in maniera rapida l’attuale crisi del debito sovrano, mentre gli stati membri sottoposti ad alti tassi di rendimento potrebbero beneficiare della più forte affidabilità debitoria degli stati membri a bassi rendimenti”. Sebbene l’introduzione degli eurobond richieda del tempo, l’effetto sarebbe tuttavia immediato, dal momento che i mercati si adatterebbero istantaneamente alle mutate aspettative dalla novità politica: ne conseguirebbe un abbassamento immediato dei costi medi e marginali del finanziamento, in particolare per quegli stati membri più colpiti dalla crisi finanziaria.

La commissione ritiene anche che gli eurobond renderebbero il sistema finanziario dell’eurozona più resiliente a futuri shock avversi e rinforzerebbe la stabilità finanziaria. Inoltre, essi ridurrebbero la vulnerabilità delle banche dell’eurozona rispetto al deterioramento dei rating creditizi di singoli stati membri, fornendo agli istituti una fonte di robuste garanzie

Mettere in piedi un mercato integrato di obbligazioni sulla scala dell’area-euro offrirebbe a risparmiatori e istituti finanziari un’opportunità di investimento sicura e liquida, confrontabile, in termini di grandezza e liquidità, con la controparte in  dollari Il mercato delle euro-obbligazioni rafforzerebbe inoltre la posizione dell’euro quale valuta di riserva internazionale e favorirebbe un sistema finanziario globale più equilibrato

Irrigidimento e uniformazione delle regole fiscali nazionali

Presentando l’idea degli “stability bonds”, Jose Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, ha sostenuto che un piano simile dovrebbe accompagnarsi ai corrispettivi di una stretta sorveglianza fiscale e di un coordinamento delle politiche economiche, al fine di evitare l’azzardo morale e garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche.[13][14]. In base alla proposta, infatti, i governi dell’eurozona, entro il 15 ottobre di ciascun anno, dovrebbero sottoporre all’esame della Commissione europea le bozze dei loro bilanci nazionali per l’anno successivo. La Commissione sarebbe così in grado di chiedere ai governi di rivedere i parametri dei loro bilanci se non dovesse ritenerli abbastanza solidi da garantire il raggiungimento degli obiettivi di debito e dei livelli di deficit codificati nei parametri di convergenza di Maastricht.[15]

Sviluppi futuri

Dopo la divulgazione della proposta, la Commissione europea ha lanciato una vasta consultazione sul Green Paper, destinata a concludersi l’8 gennaio 2012[11]. L’introduzione degli eurobond, accompagnata da una efficace coordinazione delle politiche finanziarie di bilancio nazionali, richiede probabilmente una revisione dei Trattati europei, su cui è attesa una discussione da tenersi nel summit del Consiglio europeo previsto per il 9 dicembre 2011[12].

Reazioni

L’introduzione di una misura come gli Eurobond mette in gioco i delicati e complessi meccanismi di formazione del consenso all’interno dell’Unione europea, spesso oggetto di critiche da parte di chi ritiene l’esistenza di un deficit di trasparenza democratica all’interno dei processi decisionali che coinvolgono l’Unione. A questo proposito, si registrano posizione divergenti tra i singoli stati membri.

Consenso

I vertici politici di Italia e Grecia, entrambi paesi (in particolare l’Italia) gravati da un massiccio stock di indebitamento, si sono spesso espressi in favore degli eurobond.

Nell’agosto 2011, Giulio Tremonti, allora ministro dell’economia del quarto governo Berlusconi, li definì come la “strada maestra” alla soluzione della crisi del debito nell’eurozona[16] Questa opinione è condivisa da una crescente platea di investitori ed economisti, secondo i quali gli eurobond costituirebbero il miglior modo per risolvere la crisi finanziaria[12]

Reazioni contrarie

La Germania rimane politicamente contraria all’opzione di un debito congiuntamente emesso e sottoscritto da tutti i 17 membri dell’attuale blocco euro nel timore che un tale scenario possa innalzare in maniera consistente le passività tedesche nella temperie della crisi debitoria. Inoltre, il timore del governo tedesco si appunta sul rischio che, sotto l’egida degli Eurobond, siano favorite politiche nazionali azzardate che porterebbero a un ulteriore aumento dei tassi di interesse sul debito, con l’effetto di innescare spirali inflazionistiche a cui la Germania è particolarmente sensibile, per motivi essenzialmente storici legati alla vicende della crisi iperinflazionistica che determinò la fine dell’esperienza repubblicana di Weimar e l’avvento del nazismo.

Tuttavia, Barroso sostiene che la Germania non si oppone, in linea di principio, all’emissione comune di titoli di debito, ma solleva dubbi sulla tempistica

Difficoltà oggettive

Anche tralasciando il delicato problema dell’acquisizione del consenso politico, esistono comunque delle difficoltà oggettive che si frappongono a una rapida introduzione degli Eurobond. Potrebbe infatti essere richiesta una riforma dei Trattati europei e dei compiti statutari che incombono sulla Banca centrale europea. In particolare, sarebbe necessaria la revisione della cosiddetta “clausola di non assistenza” contenuta dell’articolo 125 del Trattato di Lisbona, che preclude esplicitamente, in capo ai singoli stati membri, e all’Unione europea nel suo complesso, ogni forma di responsabilità per gli impegni assunti dagli altri stati dell’Unione

All’interno del processo, andrebbero inoltre considerati i tempi necessari per l’adeguamento delle legislazioni nazionali, in tema di politica fiscale e di bilancio, a più restrittive condizioni di uniformità, qualora questo fosse esplicitamente richiesto da nazioni più “virtuose” come condizione per l’assenso alla creazione degli eurobond.

Quindi, anche qualora si raggiungesse il consenso, la modifica dei trattati costitutivi richiederebbe l’innesco di una procedura complessa, che non potrebbe dispiegarsi in tempi brevi. Tuttavia, la richiesta di tempi lunghi potrebbe non vanificarne la prontezza degli effetti, dal momento che già la semplice evoluzione drastica delle prospettive finanziarie determinata da un eventuale raggiungimento del consenso, sarebbe da sola in grado di ripercuotesi positivamente sui mercati finanziari, che si adatterebbero immediatamente alle mutate condizioni: i benefici, in questo caso, inizierebbero subito a ricadere sui costi di finanziamento dei debiti nazionali, ancor prima della effettiva sostituzione, parziale o totale, ad opera degli eurobond.

Redazione Noi EUROPA

27/01/2013

GRILLO COME GARIBALDI

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Come Garibaldi anche Grillo, che come lui viene da Genova, sta “liberando” lo stivale. il  terreno è fertile :  la disperazione degli italiani  città per città , paese per paese,  che si cuciono addosso con pochi stracci la camicia bianca pentastellata, dopo anni di promesse della bancarottiera “partitocrazia”.

Il nome del  movimento evoca l’acronimo del celeberrimo MI5, il servizio segreto inglese. Ma è solo un caso. Certo è che  la BBc , il Financial Times prendono maledettamente sul serio Grillo ed si mostrano assai interessate alle sue novità.

Mentre in Germania  si puntava forte  su Monti , e così per loro Grillo  è un Clown .

Ma a prescindere dalle influenze esterne,   sono stati gli italiani che hanno scelto  l’M5s, dicendo basta!!  ad una democrazia corrotta. 1 su 4.

Ma il futuro appare incerto. Gli analisti del dopo voto, cercano di capire se le vecchie  istituzioni, Parlamento e Presidenza della Repubblica,  abbiano ancora un senso così come sono state ideate. Tagliarne i costi, senza snaturare la Costituzione, con i vecchi  partiti che paiono ancora troppo permeati dalla cultura del debito , impantanati con rapporti di interesse incrociati a tutti i livelli,  suasi da banche e imprenditori e affaristi. Ma da Londra ( un altro caso ?) arriva un dossier che pare  mortale  : un conto segreto dove giace una cifra di 2 miliardi di euro , che sembra una “plusvalenza” sulla somma dell’acquisto  sborsato per  l’Antonveneta per  6.3 miliardi di euro,   venduta a Monte dei paschi di Siena dal Banco di Bilbao a 9,3 miliardi. Di questi, Sette sembrerebbero andare a Santander, mentre gli altri 2 miliardi (di euro) giacciono lì. Non si sa per fare che.  E’ troppo, anche per i forti di stomaco. IL fatto che il dossier sia stato divulgato ad hoc,  può fare intendere che il  potere voglia sostituire i vecchi regnanti italiani (partiti) con l’accusa che costano troppo. Ma con la scusa del costo eccessivo dei partiti , secondo alcuni sta passando la parola d’ordine che  costano troppo anche i servizi sociali, la sanità, insomma i servizi ispirati alla social democrazia. E così mentre il mondo finanziario che conta si volge verso i mercati dell’asia e del pacifico, in italia ci si domanda : oggi la democrazia dei partiti a cosa serve ? Ha senso finanziare le democrazie a scopi politici,  per equilibrare il mondo ?  No non più.  E così  torna di moda  la perfida albione in un mondo globale, mentre la socialdemocrazia, franco europa tedesca sembra diventare obsoleta. Nel firmamento del potere i giochi stanno mutando . Forse qualcuno si chiederà :  i cittadini del vecchio continente devono essere ancora così pasciuti, coccolati e abbrutiti davanti alla Tv con le loro creme anti rughe e il frigorifero pieno e con il tram sotto casa? Perchè occorre mantenere al sole le loro democrazie , le loro nazioni  basate sul controllo di questi partiti,  che costano oltre il 2,5% del pil ogni anno ? Mentre i loro pari del Bangladesh, dell’ India, dell’ Brasile , dell’Egitto, dell’Indonesia, del Marocco vivono “allegramente” con meno della soglia minima di povertà ? Forse serve a questo la scure di Grillo, ma certo non si può negare che i sistemi occidentali hanno preso una piega irreversibile.  Non si potrà più amministrare con  commissioni e costi per prodotti finanziari da intestare ai comuni, , per centrali nucleari, per armi, per farmaci , per termovalotizzatori. La novità del voto per M5s è  questo. Ma non essendoci più Vittorio Emanuele, la nuova Teano sarà il Parlamento che dovrà spingere  per una nuova italia . Se  il sistema non ne sarà capace, il rischio è di vedere  una guerra civile.Una guerra  sporca dai contorni tetri ,   tra chi ha un lavoro e una pensione e chi no. Ai Parlamentari la scelta.

18/12/2012

LE BANCHE ITALIANE.

banche 2 raccolta indebitamento prestiti avvocato emiliano varaninibanche 3 raccolta indebitamento prestiti avvocato emiliano varanini

Il rapporto fra prestiti e raccolta diretta delle banche

Praticamente il rapporto raccolta/impieghi

MPS sta perdendo una marea di raccolta, idem Banche Popolari.

Il 15% dello stock dei crediti in mano alle banche è deteriorato (+4% su anno)

Le banche italiane ricorrono sempre più ai prestiti presso la BCE per rifinanziare le proprie obbligazioni in scadenza e per mettere in portafoglio operazioni di carry trade (investendo in titoli di stato italiano a rendimento più elevato) per migliorare la propria redditività e supportare il rifinanziamento del debito dello Stato italiano.

Ma esponendosi sempre più al rischio sovrano italiano.

Un deterioramento dello spread impatta immediatamente negli attivi bancari determinando ulteriore necessità di capitali.

Poca o nulla di questa liquidità viene immessa per finanziare il sistema produttivo italiano.

Avv. Emiliano Varanini  www.emilianovaranini.it
dati e analisi forniti da * * * * *

14/12/2012

TASSIAMO I DERIVATI ? MONTI : NO GRAZIE.

varanini avvocato tobin taxIl passato governo ha modificato  e addolcito la tassazione su gli acquisti di titoli  derivati che era prevista dal ddl stabilità. La  c.d. Tobin Tax su qusti prodotti finanziari sarà applicabile dal primo luglio 2013 e potrà arrivare fino a un massimo di 100 euro per i derivati non quotati sui mercati regolamentati ( acquisti Over the counter).

La Tobin Tax, così come sarà applicata nel nostro Paese, prevedera’  un prelievo dello 0,12 sulle transazioni svolte in un giorno (anche di fronte a minusvalenze e perdite). Nel caso di azioni negoziate in mercati non regolamentati, l’aliquota sarà dello 0,22%. Saranno esenti market maker e le transazioni in Borsa di azioni emesse da società con capitalizzazione inferiore a 500 milioni di euro.

Che, per capirsi, sono meno del 5% del listino. Per i sistemi di trading ad alta frequenza, l’emendamento introduce una tassa con un’aliquota dello 0,02 per cento.

Invece – e non si tratta di una sorpresa – sono esenti da prelievi quasi tutti gli strumenti derivati, i tanto odiati strutturati che hanno portato al crac Lehman nel 2008.

Eppure una tassazioen sarebeb stata necessaria vista la differenza tra i volumi e i flussi delle transazioni finanziarie secondo gli studi della Banca di italia , trai derivati e gli altri titoli azionari per il mercato italiano, è impressionante Cfr. http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/stat_int_risk/stabol/2012/bollstat_III/bolstat_03_12.pdf ).

Dalla relazione su l mercato dei titoli mobilliari di Banca d ‘italia, emerge che  nel II trimestre del 2012 sono stati scambiati titoli obbligazionari e azioni ( bot cct azioni ordinarie) per 813.919 milioni di euro di cui 761.351 (da banche) 52.569 (da SIM) mentre le transazione su i derivati ammonterebbero a 2.056.633 milioni di euro di cui 1.985.924 da banche e 70.709 da sim (società intermediazione mobiliare) . il Gettito precisto con una tassa all’ 1% solo per i derivati sarebbe 20.566 milioni di euro.

Un vero blitz kriege. Un ordine del giorno approvato alla Camera La T.v.f..(la tassa sulle transazioni finanziarie)  avrebbe dovuto applicarsi proprio ad ogni transazione, compresi quegli strumenti derivati che riempiono le pance delle nostre banche. Ma , secondo il progetto illustrato dal governo in Senato nelle riunioni di questi giorni (l’ultima ieri sera), la Ttf va corretta proprio per escludere i derivati –(derivati cosa sono ? cfr. http://www.soldionline.it/guide/prodotti-finanziari/gli-strumenti-finanziari-derivati) con l’eccezione di quelli azionari, le briciole – e salvaguardare in generale le operazioni degli istituti di credito.

Le pressioni del mondo bancario, d’altronde, che s’è fatto forte anche dell’esplicito appoggio di Consob, sono state fortissime. Se, come sembra ormai inevitabile, passasse l’impostazione del governo, in sostanza rimarrebbero a pagare solo gli investitori privati (anche stranieri), mentre si raccoglierebbero le briciole da speculatori e banche: quello che interessa al governo, infatti, è che chi ha soldi da investire li metta sui titoli di stato (su cui non si paga la Tvf e l’aliquota è dimezzata) o al massimo sui bond emessi dagli istituti di credito (niente tassa anche lì). La tabella allegata all’emendamento del Governo sulla TTF presentato oggi in commissione Bilancio del Senato alla Legge di stabilità prevede infattri che  L’imposta sarà applicata:

“in misura fissa, determinata con riferimento alla tipologia di strumento e al valore del contratto”.

Ma il disegno di legge di stabilità 2013 (approvato nella riunione del c.d.m. del 9 ottobre 2012) all’art. 12, commi da 18 a 21, era abbastanza vago da poter permettere qualunque colpo di mano.

Secondo l’ADUC il testo del DDL (impropriamente detta) “Tobin Tax” era sicuramente positivo, perchè se fosse stata correttamente progettata, una tassa sulle transazioni finanziarie, avrebbe consentito , con un’aliquota ridottissima, minore dello 0,1% (le proposte più diffuse parlano dello 0,05%) di raggiungere il duplice obiettivo di ridurre il volume delle transazioni finanziarie speculative (intendendo qui, con questo termine, le operazioni finanziarie fatte con un’orizzonte temporale di breve o brevissimo periodo, senza voler dare nessuna connotazione negativa alla parola) e produrre un buon gettito fiscale che può essere utilizzato per ridurre la tassazione sul lavoro.” Affinché una tassa sulle transazioni finanziarie sia efficace deve avere tre caratteristiche: l’aliquota deve essere molto bassa,conseguentemente la base imponibile deve essere molto ampia ed infine non deve essere agevolmente eludibile attraverso transazioni fatte all’estero.

E’ chiaro che la presa di posizione del governo “italiano” mira ad incidere anche nel contesto europeo e forse internazionale, il 14 Dicembre scorso, il Presidente del Consiglio Monti disse che l’Italia aveva, a livello europeo, cambiato posizione riguardo la tassa sulle transazioni finanziarie.

Ebbene, attualmente, il disegno di legge prevede l’applicazione di un’imposta pari allo 0,05% sulle “azioni e altri strumenti finanziari partecipativi emessi da società residenti nel territorio dello Stato” e sulle “operazioni su strumenti finanziari derivati” sul valore del nozionale di riferimento. Le modalità di applicazione saranno stabilite da un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze entro 60 giorni dall’approvazione della legge. L’aliquota prevista dal governo è abbastanza adeguata per le azioni, ma penalizzante per i derivati (l’applicazione sul nozionale, infatti, è molto diverso dall’applicazione sul “mark-to-market”, un conto è l’applicazione dell’aliquota se il saldo si fa solo a fine giornata, includendo il solo risultato finale matematico, invece che un meccanismo che tassasse ogni transazione applicando matematicamente l’aliquota su ogni passaggio di denaro.

Ciò che è decisamente deludente, è la base imponibile. A parte l’esclusione di queste ore dei derivati non sono state incluse le valute, le obbligazioni e tutti gli altri strumenti non emessi da società residenti nel territorio dello Stato.

Sarebbe stato molto più utile prevedere un’aliquota anche molto più bassa, diciamo pari allo 0,01% ma includendo tutte le forme di transazioni finanziarie, a prescindere dalla tipologia. Vi è poi il problema dell’eludibilità della norma.

Il forte rischio è che l’Italia faccia da apripista europeo su questo genere d’imposta, ma lo faccia in maniera tecnicamente impropria, fungendo così da “scusa” per poter affermare che la tassa non funziona e affossando così definitivamente il progetto a livello Europeo.

Il problema della Tassazione DELLE OPERAZIONI SU I DERIVATI è la regolazione e la perequazione del mercato dei titoli e degli strumenti finanziari e quindi la democratizzazione della finanza.

In linea teorica il rapporto tra finanza e produzione è di 50 : 1.

E’ noto però che le cifre del PIL sono gonfiate con espedienti vari e sempre più “creativi”; inoltre, la percentuale di certi “servizi”, spesso più dannosi che inutili, continua a crescere mentre il parco tecnologico si restringe.

Anche le cifre sulle transazioni finanziarie che non vengono registrate (OTC), sono tutt’altro che attendibili.

Tante banche hanno finito per “partorire” degli hedge funds, dirette da loro “ex dipendenti”, a cui affidano le transazioni meno “ortodosse”.

Per restare comunque alle cifre ufficiali, una sola banca, la J.P. Morgan Chase, deteneva in data 30 settembre 2004 più di 43 miliardi di dollari in derivati, una cifra superiore al PIL mondiale e quattro volte il PIL degli USA.

In Europa invece si parla di TOBIN TAX.

La FTT (tassa sulle trasanzioni finanziari) è un’imposta con un tasso molto ridotto (tra lo 0,01% e lo 0,1%) da applicare su ogni compravendita di titoli e strumenti finanziari. Un’imposta sufficientemente piccola da non scoraggiare le “normali” operazioni di investimento realizzate sui mercati finanziari. Tale tassa non avrebbe effetti apprezzabili per chi opera sui mercati con un’ottica di lungo periodo: il tasso ipotizzato è nettamente inferiore alle commissioni annuali richieste dai gestori di fondi di investimento o fondi pensione.

E’ ben diversa la situazione per chi intende speculare .

E’ oggi possibile comprare e vendere strumenti finanziari centinaia, anche migliaia di volte in un giorno, 24 ore su 24, nella speranza di guadagnare su piccole oscillazioni dei prezzi degli stessi strumenti. Tali operazioni non hanno alcun legame con l’economia reale, ma aumentano l’instabilità e la volatilità dei mercati, con impatti potenzialmente devastanti per l’economia globale.

Realizzando 1.000 operazioni di compravendita sullo stesso titolo dovrei pagare la FTT 1.000 volte, il che renderebbe l’operazione speculativa economicamente sconveniente.

La FTT si applica a tutte le tipologie di strumenti e titoli, limitatamente ai mercati finanziari . per vedere gli sviluppi anche al parlamento europeo si veda http://www.patriziatoia.info/home/images/yootheme/ebooks/volume_transazioni_finanziarie.pdf.

La cifra complessiva degli aggregati finanziari, la cui componente principale è quella delle operazioni in derivati, si stima intorno ai 2 milioni di miliardi di dollari. Nell’autunno 2004 la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) di Basilea ha rilasciato una “Indagine triennale delle banche centrali sull’attività dei mercati dei cambi e dei derivati“, basata su dati dell’aprile 2004, che nuovamente conferma la bancarotta del sistema finanziario : In tre anni il volume quotidiano dei mercati dei cambi tradizionali è aumentato del 57% raggiungendo i 1.880 miliardi di dollari.Il volume delle transazioni OTC (non registrate) è aumentato del 112% raggiungendo 1.200 miliardi di dollari al giorno. Il 43 % di tutte queste transazioni non avviene tra banche ma tra hedge funds altamente instabili.Annualizzando queste cifre si ottiene un volume di 500 mila miliardi di transazioni forex e 300 mila miliardi di transazioni in derivati OTC. Inoltre, secondo l’ultimo rapporto trimestrale della BRI, il volume annuale dei derivati trattati in borsa ammonta a 1,2 milioni di miliardi. Con questo il totale delle operazioni speculative sui cambi e dei derivati arriva a 2 milioni di miliardi di dollari. Di contro il PIL mondiale si stima sui 41 mila miliardi di dollari.

CI sono moltissime campagne di think thank organizzate in modo da far pensare che la FTT blocchi il funzionamento dell’economia.

IL nostro Presidente del Consiglio appartiene a quella schiera di idee che vedono con disfavore la FTT.

La Borsa italiana e tutte le borse stanno cessando la loro funzione di strumento di raccolta di credito per le imprese e si stanno trasformando in riconversione in casa dei giochi per i traders on line – un terzo dei volumi e il 60-70% dei tickets – che verranno tassati solo per i saldi di fine giornata e non per singola transazione (e comunque troveranno il modo di aggirare la tassa). Saranno esenti, infine, i titoli di società sotto i 500 milioni di capitalizzazione, che però valgono solo il 5% degli scambi.

Soluzioni ? eliminare i partiti pro speculazione . il capitalismo può coesistere con diritti sociali e avere volto umano, dipende solo dalla volontà di arginare l’egoismo dei finanzieri.

Articolo tratto da claudio antonelli libero.it  http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/1143626/Tobin-tax–l-eredita-di-Monti–stanga-chi-risparmia-e-salva-chi-specula.htmlmarco palombi il fatto on line http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/13/tobin-tax-e-soldi-a-mps-lultimo-regalo-del-governo-monti-alle-banche/444665/http://www.aduc.it/

12/12/2012

EVVIVA ! MULTA di 1,92 mld dollari alle BANCHE

avvocato varanini usuraHsbc: banca Hsbc multa record da autorità Usa, da 1,92 mld dollari per riciclaggio

La banca britannica Hsbc, tra i maggiori istituti finanziari d’Europa, pagherà una multa record pur di chiudere l’inchiesta sul riciclaggio di denaro dai cartelli della droga in Messico e Iran. La notizia, che era stata anticipata nella notte dalla stampa, è stata confermata questa mattina dalla stessa Hsbc.

Secondo quanto annunciato, la banca pagherà 1,92 miliardi di dollari, quasi 1 miliardo e mezzo di euro, una cifra mai sborsata prima in casi simili. Questo l’accordo raggiunto tra Hsbc e le autorità Usa per mettere fine all’inchiesta aperta Oltreoceano sul riciclaggio di denaro proveniente dai cartelli della droga in Messico e Iran.

A luglio scorso, i vertici della banca erano stati chiamati a comparire davanti al Senato statunitense per rispondere dell’accusa di aver permesso, a causa di scarsi controlli, operazioni di riciclaggio di denaro e di finanziamento a gruppo criminali tra cui narcotrafficanti messicani e terroristi iraniani. In un rapporto di 335 pagine venivano riportati i dettagli degli scarsi controlli effettuati dall’istituto di credito e delle norme antiriciclaggio violate, così come le sanzioni ai Paesi legati al terrorismo che sono state bypassate per mancata vigilanza.

In Messico Hsbc è proprietaria di Grupo Financero Bital, istituto bancario già noto per le sue connessioni con il riciclaggio di denaro proveniente dal narcotraffico al quale è stato assegnato il minore profilo di rischio possibile dal 2000 al 2009, mentre in Arabia Saudita, dal 2006 al 2010 le irregolarità hanno riguardato Al Rajhi Bank, istituto basato a Riyadh legato a gruppi terroristici attraverso i proprietari.( articolo tratto da Finanzaonline.com – 11.12.12/09:25)

Il commento

C’è qualcuno nel mondo , e precisamente nei contradditori USa, che fa qualcosa per combattere la più grande piaga per l’uomo e le sue aggregazioni democratiche. Le Banche e il sistema finanziario e di riciclaggio che si appoggia su di loro.

Spiace che alcuni intellettuali della tecnofinanza, ovvero della giurisprudenza,   posti ai vertici di fondazioni , e talvolta di governi e o di partiti, dediti alla bancarizzazione dell’europa, e tutti i camerieri della stampa italiana, non si siano sforzati di argomentare questa notizia paragonandola con il sistema delle autorities europee e infine italiane,e le loro risibili multe,  e con il complessivo stato del sistema bancario europeo e infine con quello ancor piu misero italiano.

Una cosa è certa : se qualcuno si mettesse ad indagare per riciclaggio le banche italiane collegate con la piazza affari di londra dagli anni 60 ad oggi ci sarebbero multe da applicare ben più superiori di quelle giustamente applicate dal sistema sanzionatorio Usa , fortemente motivato dopo LEmhan brother. Per chi non lo avesse ancora capito il problema è li. Non è l’imu, l’iva, l’irpef, le accise e quanto altro imposto alle nostre aziende e sopratutto ai nostri cittadini. IL problema è la manipolazione delle  democrazie dovuta al riciclaggio. Le  massae di capitale nero gestito da questi istituti finanziari,  che poi con la camere di compensazione, con il leverage , con i contratti cosidetti “derivati”, ovvero con l’acquisto a borsa chiusa di titoli e obbligazioni spropositamente incrementato rispetto ai veri capitali con le leve finanziarie, manipolano i redditi dei fondi di investimento e la fanno da padrone nell’innalzare gli spreAD (scommesse sui differenziali ) e con le oscillazioni dei titoli degli stati europei sempre più alla loro mercè. Vedi tutto questo determina un condizionamento delle nostre economie e sopratutto delle nostre democrazie. Perchè il sistema concede loro di manipolare e arricchirsi  e ai loro guardinai, gli stati in mano a quei partiti che servono al tavolo ,  di tassare i cittadini ledendo la loro liberà sulla falsariga del modello cinese prossimo venturo in assenza di qualunque potere di check and balances.

Ma chi sono I guardiani di questo sistema : i notai. E in europa sono ancora lì, in francia e in italia soprautto.

Domanda. Perchè i camerieri dell’infromazione e del video italiano e le loro mogli la fanno da padroni nel dire idiozie ai vari talk show ? Avete sentito il refrain che gira tra i vari pesudo intelletuali della tecno finanza, ad esempio che il risparmio italiano e il valore delle case è ancora molto alto rispetto al debito pubblico e che quindi (sottinteso) si può ancora rosicchiare qualcosa prima di fallire?

Nel frattempo i nostri imprenditori vanno all’estero  a fare le fabbriche ,(serbia?)  grazie all’ideona (prodi ?) di fare un gruppo  di stati europei,  uniti da regole(democratiche e sopratutto liberali e giuste)  ma non da condizioni di mercato. L’europa a 27 è stato un capolavoro politico ma un suicidio per la nostra italia.

E sorpatutto nel frattempo le banche non si fanno problemi . Commerciano illecitamente denaro, e tutti tranquilli a parlare solo di IMU. Mentre le banche italiane continuano nell’indifferenza nell’essere le più care d’europa e le meno utili. Un conto corrente in Italia costa attualmente e mediamente 250 euro. In Francia 100, in Belgio 70, e in Olanda 40. Quest’anno c’è il  record di dimunizione di erogazione di mutui (-30%) a privati e il  record di costi (tassi incrementati del 1,65). RIspetto ai costi medi una banca usa e una banca italiana è dieci volte superiore. Sapete che dicono ? che con i soldi della BCE (pagati 1%)  hanno dovuto comprare i titoli di stato italiano. mentre ai cittadini li prestono al 6% .

Quando porremo fine a questo circolo vizioso artatamente ricattatorio ?

Ovviamente se  parliamo di giustizia ecco subito i vari porta porta che arrivano a dire che gli avvocati ci vogliono guadagnare con le cause.

E certo. Più sono lunghe, più guadagnano. Falso. Vero invece che per fare un ‘opposizione ad un pignoramento da 50.000 euro, fatto ad esempio da una banca ,  se un cittadino non ha 450,00 euro di costi di contributo unico , 8 euro di marche e 2,.5 non può nemmeno entrare in un tribunale. Questo solo per quest’anno con l’aumento dei costi della  giustizia del 110%. Per i prossimi vedremo. Mentre gli istituti di mediazione che erano in mano ad srl. gestite da banche hanno provato a mettere mano alla giustizia rendendo obbligatoria la leggge sulla mediazione.

I nostri parlamentari ?  DIvertenti. A parte la legge sulla mediazione hanno approvato con  la legge 23/11/2001 n. 409 che  ha convertito il D.L. 350 con alcune modifiche ,  la SCUDA CAPITALI dall’estero.

Avete capito ?

Cambiare si può : anche in Europa. Esiste infatti un ‘europa piu giusta che non è quella del super stato o del meccanismo intergovernativo. e’ quella dei cittadini, delle regole certe e ferree-e quindi dall’applicazione di una vera democrazia liberale.

Dipende solo da noi. Quindi Si subito a danno punitivo nel risarcimento , via i notai, si multe importanti e a controlli serrati a tutti gli istituti di credito sulle operazioni nazionali e internazionali di spostamento di denaro e di provenienza.

Se la fanno sporca che PAGHINO !!! Per un ‘europa veramente libera e democratica.

Avv. EMliiano VARANINI (www.emilianovaranini.it )

21/08/2012

Le dieci leggi più brutte dello Stato Italiano


Le dieci leggi più brutte dello Stato Italiano.

Pubblichiamo un elenco significativo ma non esaustivo dei peggiori provvedimenti aventi valore o forza di legge e o delle leggi che il parlamento italiano ha adottato in spregio al buon senso , all’umana natura, alle libere condizioni di mercatura, alla libertà democratica. Principi e valori innati nel popolo Italiano, nato libero e sempre emule della sua civica virtù , e storicamente severo censore di ogni istanza liberticida.

1) La legge n. 2 del 2 gennaio 1997e ss.modifiche ,intitolata “Norme per la regolamentazione della contribuzione volontaria ai movimenti o partiti politici” reintroduce di fatto il finanziamento pubblico ai partiti.

Il provvedimento prevede la possibilità per i contribuenti, al momento della dichiarazione dei redditi, di destinare il 4 per mille dell’imposta sul reddito al finanziamento di partiti e movimenti politici (pur senza poter indicare a quale partito), per un totale massimo di 56.810.000 euro, da erogarsi ai partiti entro il 31 gennaio di ogni anno. Per il solo anno 1997 viene introdotta una norma transitoria che fissa un fondo di 82.633.000 euro per l’anno in corso.Sempre la legge 2/1997 introduce l’obbligo per i partiti di redigere un bilancio per competenza, comprendente stato patrimoniale e conto economico, il cui controllo è affidato alla Presidenza della Camera. La Corte dei Conti può controllare solo il rendiconto delle spese elettorali.L’adesione alla contribuzione volontaria per destinare il 4 per mille ai partiti resta minima.

La legge n. 157 del 3 giugno 1999, Nuove norme in materia di rimborso delle spese elettorali e abrogazione delle disposizioni concernenti la contribuzione volontaria ai movimenti e partiti politici, reintroduce un finanziamento pubblico completo per i partiti. Il rimborso elettorale previsto non ha infatti attinenza diretta con le spese effettivamente sostenute per le campagne elettorali. La legge 157 prevede cinque fondi: per elezioni alla Camera, al Senato, al Parlamento Europeo, Regionali, e per i referendum, erogati in rate annuali, per 193.713.000 euro in caso di legislatura politica completa (l’erogazione viene interrotta in caso di fine anticipata della legislatura). La legge entra in vigore con le elezioni politiche italiane del 2001.

La normativa viene modificata dalla legge n. 156 del 26 luglio 2002, “Disposizioni in materia di rimborsi elettorali”, che trasforma in annuale il fondo e abbassa dal 4 all’1% il quorum per ottenere il rimborso elettorale. L’ammontare da erogare, per Camera e Senato, nel caso di legislatura completa più che raddoppia, passando da 193.713.000 euro a 468.853.675 euro.

Infine, con la legge n. 51 del 23 febbraio 2006: l’erogazione è dovuta per tutti e cinque gli anni di legislatura, indipendentemente dalla sua durata effettiva. Con quest’ultima modifica l’aumento è esponenziale. Con la crisi politica italiana del 2008, i partiti iniziano a percepire il doppio dei fondi, giacché ricevono contemporaneamente le quote annuali relative alla XV Legislatura della Repubblica Italiana e alla XVI Legislatura della Repubblica Italiana.

( N.b. il Parlamento il 6 luglio con la LEGGE 6 luglio 2012, n. 96 (passata con 187 si’, 17 no e 22 astenuti. Votazione : A favore Pd, Pdl, Api e Udc; contro Idv e Antonio Del Pennino (Pri), la Lega astenuta. La legge ha approvato una parziale riforma del finanziamento i cui contenuti sono qui riassumibili :
RIMBORSI DIMEZZATI. Taglio del 50% dei rimborsi ai partiti. Dai 182 attuali si passa a 91 milioni.Il 70% di questi saranno erogazioni ricevute direttamente dallo Stato (63 milioni 700 mila euro); il 30% (27 milioni 300 mila) sarà di cofinanziamento.Il che significa che partiti soni pronti a ricevere 50 centesimi per ogni euro avuto da persone fisiche o enti. E ogni contributo non potrà superare i 10 mila euro.165 MILIONI AI TERREMOTATI. I 165 milioni di euro risparmiati nel 2012 e nel 2013 dal taglio del finanziamento verranno destinati alle popolazioni colpite (dal 2009 in poi) da terremoti e calamità naturali.DETRAZIONI FISCALI. Un privato che voglia finanziare il partito del cuore potrà avere una detrazione fiscale del 24% per il 2013 e del 26% dal 2014. Stessa detrazione si avrà per chi sceglie le Onlus. Perché i donatori abbiano diritto alla detrazione basterà che il partito abbia presentato una lista.QUOTE ROSA. Se più di due terzi dei candidati di un partito sono dello stesso ‘genere’ la forza politica si vedrà decurtata del 5% la quota di rimborso che le spetta.

COMMISSIONE PER LA TRASPARENZA. Ci sarà un task force di cinque magistrati: tre della Corte dei conti, uno del Consiglio di Stato e uno della Corte di Cassazione a vigilare sui bilanci dei partiti. Avrà sede presso la Camera e comminerà sanzioni.

SU BILANCI VIGILERANNO SOCIETÀ DI REVISIONE. Società di revisione iscritte nell’albo Consob verificheranno i conti e i bilanci finali dei partiti. Stileranno una relazione che poi dovrà essere trasmessa alla Commissione di controllo. da vedere le norme sugli obblighi dei revisori e o delle società di revisione. Decreto Legislativo 27 gennaio 2010, n. 39 Attuazione della direttiva 2006/43/CE, relativa alle revisioni legali dei conti annuali e dei conti consolidati, che modifica le direttive 78/660/CEE e 83/349/CEE, e che abroga la direttiva 84/253/CEE

TESORIERI ‘TRASPARENTI’. Per tutti i tesorieri, anche non eletti, scatterà l’obbligo di pubblicare redditi e patrimonio anche di moglie (se c’è comunione dei beni) e figli a carico. I tesorieri che ‘sbagliano’ non potranno più sottoscrivere i bilanci del partito per almeno cinque anni.

ALMENO IL 2% O UN ELETTO. I partiti, per avere i finanziamenti, dovranno ottenere il 2% alla Camera o avere almeno un eletto. Dovranno dotarsi di uno Statuto democratico e dovranno farne esplicita richiesta dopo le elezioni.

TETTI DI SPESA. Sono previsti per elezioni politiche, europee e amministrative. I Comuni si divideranno in tre fasce.
La prima da 15 mila a 100 mila abitanti; la seconda da 100 mila a 500 mila; la terza da 500 mila in su. Se si tratta di candidati sindaci: per la prima fascia potranno spendere 25 mila euro, più un euro per ogni iscritto nelle liste elettorali. Nella secondo, 125 mila euro più un euro per ogni scritto. Per la terza, 250 mila euro più 0,90 centesimi per ogni iscritto. Tetti ridotti per i consiglieri.

SI INVESTE SOLO IN TITOLI DI STATO UE. I partiti potranno investire esclusivamente in titoli di Stato europei.

NO CASE IN AFFITTO DA ELETTI. Partiti e movimenti non potranno più prendere in affitto o acquistare a titolo oneroso immobili da persone elette in parlamento, in Europa e nei Consigli regionali.

SANZIONI. La ‘pena’ massima è il taglio del rimborso. Ma ci sono anche altre sanzioni che vanno dalla decurtazione dei due terzi di rimborsi e contributi a seconda della gravità della violazione.

2) la legge n°45 2001 , legge per ridurre i pentiti i mafia.
Giovanni Falcone ed Antonino Scopelliti furono tra i primi magistrati a intuire l’importanza del fenomeno dei collaboratori di giustizia. Ed a loro si devono numerosi provvedimenti volti ad incoraggiare l’utilizzo dei cosiddetti “pentiti” per la risoluzione di importanti e delicate indagini nonché per la formazione della cosiddetta “prova orale” nel processo. Nel febbraio 2001 viene approvata in Italia a larga maggioranza la nuova legge sui pentiti (Legge 13 febbraio 2001, n. 45) [2]. Si tratta di un testo che va a riformare l’originaria disciplina risalente al 1991.
Fermo restando le riduzioni di pena e l’assegno di mantenimento concesso dallo Stato, le modifiche approvate sono sostanziali, tra queste:il pentito ha un tempo massimo di sei mesi di tempo per dire tutto quello che sa, il tempo inizia a decorrere dal momento in cui il pentito dichiara la sua disponibilità a collaborare;
il pentito non accede immediatamente ai benefici di legge ma vi accede solo dopo che le dichiarazioni vengano valutate come importanti e inedite; il pentito detenuto dovrà scontare almeno un quarto della pena; la protezione durerà fino al cessato pericolo a prescindere dalla fase in cui si trovi il processo;
Le critiche alla legge 45
Le critiche più vistose sono state mosse dai magistrati che lavorano in “prima linea” nella lotta alla mafia e che hanno trovato nei pentiti una fonte preziosa di informazioni per ricostruire dinamiche e struttura della criminalità organizzata. Tra le più diffuse critiche, è stato sostenuto che[3]:
il requisito della novità delle dichiarazioni toglie importanza a quelle che sono le pluralità di contributi utili ai fini delle indagini e del processo, ove il pentito fornisca una versione concordante con altre già acquisite; la distinzione tra conviventi del collaboratore e tutti gli altri soggetti per i quali l’estensione della protezione è subordinata all’esistenza di grave ed attuale pericolo lascia perplessi anche in relazione alla ferocia con cui si sono consumate le vendette trasversali;
i sei mesi vengono giudicati troppo brevi per chi è chiamato a ricordare fatti criminosi talvolta remoti nel tempo, avvenuti anche decenni prima dell’inizio della collaborazione
La legge n. 2 del 2 gennaio 1997, intitolata “Norme per la regolamentazione della contribuzione volontaria ai movimenti o partiti politici” reintroduce di fatto il finanziamento pubblico ai partiti.

3) La Legge 311/2004 articolo 1 comma 429 EVASIONE FISCALE LEGALIZZATA DELLE SOCIETA’ ESTERE
la legge 311/2004 , stabilisce che le multinazionali con sede legale nei cosiddetti paradisi fiscali facciano riferimento a quel regime fiscale anche se operano in Italia.

LA LEGGE INCRIMINATA CHE PERMETTE A QUESTE MULTINAZIONALI DI “EVADERE”

Questa norma però non esonera dalla trasmissione telematica degli incassi giornalieri (formalità che sostituisce di fatto l’obbligo dello scontrino fiscale). Restano peraltro inalterati gli adempimenti previsti dal titolo II del dPR n. 633 del 1972 e quindi quello di registrazione, liquidazione e versamento periodico ed annuale dell’imposta, oltre che quello di tenuta delle scritture contabili (ex articolo 39 del medesimo dPR n. 633 del 1972). L’AF può accertare in qualsiasi momento che gli importi inviati per via telematica corrispondano effettivamente a quelli battuti (i sigilli dei registratori di cassa non possono essere violati).

4) La legge legge 28 dicembre 2005, n. 262 e il D.Lgs. 27 gennaio 2010, n. 39, LEGGE SUL FALSO IN BILANCIO ( v. anche 8) )
Dette leggi abrogano di fatto il reato di falso in bilancio nel diritto italiano

Il sistema giuridico italiano utilizza la locuzione “false comunicazioni sociali” per indicare quel reato contemplato dal codice civile all’art. 2621 e specificato dagli articoli successivi, e che comprende quindi non soltanto la fraudolenta compilazione del solo bilancio, ma anche quella di tutte le comunicazioni sociali e delle relazioni che la legge impone di redigere, oltre all’omissione di questi obblighi.

La “depenalizzazione”

Il testo normativo è stato oggetto di recente sensibile revisione, con la quale la precedente sanzione della reclusione da uno a 5 anni è stata modificata con la sanzione dell’arresto fino a due anni. Le modifiche attuate sono popolarmente sintetizzate con il termine di “depenalizzazione”, tuttavia la norma vigente continua a prevedere una sanzione ed il falso in bilancio – seppure ne siano state modificate circostanze e conseguenze – resta un illecito. Gli articoli che ne parlano sono peraltro nel Titolo XI del Libro Quinto del Codice, titolo che rimane rubricato come “Disposizioni penali in materia di società e consorzi”. L’art. 2622 esplicitamente nomina l’illecito usando il termine “delitto”.

Nella dialettica suscitata dalla riforma della disciplina, piuttosto, vi è chi sottolinea come l’attuale sia un approccio meno repressivo di quanto non fosse in precedenza nei confronti di chi si renda colpevole di questo illecito.

L’attuale regolamentazione è il risultato di una serie di iniziative a partire dalla proposta di legge delega per la riforma del diritto societario, del governo Amato, approvata dal consiglio dei ministri il 26 maggio 2000 e trasmessa al parlamento della legge delega approvata dal parlamento il 3 ottobre 2001, n. 366e del conseguente decreto delegato d.lgs. 11 aprile 2002 n°61 del governo Berlusconi, seguiti dalla legge 28 dicembre 2005, n. 262 e dal D.Lgs. 27 gennaio 2010, n. 39[21].

Norme vigenti

La norma cardine della disciplina resta l’articolo 2621 del codice civile italiano il quale recita:

« Salvo quanto previsto dall’articolo 2622, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, con l’intenzione di ingannare i soci o il pubblico e al fine di conseguire per sè o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali previste dalla legge, dirette ai soci o al pubblico, espongono fatti materiali non rispondenti al vero ancorché oggetto di valutazioni ovvero omettono informazioni la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene, in modo idoneo ad indurre in errore i destinatari sulla predetta situazione, sono puniti con l’arresto fino a due anni.

La punibilità è estesa anche al caso in cui le informazioni riguardino beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi.
La punibilità è esclusa se le falsità o le omissioni non alterano in modo sensibile la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene. La punibilità è comunque esclusa se le falsità o le omissioni determinano una variazione del risultato economico di esercizio, al lordo delle imposte, non superiore al 5 per cento o una variazione del patrimonio netto non superiore all’1 per cento.
In ogni caso il fatto non è punibile se conseguenza di valutazioni estimative che, singolarmente considerate, differiscono in misura non superiore al 10 per cento da quella corretta.

Nei casi previsti dai commi terzo e quarto, ai soggetti di cui al primo comma sono irrogate la sanzione amministrativa da dieci a cento quote e l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese da sei mesi a tre anni, dall’esercizio dell’ufficio di amministratore, sindaco, liquidatore, direttore generale e dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari, nonché da ogni altro ufficio con potere di rappresentanza della persona giuridica o dell’impresa”. »

A precisare il precedente articolo soccorre il 2622, per il quale gli amministratori e gli altri soggetti coinvolti nella redazione di documenti contabili societari, qualora con “intenzione di ingannare i soci o il pubblico” ed il “fine di conseguire per sè o per altri un ingiusto profitto” inquinino i bilanci con “fatti materiali non rispondenti al vero ancorché oggetto di valutazioni” od omettano informazioni obbligatorie “in modo idoneo ad indurre in errore i destinatari” sulle reali condizioni della società, se “cagionano un danno patrimoniale alla società, ai soci o ai creditori, sono puniti, a querela della persona offesa, con la reclusione da sei mesi a tre anni”. La querela è ammessa “anche se il fatto integra altro delitto, ancorché aggravato, a danno del patrimonio di soggetti diversi dai soci e dai creditori, salvo che sia commesso in danno dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunità europee”.

Qualora la società di cui si travisino le carte contabili sia società italiana con azioni quotate in mercati regolamentati italiani o di altri paesi dell’Unione Europea (società con azioni quotate)[23] la pena è da uno a quattro anni e il delitto è procedibile d’ufficio, sempre che non cagioni “grave nocumento ai risparmiatori”, nel qual caso la pena è da due a sei anni. Circa questo nocumento, lo si considera grave “quando abbia riguardato un numero di risparmiatori superiore allo 0,1 per mille della popolazione risultante dall’ultimo censimento ISTAT ovvero se sia consistito nella distruzione o riduzione del valore di titoli di entità complessiva superiore allo 0,1 per mille del prodotto interno lordo”.

L’art. 2622 propone anche delle estensioni ed esclusioni di punibilità:

« La punibilità per i fatti previsti dal primo e terzo comma è estesa anche al caso in cui le informazioni riguardino beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi. La punibilità per i fatti previsti dal primo e terzo comma è esclusa se le falsità o le omissioni non alterano in modo sensibile la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene.

La punibilità è comunque esclusa se le falsità o le omissioni determinano una variazione del risultato economico di esercizio, al lordo delle imposte, non superiore al 5 per cento o una variazione del patrimonio netto non superiore all’1 per cento.

In ogni caso il fatto non è punibile se conseguenza di valutazioni estimative che, singolarmente considerate, differiscono in misura non superiore al 10 per cento da quella corretta. »

Sono previste pene accessorie come:

« Nei casi previsti dai commi settimo e ottavo, ai soggetti di cui al primo comma sono irrogate la sanzione amministrativa da dieci a cento quote e l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese da sei mesi a tre anni, dall’esercizio dell’ufficio di amministratore, sindaco, liquidatore, direttore generale e dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari, nonché da ogni altro ufficio con potere di rappresentanza della persona giuridica o dell’impresa »

5<strong>) la l. 241/90 LEGGE SULL’ACCESSO AGLI ATTI AMMINISTRATIVI

l’art .22 limita il diritto di accesso :

Ai fini del presente capo si intende:

a) per “diritto di accesso”, il diritto degli interessati di prendere visione e di estrarre copia di documenti amministrativi;

b) per “interessati”, tutti i soggetti privati, compresi quelli portatori di interessi pubblici o diffusi, che abbiano un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso

Secondo la Cass., sez. VI, 04-02-2008. tale interesse non si identifica con quello generale al buon andamento della p.a., che riguarda tutti i consociati, ma in quello che fa capo a una situazione giuridica soggettiva su cui il provvedimento è destinato direttamente a incidere (fattispecie nella quale è stato ravvisato l’interesse di un privato all’accesso agli atti del comune concernenti la procedura di demolizione di un manufatto abusivo, posto a distanza illegale dalla sua proprietà).

6) LA LEGGE numero 215/2004, approvata il 13 luglio di quell’anno, e recante “Norme in materia di risoluzione dei conflitti di interessi”.

Il testo varato dal Parlamento Italiano venne duramente criticato per disporre in sostanza norme per punire il conflitto d’interesse, senza però prevenirlo. Nel 2004 l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa espresse il timore che la legge, in combinato con la cosiddetta legge Gasparri, potesse ledere sia di fatto che in termini di diritto il pluralismo informativo[1]. Secondo alcuni pareri espressi dalla Commissione di Venezia, un organo tecnico–giuridico dello stesso Consiglio, i principali punti di criticità sono rappresentati dal fatto che la legge non prevede l’ineleggibilità di un soggetto sottoposto ad un potenziale conflitto di interessi, ma solamente l’incompatibilità nell’assumere incarichi differenti da quelli di governo, o nell’adottare atti od omissioni da cui deriverebbe “un’incidenza specifica e preferenziale sul patrimonio”. Quest’ultimo aspetto è definito come conflitto d’interessi solo quando da un atto od omissione deriverebbe un “danno per l’interesse pubblico”. Inoltre un secondo punto di particolare problematicità risiederebbe nel fatto che “che la legge 215 non ricomprende la “mera proprietà” di un’impresa né tra le ipotesi di incompatibilità né tra le ipotesi di conflitto di interessi”.

Un altro argomento di critica è rappresentato dalla determinazione del “danno per l’interesse pubblico”, valutazione sostanzialmente politica che esula dalla sfera di competenza dell’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato, dotata di strumenti di analisi tipicamente economici.

In Italia il problema si è presentato in forme di una certa rilevanza in particolare da quando Silvio Berlusconi prese parte alla campagna elettorale del 1994 per coprire la carica di Presidente del Consiglio dei ministri (carica ricoperta successivamente anche dal 2001 al 2006 e dal 2008 al 2011). Il conflitto era in questo caso rappresentato dalla titolarità contemporanea di funzioni pubbliche, del gruppo televisivo Mediaset, e di altre proprietà sulle quali vi sarebbe stata possibilità di legiferazione (settore assicurativo, sportivo, edile, editoriale, ecc.). Per alcuni opinionisti, inoltre, tale conflitto sarebbe motivo d’ineleggibilità e di incompatibilità di cariche in base alle legge italiana sulle concessioni pubbliche.

La Costituzione italiana, secondo gli artt. 65 e 66, obbliga il Parlamento a valutare l’eleggibilità dei suoi membri in base alla legge ordinaria. L’art. 10 del DPR 361/1957 recita: «Non sono eleggibili […] coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica, che importino l’obbligo di adempimenti specifici, l’osservanza di norme generali o particolari protettive del pubblico interesse, alle quali la concessione o la autorizzazione è sottoposta». La Giunta delle elezioni della Camera dei deputati, nel 1994, confermò l’elezione di Silvio Berlusconi (fondatore e azionista di maggioranza di Mediaset, società che controlla RTI, titolare delle concessioni televisive di Canale Cinque, Rete Quattro e Italia Uno) poiché la norma citata andrebbe riferita «alla concessione ad personam e quindi, se non c’è titolarità della persona fisica, non si pone alcun problema di eleggibilità, pur in presenza di eventuali partecipazioni azionarie». Nelle successive legislature fu ribadita l’eleggibilità di Berlusconi. Tuttavia, secondo alcuni, l’interpretazione di cui sopra sarebbe in contrasto con lo spirito e la lettera della legge. Se infatti Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, ne è il rappresentante legale, a chi si riferisce il sintagma «in proprio»? L’azionista di maggioranza è colui che gode del diritto di proprietà e trae i profitti dalle attività dell’azienda. Inoltre la Giunta, nella sua motivazione, introduce il concetto di titolarità del contratto, che non figura nella legge: l’essere «vincolati con lo Stato» non dipende solo dalla rappresentanza legale, ma anche dai vincoli conseguenti alla proprietà. Si noti che le concessioni televisive sono date all’azienda, non alla persona fisica: dunque il vincolo con lo Stato consiste nella proprietà o nella direzione dell’azienda concessionaria. Infine, che in proprio valga ‘in proprio nome’, con curiosa ellissi del sostantivo, è interpretazione chiaramente confutata dai primi due significati della locuzione: «non essendo alle dipendenze di nessuno» e «di proprietà personale»; la terza accezione, di basso uso, «personalmente, di persona», è limitata all’espressione «rispondere in proprio di qualcosa», in cui è sottintesa l’idea del mettere a rischio le proprie sostanze nell’assumersi una responsabilità. Con l’opinione che il possesso di alcuni mass media potesse costituire un possibile vantaggio elettorale, fu sostenuta altresì una sostanziale incostituzionalità, in quanto l’articolo 51 della Costituzione Italiana stabilisce che “tutti i cittadini (…) possono accedere agli uffici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza” e che la possibilità di orientare la comunicazione avrebbe potuto minare tale effettiva eguaglianza.

Nel 1996 il senatore Stefano Passigli propose un disegno di legge che, tra le altre cose, prevedeva che il funzionario pubblico con un patrimonio eccedente una certa somma dovesse affidarlo in gestione ad un’apposita società indipendente (blind trust o fondo cieco). Il d.d.l. non venne approvato. La questione fu però ripresa dallo stesso Governo Berlusconi II con la Legge n. 215 del 2004 (Norme in materia di risoluzione dei conflitti di interessi)[1]. Si è eccepito che la legge sarebbe risultata di ben poca rilevanza per la risoluzione del conflitto, poiché si limitava a prescrivere che l’imprenditore individuale provvedesse a nominare uno o più institori, cioè una o più persone di fiducia (figli, parenti, amici, e perciò soggetti non realmente indipendenti) cui affidare l’effettiva gestione aziendale; l’unico vero effetto di tale legge è di impedire il varo di provvedimenti che possano favorire una data persona. Il Parlamento europeo prese già nel 2002 posizione sulla questione: al paragrafo 38 della risoluzione del 20 novembre 2002 deplorava che, “in particolare in Italia, permanga una situazione di concentrazione del potere mediatico nelle mani del presidente del Consiglio, senza che sia stata adottata una normativa sul conflitto d’interessi”.

Tra gli altri asseriti casi italiani di conflitto d’interessi, vi sarebbe quello del governatore della Sardegna (in carica dal 2004 sino al dicembre 2008) Renato Soru, fondatore della società di telecomunicazioni Tiscali. Questi però, dopo la sua elezione, ha ufficialmente lasciato, similarmente a Silvio berlusconi, il controllo della società, pur continuando a mantenerne il 27,5% del capitale (in seguito gradualmente sceso fino al 18%).

Marco Travaglio, durante la III puntata del programma di Michele Santoro “Servizio Pubblico”, ha dichiarato che Corrado Passera, in qualità di “superministro” del governo Monti, è, vista la sua carriera in ambito bancario, in pesante conflitto di interesse.

7) La legge 6 marzo 1998 n. 40, nota come Legge Turco-Napolitano, in materia dell’immigrazione dall’estero.Rispetto alla vecchia disciplina, conosciuta come legge Martelli (L. 39/1990), e alle varie disposizioni integrative e modificative del pur incompleto e frammentario quadro normativo, la nuova legge tenta di proporsi come legislazione di superamento della fase emergenziale.

L’impostazione della legge rivela l’intento di regolamentare l’immigrazione, favorendo da un lato l’immigrazione regolare e scoraggiando l’immigrazione clandestina. L’immigrato regolare può così affrontare il percorso di acquisizione della cittadinanza configurato dalla legge. Tale percorso è caratterizzato da una serie di tappe verso l’acquisto dei diritti propri del cittadino pleno iure, inclusivo del diritto al ricongiungimento familiare, del diritto al trattamento sanitario e alla salute, e del diritto all’istruzione. Per contro, il clandestino diventa destinatario di un provvedimento di espulsione dallo Stato.

Per la prima volta nella storia della Repubblica, si istituisce la figura del Centro di permanenza temporanea oggi CIE (all’articolo 12 della legge), per tutti gli stranieri “sottoposti a provvedimenti di espulsione e o di respingimento con accompagnamento coattivo alla frontiera non immediatamente eseguibile”, dando vita a veri e propri neo LAGER !! occorrerebbe introdurre una legge che preveda il divieto di ingresso senza internamento ma semplice espusione.

Condizioni umanitarie nei CIE
Il primo documento ufficiale a denunciare le condizioni all’interno dei centri è la relazione 2003 della Corte dei Conti ; in essa si parla di «programmazione generica e velleitaria», «strutture fatiscenti», «scarsa attenzione ai livelli di sicurezza», «mancata individuazione di livelli minimi delle prestazioni da erogare»

È del 2004 un rapporto di Medici Senza Frontiere , in cui vengono descritte strutture inadeguate a svolgere il loro compito. Inoltre, viene segnalato l’alto tasso di autolesionismo tra i trattenuti nei centri.

Come afferma anche Amnesty Internationalnel suo rapporto sui centri, molte volte i detenuti sono sistemati in container e in altri tipi di alloggi inadeguati a un soggiorno prolungato, esposti a temperature estreme, in condizioni di sovraffollamento.

Alcuni centri hanno uno spazio aperto troppo angusto, quando non manca del tutto. Vi sono notizie di condizioni igieniche carenti, di cibo scadente, e soprattutto di mancate forniture di vestiti puliti, biancheria, lenzuolaTalvolta non esistono ambienti separati per i richiedenti asilo, né vengono previste aree separate per gli ex-carcerati: quest’ultimo fatto determina frequentemente da una parte problemi di convivenza che sorgono tra normali lavoratori irregolari e persone uscite da anni di carcere in cui hanno appreso le regole proprie del paradigma carcerario, dall’altra mette a contatto persone prive di ogni status giuridico e di ogni assistenza a contatto con ambienti che invece possono fornire una possibilità di sopravvivenza (i CIE insomma, invece di diminuire la delinquenza, tendenzialmente è in grado di incrementarla).

L’assistenza medica nei centri è del tutto inadeguata (inesistenza di assistenza psicologica e psichiatrica, assenza di reparti per categorie vulnerabili, carenza nella gestione di cartelle cliniche e nelle misure per prevenire il diffondersi di epidemie). In particolare, molto frequente è l’eccessiva prescrizione di sedativi e tranquillanti.

E sono frequentissimi, tra i detenuti, i casi di autolesionismo. Ma nonostante la deprivazione psicologica non è fornito alcun tipo di assistenza.

Sono state riscontrate gravi violazioni quanto al diritto di asilo. MSF aveva verificato ad esempio che – quando ancora non era stato emanato il regolamento che istituisce il trattenimento nei CPT dei richiedenti asilo – i detenuti che avevano fatto richiesta di asilo, invece di essere rilasciati in attesa dell’audizione da parte della commissione come era previsto dalla legge, continuavano a essere trattenuti nei centri. Sono stati testimoniati casi in cui stranieri con un regolare permesso di soggiorno sono stati egualmente detenuti nei centri, e la loro detenzione è stata convalidata dal giudice durante l’udienza (a riprova di quanto siano garantiti i diritti legali dei detenuti). In altri casi c’è stato il trattenimento illegale di minori non accompagnati e di donne incinte.

È stato verificato come siano ben pochi i centri ad aver steso un regolamento interno, come richiesto dal ministero, e come la “carta dei diritti e dei doveri” consegnata ai detenuti all’ingresso nei centri – non essendo spesso tradotta nelle lingue dei detenuti, e mancando un adeguato servizio di informazione legale (spesso svolto da personale non specializzato dell’ente gestore) – sia insufficiente allo scopo previsto. Così, come emerge da tantissime testimonianze, il migrante si trova chiuso in una prigione senza sapere nulla né del perché si trova lì dentro, né di cosa gli accadrà in seguito. E spesso, come si è detto, non ha alcuna informazione sulle sue possibilità di presentare richiesta d’asilo.

Gli enti gestori, poi, talvolta sono accusati di dissuadere i detenuti dal nominare certi avvocati molto attivi per sostenere i diritti dei migranti in favore di altri “fidati” i quali poi non mostrano alcun impegno. La stessa Croce Rossa Italiana è duramente contestata per la collaborazione nella gestione dei C.I.E [17] e per alcuni accadimenti in cui il suo operato ha lasciato qualche ombra.Decisamente rilevante, a questo rispetto, è la difficoltà di essere ammessi dentro le strutture per parlamentari, rappresentanti di Ong (non è mai stata ammessa la stessa Amnesty International), avvocati (con relative difficoltà per ricevere la nomina degli assistiti potenziali, e di incontrare gli assistiti effettivi), giornalisti (di fatto mai ammessi).[ Citando il rapporto di Amnesty International: “C’è stato un certo numero di denunce di abusi di matrice razzista, aggressioni fisiche e uso eccessivo della forza da parte degli agenti di pubblica sicurezza e da parte del personale di sorveglianza, in particolare durante proteste e in seguito a tentativi di evasione. Vari procedimenti penali sono in corso laddove i detenuti sono stati in grado di sporgere querela. (…). Raramente c’è chiarezza fra i detenuti su come e a chi dovrebbe essere rivolta una denuncia, o una preoccupazione riguardo al trattamento da parte del personale, dei compagni di prigionia o degli agenti di pubblica sicurezza; la maggior parte di loro non avrebbe pieno accesso a meccanismi di denuncia né a consulenze indipendenti. Talvolta, ad alcuni detenuti che intendevano denunciare qualcosa è stata offerta la possibilità di accedere al sistema di giustizia penale da parte di avvocati, Ong o parlamentari in visita, ma la maggior parte delle presunte vittime sarebbe riluttante a sporgere denunce per abusi mentre si trova ancora nei Cpta, per paura di ritorsioni”.

Le critiche all’idea di CIE L’analisi di molti gruppi libertari identifica i CIE per regolare la quantità di “forza lavoro eccedente”, cioè disoccupati e lavoratori saltuari. Osservando come la manovalanza europea sia costituita in gran parte da immigrati (spesso in condizioni di lavoro irregolare), essi deducono che il sistema necessita di immigrati ricattabili al fine di poterli sfruttare.
Proprio questa sarebbe la funzione delle leggi anti-immigrazione e di istituti quali il permesso di soggiorno, oggetto di critiche in quanto la sua concessione è subordinata alla titoralità di un contratto di lavoro. Tuttavia occorrerebbe riconsiderare l’idea di creare lavoro in loco ed evitare l’immigrazione.
I medesimi gruppi sostengono inoltre che il termine tecnicamente corretto per identificare i CIE sia campo di concentramento. Tali strutture sono luoghi in cui vengono rinchiuse persone che non hanno commesso alcun reato. Anche alcuni studi di scienze sociali, riprendento alcune intuizioni di Hannah Arendt e di Giorgio Agamben, hanno mostrato come ci sia una continità di logica tra i campi di concentramento (dalla loro origine coloniale, passando per i campi nazisti) e i CIE, in quanto spazi in cui viene normalizzata una condizione di eccezione al diritto.

A queste critiche, i libertari aggiungono un rifiuto incondizionato di ogni tipo di reclusione, negando tra l’altro allo Stato il diritto di esercitare qualunque funzione (punitiva, preventiva e rieducativa) tramite la detenzione degli individui.

Secondo l’estrema destra, invece, i CIE sono considerati una spesa inutile per lo Stato, auspicando un rimpatriato immediato dei migranti.

La posizione della Chiesa cattolica è generalmente critica nei confronti dei CIE, anche se ad oggi non risultano posizioni organiche ufficiali al riguard

I campi di concentramento libici I gruppi che con più fervore e costanza si oppongono ai CIE estendono la loro critica ai campi di concentramento libici. Gli immigrati di origine africana che vengono espulsi dall’Europa, infatti, vengono deportati in tali strutture. I tre campi attualmente esistenti sono stati parzialmente finanziati dal governo italiano. Il primo è stato costruito nel 2003 e si trova nel nord del paese. I due successivi hanno visto stanziamenti nella finanziaria 2004-2005 e si trovano rispettivamente a Cufra (al confine con l’Egitto) e a Sebha. Tutti e tre si trovano comunque nel deserto. Durante il tragitto da e verso tali campi, moltissimi sono i casi accertati di decessi. Inoltre persone che vi sono state e che sono riuscite a fuggire testimoniano che i secondini forniscono ai detenuti un piatto di riso al giorno e acqua ogni due giorni. All’interno si trovano molte famiglie e molti bambini orfani.
7bis) LA LEGGE SULLE COMMISSIONI SUGLI SCOPERTI
Il Decreto Legge 24 marzo 2012, n. 29 coordinato con la legge di conversione 18 maggio 2012, n. 62 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale 21 maggio 2012, n. 117, detto anche DL “banche” con cui tornano le commissioni bancarie per gli scoperti che erano state abolite con il DL liberalizzazioni.
Con il decreto si prevede che – oltre ai tassi di interesse debitori sulle somme effettivamente utilizzate dai clienti, i costi bancari includano solamente due tipologie di commissioni per il “rosso”: una che comprende la messa a disposizione dei fondi, che non può eccedere lo 0,5% e che viene accordato per trimestre (la CDF, commissione di disponibilità fondi); la seconda, che è relativa agli scoperti di conto e agli utilizzi extra fidi, ed è commisurata ai costi, ed espress in misura fissa e assoluta (la CIV, commissione di istruttoria veloce).

“Le nuove regole erano attese dopo che, in particolare, la commissione sugli sconfinamenti (quella cioè che veniva comunemente definita sul «massimo scoperto») era stata cancellata, poi ripristinata e infine di nuovo azzerata ma solo per le famiglie che vanno in rosso per 500 euro «eccezionalmente », cioè per non più di sette giorni consecutivi e al massimo una volta al trimestre” – ha affermato il Corriere in un suo approfondimento – “Per quanto riguarda la commissione sull’affidamento viene ribadito nell’articolo 3 del decreto che si tratta di un onere omnicomprensivo (pari allo 0,5%) che si applica sulla somma messa a disposizione e per il periodo fissato dal contratto”.

Ma a quanto ammonta il risparmio? Stando alla simulazione effettuata da Altroconsumo, le commissioni sarebbero spesso superiori ai 40 euro, oscillando tra i 51,54 euro di Carige ai 76,61 euro di Banca Popolare dell’Emilia Romagna, o ancora dai 51,41 euro di Banca Sella ai 51,71 euro di Ubi Banca e ai 51,72 euro di Monte dei Paschi di Siena.

Un costo che – – sarebbe penalizzato prevalentemente dalle spese fisse, visto e considerato che gli interessi debitori generati dagli scoperti rilevati sarebbero di norma piuttosto contenuti, pari a meno di 2 euro.

in defintiva la bacna ti crea prima una spesa e poi una sovratassa sulla spesa creata.

8) La Legge 6 dicembre 1973, n. 853 e ss. modifiche ovvero la legge sull’ Autonomia Contabile e funzionale dei Consigli Regionali delle Regioni a Statuto ordinario
La legge da la possibilità di far fare un gruppo consiliare anche ad un solo deputato regionale et.c etc. etc. oltre 15 milioni di euro a regione per i gruppi , ( TROPPPI SOLDI ) oltre 211 mila euro a consigliere per assumere i collaboratori

8bis) il “PORCELLUM

o anche Legge Calderoli

Roberto Calderoli, è il principale autore della legge.
La legge n. 270 del 21 dicembre 2005 è la legge che ha modificato il sistema elettorale italiano e ha delineato la disciplina attualmente in vigore. È stata formulata principalmente dall’allora Ministro per le Riforme Roberto Calderoli, che tuttavia a seguito delle numerose modifiche introdotte durante l’iter parlamentare la definì «una porcata». in un’intervista televisiva. Proprio per questo venne definita porcellum dal politologo Giovanni Sartori.
La norma sostituì le precedenti leggi numeri 276 e 277 del 1993 (cosiddetto Mattarellum), introducendo un sistema radicalmente differente.

Storia

Voluta da Silvio Berlusconi, che il 4 ottobre 2005 “minaccia la crisi di governo nel caso in cui non venisse approvata la riforma elettorale proporzionale”,[3] la legge fu approvata a pochi mesi dalle elezioni politiche con i voti della maggioranza parlamentare della Casa delle Libertà (principalmente Forza Italia, Alleanza Nazionale, Unione dei Democratici Cristiani, Lega Nord), senza il consenso dell’opposizione (principalmente Italia dei Valori, Democratici di Sinistra, Margherita, Partito della Rifondazione Comunista), che l’ha duramente criticata e contrastata.[4] Ha modificato il precedente meccanismo misto, per 3/4 a ripartizione maggioritaria dei seggi, in favore di un sistema proporzionale corretto, a coalizione, con premio di maggioranza ed elezione di più parlamentari contemporaneamente in collegi estesi, senza possibilità di indicare preferenze.

La legge (in vigore dal 31 dicembre 2005[5]) finora ha regolato le elezioni politiche italiane del:
2006, con formazione della XV Legislatura della Repubblica Italiana;
2008, con formazione della XVI Legislatura della Repubblica Italiana.
2013, con formazione della XVII Legislatura della Repubblica Italiana.

Nel 2009 si tennero tre referendum abrogativi, tesi a modificare tale legge in più punti. Questi referendum, inizialmente fissati per il 18 maggio 2008, furono poi rimandati al 21 giugno 2009 a causa dello scioglimento anticipato delle Camere, avvenuto il 6 febbraio 2008. Nessuno dei tre referendum raggiunse il quorum del 50% più un elettore.

Nel 2013, la radicale modifica di tale legge è stato uno degli argomenti centrali della campagna elettorale di tutte le forze politiche per le imminenti elezioni. Il 17 maggio, la Corte suprema di cassazione ha criticato aspramente la legge Calderoli, rilevando importanti questioni di legittimità costituzionale e affidando alla Corte costituzionale un’eventuale giudizio di incostituzionalità.[6][7]

Caratteristiche principali[modifica sorgente]

La legge si può considerare in controtendenza con l’esito del referendum del 18 aprile 1993, il quale, con un consenso dell’82,7% dei voti e un’affluenza del 77%, portò all’abrogazione di alcuni articoli della vecchia normativa elettorale proporzionale del Senato, configurando un sistema maggioritario, delineato in seguito dalle leggi n. 276 (per il Senato) e n. 277 (per la Camera, nota anche come legge Mattarella) del 4 agosto 1993.

Significativa è l’abolizione dei collegi uninominali: l’elettore precedentemente poteva votare su due schede per la Camera dei Deputati e una scheda per il Senato. Mentre la parte proporzionale alla Camera veniva espressa con la seconda scheda, dando la possibilità di scegliere una lista, al Senato si procedeva a un recupero su base regionale fra i non eletti all’uninominale.

Il sistema introdotto dalla legge n. 270 è completamente nuovo: il premio di maggioranza per la coalizione vincente alla Camera (caratteristica che si riscontra, oltre che in Italia, solo in Grecia e a San Marino) era già apparso in due leggi elettorali italiane del passato: la legge Acerbo del 1923 e la cosiddetta “legge truffa” del 1953, ma in entrambe ci furono delle soglie di sbarramento per raggiungerlo, cosa che questa legge n. 270 non prevede.

Punti salienti della legge sono:

Liste bloccate

Con l’attuale sistema, replicante quello in vigore per la quota proporzionale prevista dal precedente Mattarellum, l’elettore si limita a votare solo per delle liste di candidati, senza la possibilità, a differenza di quanto si verifica per le elezioni europee, regionali e comunali, d’indicare preferenze. L’elezione dei parlamentari dipende quindi completamente dalle scelte e dalle graduatorie stabilite dai partiti.

Premio di maggioranza
La legge prevede ambiti territoriali diversi per l’attribuzione del premio di maggioranza: l’intero territorio nazionale (esclusa la Valle d’Aosta) per la Camera dei deputati, la singola circoscrizione, coincidente con il territorio di una Regione, per il Senato della Repubblica[8] (escluse Valle d’Aosta, Molise e Trentino-Alto Adige). Secondo alcuni studiosi l’obbligo previsto dall’art. 57, comma 1 della Costituzione italiana non si estende al premio di maggioranza (vedi saggi sul Forum di Quaderni Costituzionali) [1]. Per la Camera dei deputati, la legge prevede che la lista o coalizione di liste che ottiene la maggioranza dei voti ma che non consegue i 340 seggi, sia assegnataria di una quota ulteriore di seggi oltre quelli già ottenuti, in modo da raggiungere tale numero. I 12 seggi assegnati dalla Circoscrizione Estero e il seggio assegnato dalla Valle d’Aosta sono attribuiti secondo regole diverse: i relativi voti non sono calcolati per la determinazione della lista o coalizione di liste di maggioranza relativa. Per il Senato della Repubblica, la legge prevede che la lista o coalizione di liste che ottiene la maggioranza dei voti nella Regione ma che non consegue il 55% dei seggi da questa assegnati, sia assegnataria di una quota ulteriore di seggi, in modo da raggiungere tale numero. I 6 seggi assegnati dalla Circoscrizione Estero, il seggio assegnato dalla Valle d’Aosta, i 2 seggi assegnati dal Molise e i 7 seggi assegnati dal Trentino Alto-Adige sono attribuiti secondo regole diverse. Alle elezioni politiche italiane del 2013 la lista o coalizione di liste vincente otterrà almeno 13 seggi su 22 in Piemonte, 27 su 49 in Lombardia, 14 su 24 in Veneto, 4 su 7 in Friuli-Venezia Giulia, 5 su 8 in Liguria, 13 su 22 in Emilia-Romagna, 10 su 18 in Toscana, 4 su 7 in Umbria, 5 su 8 nelle Marche, 16 su 28 nel Lazio, 4 su 7 in Abruzzo, 16 su 29 in Campania, 11 su 20 in Puglia, 4 su 7 in Basilicata, 6 su 10 in Calabria, 14 su 25 in Sicilia, 5 su 8 in Sardegna.

Programmi e alleanze espliciti[modifica sorgente]

La legge prevede l’obbligo, contestualmente alla presentazione dei simboli elettorali, per ciascuna forza politica di depositare il proprio programma e di indicare il proprio capo.
Prevede inoltre la possibilità di apparentamento reciproco fra più liste, raggruppate così in coalizioni. Il programma e il capo della forza politica, in caso di coalizione, devono essere unici: in questo caso viene assunta la denominazione di Capo della coalizione. Egli tecnicamente non è candidato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, poiché spetta al Presidente della Repubblica la nomina a quell’incarico.

Soglia di sbarramento[modifica sorgente]
Per ottenere seggi alla Camera, ogni partito o lista deve ottenere almeno il 4% dei voti nazionali mentre le coalizioni devono ottenere almeno il 10%. Le liste collegate a una coalizione che abbia superato la soglia prescritta partecipano alla ripartizione dei seggi se superano il 2% dei voti; partecipa inoltre alla ripartizione il primo partito al di sotto di questa soglia all’interno della stessa coalizione (il cosiddetto miglior perdente). Questo vuol dire che se una coalizione che superi lo sbarramento del 10% fosse formata da 3 partiti di cui solo 2 superano il 2%, il terzo entrerebbe sicuramente alla Camera con qualsiasi percentuale; se una coalizione fosse formata da 4 partiti di cui solo 2 superano il 2%, entrerebbe alla camera solo il più votato degli altri 2 che non hanno superato la soglia. Se una coalizione non dovesse superare il 10%, ogni singolo partito che la compone deve superare il 4%.
Per ottenere seggi al Senato, ogni partito o lista deve ottenere almeno l’8% dei voti mentre le coalizioni devono ottenere almeno il 20%. Le liste collegate a una coalizione che abbia superato la soglia prescritta, partecipano alla ripartizione dei seggi se superano il 3% dei voti. Questo metodo ricorda quello della legge elettorale usata in Toscana, che prevede simili sbarramenti. La differenza sostanziale con la Camera è data dal fatto che le soglie e il premio di maggioranza non sono calcolati sui voti nazionali, ma su base regionale: per questo motivo alcune regioni risultano più importanti di altre perché i seggi assegnati dipendono dalla popolazione regionale, tant’è che i giornalisti hanno cominciato a chiamare la Lombardia Ohio d’Italia per il suo peso simile a quello che ha lo stato americano nelle elezioni del presidente degli Stati Uniti
A tutela delle minoranze linguistiche riconosciute è previsto che le liste che le rappresentano, coalizzate o no, possano comunque accedere al riparto dei seggi per la Camera dei Deputati ottenendo almeno il 20% dei voti nella circoscrizione in cui concorrono. Per il Senato della Repubblica è stato previsto che 6 dei 7 seggi spettanti al Trentino-Alto Adige siano assegnati tramite collegi uninominali, mantenendo in quest’unica Regione il meccanismo previsto dal previgente Mattarellum.

Circoscrizione estero

La legge ha introdotto la novità della circoscrizione estero, suddivisa in 4 ripartizioni, che permettono di eleggere 12 seggi alla Camera dei deputati (5 per l’Europa, 4 per l’America Meridionale, 2 per America Settentrionale e Centrale, e 1 per il resto del mondo) e 6 seggi al Senato della Repubblica (2 in Europa, 2 in America Meridionale, 1 in America Settentrionale e Centrale e 1 in Africa, Asia, Oceania e Antartide).

9) TUTTE LE LEGGI AD PERSONAM

Legge sulle rogatorie internazionali(L. 367/2001): limitazione dell’utilizzabilità delle prove acquisite attraverso una rogatoria (trova applicazione anche al processo “Sme-Ariosto 1” per corruzione in atti giudiziari)
Depenalizzazione del falso in bilancio(L. 61/2002): modifica della disciplina del falso in bilancio (nei processi “All Iberian 2” e “Sme-Ariosto2” Berlusconi viene assolto perché “il fatto non è più previsto dalla legge come reato”)
“Legge Cirami” (L. 248/2002): introduzione fra le cause di ricusazione e trasferimento del processo del “legittimo sospetto sull’imparzialità del giudice” (la norma utilizzata per spostare il processo da Milano a Brescia non ottenne i risultati sperati)
“Lodo Schifani” (L. 140/2003): introduzione del divieto di sottoposizione a processo delle cinque più alte cariche dello Stato tra le quali il Presidente del Consiglio in carica, dichiarata incostituzionale dopo pochi mesi, con sentenza della Corte costituzionale n. 13 del 2004.
Decreto-salva Rete 4 (D.L. 352/2003): Introdotta ‘ad hoc’ per consentire unicamente a Rete 4 di Mediaset di continuare a trasmettere in analogico, sfavorendo Italia 7.
“Legge Gasparri” (L. 112/2004): introduzione del SIC (“Sistema Integrato delle Comunicazioni”) che ha per effetto di estendere il numero di canali televisivi che un singolo soggetto può avere in concessione (la norma consente di evitare la riduzione del numero di concessioni del gruppo Mediaset, evitò lo scioglimento del monopolio televisivo Mediaset)
Condono edilizio nelle aree protette (L. 308/2004): estensione del condono edilizio alle zone protette (comprensiva la villa “La Certosa” di proprietà di Berlusconi)
“Legge ex Cirielli” (L. 251/2005): riduzione dei termini prescrizione (denominata anche legge salva-Previti, ha introdotto una riduzione dei termini di prescrizione per gli incensurati e trasformato in arresti domiciliari la detenzione per gli ultrasettantenni, consentendo l’estinzione per prescrizione dei reati di corruzione in atti giudiziari e falso in bilancio nei processi “Diritti TV Mediaset” e”Mills” a carico di Berlusconi)
“Legge Pecorella” (L. 46/2006): introduzione dell’inappellabilità da parte del PM delle sentenze di proscioglimento, dichiarata incostituzionale dopo pochi mesi, con sentenza della Corte costituzionale n. 26 del 2007
“Lodo Alfano” (L. 124/2008): introduzione di un nuovo divieto di sottoposizione a processo delle quattro più alte cariche dello Stato tra le quali il Presidente del Consiglio in carica, dichiarata incostituzionale dopo un anno, con sentenza della Corte costituzionale n. 262 del 2009
Secondo una inchiesta del quotidiano La Repubblica, a firma del giornalista Giuseppe D’Avanzo, le leggi approvate dal 2001 ad oggi dai governi di centrodestra che hanno prodotto benefici effetti per Berlusconi e le sue società sarebbero state diciassette[4]. Oltre ai dieci provvedimenti sopra menzionati, il quotidiano romano considera quali leggi ad personam ulteriori sette atti legislativi[5]:

Legge “Tremonti bis” (L. 383/2001): abolizione dell’imposta su successioni e donazioni per grandi patrimoni, che in precedenza era applicata fino a 350 milioni (utilizzata per la successione esentasse dei grandi patrimoni familiari, incluso quello della famiglia Berlusconi)
Decreto salva-calcio (D.L. 282/2002): concessione alle società sportive della possibilità di diluire le svalutazioni dei giocatori sui bilanci in un arco di dieci anni, con importanti benefici economici in termini fiscali (la norma trova applicazione anche al Milan A.C.)
Condono “tombale” (L. 289/2002): con la Finanziaria 2003 viene introdotto un condono “tombale” sulle imposte evase (beneficiano del condono “tombale” anche le imprese del gruppo Mediaset)
Incentivo per l’acquisto del decoder (L. 350/2003): con la Finanziaria 2004 viene introdotto un incentivo statale all’acquisto di decoder per DTT (la maggior beneficiaria della norma è la società Solari.com, principale distributore in Italia dei decoder digitali Amstrad del tipo “Mhp”, che è controllata al 51 per cento da Paolo e Alessia Berlusconi)
Riordino previdenza complementare (D.Lgs. 252/2005): riforma complessiva della previdenza complementare. Vengono introdotte una serie di norme che favoriscono fiscalmente la previdenza integrativa individuale (beneficiano di queste disposizioni anche della società assicurative di proprietà della famiglia Berlusconi)
Decreto anticrisi(D.L. 185/2008) aumento dal 10 al 20 per cento dell’IVA sui servizi di televisione a pagamento (la norma danneggia la “Sky Italia”, principale competitor privato del gruppo Mediaset)
Decreto incentivi (D.L. 5/2009): aumento dal 10 al 20 per cento della quota di azioni proprie che ogni società può acquistare e detenere in portafoglio (la disposizione è stata immediatamente utilizzata dalla Fininvest per aumentare il controllo su Mediaset).
10) il DLGS 56/2000 e ss., ovvero la spesa della SANITA’.
il dl.gs tentò di ridisegnare il sistema di finanziamento della sanità sulla base di una parametrizzazione per tentare di cominciare a ridurre glieffeti del principio della spesa storica nelle p.a. Ma da allora e sino alla recente Legge n. 42 del 5 Maggio 2009 ( n.b. l’8 agosto 2012 è entrato in vigore il d.l. taglia spese sanità con obbligo di integrazione da parte della conferenza stato regioni commento …da rivedere…)

Abrogare il dlgs 56/2000 riformandolo con un nuovo sistema misto di comparaggio e benchmarking, ovvero una analisi della spesa sanitaria pubblica nelle Regioni italiane. Stimando con tecnica di panel a effetti fissi, i parametri medi della funzione di spesa, e costruendo una “Regione standard” con cui raffrontare tutte le Regioni italiane . Cosi potrebbe avere un quadro circa le differenze regionali che evidenzino quanta parte della spesa possa trovare giustificazione, da un lato, nelle caratteristiche demografiche, economiche e sociali e nella dotazione di capitale fisico e umano e, così permettere di definire la spesa delle regioni su un modello , che tenga conto dell’effettivo livello qualitativo delle prestazioni e dei servizi erogati ai cittadini , analizzando la relazione media che lega la spesa sanitaria pubblica pro?capite (di parte corrente) delle Regioni ad alcune tra le più importanti variabili esplicative negli ultimi 10 anni , la spesa pro?capite effettiva (di contabilità) di ogni Regione , confrontata con il valore che essa avrebbe dovuto assumere se nella stessa Regione , fa sì che l’impatto delle variabili esplicative sulla spesa è quello mediamente rilevabile nel complesso di tutte le Regioni.
Le Regioni del Centro?Nord sono attestate su livelli di efficienza e di qualità della spesa che appaiono significativamente più elevati rispetto alle Regioni del Mezzogiorno.
Per questo il sistema di spesa standard del dgls 56/200 è incorretto.
Alcune Regioni con spesa effettiva inferiore alla media Italia dovrebbero, in realtà, collocarsi a livelli ancora più bassi se si considera la spesa standardizzata. Questo è vero per quasi tutte le Regioni del Sud e Isole. Per il Lazio, che ha una spesa effettiva superiore alla media Italia, la standardizzazione conferma che la sovraspesa è ingiustificata.
Anche due Regioni del Nord, il Trentino Alto Adige e la Liguria, fanno registrare scostamenti significativi dallo standard.
Nel complesso emerge il “classico” dualismo italiano: da un lato, il Centro?Nord con scostamenti dallo standard relativamente contenuti e, dall’altro, il Sud e Isole, con scostamenti tra le 5 e le 10 volte rispetto allo scostamento medio del Centro?Nord.
Quando si include la qualità nell’analisi, il divario tra spesa effettiva e spesa standardizzata si amplia (nonostante la sovraspesa, la Regione non offre qualità), oppure riassorbisce (la sovraspesa è spiegata da una maggiore qualità delle prestazioni sanitarie regionali).
Per questo motivo, occorre una legge che definisca per ogni livello di sovra spesa rispetto allo standard, il livellodi qualità che dovrebbe essere assicurato; ovvero, per ciascun livello di qualità, lo scostamento dallanspesa standard necessario e sufficiente per raggiungerlo. L’analisi evidenzia che 9 Regioni dovrebbero operarsi per una riduzione a doppia cifra della spesa procapite. Nella quasi totalità dei casi, si tratta di Regioni del Mezzogiorno, tranne il Lazio, il Trentino Alto Adige e la Liguria. Le Regioni a maggior sovraspesa sono la Campania (+32%), la Sicilia (+24,7%) e laPuglia (+23%). Il Lazio spende oltre il 17% in più del necessario, analogamente al Trentino Alto Adige, mentre la Liguria sfora di oltre il 14%. Basilicata (9%), Valle d’Aosta (9%) e Sardegna (6,2%) dovrebbero realizzare riduzioni minori, ma comunque significative.
Delle prime 8 Regioni per ampiezza della correzione di spesa necessaria, 6 sono attualmente coinvolte in piani di rientro: Campania, Sicilia, Lazio, Liguria, Abruzzo, Molise. Se si escludono il Lazio (accomunabile al Mezzogiorno nelle performance), Trentino Alto Adige e Liguria (che, nonostante, di buon ranking nella qualità, spendono troppo per ottenerla), il Centro?Nord fa registrare livelli di spesa non particolarmente distanti dai livelli stimati come efficienti. Toscana, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Lombardia e Piemonte dovrebbero operarsi per riduzioni inferiori al 3%;mentre Friuli Venezia Giulia e Umbria sono outlier in positivo e guidano il posizionamento della frontiera.
Occorre ridimensionare il finanziamento pubblico tenendo conto di tecniche trasparenti e di facile inserimento nei processi decisionali e nella tempistica dei documenti di finanza pubblica.
La distanza che separa tante Regioni dalla spesa efficiente suggerisce, infatti, che alla ricerca della formula di perequazione teoricamente perfetta e immutabile nel tempo, fondata sul calcolo e sull’aggiornamento di costi e quantità standard per gruppi di prestazioni, convenga, almeno in una prima fase, sostituire quell’approccio di natura molto più empirica ed induttiva evocato nell’Introduzione. Un approccio che, tramite un costante benchmarking interno, individui l’ordine di grandezza della devianza delle singole Regioni rispetto ai modelli migliori già funzionanti nel Paese, e questi valori metta a disposizione sia delle Istituzioni chiamate a definire percorsi di convergenza (Governo, Regioni, amministratori di Asl e strutture ospedaliere), sia dei cittadini e dell’opinione pubblica.
Negli ultimi venti anni il costo della sanità aumenta a dispetto della qualità e in modo dis-uniforme sul territorio e in modo scollegato dalla realtà del rapporto prestazioni- efficienza prestazioni –qualità.
Le Regioni che più sono lontane dalla frontiera efficiente sono anche quelle che erogano prestazioni di qualità inferiore. Sovraspesa e bassa qualità sono andate di pari passo ovvero sono state due facce della stessa medaglia.
Sul piano macroeconomico, in termini di spesa sanitaria pubblica aggregata e di sua incidenza sul Pil, va detto che se tutte le Regioni fossero posizionate sulla frontiera di spesa efficiente, la spesa sanitaria complessiva nazionale in carico alle Regioni nel 2007, invece che pari a 103.092,98 milioni di Euro, si sarebbe potuta collocare a un livello di 91.994,24 milioni di Euro; mentre quella del 2008, invece che pari a 106.104,10 milioni di Euro, sarebbe stata di 94.824,95 milioni di Euro. I risparmi di spesa sarebbero ammontati rispettivamente a 11,1 e 11,3 miliardi di Euro, pari allo 0,72% di Pil all’anno.
Si tratta, naturalmente, di cifre indicative, non realizzabili se non dopo un periodo di transizione, perché aggiustamenti di tale entità non possono compiersi ex?abrupto, soprattutto in un ambito complesso e dalle connotazioni umane e sociali, prima ancora che politiche, come la sanità. Tuttavia, le grandezze che emergono sottolineano due aspetti.
La riforma delle norme sul sistema di spesa è dettata da un lato, dall’urgenza di avviare il percorso di convergenza e di portarlo a compimento senza interruzioni, guadagnando credibilità alla governance. Dall’altro, dalla necessità di affidarsi a regole di perequazione interregionale delle risorse per i livelli essenziali di assistenza il più possibile semplici, trasparenti e di facile inserimento nei processi decisionali e nella tempistica dei documenti di finanza pubblica. L’ampiezza della distanza che separa alcune Regioni dal benchmark suggerisce che, alla ricerca di formule di perequazione teoricamente perfette e immutabili nel tempo, si sostituisca un approccio empirico e induttivo, per far sì che le Regioni siano responsabilizzate sul fronte della spesa e della qualità degli output con un’accelerazione significativa del processo di convergenza.
UN sistema di “benchmarking” tra Regioni potrebbe , perfezionato e integrato da una batteria di indicatori chiave, sostenere un sistema di perequazione basato sulla riduzione delle differenze di Pil pro?capite, e affiancato da programmi di investimento sotto una regìa centralizzata per la realizzazione delle infrastrutture e il miglioramento della dotazione strumentale .
Con il benchmark per le prestazioni complesse, interrelate e socialmente e politicamente sensibili come le sanitarie è compito arduo.
Se le Regioni si fossero fatte trovare sulla frontiera efficiente, nel biennio 2007/2008 si sarebbero risparmiate risorse pari a 1,5 punti percentuali di Pil.Le Regioni incomincerebbero subito ad essere responsabilizzate sul fronte della spesa e della qualità degli output, ad abituarsi a convivere con vincoli di bilancio veri, e ad incanalarsi definitivamente lungo il percorso di convergenza. Un sistema di benchmarking tra Regioni, come quello proposto nel Quaderno, una volta perfezionato e integrato da una batteria di altri pochi indicatori47, può sostenere un sistema di perequazione basato sulla riduzione delle differenze di Pil pro?capite. Questo sistema potrebbe essere affiancato da programmi come Ad esempio indicatori che facciano rilevare situazioni di bisogno non colte dalle variabili esplicative utilizzate nel modello. Tali indicatori, tuttavia, devono essere pochi e rigorosamente vagliati, perché non si ricada nel bargaining, “generalista” e troppo esposto a comportamenti di moral hazard, che spesso hanno tenuto impegnata la Conferenza Stato/Regioni.

Se si adottasse questa prospettiva, si potrebbe da subito lavorare per l’avvio della transizione,con la scelta dei parametri di perequazione sul Pil pro?capite, della misura più idonea di Pil pro?capite, dei programmi di investimento più urgenti per ridurre il gap infrastrutturale tra territori e, soprattutto, dei risultati che anno per anno le Regioni sono chiamate a produrre per convergere verso un buon governo della sanità-

tratto da http://www.cermlab.it/_documents/Quaderno2_09_9_Nov_CERM.pdf.

avv. EMiliano Varanini ( http://www.emilianovaranini.it)

23/06/2012

EUROZONA TOBIN TAX E ESM : MEZZO GIORNO E MEZZO DI FUOCO

E’ di questi giorni la notizia, semioscurata dai media italiani, che iL Parlamento europeo, la Commissione e l’Ecofin stiano discutendo del futuro degli equilibri di bilancio e finanziari dell’eurozona, e quindi l’adozione di un nuovo fondo salva stati ( esm) ma anche dell’importante meccanismo perequativo della Tobin TAx. Non si tratti di dibattiti sulla guerra tra procure e quirinale, e per questo non interessano affatto ai media italiani. Troppo complesso per un pubblico ( quello italiano ) abituato a subirsi le soperchierie che il gotha tramite i giornalisti amici tira l’un l’altro, a completa ignoranza del perchè e del per come certi articoli vengono pubblicati. Sulla qualità media degli articoli poi, inutile dire. Il piu degli stessi tratta solo il titolo. IL pubblico italiano, su questi problemi sconosce il ruolo politico dell’europarlamento come garante di democrazia. che come spesse volte già affermato, dipende anche dalla stampa italiana e dai media , e dall’attivismo dei parlamentari europei, i quali salvo qualche caso, cito schulz, rinaldi, Podimata ed altri, tengono scientemente gli italiani nell’oblio. Mentre di quello che succede a bruxelles ai popoli piu informati interessa e molto. Frankfurter ..wall streetjournal..le figaro…le monde..the guardian..e il blog eu.observer spendono fiumi di parole per informare i loro cittadini. Ad insaputa dell’opinione pubblica italiana , quindi, buona solo quando paga l’imu, Il parlamento UE con uno strappo, ha già detto si (risoluzione) alla Tobin Tax mentre il Consiglio ha deciso che L’ESM sostituirà i fondi European Financial Stability Facility (Efsf) e European Financial Stabilisation Mechanism (Efsm) attualmente ancora in vigore, nati per salvare gli stati di Portogallo e Irlanda, investiti dalla crisi economico-finanziaria. Tobin Tax e fondo salva stati sono questioni collegate. L’Esm sarà attivo a partire da luglio 2012 e avrà una capacità di 500 / 700 miliardi di euro compresi i fondi residui dal fondo temporaneo europeo, pari a 250-300 miliardi.
ESM e EFSF : DIFFERENZE L’ESM sarà regolato dalla legislazione internazionale (FMI) e avrà sede a Lussemburgo. Il fondo emetterà prestiti (concessi a tassi fissi o variabili) per assicurare assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà ma a condizioni molto severe. Sono previsti interventi sanzionatori per gli stati che non dovessero rispettare le scadenze di restituzione i cui proventi andranno ad aggiungersi allo stesso ESM. Il fondo sarà gestito dal Consiglio dei governatori formato dai ministri finanziari dell’area euro, con diritto di voto, e dal commissario Ue agli Affari economico-monetari e dal presidente della Bce nel ruolo di osservatori. Le decisioni del Consiglio dovranno essere prese a maggioranza qualificata. Diversamente dall’EFSF, gli stati non offriranno al nuovo organismo garanzie sulle sue emissioni obbligazionarie, ma ne saranno veri e propri azionisti. Con questo capitale (inizialmente di 700 miliardi), l’ESM potrà indebitarsi emettendo titoli per poi dare assistenza finanziaria agli Stati in difficoltà. I titoli emessi dall’ESM avranno inoltre priorità di rimborso sui titoli di debito nazionali degli stati finanziati: ne deriva che i titoli di questo nuovo fondo “salva-stati” saranno meno rischiosi di per sé e non perché coperti da garanzia altrui.
Per questo, le emissioni dell’ESM non comportano alcun parallelo aumento dei debiti pubblici dei paesi azionisti.
AL contrario, L’EFSF che cesserà con l’avvento del l’ESM finanziava i propri prestiti emettendo titoli sul mercato, garantiti dai singoli governi, ma che non godevano di nessuna priorità di rimborso in caso di insolvenza del paese finanziato. Secondo le regole contabili vigenti in Europa, ovvero il Regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 luglio 2002, relativo all’applicazione di principi contabili internazionali , l’applicazione di principi contabili internazionali nell’Unione europea (UE) al fine di armonizzare le informazioni finanziarie presentate dalle società, è attuata secondo quanto gà stabilito dai principi contabili internazionali denominati «International Financial Reporting Standards» – IFRS (precedentemente denominati International Accounting Standards – (IAS)) adottati dall’organismo internazionale di normalizzazione contabile, l’«International Accounting Standards Board» – (IASB) (EN), con sede a Londra. Per questo i governi con l’efsf dovevano contabilizzare come parte del loro debito pubblico la quota del fondo salva-stati ERFS che garantiscono. Così ogni volta per salvare altri paesi europei si aumentava la dotazione del fondo, e gli stessi paesi europei aumentavano il loro debito pubblico e mettevano a rischio se stessi. Al contrario l’European Stability Mechanism emetterà titoli simili a quelli che l’Efsf ha emesso per erogare gli aiuti a Irlanda, Portogallo e Grecia (con la garanzia dei paesi dell’area euro, in proporzione alle rispettive quote di capitale nella Bce) e potrà acquistare titoli di stati dell’euro zona sul mercato primario e secondario. È previsto l’appoggio anche delle banche private nel fornire aiuto agli stati in difficoltà. Parentesi che va approfndita. Tuttavia In caso di insolvenza di uno stato finanziato dallo Esm, quest’ultimo avrà diritto a essere rimborsato prima dei creditori privati . IL fondo esm tuttavia ( la slovacchia ha da poco ratificato l’adesione al fondo in modo permanente!!) è ancora da ratificare in 10 peesi comprresa la Germania, la quale rispetto alla nostra architettura costituzionale abbisogna di un passaggio deciso dalla Corte Costituzionale , così come avvenne per La decisione sulla compatibilità del Trattato di Lisbona ( cosa nemmeno proposta in italia ) in cui la Corte Costituzionale tedesca il Bundesverfassungsgericht dichiarò la violazione da parte della legge con cui si è proceduto all’estensione ed al rafforzamento dei poteri del Bundestag e del Bundesrat, nelle materie relative alle questioni europee, nei confronti delle disposizioni costituzionali contenute nell’art. 38, I c. in combinato disposto con l’art. 23, I c. delle Legge fondamentale, nella parte in cui il Parlamento tedesco non ha accordato sufficienti diritti di partecipazione alle procedure europee di law-making process e di emendamento dei Trattati.
Il dibatitto ( che in italia inutile dirlo non c’è) se le strutture finanziare denominate “salva Stati” siano in grado di modificare la vita nei paesi dell’eurozona, è tutt’ora aperto, salvo che qualcuno nel sudeuropa vi partecipi, ma l’architettura del fondo sposta il baricentro dei poteri, all’interno del meccanismo delle istituzioni, sempre più di fuori dal parlamento.
Un modo per requilibrare sul piano sostanziale il potere dei mercati finanziari , è introdurre una tassa europea perequativa , di ridistribuzione europea dei redditi che limiti le speculazioni finanziarie , come la TOBIN TAX. Il parlamento europeo ha sparato il primo colpo e si è espresso favorevolmente ma le resistenze sono fortissime. Intodurre una tobin tax a livello delle istituzioni comunitarie, secondo la La Commissione Ue, porterebbe 57 miliardi di euro come gettito annuale con le aliquote ,a 0,1% sullo scambio di azioni e obbligazioni e con lo 0,01% tutti i derivati (io aumenterei quella su i derivati !!) .
TOBIN ECOFIN
E’ nella stanza dei bottoni dei vertici intergovernativi, come l’Ecofin, che la Tobin Tax rischia di essere gettata nel cestino. Sui 27 membri della Ue si sono dichiarati favorevoli al balzello Germania, Francia, Austria, Finlandia, Grecia, Slovenia, Belgio, Portogallo, Spagna e Polonia. Un numero superiore a 9 e dunque ci sarebbe la possibilita’ per questi paesi di chiederne l’introduzione nell’ambito della procedura comunitaria della ”cooperazione rafforzata”, sempre che la nuova tassa non rappresenti un pericolo per il mercato unico. Il rischio che sottolineano sopratuto gli inglesi è che la loro piazza finanziaria possa perdere competizione rispetto a quella di New York, allontanando gli squali della finanza.
Tobin Parlamento
IL testo portato in parlamento è stato fortemente emendato rispetto a quello proveniente dalla Commissione. La risoluzione, approvata con 487 voti a favore, 145 contrari e 46 astensioni, ha avuto come relatrice l’europarlamentare greca Anni Podimata, è un manifesto moderato della battaglia in atto contro l’alta finanza speculatrice che ha causato la crisi e che imperversa in tutta l’Unione.
Per la Podimata non è affatto il caso di credere al bluff dei broker che minacciano di lasciare i mercati dell’UE in caso di approvazione della legge e anzi, se questo dovesse accadere, sarebbe senz’altro un risultato positivo.
Secondo il Parlamento – che ha anche mantenuto l’esenzione per i fondi pensionistici – la risoluzione dovrebbe essere adottata anche se ratificata solo parzialmente dagli stati membri. Per l’italia qualche tempo fa, Mario Monti si era espresso negativamente in merito, sostenendo che la Tobin Tax abbia senso solo se adottata da tutti e 27 gli stati dell’Eurozona. Non è affatto detto, comunque, che la risoluzione diventi esecutiva: prima che accada è necessario che si pronunci anche il Consiglio europeo. Poi, in caso di disaccordo, si istituirà un Comitato di conciliazione. Se il disaccordo dovesse perdurare, tuttavia, l’iniziativa decadrebbe e si tornerebbe a un nulla di fatto
A mio parere occorrre introdurre la TObin TAx anche con una procedura di cooperazione rafforzata. La finanza così come è va modifcata e da qualche parte occorre cominciare. Obama dovrà rendersi conto de i benefici sociali che questo gettito dovrebbe portare. E sopratutto l’alto significato politico. IL tutto mentre l’italia e i giornali italiani tutti presi dalle polemiche tra procure e presidenti dela repubblica ignorano costantemente queste cose. chi informa e chiede ai cittadini ? voi che ne dite ? avv. EMiliano Varanini per noi europa ( http://www.emilianovaranini.it ).

web bibliografia
per una critica alla tobin tax http://online.wsj.com/article/SB10001424052970203716204577016201266293054.html
sulla situazione dei paesi dell’est europa e la tobin tax http://euobserver.com/1016/114939

04/10/2011

DINAMICHE DEMOCRATICHE E COMUNICATIVE DEL PARLAMENTO UE. UN NUOVO RUOLO.


Bruxelles-Sett. 2011. di Emiliano Varanini. La notizia che dal 1 dicembre, in applicazione del Trattato di Lisbona il Parlamento Europeo avrà voce in capitolo, tra le altre aree, sull’immigrazione legale, la cooperazione giudiziaria in materia penale, la cooperazione di polizia, i fondi strutturali, i servizi di interesse economico generale [per i servizi pubblici], i fondi strutturali , i trasporti, la protezione dei dati personali e i diritti di proprietà intellettuale, non ha fatto molta breccia nella opinione pubblica europea e di riflesso quella ancor meno informata italiana.
L’indagine Eurobarometro (n. 68) condotta nella primavera del 2007, ossia due anni prima delle elezioni per il rinnovo del PE, del 4-7 giugno 2009, ha constatato che nella percezione dei cittadini europei, il Parlamento è l’istituzione dotata dei maggiori poteri nell’Unione europea e quella che vorrebbero acquisisse la maggiore influenza. Ma i cittadini, pur essendo consapevoli del ruolo legislativo importante – se non decisivo, in determinati casi – svolto dal Parlamento europeo, non ne conoscono bene il funzionamento e non ne percepiscono il ruolo “politico”. Una maggioranza degli intervistati crede, ad esempio, che i deputati siano organizzati in delegazioni nazionali e non in gruppi politici in funzione delle loro affinità politiche.
IL frammentato e frastornato quadro economico , il debito degli stati e quello a loro connesso delle istituzioni bancarie, la crisi degli attuali calcoli di modello di sviluppo, a livello mondiale e dell’Unione , non ha aiutato a far maturare verso un assetto definitivo la fase di integrazione politica della UE, dagli anni 80 ad oggi, delle sue istituzioni, che rappresentano oramai oltre 300 milioni di cittadini. Per troppi anni si è perso terreno , complici i partiti politici nazionali che mandavano le seconde file , i riciclati della politica, a scaldare poltrone.
Parlamento Europeo la sua riforma e il suo nuovo ruolo nell’anno della crisi

Se possiamo affermare che l’europa è davanti ad un bivio, le sue istituzioni giovano delle riforme di Lisbona nel momento più critico da un punto di vista politico. E’ l’europa stessa a soffrire della crisi di identità dei suoi apparati. IL parlamento europeo soffre da sempre di alcune distorsioni del suo significato istituzionale. Quali ne sono le ragioni? Primo. Questo deficit di identità politica dell’Euro Parlamento è tale perchè così è percepito dei cittadini. Secondo. Questa mancanza di comprensione nell’opinione pubblica del ruolo di Strasburgo, fa nascere un circolo vizioso che determina nei MEPs un senso di incertezza costante: la”politica” riflessa nelle decisioni adottate compare ancora come in secondo piano,perchè troppo distante dalla gente, a causa degli effetti indiretti che tardano a maturare per le posizioni assunte.
Eppure il Parlamento Europeo dal 1 dicembre conterà molto di più.
IL parlamento UE , il luogo democratico ad elezione diretta dei cittadini europei per eccellenza, è la sede di mediazione delle politiche europee espresse dal Consiglio e dalla Commissione.
il Pe in questi anni è cresciuto.Oggi molti temi assumono un significato politico . Davanti ai grandi interessi , ma anche verso il mercato interno ed anche verso la politica mondiale , il Pe esterna in difesa di quel ruolo di esportatore di democrazia e diritti e di storia democratica che l’unione porta nel mondo.
Tuttavia i dibattiti sono comunicati con un sapore e un odore neutro , impalpabile. E lo stato attuale della opinione pubblica merita un ripensamento.
Uno dei dati che si può osservare è che manca la capacità imprimere un ruolo forte sulle questioni che toccano direttamente i cittadini europei nella loro vita quotidiana. Mai come in questi giorni sfugge all’europarlamento la capacità di adottare un posizione pro cittadini, tra le miriadi di pagine di eurodossier per i mercati finanziari del debito mondiale. così non ci si può stupire se sfugge talvolta, all’opinione pubblica, ( in italia in modo pressochè totale), la reale essenza politica dei dibattiti che ivi si tengono. A sua volta il complicato processo legislativo , ora riformato in co-legislativo, non aiuta a far apparire IL PE come uno strumento in mano ai cittadini bensì un mero consiglio per le votazioni, scambio tra lobbies. Talvolta il Pe sembra una sorta di agenzia , un modello di cooperazione tra i vari comitati di interessi (parlamento Ue) e i poteri forti (commissione) e in ultimo i governi(consiglio).
Il PE alle orgini. Originariamente il Parlamento europeo aveva ruolo di rappresentanza, con poteri definibili come di soft law , un ruolo di “alta politica”, una sorta di para diplomazia europea. Ora con Lisbona, il senso è cambiato definitivamente.
VI sono questioni enormi : come quella sugli orari di lavoro affrontate nella più completa assenza di dibattito , e sopratutto nessuna risonanza idonea nei giornali nazionali.
Se si paragona l’importanza delle decisioni oggi da assumere dai 27 membri sulla pelle di 300 milioni di cittadini, dove protagoniste sembrano solo e soltanto Madame MERKEL e i governi, a quelle prese all’epoca della infinita carretera parlamentare che portò La direttiva BOlkstein a divenire una legge europea e che determinò l’uscita di scena- parziale( con il referendum negativo dei cittadini di adesione) dalla Ue di Francia e Olanda, viene da sorridere.
In quella votazione gli “emandamenti” riuscirono a farsi strada esprimendo una “posizione politica” .
IL ruolo cruciale del PE UE
Se paragoniamo l’importanza di una posizione del Pe oggi con quella sulla famosa direttiva bolkstein , tocchiamo con mano quanto ancora il Pe debba crescere in autorità rispetto a governi e banche.
Nei banchi del parlamento UE trapela una malcelata ostilità alla revisione dei trattati proposta dai poteri forti, calati dall’alto, senza il meccanismo della Convenzione. Modifiche che non aiutano l’euro politica ma il debito pubblico, con la revisione del potere di imporre decisioni agli stati circa i meccanismi di controllo della spesa : vedi situazione grecia. Ma sebbene il Pe si batta per una convention per la riforma dei trattati , la sua voce è flebile, senza ruolo e forza rispetto a consiglio e commissione. Al tempo della bolkstein si parlava di accesso al sistema europeo , libertà e difesa del lavoro nazionale, libertà di prestare un servizio. In realtà all’epoca, detti temi celavano altre insidie , e i partiti furono abili a smascherarle, per difendere le loro ritrosie nei confronti dell’euro democrazia. IL risultato fu che l’attacco alle professioni oggi prosegue , ma l’europa è ancora lontana dall’unione dalla coesione “politica” necessaria per affrontare le grandi tematiche economiche. Ma qui sta la difficoltà della politica parlamentare del parlamento europeo. Una istituzione nata quasi per caso, la cui mediazione talvolta, non è desiderata da nessuno, ma che adesso può segnare un passo in avanti nelle politiche nazionali in chiave europea. In Italia manca la capacità di analisi e di comunicazione dello “spirito europeo” , delle leggi quadro e delle direttive , complice anche una certa comunicazione centrata sul ruolo del parlamento nazionale e le sue guerriglie fratricide dal gusto provinciale, e i singoli deviazionismi “locali” ( animati dai grandi partiti nazionalisti , populisti , razzisti ), e questo rappresenta un problma interno. MA le deficienze della politica del parlamento europeo soffrono anche dei personaggi selezionati per la difficile missione : Buzeck , Van Rompuy e J.m.Barroso, il Presidente della Commissione, cautamente rieletto dal Mep. IN effetti i “fabolous three” chi per un motivo chi per un altro, sono più abili traghettatori di equilibrismi , personaggi frutto di trattative, merce di scambio, che connotati politicamente e quindi del tutto inadeguati a comunicare e far vivere la nuova Europa , non soltanto agli Europei stessi ma al Mondo.
D’altronde come poteva essere pensabile che il ruolo di Presidente del Parlamento potesse essere affidato ad un abile sostenitore della causa della Polonia e dei paesi piccoli nell’unione, come BUzeck, nella speranza che segnasse il ruolo “politico” dell’EUroparlamento. Nè come si poteva pensare che Barroso, giunto al secondo mandato, non campasse di autocrazie e capacità di accontentare i suoi grandi elettori a colpi di presidenze e sedioline piuttosto che di rafforzare il ruolo della Commissione nel dialogo con il resto del Mondo.
I nuovi poteri Del PE e la COSAC.
Eppure in questo senso, la nuova riforma dei poteri legislativi del Parlamento Europeo è stata sottovalutata : l’aumento dei poteri legislativi produce quasi un raddoppio dei casi in cui i deputati lavoreranno su proposte di legge su un piano di parità con gli Stati membri passando da circa 40 a quasi 90.
Di questi le aree più importanti sono la sicurezza energetica, la politica commerciale comune e la politica agricola, la cui la contabilità, occupa il 40 per cento del bilancio dell’Unione europea.
Questo considerato il già notevole potere che il legislatore comunitario ha nel mercato interno e la legislazione ambientale, che negli ultimi anni ha visto legiferare sull’acqua in modo significativo una legge sull’apertura dei mercati dei servizi ( la cui applicazione italiana veriosne ronchi è stata mal recepita e giustamente abrogata da un voto popolare), e sul maggior rigore nella registrazione di sostanze chimiche nei prodotti di tutti i giorni, una legge di enorme importanza con implicazioni per le aziende di tutto il mondo. IL Consenso degli euro deputati ‘sarà necessario per l’approvazione a lungo termine del bilancio settennale, il cui accordo è normalmente preceduto da una lotta tra gli Stati membri sul denaro e sulle priorità, mentre il Parlamento avrà poteri co-legislativi sul bilancio annuale. Un aspetto sottovalutato del Trattato di Lisbona è il fatto che in realtà sembra migliorare significativamente il ruolo dei parlamenti nazionali. In particolare il “meccanismo di allarme preventivo” con cui i parlamenti nazionali pongono il “veto” sulle nuove proposte legislative dell’UE: per la prima volta, questo dà loro un ruolo diretto nel processo legislativo dell’Unione europea. Ma il deficit di comprensione della politica europea è in parte , come detto , dovuto alla debolezza politica. Più che Un euro parlamento capace di porre questioni alte all’europa e a tutto il mondo , talvolta sembra di vivere in un consiglio regionale di lusso, dove la paura del futuro trasforma i deputati in una gigantesca collettiva lobby autoreferenziale, attenta ai mandati e alle presenze nelle commissioni.
Il ruolo dei parlamenti nazionali Rimane aperta la questione con il nuovo trattato se essi esercitino un’influenza sostanziale nella futura Unione europea. Con il nuovo meccanismo, i parlamenti nazionali avranno otto settimane per sollevare obiezioni ad una proposta di legge europea, se ritengono che essa violi il principio di sussidiarietà – cioè, se pensano che la questione dovrebbe essere lasciata agli Stati membri.
Se è un terzo di loro a sollevare obiezioni (un “cartellino giallo”), la proposta deve essere rivista: Se è la maggioranza farlo (un “cartellino arancione”), la proposta può essere immediatamente bocciata sia da parte del Consiglio dei ministri o del Parlamento europeo.
Una importante funzione è svolta dalla COsac ( la conferenza delle commissioni parlamentari degli affari europei dei parlamenti nazionali ).
Si dice comunemente che i parlamenti nazionali sono stati i grandi perdenti dell’ integrazione europea, in quanto mettono solo un timbro a decisioni già prese a Bruxelles. Dal punto di vista democratico, anche un potente Parlamento europeo direttamente eletto in Parlamento non può pienamente compensare la perdita dei parlamenti nazionali ne la loro influenza. La nuova riforma è destinata in parte per rimediare a questo.
Nel lungo processo che ha portato al Trattato di Lisbona, vi erano proposte per creare una “terza camera” per l’UE, composta da parlamentari nazionali. IL Meccanismo di allerta precoce del trattato di Lisbona è diverso, nel senso che attribuisce ai parlamenti nazionali il potere legale, limitata ma comunque significativa, di agire collettivamente a livello UE.
Infatti nel futuro dell’UE i parlamenti nazionali potrebbero formare una sorta di camera “virtuale” terza nel senso che insieme svolgerebbero alcune delle funzioni di una legislatura.
Ancora più importante,è che i parlamenti nazionali devono essere sottoposti a un cambiamento di pensiero quando agiscono collettivamente a livello europeo piuttosto che individualmente nei confronti dei loro governi. La difficoltà è in parte concettuale: è difficile cogliere la natura del riesame, in particolare il sempre scivoloso significato della parola e del concetto di “sussidiarietà”.
Inoltre, vi sono problemi di ordine pratico, nel senso che i parlamenti nazionali hanno difficoltà a proporre un veto entro le otto settimane finestra e coordinare le loro risposte.
Finora non sono giunti atti nei pressi del cartellino giallo o arancio la soglia che farebbe scattare un controllo ufficiale di una proposta. Ciò fa apparire i parlamenti nazionali deboli se si considera che dopo il Trattato di Lisbona si legge che saranno tenuti a porre un vero non solo su due, ma a centinaia di proposte per anno.
IL futuro ad un passo dalla svolta
Se il parlamento europeo vuole cambiare passo deve egli stesso comprendere di essere diventato grande. C’è troppa aria di grande burocrazia nelle sue stanze o di piccola trattativa. Dove è la politica che gli europei e non le agende di lavoro logore del parlamento vogliono sentire? Troppi burocrati passati da una realtà locale con spirito di servizio dalla “tecne” alla “polis”. Oppure ignoranti o anti europeisti attentamente selezionati dalle lobby contrarie all’europa, circolano indisturbati.
L’ identikit del nuovo parlamentare europeo è quella di un uomo/ donna abituato a pensare in grande , a questioni di grande respiro internazionali e nazionali, nelle quali l’europa deve sancire il suo primato politico nel mondo sopratutto nei confronti dei parlamenti nazionali e quindi affrontare questioni di grande respiro: e così’ crescere e dare l’esempio. La correttezza , l’applicazione delle regole , lo stato di diritto, le libertà civili, il sistema di garanzia patrimoniali, i diritti per e nel lavoro, questi temi differenziano l’Europa dal resto del mondo- Un grande stato federale dei diritti, fatto di storia, di lotte sociali. L’applicazione severa in tutte l’euro zona e nel mondo, della Carta dei diritti fondamentali dell’unione Europea ne segnerebbe ancora la distanza in termini di civiltà da quell’Eurasia che cominca diventare non soltanto un sogno per alcuni. Non meno importante sarà per il futuro il ruolo del parlamento europeo per imporre un severo monito ai governi sul controllo delle emissioni CO 2 che sta provocando un allarmante restringimento delle calotte polari.
La scienza italiana ignorata dai Governi.
l’Istituto della Commissione europea del Centro comune di ricerca per l’ambiente e la sostenibilità, chiamato Ispra, sita appunto nel Nord Italia ( istituto reso noto alle cronache per il mancato rinnovo da parte del governo italiano dei contratti dei ricercatori) ha pubblicato una relazione in cui è mostrato che le emissioni mondiali di gas serra da fonti artificiali ha raggiunto un massimo storico di 33 miliardi di tonnellate nel 2010. La relazione dimostra che il Protocollo di Kyoto non ha funzionato. Ma Cosa fa in proposito il Parlamento Europeo ? In termini politici intendiamo, sopratutto a livello di vertice?
I drammatici dati dimostrano che Se non ci fosse stato il crollo del blocco sovietico e dell’industria pesante e la perdurante crisi economica e finanziaria, che ha portato le grandi produzioni industriali a produrre con il conta gocce, le emissioni sarebbero state molto più alte nei paesi delll’annex 1 ( mondo sviluppato).
Ma La relazione indica inoltre che i risultati del protocollo di Kyoto sono stati resi in gran parte irrilevanti dalla crescita delle emissioni nei paesi non compresi nell’Allegato I, in particolare la Cina. Le Emissioni cinesi sono raddoppiate dal 2003, e in termini assoluti sono ora ben al di sopra anche di emissioni degli Stati Uniti. La emissione cinese pro capite supera ora quella di Francia e Spagna (la Francia è un paese a bassa emissione di carbonio a causa di energia nucleare), e sono allo stesso livello dell’Italia. IL dato è allarmante, i cinesi potrebbero emettere su base pro capite allo stesso livello degli americani entro il 2017 se le tendenze attuali continuano.
L’enorme crescita delle emissioni cinesi è in gran parte una conseguenza della installazione di centraLI generazione di energia a combustibili fossili a base, principalmente a carbone. A seconda di chi le cifre le guarda (statistiche ufficiali cinesi sono trattate con cautela), in un solo anno, tra il 2009-2010, i consumi di carbone cinese sono aumentati tra il 5,9 e 10,1 per cento. La costruzione di decine di centrali a carbone di potenza in Cina rinforza le emissioni per i prossimi decenni e rende irrealistico che le emissioni globali raggiungeranno il picco nel 2015, come raccomandato dal Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC). Questo è particolarmente vero perché le emissioni nei paesi sviluppati non sono drammaticamente in calo per compensare l’aumento dei PVS.

Un altro dato- in gran parte ignorato – sempre proveniente dall ‘Italia è quello del Comitato Glaciologico Italiano. Si è riscontrato che i ghiacciai italiani hanno perso il 37 per cento del loro volume nell’ultimo quarto di secolo, con una accelerazione del ritiro dal 2003. In Italia ghiacciai potrebbero scomparire del tutto entro il 2050, e il processo è ora probabile che sia irreversibile, gli scienziati hanno detto.

Questo è una reale illustrazione del ritmo del riscaldamento globale, le cui conseguenze sono imprevedibili, ma che coinvolgerà la perdita di copertura di ghiaccio, del livello dei mari, e condizioni meteorologiche caotiche. Il numero dei disastri naturali legati al clima è già in forte aumento, e colpisce più persone (vedi CRED EM-DAT), con sempre più costi, che il settore delle assicurazioni conosce bene.

Purtroppo i politici del Parlamento europeo , e la Commssione ( _Barroso) sono mal equipaggiati per affrontare il problema, anche se è stato detto abbastanza quale sia il problema. L’inerzia potrebbe essere fino alla negazione, la struttura complessa del processo decisionale, a breve termine , il pensiero o l’incapacità di comunicare i rischi. Il risultato sarà lo stesso: poca azione o troppo tardi.
Ecco se il Parlamento Europeo vuole vincere la sifda del futuro deve volare alto, perchè forse gli scienziati al Gran Sasso si saranno davvero sbagliati e saremo in grado di inviare José Manuel Barroso, a ritroso nel tempo per risolvere tutto, ma se così no fosse, Per la poltiica europea sarà forse l’ultima (?), occasione persa…
EMiliano Varanini per Noieuropa.

uno strumento per i cittadini

20/04/2011

RAZZISMO E POPULISMO IN EUROPA.

Capire e trattare la diffusione dell’ estremismo populista in Europa
da un articolo del Dott. Florian Hartleb – Fondazione Konrad Adenaue (www.kas.de) adattamento a cura di Emiliano Varanini.

<strong>”Il populismo è di per sé, un impreciso, nebuloso, concetto camaleontico, anche se tutti noi – persone normali ed esperti allo stesso modo – in qualche modo crediamo di sapere cosa significa”
Noieuropa vuole instaurare una discussione sul motivo del sorgere e il diffondersi di partiti populisti ed estremisti in Europa come oggetto di indagine.
Il sorgere “dei partiti populisti”
Alcuni nuovi partiti, il cui successo fa notizia in Europa – alcuni dei quali anche nel governo – sono classificati come “populisti”. Dall’inizio degli anni 1980, esiste questo nuovo tipo di partiti, più spesso definiti populisti di destra ma spesso aventi un ethos anti-establishment, un significato di protesta.
Essi hanno spesso un leader carismatico – che ha ripetutamente dato buoni risultati nelle elezioni nazionali, come hanno fatto in Francia, Austria, Italia, Paesi Bassi, Belgio, Svizzera e Scandinavia.
Solo i paesi come la Gran Bretagna e la Germania hanno dimostrato di essere largamente immuni, anche se (o forse proprio perché) ci sono partiti di destra estrema. Un ulitmo Dato della politica di trasformazione, il populismo ha avuto un impatto in Europa orientale.

In Tutta l’Europa occidentale, questi sfidanti della destra populista sono spesso anche il simbolo di una islamofobia palese come il loro asso nella manica. L’esempio lampante, il carismatico olandese e e anti musulmano, Geert Wilders, che riesce ancora oggi a penzolare nel governo in posizione di minoranza.
Anche in Austria, il successore di Haider, Heinz-Christian Strache ha dominato la campagna elettorale di Vienna con il suo partito anti-islamico.
Lo slogan è crudo: “Daham statt Islam” (“La nostra non è a casa dell’Islam”).
In Svizzera, la Volkspartei ha svolto un ruolo chiave, attraverso il referendum nel novembre 2009, per l’abolizione della costruzione di minareti (di tutti gli acconti relativamente inviati e modesti in numero) banditi sotto la Costituzione svizzera.
Anche in Germania, una zona dichiarata libera dal populismo di destra, i commenti provocatori sulla politica di integrazione sembrano fare fiamme, come testimonia il grande successo del libro di Thilo Sarrazin e l’ampio dibattito che ha accompagnato.
I populisti di destra non sono in grado di elaborare tutte le idee per il futuro della Europa.
Questi guerrieri che rompono il tabù anti-establishment, non sono una forza a Bruxelles , e abbastanza insignificanti al Parlamento europeo, tanto più che spesso non riescono ad accordarsi tra di loro e non puntellano le formazioni transfrontaliere.
La mobilitazione anti-islamica è così , almeno sembra, il frutto apparente dell’idea di rendere l’europa una fortezza.
Le basi e i presupposti sociali del populismo.
Le opportunità da cui sono sorte queste, definiamole così, nuove politiche sub culturali, sono simili sotto certi aspetti.
Negli ultimi dieci anni, il pathos degli europei per l’ Europa occidentale è stato vacillante e ondivago.
Si parlava del partito social democratico in difficoltà , e del suo avversario tradizionale, i Cristiani Democratici, che sono in una situazione simile. In tutti i paesi dell’Europa occidentale, abbiamo assistito all’ instabilità dei sistemi di assicurazione sociale, ad uno scetticismo contro l’Unione europea e contro il suo allargamento, alla trascuratezza degli interessi nazionali.
Le ragioni della rapida ascesa di diverse parti sono piuttosto complessi : anti-modernismo, un senso diffuso di ansia per il futuro, paura di perdere il dato materiale e sociale. Le sue basi : la nostalgia romantica per una società in cui le persone sentono di comprendere tutto e di avere un controllo, una profonda perdita di fiducia nei politici, rafforzata dalla nascita di élite tecnocratica che detengono cariche nei partiti e nella sfera pubblica, una paura latente dell’ “altro”, una mancanza di dibattito sui valori, il mancato annuncio-delle grandi questioni del futuro, lo stato tabù di gravi problemi – tutti questi fattori hanno creato terreno fertile per i nuovi gruppi populisti.
Populismo ed estremismo
Il populismo e l’estremismo possono essere collegati, ma non lo sono necessariamente.
Il populismo di per sé non occupa una zona grigia democrazia tra e nell’estremismo.
Chiunque usi il populismo e l’estremismo come sinonimi sta facendo un errore, consapevolmente o no. Populismo non deve mostrare tendenze anti-democratiche o incostituzionali.
Simbolo del fenomeno è in realtà il pragmatismo. Questo può portare a volte a combinazioni di messaggi contraddittori. Difendendo lo stato liberale e le liberalizzazioni, Geert Wilders è stato in grado di impostare la sua particolare marca di nazionale popolulismo, a parte la xenofobia associata nei Paesi Bassi con l’estremismo di destra.
Il suo orientamento verso gli Stati Uniti e Israele ha fatto di Wilders un anticonformista tra la famiglia dei populisti nazionali, non proprio noti per il loro sentimento pro-americano o filo-israeliani.
I populisti di destra chiaramente esercitano un influsso culturale tematico nel SPHE-re, in particolare sulla politica dell’immigrazione.
La finzione coltivata dai movimenti populisti di destra è il modello di comunicazione usato contro gli immigrati.
Si mischiano le questioni culturali con i conflitti di valore.
Questo dà loro anche la possibilità di costruire la loro visibilità politica in modo che le questioni economiche e sociali non offrono più.
Fondamentali questioni sociali come l’aborto e la pari dignità di coppie dello stesso sesso sembrano essere stati risolti, almeno in Europa occidentale.
Alla luce delle difficili condizioni economiche, gli argomenti populisti contro l’immigrazione caduta su orecchie disposte ad ascoltarle in tutta Europa, interpretani i problemi fondamentali di assistenzialismo eccessivo come equazioni simplicistiche legate all’immigrazione.
L’Europa è vista come una sorta di “isola dei beati”, che può essere preservata solo proteggendo il suo popolo contro gli immigrati , contro le “culture aliene”.
I partiti populisti di destra non sono fascisti cioè portatori di un intento di erosione della democrazia.
Il pericolo più sottile di quello, si trova nella crisi dei partiti ordinari.
Sarebbe fin troppo facile per loro denunciare i loro sfidanti populisti come estremisti che minacciano la costituzione.
La domanda più comune in questo contesto è che i partiti socialdemocratici dovrebbero affinare il proprio profilo programmatico.
Tuttavia, alla luce dei processi di modernizzazione e di differenziazione della società si pone la questione se sia effettivamente possibile, data la varietà di opinioni politiche tra la popolazione, per presentare contenuti attraenti, ma distinti dal proprio ampio target elettorale.
Questo dilemma di base potrebbe voler dire che il populismo di destra ha ancora ampio margine in Europa.Redazione noieuropa. Emiliano Varanini.
Un VIDEO DELL’ALDE
VIdeo sulla conferenza su populismo ed estremismo in europa.

21/03/2011

LIBIA. UN “AFFAIRE “INTERNAZIONALE.

LIBIA. UN “AFFAIRE ” INTERNAZIONALE. a cura di EMiliano Varanini.

Che cosa sarà mai ad interessare tanto,  le potenze internazionali di questo secchio di sabbia, grande oltre Mezza Europa, sedicesimo paese nel mondo e confinante a nord-ovest con la Tunisia,  a ovest con l’Algeria , a sud con il Niger  e il CIad,  a sud-est col Sudan, a est con l’ Egitto ?

Il petrolio ovviamente.La Libia produce meno del 2% del petrolio mondiale, ma il nostro Paese ne dipende per il 24% del suo consumo totale. Ma non solo. Appalti di ricostruzione, ponti , acquedotti, strade, industria leggera e la fornitura di, si diciamolo pure ai moralisti della difesa dei diritti umani, di armi. Come se la fornitura di armi non fosse un commercio immorale e contra la specie umana.

Anche se l’Eni e il governo rilasciano dichiarazioni tranquillizzanti,  non è affatto detto che il futuro governo provvisorio,  post guerra, garantirà  all’Italia in modo eguale , le commesse e i contratti stipulati dal precedente governo Gheddafi, e quindi  lo stesso approvvigionamento di greggio.

Aver stipulato il Trattato italo libico , fatto intese con certi affari, aver gestito in modo personale la “diplomazia” italo libica,  ha esposto l’italia a gravi rischi economici. E forse ha esposto l’italia  in modo negativo anche con la comunità internazionale e all’interno della stessa Europa .

Cosa c’è in ballo per l’italia dunque.

La situazione economica italo – libica  prima della guerra. (da un articolo di Marco ferrante)

Secondo i contratti stipulati, da Eni, Impregilo, Finmeccanica, gli interessi economici tra Libia e Italia nei prossimi anni avrebbero dovuto assumere il valore di 40 miliardi di euro.

Le imprese italiane , infatti, si sono aggiudicate molte commesse .

La commessa di Finmeccanica vale 247 milioni  per fornire tecnologie di segnalamento, automazione, telecomunicazioni, alimentazione, security e bigliettazione per i lavori di costruzione lungo il tratto da Sirthe a Benghazi.

Più in generale, nonostante una contrazione del 17.8% nel 2009, il valore complessivo delle esportazioni italiane verso la Libia supera comunque i 2.1 miliardi di euro.

PETROLIO ed ENI

Roma e Tripoli sono inoltre unite dagli ’800.000 barili di petrolio prodotti ogni giorno dall’Eni, che proprio di recente ha annunciato investimenti nel Paese libico per 25 miliardi di euro.

L’Italia è il primo acquirente del greggio libico: gli idrocarburi rappresentano circa il 99% delle importazioni italiane dalla Libia. L’impresa italiana possiede inoltre l’1% dei fondi libici. Petrolio che parte, petrolio che ritorna: la voce principale delle importazioni della Libia è costituita dai prodotti petroliferi raffinati (oltre il 28% del totale).

FINANZA. AUTO, MA ANCHE FIBRA OTTICA e ……CINEMA!!!

La Lybian Investment Authority (un fondo sovrano governativo della bellezza di 100 miliardi di euro) vanta il 7.05% dell’italiana Unicredit.

Poi ci sono le quattroruote, e in particolare Fiat: l’azienda torinese investe in Libia dal 1976, investimenti contraccambiati dall’acquisizione del 15% di Fiat da parte dei fondi libici.

Un quarto circa delle importazioni di veicoli provengono dall’Italia.

MA ad unire gli interessi economici tra Libia e Italia ci sono anche i 7.000 chilometri di cavi in fibra ottica che verranno presto istallati dall’italiana Sirti (società italiana da sempre impegnata nel settore delle infrastrutture per le telecomunicazioni). Infine anche  nel cinema, dal momento che l’italiana Fininvest, mediante la controllata Trefinance, spartisce quote di Quinta Communications con Lafitrade, società controllata da Lafico, la principale finanziaria governativa libica.

Affari anche  ad personam che unito al potere personale hanno prodotto qualche dissapore.  Lo scenario mondiale sta cambiando e così evidentemente nell’ambito di un quadro di risoluzioni immediate, caduto Mubarak, Bel alì, anche Gheddafi si appresta a cedere il passo. In un modo o in un altro.

Forse si  poteva fare di più per salvaguardare la pace nel mediterraneo. E l’avvicendamento di gheddafi poteva essere , se isolato, in altro modo. Le  guerre , d’altronde, lasciano sempre il segno, anche se iniziate per una missione di pace. Ma l’italia ha tenuto conto dei nuovi delicati equilibri che in quel paese andavano formandosi quando si è proceduto a stipulare il magnifico trattato di amicizia?. Quali  le conseguenze ?

 

IL PUNTO di Emiliano Varanini.La diplomazia “ad personam”. Danni alla diplomazia vera.( anche tratto  da F. Zavaglia, Grani libiche in italia,arrianeditrice.it 2009.)

Il duro lavoro di anni di diplomazia e il significato che l’italia ha, come stato, per il suo ruolo nel mediterraneo, nei confronti del mondo arabo, è stato spazzato via in soli due anni di relazioni personali tra il nostro Premier e il leaeder della GIAMAHIRIA.

Con l’aggravarsi dei rapporti di Gheddafi con l’intera comunità internazionale, l’Italia che ha avuto con il medesimo leader arabo, una diplomazia tutta personalistica , gestita da Berlusconi -praticata come un rapporto diretto fra leader che si intendono grazie alle proprie capacità “straordinarie”, fuori dagli inutili formalismi- ha subito uno smacco , l’ennesimo, che i più minimizzano.

Mai come in questo caso, è emersa la minutezza politica  che si sta ritorcendo contro, non solo  Berlusconi, la cui capacità di mediazione , in nome e per conto dell’ italia, in qualità di capo di stato , è stata, in questa occasione, (chissà perchè),  nulla , inefficace, almeno fin ora, con il migliore degli eufemismi. ( il corriere dava la notizia che al vertice di Parigi a berlusconi lo hanno chiamato a cose fatte- chissa forse erano preoccupati che avrebbe potuto fare qualche telefonata ?!)) .

Ma la situazione il conportamento del nostro capo di governo ha prodotto un effetto contro tutta la diplomazia italiana.In due anni , in questa vicenda si sono bruciate, per l’ennesima volta,  l’attività diplomatiche condotte dai nostri ambasciatori per il mantenimento della pace nel mediterraneo. Un conto è la vera diplomazia, che rappresenta uno stato. Un conto è la diplomazia ad personam , che rappresenta un potere e o un interesse economico.

L’ennesima vicenda personalistica rischia di danneggiare l’Italia.

Essere conosciuti in tutto il mondo come un fraterno amico ( anno 2009  giornata di presentazione del corano verde – del libro del socialismo libico arabo davanti a duecento hostess– a Roma- berlsusconi  dichiara che ammira Gheddafi per la sua saggezza)  di un macellaio del suo popolo non è un bel biglietto da visita. Certo non ha migliorato la situazione la dichiarazione di Berlusconi sulla sua volontà di “non disturbare” Gheddafi, quando gli è stato chiesto se lo avesse chiamato per suggerirgli un atteggiamento più moderato. Oppure la sua dichiarazione di sentirsi “addolorato” come capo di stato, per Gheddafi. Io come capo di governo italiano ,mi sentirei addolorato per la sorte dei giovani del sud italia , delle donne che subiscono violenze quotidiane, per i gli studenti delle università pubbliche, per l’arretratezza dell’italia e del suo sistema scolatisco. ma non addolorato per la sorte di un dittatore macellaio.

SIamo sicuri che gli ingegneri Francesi dell’ EDF non prenderanno a calci nel sedere quelli nostrani dell’ ENI una volto messo il piede in Libia ?

L’italia risulta  ancora più indebolità a livello internazionale. L’isolamento , le deficenze diplomatiche, le possibili cointessenze di BErlusconi, rendono l’italia, debole e “radioattiva” a livello di immagine, economico e morale.

E’ una situazione oramai è ai limiti del paradosso.

Il danno, Il cui decadimento sarà millenario come con l’uranio arricchito, è incalcolabile.

Ma chi può dirsi  il vero responsabile ?

Chi è che in realtà beneficia del potere “politico ” del centro destra”  in  italia ? Chi è che non vuole governare e che per anni ha sfruttato la rendita di posizione,  dello spauracchio politico di berlusconi , facendolo passare  ( con tanto di maschera, parrucca e trucco teatrale) per un politico credibile affidabile, promotore di un  centro destra posticcio ( creato ad hoc dalle ceneri socialiste e pdiuste ?)   ?

Chi è che si è approffittato stando alla opposizione  in italia, della posizione di stallo congiunturale, culturale, economico del nostro paese per oltre 15 anni ? Nuove imprese? No. vecchi-nuovi partiti, certi partiti. Vere e proprie aziende politico – sociali.

Quando invece questa gente, che tanto si danna per stare in Parlamento, vorrà  risolvere  il problema del sud che piu o meno somiglia al deserto libico , che è piu dignitoso e  omogeneo ?

QUando questa gente che tanto si danna con paroloni, vorrà risolvere il problema delle mafie  che  con le loro tribù  ed eccidi, con il commercio di  tutto,   rappresentano una ferita sanguinante della nostra terra ?

Adesso in Libia c’è la guerra poi vedremo.

NOi Europa. Emiliano Varanini.

21/02/2011

“Auf Wiedersehen Angela”. Elezioni ad Amburgo 2011 :la Cdu della Merkel perde, socialdemocratici al 50%. Pagato il cucù con silvio?

(tratto…da ilpost.it) a cura di Emiliano Varanini.

I Cristiano Democratici del cancelliere tedesco Angela Merkel hanno perso nettamente le elezioni regionali di Amburgo. I risultati hanno dato il 50 percento dei voti al partito dei Social Democratici, mentre la CDU si è fermata soltanto sotto il 22 percento. Dopo dieci anni, Amburgo torna quindi alla SPD che potrà governare con una maggioranza assoluta.

Una sconfitta così eclatante, scrivono oggi i quotidiani tedeschi, renderà più difficile per Angela Merkel il compito di portare a termine l’attuale legislatura. Con questo risultato infatti il suo partito perde altri tre seggi nella camera alta del Parlamento. Nei prossimi mesi sono in programma altri sei importanti appuntamenti  elettorali e la Cdu dovrà difendersi in altre tre regioni (la Sassonia-Anhalt il 20 marzo, il Baden-Wuerttemberg il 27 marzo e il Meckleburgo Pomerania Occidentale il 4 settembre).

Il sindaco uscente della città stato di Amburgo, Christoph Ahlhaus, ha commentato i risultati dicendo che ieri è stato un giorno doloroso. Lo sostituirà Olaf Scholz, ex ministro del lavoro, che dopo una vittoria così schiacciante potrebbe vedere aumentare le probabilità di candidarsi contro la Merkel alle prossime elezioni federali del 2013. Amburgo è la seconda città tedesca dopo Berlino per popolazione, ed è la più grande città portuale dell’Unione Europea.

E’ da allora che la Cdu regionale ha cominciato a perdere terreno, insieme alla coalizione cristiano democratici-Verdi.

Sfuma, quindi, anche il sogno di vedere l’alleanza Cdu-Verdi come un possibile modello da esportare a livello nazionale. La Spd torna così al potere ad Amburgo dopo 10 anni. Nel 2001, infatti, venne battuta dalla Cdu e dovette lasciare dopo avere governato la città per 44 anni di fila.

il punto. di EMiliano Varanini

Cose tedesche.  La Cdu perde, dopo anni di incontrasta ascesa, la prima importante elezione regionale dell’anno in Germania. Significativo che ciò avvenga in Amburgo una città portuale di oltre 2 milioni di abitanti. Gli analisti politici attribuiscono al voto un signifcato regionale , ma non si può essere ciechi. E’ l’inizio della fine. Forse Angela ha pagato il cucù di berlusconi ? Forse che all’elettorato, assai  risparmioso, dei tedeschi non è piaciuta la mano molle di angela contro i Mailini dell’Unione Europea ? I c.d PiiGS ? FOrse che ad Amburgo non hanno dimenticato il fatto, cucu’ a parte, che Angela abbia più volte speso parole di conforto, non comprese dai tedeschi , di voler aiutare i maiailini , gli stati membri indebitati. O forse non ha semplicemente funzionato  l’alleanza nera verde a livello locale , perchè incompatibile ?

Sarà pure un elezioncina regionale, ma in Europa, e per l’Europa,  fischia un nuovo vento .

Cosi’ Certi personaggi sembrano avviati al declino. E si avviano verso nuove competizioni politiche senza piu’ grandi certezze. . Gli amichetti Sarkozy , Merkel e i loro alleati europei sono giunti alla fine?   forse, ma è una cosa molto chiara per le destre europee, ed anche per il presidente di arcore, l’ elettorato non e’ piu’ un conto in banca da spremere.

Ma non è detto che la fine degli amichetti del Partito Popolare europeo, significhi per l’italia  una festa anzi ……!!! Prepariamoci a mettere le mani nel portafoglio…. perchè lassu’ , nell’europa che conta, non ne possono proprio più ….dei debiti italiani…

Emiliano Varanini.

17/02/2011

EUROPA : L’ETICA CONDIVISA DI IDV. Intervista di Niccolò Rinaldi.

 

 

NOI EUROPA INTERVISTA Niccolò Rinaldi -Mep – Alde IDV – a cura di Emiliano Varanini.

Egregio Deputato, L’amministrazione della Commissione Ue, si è dotata di un codice di condotta e subito è scoppiata qualche polemica.

Quale la sua opinione in merito, cosa succede in Europa a proposito di Trasparenza ?

È una parola d’ordine, ed è anche una nuova frontiera della cultura liberal-democratica, articolata su alcune regole d’oro: accessibilità all’atto, tracciabilità del provvedimento, semplicità del linguaggio, indicazione del responsabile amministrativo competente, indicazione dei criteri seguiti, strumenti di valutazione ex-post. Regole che dovrebbero valere in Europa come in un piccolo comune, per un grande appalto come per l’assegnazione dei posti in un asilo nido”.

Cosa è il Codice etico di condotta  della Commissione ? e il Comitato etico ?

È uno strumento in più, che cerca di mettere nero su bianco alcune regole comportamentali per i commissari. tra queste anche la trasparenza sugli interessi finanziari dei commissari, le attività dei coniugi, le norme che regolano le dimissioni ed eventuali successivi incarichi, l’accettazione di doni o decorazioni”.

È un codice completo?

Quello in vigore lo si può trovare troppo pignolo o troppo carente, ognuno può farsi la sua opinione, basta consultarlo online: http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/pdf/code_conduct_en.pdf, ma una versione più stringente è invia di approvazione”. Lo strumento a mio giudizio è utile, è nato come risposta a scandali veri suscitati da comportamenti inaccettabili anche se non sempre penalmente rilevanti di alcuni ex-commissari. Ma, come sempre, più dei codici serve la cultura, più della norma, l’etica condivisa di ciascuno.

Può il Parlamento controllare la Commissione?

Altroché, è parte del nostro mandato. L’abbiamo anche mandata a a casa, e proprio per la violazione della trasparenza.Così come abbiamo bocciato più volte dei candidati Commissari prima che prendessero servizio”.

La Commissione controlla tutte le attività economiche della Ue, ma chi controlla la Commissione ? Esiste il reato di concussione, corruzione, a danni della UE ?

L‘Italia dei Valori vuole introdurre il concetto di danno erariale all’Unione, in particolare in seguito a corruzione e concussione. Questo è quanto manca ancora e speriamo prima della fine della legislatura di esserci riusciti.

La questione del controllo politico della Commissione è altrettanto complessa. Di fatto il collegio di Barroso è troppo tributario del Consiglio, ovvero dei governi nazionali e dunque può a volte abbassare la guardia. Era già l’atteggiamento dello scorso mandato, e per questo noi abbiano votato contro la nomina di Barroso. Tra chi fece diversamente molti si sono ora pentiti. spetta però a noi di incalzare la Commissione affinché prenda pienamente in mano le proprie responsabilità – e certo stiamo raccogliendo alcuni successi veri, come sui rifiuti in Campania e lo scudo fiscale, dove anche su nostra istanza la Commissione ha cambiato marcia.”

È sufficiente l’Olaf ?

L’organizzazione è sana, le regole d’ingaggio vanno abbastanza bene. Poi dipende dalle persone. Ma un altro successo dell’IdV è stata la nomina alla Direzione di OLAF di Kessler un magistrato italiano che ha tutte le carte in regola per agire con indipendenza e determinazione”.

Esiste una legge sul conflitto di interessi seria ?  

Ci sono norme nel codice di condotta”.  

C’è o non c’è una questione  morale alla COMMISSIONE EUROPEA ?

A mio modo di vedere no da un punto  di vista generale. Non c’è certo corruzione diffusa o abitudine di cattive pratiche. Non mi piace quindi parlare di questione morale nella Commissione. Ma per la stessa ragione la vigilanza deve restare alta e non mi piace sentire parlare di incorruttibilità a priori.”

 Grazie a nome DI NOIEUROPA, Buon Lavoro RInaldi !!!

06/02/2011

LA FINE DEL GANGSTER LUCIANO…VERSO UNA ITALIA EUROPEISTA E LIBERA?

La storia di Lucky Luciano, all’anagrafe Salvatore Lucaniacriminale italiano, legato alla mafia (Cosa Nostra americana), è una storia che fornisce alcuni spunti interessanti, perchè è legata con un  filo, nemmeno troppo sottile, alla storia d’europa, e sopratutto alla mancanza di una politica italiana d’avvero europeista.

Salvatore Lucania, assunse negli Stati Uniti d’America il nome di Charlie Luciano, e successivamente il soprannome “Lucky”, “fortunato”, in seguito ad un attentato.

È considerato il padre del moderno crimine organizzato e l’ideatore di una massiccia espansione nel dopoguerra del commercio di eroina. È stato il primo boss ufficiale della moderna famiglia Genovese.

Il Time Magazine ha inserito Luciano tra i 20 uomini più influenti del XX secolo

Quello che è rilevante per l’italia , forse decisivo,  è che nel 1943 venne in sicilia per organizzare lo sbarco americano e rioganizzò la base  internazionale della mafia siciliana, compreso armi e nacortraffico, poi si trasferì a napoli e di lì a cuba.

LA RIORGANIZZAZIONE DI COSA NOSTRA.

Luciano inventò , si può dire, e o comunque organizzò, su scala industriale,  il nuovo modello del mafioso, con affari in tutto il paese.

Ma Luciano, detto “lucky”,creò una nuova organizzazione politico-mafiosa,  definitiva svolta del crimine organizzato , quando formò la cosiddetta Commissione (the Commission), formata da tutti i boss, e di cui lui era semplicemente il presidente.

Era l’equivalente mafioso della Corte Suprema, nella quale venivano discusse tutte le dispute; decideva chi gestiva il racket ed in che zona; se qualcuno era ritenuto abbastanza in gamba, il suo boss lo segnalava alla Commissione, che giudicava se ammetterlo al suo interno oppure no.

La Commissione era originariamente composta dai rappresentanti delle Cinque Famiglie di New York, della Crime Family di Buffalo e della Chicago Outfit di Al Capone; successivamente, si allargò anche alla Detroit Partnership, alla Crime Family di Los Angeles ed alla Crime Family di Kansas City. Tutti i boss avevano uguale potere e diritto di voto, anche se in realtà Charlie Luciano era il primus inter pares.

Il principale “nemico” di Luciano fu Thomas E. Dewey, futuro candidato alla presidenza americana. Indagando su Dutch Schultz, che voleva ucciderlo e fu per questo giustiziato da Luciano, risalì fino a questi.

COME FINI’  LUCIANO ?

A centinaia di prostitute, arrestate dopo una serie di retate, fu proposto di patteggiare il carcere se avessero collaborato per catturare Luciano.

Tre di loro accusarono esplicitamente Luciano di essere il loro protettore, anche se in realtà, il vero protettore era Dave Betillo, che si limitava a pagare la “protezione” a Luciano.

Poco prima che fosse arrestato, Luciano scappò ad Hot Springs (Arkansas), ma fu alla fine catturato, estradato, ed infine condannato a 50 anni di carcere, assieme a Betillo ed altri. Anche dalla prigione, Luciano continuò a comandare attraverso Vito Genovese, finché questi non dovette fuggire, nel 1937, a Napoli, in Italia, per evitare una condanna per omicidio. Frank Costello divenne così nuovo attendente di Luciano.

MA LA MAFIA RITORNA IN EUROPA, ANZI IN ITALIA !!

Durante la Seconda guerra mondiale, il governo americano contattò Luciano affinché li mettesse in contatto con la Mafia, dalla quale sperarono di avere una mano per organizzare lo sbarco alleato in Sicilia, soprattutto in virtù del fatto che Benito Mussolini aveva a lungo perseguitato una frazione della mafia. Luciano aiutò il governo statunitense nell’Operazione Avalanche, in cambio di forti aiuti alla Mafia affinché questa “riconquistasse” l’isola.

L’operazione andò a buon fine: gli esponenti della mafia siciliani divennero ben presto i nuovi padroni dell’isola e, grazie all’aiuto di Luciano, iniziarono anche le persecuzioni contro l’influenza comunista.

Luciano ottenne anche altre facilitazioni per governare il suo impero; nel 1946, come ricompensa, fu rilasciato a patto che si trasferisse in Sicilia: Luciano accettò e si trasferì nell’isola italiana, portandosì all’incirca 150.000 dollari. (Versione negata dallo stesso Luciano nel suo libro testamento)  (tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Lucky_Luciano).


il punto. “POVERA  EUROPA” di Emiliano Varanini.

E allora ? Allora ne deduciamo che  in Italia ,  in chiave anti comunista,e dapprima anti nazista, era stata utilizzata la mafia, con effetti, ancora poco dichiarati.

Tutta l’Europa occidentale era anticomunista. E pertanto tutta l’europa potrebbe aver goduto di questo atto fondante.

Ma in ‘italia le cose andarono in un modo un po’ diverso.

Andarono in un modo che per sempre la stessa è detta una democrazia  incompiuta, destabilizzata, per fini ulteriori.

L’italia aveva il bollino bleu dell’anti comunismo.

Uno degli aspetti di questo anti comunismo, tra i menostudiati e’ la genesi dell’attuale situazione.

Un conto e’ non essere stati d’accordo con l’ideologia comunista e il sistema delle sue applicazioni concrete, spesso incarnate in vere e proprie dittature di tipo oligarchico,  ispirate alle idee economiche del filosofo economista KArl MARx ( peraltro molte di queste tutt’ora attualissime ) , però un altra cosa è dare vita ad uno stato oscurato,  con più misteri, destabilizzarne i cittadini, fondare ideologie farneticanti,   privare di ogni capacità libera di formarsi un convincimento naturale equilibrato, privare i cittadini il più possibile alla realtà.

L’italia è lontana da quell’europa libera, e democratica, che non ha mai comunque  simpatizzato con le idee comuniste.

In Italia le idee repubblicane,  liberali, autentiche, in economia, in filosofia non hanno mai preso spunto.

Schiacciate dalle ideologie massificate, dalla stupidità dei suoi politici, che da sempre scambia l’interesse del paese,    a posizioni di accordo e gestione di potere.

Le idee repubblicane, liberali in economia. furono e sono in Italia  minoritarie.

Ma una cosa e’ essere  contro il comunismo oligarchico   ‘altra cosa è fare  dell’illegalità una bandiera.

La dimensione di questa “paranoioa” italiana dell’anticomunismo, ha determinato degli antivirus così gravi che gli effetti sono tutt’ora sconosciuti.

Essi  hanno creato danni in modo eguale, danni sociali che oggi presentano il conto tutti insieme.

Fino ad un certo numero di anni la Dc  svolgeva , incarnata nella storia e nella vita di Andreotti , il ruolo di parafulmine anticomunista.  In nome di questa parola magica, tutta la politica italiana fino al 1992 , nascondendosi dietro ipocrite forme di idee prese scopiazzando i grandi dell’800, marciava dietro gli accordi della dc in sicilia,  il significato e l’importanza del  controllo del voto e  sul ruolo di alcuni plenipotenziari , la corruzione e la corrutela generale, in nome del voto.

Ma in realtà un ‘altra storia non scritta è come il pci-ds-pds dal 1991 in poi ha cessato le sue funzioni di soggetto sociale, così il sindacato che smise i fare politica sociale, piano piano mutandosi in mero apparato senza alcuna spinta propoulstrice della società.

Vi e’ da dire pero’,  era un’altra italia.  La società risconosceva lo status della cultura, le classi sociali erano proprietari della loro dignità.

Pur mantenendo  posizioni complesse, in politica estera , sopratutto tra il medioriente  e gli stati uniti,    tuttavia l’italia aveva ancora uno sato, riconosciuto come soggetto internazionale,  era ed è sempre stata uno stato   atlantista legato da un patto di ferro con gli USa.

Uno stato che aveva guidato . Con la firma del Trattato di Roma ,  il processo di formazione di una Unione Europea.

In politica interna fu favorita da uno sviluppo economico, che in coraggiò i cittadini  alla produzione.

Era La presenza di uno stato,   che per quanto arretrato , garantiva  un ‘identità per i cittadini, non solo burocrazia ma anche co partecipazione all’economia ( IRI) ,  strutture  come la scuola, come le università.

L’italia di oggi e lontananza dall’ Europa.

L’Italia di oggi, è però un’altra cosa.

La serie di fatti storici contemporanei succedutisi tra il 1991 e il 1994 sarà l’oggetto di studio di molti storici.

La necessità di disbrigarsi di alcune strutture economiche statali , la fine della moneta italiana, fecero crescere l-idea nei dirigenti di allora che l-italia , come stato, andava smantellata e che alcuni privati dovessero appropriarsi degli stati.

Le  fortissime speculazioni sulla lira fornirono l-alibi. Le cosidette privatizzazioni e in contemporanea lo scandalo “MANI PULITE ” , con il coinvolgimento di molti politici italiani in inchieste di natura giudiziaria, diedero il là allo stravolgimento che ha portato li paese alla fine della prima REPUBBLICA.

Tuttavia alcuni comportamenti sociali, come questa passione per l’illegalità, per la disonestà, per l’accordo dietro le quinte, per l’incapacità di perseguire scopi generali, permasero.

Ll’intera classe politica, aveva già presente  a livello di retrovirus nel suo corpo malato  , la subcultura.

Lo stato falli’ il suo scopo di regolatore liberale : non era più li regolatore, ma un Regalatore, una mucca cotta da spremere,  per  affari e iniziative ai limiti del lecito.

Fu allora che  i partiti si mutano in lobbies , la gestione della mediatica cominciava a controllare  le opinioni delle masse .

Tramite la politica ci si  spartirono  gli spazi,  il malaffare, la autoreferenzialità delle classi dominanti e sempre di più l’italia e’ al baratro. Debito pubblico, frammentazione del tessuto lavorativo operoso  e onesto del paese.

Corruzione e affari per pochi.

Ma quello che preoccupa di più, è che i media spingono,  verso questa frammentazione del tessuto sociale. Quello che allarmava allora e deprime ora, e’ la   Disgregazione, tra la  società ridotta in un  unica melassa, priva di radici, di pensiero, di dignità di senso della verità e di realismo.e i politici.

I Cittadini con l’abitudine al brutto, al vita mea mors tua, al cinismo , agli orrori quotidiani. Il bel paese si diceva.

L’ITALIA NON E’  IL FANALINO DELL’ EUROPA . E’  UN’ ALTRA COSA.

Così la distanza con l’Europa , con la sua gente, con l’opinione pubblica francese, tedesca, olandese, belga, anche spagnola, con la loro cultura di base, che potrebbe essere paragonata in una situazione normale, perde il paragone a vantaggio del generale senso della realtà di quei popoli,  meno strumentalizzati dal potere e più rispettati dal loro stato.

Distanze queste che sono oggi sono troppo marcate.

Il sistema  vigente in Europa,  il ceppo generale dei fondamenti della cultura pongono questi paesi , in una posizione radicalmente diversa, e a porsi delle domande su di noi.

E si sa se la cultura è diversa, la politica non potrà che seguirla tra non molto.

Lo scenario di due Europe, con l’innominabile Italia, nascosta dietro la I , dell’irlanda nell’acronimo PiGS, è realistico.  IL divario , il fossato  è ora, grande.

Un grosso solco lo compone come  già detto,   solamente l’osservare e  comparare, l’organigramma dei programmi dei media dei diversi paesi, la struttura della informazione, dei rotocaclhi. (rai.it).

L’abitudine degli italiani al trash, alla shatteria, alla manipolazione  della realtà, alla confusione dei dati trasmessi all’uopo utilizzati, alla costante messa in  pericolo di vite con proposta di modelli e personaggi,  in funzione di mito, passa per la programmazione dei canali .

Le vittime sono i cittadini.  che non sanno più distinguere, non sanno più indignarsi, perchè non possono ragionare.

Il sistema mediatico manipolatore,  rende le masse italiane,  sempre più sconnesse dalla natura reale dell’essere umano : e’ un problema sociologico.

Diffuso in tutta le penisola , e così  grande, che non appena sarà posto via questo Berlusconismo, se non si vuole far finta di nulla, occorrerà da subito metterci mano.

La televisione, e i media ,  vanno impostati al contrario :  dare messaggi di realtà,  di mescolare il senso di smarrimento attuali e rifondare un’italia più europea.

Se b. non fosse proprietario di media, che abbisognano di un pubblico accondiscendente, mistificandone il senso di valutazione  oggettiva,  ma un venditore di stufe elettriche , o di bulloni,  il problema sarebbe minore.

COSA INTERESSA ANCHE DEI MEDIA ?

MA il fatto è che a qualcuno fanno gola i budget della pubblicità, che sono altissimi, più dell’edilizia,  e che ai tempi di Luciano non esistevano, e a qualcuno fa gola il voto. In una parola: a qualcuno fa gola l’orientamento della massa.

L’unicità, la singolarità,  della sitazione italiana sta in questa fusione tra potere politico, controllo reti pubbliche, capitalismo del settore dei media e fonti oscure di capitali di proprietà, assenza di leggi sul conflitto di interessi, su i conflitti di interesse, assenza di controllo di tutte le lobbyes, comprese quelle partitiche, un mercato economico bloccato, le istituzioni paralizzate e concentrate i singoli affari lucrosi per alcuni ( acqua , nucleare, tv e editoria)   e generale atavica tendenza all’illegalità del sistema italia.

LE ORIGINI DEL POTERE DELLA TELEVIZIONE PRIVATA. L’addio all’Europa.

Posto come abbiamo detto che il controllo delle masse, gli enormi budget, gli affari pubblicitari, interessavano non poco, vi è da chiedersi come è stato possibile , che ad un uomo privo di mezzi economici, è stato permesso di concentrare il sistema privato dei media nelle sue mani.

Come è noto, sconosciute sono le origini del capitale di Silvio Belusconi.

(da wikipedia…) “Per avviare la sua attività imprenditoriale nel 1961 nel campo dell’edilizia Berlusconi ottenne una fideiussione dalla Banca Rasini, indicata da Michele Sindona e in diversi documenti della magistratura come la principale banca usata dalla mafia nel nord Italia per il riciclaggio di denaro sporco e fra i cui clienti si potevano elencare Totò Riina, Bernardo Provenzano e Pippo Calò[27]. Nella società fondata da lui e Pietro Canali impegnò 30 milioni di lire, provenienti, secondo quando da lui affermato, dalla liquidazione anticipata di suo padre Luigi, procuratore della Banca Rasini. Il resto venne da una fideiussione fornita dalla stessa banca.[28].

Riguardo invece all’origine di alcuni finanziamenti, provenienti da conti svizzeri alla Fininvest negli anni 19751978, dalla fondazione all’articolazione in 22 holding (i quali ammontavano a 93,9 miliardi di lire dell’epoca)[29] Berlusconi, interrogato in sede giudiziaria dal pubblico ministero Antonio Ingroia, si avvalse della facoltà di non rispondere[30]; così, anche a causa delle leggi svizzere sul segreto bancario, non è stato possibile accedere alle identità dei possessori dei conti cifrati inerenti al flusso di capitali transitato all’epoca e in piena disponibilità della Fininvest.[31]

In particolare alcune delle “piogge di liquidità” contestate a Berlusconi, dal quotidiano la Padania, sono

  • Il 26 settembre 1968, la Edilnord Sas acquistò dal conte Bonzi l’intera area dove Berlusconi avrebbe edificato Milano 2. Berlusconi pagò il terreno 4.250 lire al metro quadro, per un totale di oltre tre miliardi di lire; inoltre nei mesi successivi l’imprenditore edificò un cantiere che costava circa 500 milioni al giorno. All’epoca Berlusconi aveva 32 anni e nessun patrimonio a disposizione sua o della famiglia da cui attingere questa liquidità.[32]

Le holding finanziarie.

Citiamo direttamente ( da http://www.ilmucchio.it/contents.php?id=20&sezione=primopiano).

” La prima pietra del castello kafkiano targato B. viene posta il 16 settembre 1974, in un ufficio sito in salita S. Nicola da Tolentino 1/B, Roma. L’ufficio si trova alle spalle della Banca Nazionale del Lavoro ed è di proprietà della Banca. Quel giorno nasce la Immobiliare S. Martino s.p.a..

Sottoscrivono il capitale iniziale le due fiduciarie Servizio Italia e Saf, ambedue possedute dalla Banca.

La P2 non si cela troppo nell’ombra, siamo ancora ai tempi d’oro, quelli del massimo fulgore, infatti il Servizio Italia è rappresentato dal piduista Gianfranco Graziadei, la Saf invece da un vecchio di 87 anni, tale Federico Pollak, dirigente della BNL. Amministratore unico viene nominato Marcello Dell’Utri.

Alla metà del 1977 la Immobiliare S. Martino porta il capitale da 1 a 500 milioni e trasferisce la sede a Milano. Nel settembre, muta la ragione sociale in Milano 2 spa. Dell’Utri, però, lascia il ruolo di amministratore a Giovanni Del Santo, un commercialista siciliano che opera nell’orbita della BNL.

A questo punto facciamo una parentesi sulla BNL.

È una banca di Stato, in quanto dipende interamente dal Ministro del Tesoro. Adesso è privatizzata.  È stata una delle prime strutture dello Stato italiano ad essere profondamente occupata dalla P2 e dai socialisti. È stata crocevia dei più oscuri traffici finanziari degli ultimi trent’anni.  Tornando alla nostra storia, si scopre che anche la mitica Fininvest non è milanese. Le Fininvest, in principio, sono addirittura due, entrambe con origini romane. La prima nasce il 21 marzo 1975.

L’ufficio è sempre lo stesso, come immutate sono le fiduciarie, per tenere nell’ombra i veri proprietari: stessi piduisti, stessi funzionari della BNL, stessi vecchietti. Due mesi dopo la Fininvest srl aumenta il capitale sociale da 200 milioni a 2 miliardi. L’11 novembre 1975 si trasforma da srl in spa e trasferisce la sua sede a Milano, assumendo il controllo di altre società milanesi del gruppo in varie forma: Milano 2, Italcantieri e Edilnord.
Quest’ultima viene posta in liquidazione dal commercialista Umberto Previti, anche lui operante nel settore parabancario della BNL.
L’8 giugno 1978 i soliti Servizio Italia e Saf della BNL, nel solito ufficio romano, costituiscono la Fininvest 2, che prenderà il nome ufficiale di Fininvest Roma srl; capitale 20 milioni, amministratore unico Umberto Previti, che subito propone di aumentare il capitale da 20 milioni a 50 miliardi. L’aumento viene deliberato e vengono versati i primi 18 miliardi in contanti, trasferiti sotto forma di finanziamento alla Fininvest 1 di Milano.

Il 26 gennaio 1979 la Fininvest Roma srl incorpora per fusione la Fininvest spa di Milano; ne assume la denominazione e trasferisce la sede a Milano.Alla fine del 1979 la Finivest, diventata una sola, conta due partecipate e 22 società controllate.
In quegli anni, il gruppo riceve crediti ingenti, non giustificabili, dalla BNL fino a trovarsi con uno scoperto di 110 miliardi nel 1981, i comportamenti della quale sembrano essere più quelli di un’azionista che quelli di una semplice fiduciaria.

Nel 1984 ai vertici della Fininvest compare, peraltro, colui che molti elementi sembrano indicare come l’uomo della BNL: è l’avvocato Vittorio Dotti….(da. il mucchio.it e wikipedia .http://it.wikipedia.org/wiki/Berlusconi).

LA FINE.
Oggi a distanza di quasi venti anni , dopo un dominio economico e poi politico , quasi a suggellarne l’intoccabilità, incontrastata, dopo aver ridotto l’italia a brandelli, complici tutti gli italiani che si sono arricchiti con lui,  Silvio Berlusconi è stato indagato dalla procura di Milano con le ipotesi di reato di concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile in relazione alla vicenda ‘Ruby’.

Al premier, iscritto nel registro degli indagati il 21 dicembre scorso, è stato inviato un invito a comparire.

A confermarlo è stato il procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati in una nota nella quale si precisa che i reati sarebbero stati commessi ad Arcore “dal febbraio al maggio 2010”.

Effettuate anche diverse perquisizioni oltre che nella casa genovese di Ruby, anche nell’ufficio di Nicole Minetti, il consigliere regionale della Lombardia che prese in consegna la giovane minorenne dalla questura di Milano e nella casa di Lele Mora, anche loro indagati nell’ambito della stessa inchiesta.

Secondo l’accusa, sostenuta dai Pm Ilda Boccassini, Antonio Sangermano e Pietro Forno, sarebbero stati numerosi gli incontri a sfondo sessuale tra Silvio Berlusconi e Ruby….avvenuti in diverse occasioni prima e dopo certe feste che si svolgevano ad arcore….. L’italia sarà finalmente libera ? Potrà avvicinarsi all’Europa ?

SI , se solo il dopo silvio sarà preso in mano da chi avrà capito che solo rimettendo mano ai programmi dei media si rifà l’italia…